“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Mercoledì, 30 Ottobre 2013 01:00

C'è di mezzo il mare

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Vecchie sedie impagliate, valigie di cartone, lampade fatte con asticelle di legno, e sul proscenio lunghe assi di legno le cui estremità sono collegate al soffitto da corde. Dal buio emergono cinque donne in camicia da notte che ripetono ossessivamente gesti meccanici. Si teme quasi che ciò precluda ad una performance dai significati reconditi ed arcani: nulla di tutto ciò, è solo il segno mimico di esistenze non più sopportabili, alienate – anche se non condotte in fabbrica ma tra campi e vicoli di miseria.

Mercoledì, 30 Ottobre 2013 01:00

Le possibili interpretazioni di un testo

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Il ritorno di Virginia e sua zia – a sedici anni dal debutto a Galleria Toledo, protagonista Gina Perna; a undici dalla “prima volta” di Tina Femiano – è soprattutto l’occasione per riammirare la scrittura teatrale di Manlio Santanelli.

Martedì, 29 Ottobre 2013 01:00

Non 'cosa' ma 'come'

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Eccellenza manifatturiera dell'epoca borbonica, San Leucio lega il suo nome e una fama bicentenaria all’impresa delle seterie; per tale motivo, non possiamo fare a meno di notare che, nel luogo degli opifici del tessile, in uno spazio teatrale che pure si chiama Officina, va in scena uno spettacolo intitolato #Tessuto (dove l’elemento tessile viene significativamente preceduto da un hashtag – il grafema in uso su Twitter – su cui torneremo a breve).

Mercoledì, 30 Ottobre 2013 01:00

Storia e Psicanalisi all'uscita da scuola

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Nella rassegna teatrale dell’Arcas tutto è allo scoperto. Il palco non ha il sipario e vediamo la panchina verde e il lampione prima che inizi lo spettacolo. Anche le gambe dei due personaggi protagonisti sono scoperte: Sigmund e Karlo, che sembrano avere una gran voglia di lasciare allo scoperto qualcosa in più. Entrambi indossano un impermeabile e si sono ritrovati per caso all’uscita di un istituto femminile. Aspettano le ragazze perché tutti e due provano piacere nell’aprirsi l’impermeabile davanti alla faccia spaventata delle studentesse e…

Martedì, 29 Ottobre 2013 01:00

Osservatorio e basta, c’erano troppe nuvole

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È come essere ad un osservatorio astronomico e il cielo è pieno di nuvole; nessuna stella, nessun pianeta, nessun satellite, nemmeno potersi immaginare le orbite. L’osservatorio sulla danza si è proposto come sguardo su un potenziale panorama dedicato all’arte del movimento, eppure il 25 ottobre 2013 a Galleria Toledo di danza se ne è vista davvero poca.

Lunedì, 28 Ottobre 2013 01:00

La "lectio levis" di Giorgio Albertazzi

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Giovedì 24 ottobre 2013, Giorgio Albertazzi propone al pubblico napoletano una riflessione sulla leggerezza, proprio come fece Italo Calvino nella prima delle lezioni preparate per la conferenza all’Università di Harvard, dove era stato invitato per tenere le Charles Eliot Norton Poetry Lectures, proposte per la prima volta ad uno scrittore italiano. Pochi anni mancavano all’inizio del nuovo millennio (era infatti il 1985), per cui il sottotitolo delle lezioni pensato dallo scrittore era Six memos for the next millennium. Calvino non andò fisicamente in America perché morì prima e così le carte delle lezioni furono messe insieme dalla moglie e date alle stampe.

Domenica, 27 Ottobre 2013 08:44

L'illusione della realtà

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Riuscireste a far entrare vostra moglie in una scatola di cinquanta centimetri di lunghezza per venti di larghezza? Immaginate se una cosa del genere fosse possibile. Magari ci sarebbe chi rinchiuderebbe il suo peggior nemico o una persona petulante che ‘scoccia’. Eduardo De Filippo è riuscito in questa operazione complicatissima, rimanendo ancorato ad una visione lucida della realtà. Il testo rappresentato al Teatro Bellini, inaugurandone la stagione, dal figlio Luca e dalla sua compagnia ha destato sorpresa e meraviglia tra gli spettatori.

Lunedì, 28 Ottobre 2013 01:00

Potenza del narratore

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Debutta per Il Teatro cerca Casa un nuovo lavoro di Paolo Cresta e Paolo Lomanto: Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway. Riduttivo definire lo spettacolo una lettura teatralizzata con accompagnamento musicale. Ingiusto. Ciò cui abbiamo assistito, nella quieta e accogliente atmosfera di un salotto, trasformato in platea e palcoscenico senza soluzione di continuità, è a tutti gli effetti una narrazione teatrale, un racconto musicale o una partitura letteraria.

Sabato, 26 Ottobre 2013 02:00

In gabbia con Čechov

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Giocando con le parole: dal volatile alla prigione che lo contiene. Il gabbiano di Čechov, dalla pagina alla scena rivive lo stato di prigionia annoiata e strisciante in cui erano confinati i suoi personaggi dichiarandone programmaticamente la contenzione mediante l’elisione dell’ultima sillaba: Gabbia(No). La noia, la costipazione, l’assenza di vita vera e veramente libera dai lacciuoli di una forza oscura che impedisce a ciascuno di compiere un destino differente e anelato: questo è Il gabbiano di Čechov, questo ripropone Gabbia(No) nella rivisitazione (“dis-adattamento”, com’egli esplicitamente l'etichetta) di Woody Neri.

Venerdì, 25 Ottobre 2013 02:00

Se il mondo è come la moglie di un portiere

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La stagione teatrale della Sala Assoli si inaugura con la nuova creazione scenica di Renato Carpentieri, Fuori, tratta dal romanzo del contemporaneo Vincent Delecroix À la porte. È un viaggio labirintico di una mente filosofica che trova corrispondenza in una scenografia dove prevale il nero e il grigio, con pochi tocchi di colore nella striscia gialla che delimita una quinta a destra e dei riquadri rossi che seguono il pavimento sopra cui si aprono tre porte.

Martedì, 22 Ottobre 2013 02:00

L'arte dell'accabadora

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Acabaddare, in dialetto sardo, significa “incrociare le mani al morto, completare, conchiudere”.
Si tratta di un antico rito diffuso in Sardegna fin dall’epoca punica, dove l’accabadora entrava di notte nelle case delle persone in cui c’era qualcuno che doveva essere aiutato a morire. La donna si occupava, quindi, di una "forzata eutanasia" e per questo era mal vista da tutti ed agiva di notte e di nascosto, entrando nelle case il cui uscio veniva lasciato volutamente aperto.
Un mestiere terribile si penserebbe.

Lunedì, 21 Ottobre 2013 02:00

Recriminazioni, nuvole e un carillon

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La complessa realizzazione di una scena d’insieme. La coordinazione dei movimenti, l’intreccio dei fiati, l’equilibrio tra i corpi. L’opportunità di un oggetto. L’azzardo di una composizione scenografica, l’imposizione di una struttura o del vuoto, nel quale far stazionare radi frammenti o se stessi. La posa da assumere all’apertura del sipario, lo sguardo con cui cominciare, l’espressione da rendere dopo pochi secondi. La coreografia di un moto d’insieme nel quale tutto (mimica e strutture, gestualità e incidenza testuale, cromatismo visibile ed invisibile relazione tra i pieni ed i vuoti) deve funzionare all’unisono.

Martedì, 22 Ottobre 2013 02:00

Un apostrofo viola

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Uno spazio teatrale che si apre è una nuova creatura che nasce e cui si augura di crescere e prosperare. Sull’autobus chiediamo informazioni per arrivare alla piazzetta San Vincenzo e con piacere scopriamo che qualcun altro vi è diretto, non solo alla piazza, ma proprio al teatro. Un tempo era la chiesa dell’Immacolata e San Vincenzo alla Sanità, oggi vi è ospitato il Nuovo Teatro Sanità. Belle sculture aeree di Riccardo Dalisi risignificano l’ingresso e lo trasformano in teatro. Nell’atrio, ormai foyer, il pubblico si confonde con le inconfondibili sculture di cartapesta di Claudio Cuomo, con il loro senso di inquieta tristezza.

Lunedì, 21 Ottobre 2013 02:00

Sotto il vestito niente

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C’è una bella atmosfera al Teatro Arcas, la si percepisce subito, scendendo il primo gradino che porta in sala. Ad attenderci, sdraiato su un triclinio rosso c’è uno strano personaggio. Ha il volto truccato di bianco, con gli occhi e un finto sorriso neri. Indossa un frac e in testa ha un cappellino conico bianco. Allo stesso modo è truccato e vestito il personale del teatro. Entriamo quindi già in un altro mondo, quello dello spettacolo che sta per cominciare.

Domenica, 20 Ottobre 2013 02:00

L'evanescenza delle ombre

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“Estremo”. Ė la prima parola che ci affiora sulla punta delle labbra quando, in un soffio recuperiamo il respiro dopo i quaranta minuti vissuti in una condizione simile all’apnea durante la visione di Ultimo Round. “Estremo” è l’attributo che di primo acchito sovviene nell’attesa che la decodifica di ciò che s’è visto sedimenti in valutazione circostanziata. “Estremo” perché forte, “estremo” perché Ultimo Round è messinscena che sembra voler sfidare un limite… quale, all’atto di muovere fuori dalla sala non siamo ancora in grado di dire… Bisogna uscire, insufflare una boccata d’aria a pieni polmoni, magari anche scambiare qualche spicciola divagazione con chi ha con noi condiviso la visione. Ma poi, prendendo esempio da quanto visto in scena, nel chiuso di una stanza e dei propri pensieri, bisogna lasciare modo alle impressioni ricevute di decantare.

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