“Col mondo del Potere non ho avuto che rapporti puerili”

Osip Mandel'stam

Grazia Laderchi

Madame La Molière, "Chi è costei?"

Se il nome di Jean-Baptiste de Molière è universalmente conosciuto anche da chi non ha mai messo piede in un teatro, non gode, invece, della medesima notorietà quello di madame La Molière la cui esistenza, sin dal principio, è avvolta nell'oscuro mantello del mistero. Possiamo affermare che le luci della notorietà si sono affacciate sulla fanciulla in questione quando il suo nome, e la sua persona, si sono congiunti con quello del signor de Molière, ma possiamo altresì sostenere con una certa sicurezza che nel medesimo istante in cui lei, grazie a questa unione ha iniziato a risplendere di luce riflessa, lui,  l'immortale commediante del re, il re dei drammaturghi francesi, da questo matrimonio acquisì a titolo di dote muliebre non poche delle ombre sinistre che l'hanno accompagnato fino alla morte ed oltre quest'ultima.

La poetica "Antologia" di Moscato

Enzo Moscato presenta alla decima edizione del Napoli Teatro Festival Italia Raccogliere & Bruciare – una riscrittura dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Marters – un'opera che si misura con l'epica Antologia di Edgar Lee Master "dopo averla imbrattata qua e là di lingua e di suoni napoletani" al fine di trasportare sul palco la solennità tragica e definitiva di un capolavoro assoluto.

Una felice deposizione

Happy Crown!, ultimo lavoro della regista Laura Angiulli, in scena fino al 4 maggio in suggestive location partenopee, è una riduzione del Riccardo II, dramma storico di William Shakespeare, e allo stesso tempo ‘primo atto’ di un progetto più ampio che ha come protagonista la sanguinaria storia dei regnanti inglesi. Al Riccardo II del Bardo, seguirà, infatti, come già anticipato dall’Angiulli, l’Edoardo II di Marlowe.

"Jesus", la forza del Verbo

Qual è il ruolo di Gesù Cristo di questi tempi? In quali luoghi dimora? La partita con Lui, viene ancora giocata nel segreto delle nostre anime o si è spostata su terreni che più si addicono ad una contemporaneità proteiforme e mediatica? Queste sono le domande affrontate con anacronistica e illuminata passione da Jesus, lo spettacolo di Babilonia Teatri, andato in scena al Piccolo Bellini.

Un mostro 'mesmerizzante'

Frankenstein 'o mostro è una gustosa parodia horror incentrata sul personaggio creato dalla scrittrice ottocentesca Mary Shelley ed è − allo stesso tempo − un denso elettuario i cui ingredienti, ben dosati, assumono la consistenza di una satira multiforme, sempre elegante e garbata, e le tonalità di un musical che attraversa trasversalmente la storia dello spettacolo teatro-canoro, passando senza increspature da un genere all'altro.

Il testamento di un artista drammatico

“Qui facciamo teatro, qui non siamo noi stessi!”
(Thomas Bernhard)

 

Minetti, “Ritratto di un artista da vecchio”, è l'atto d'accusa di un artista indignato, una resa dei conti filosofica e un'arma a lunga gittata idonea a colpire una moltitudine di bersagli; Minetti è l'ultima maschera dell'attore, tenuta in serbo per l'ultimo spettacolo, ed è la più terrificante che sia mai stata fatta.
In quest'opera Thomas Bernhard, con la coerenza di un cecchino ossessionato dalle sue vittime, poggia il suo sguardo greve sul teatro e il suo pubblico, sineddoche di una società condannata all'eterna ottusità. È al teatro, infatti, che spetta rappresentare il mondo con le sue intrinseche menzogne, è, quindi, al teatro che spetta mostrare “la più reale delle realtà” attraverso l'arte e l'artificiosità.

La misura dell'ingiustizia

Dramma dialettico estremamente complesso e intricato, Misura per Misura si caratterizza per la compresenza di una trama principale e trame secondarie che, sovvertendo parallelismi e rigide gerarchie, tendono continuamente ad accavallarsi in un ordito in cui è difficile individuare un tema dominante. Certamente, nell'immediato, emerge la corruzione della giustizia umana che si misura con un ideale di giustizia assoluto talmente lontano dalla condizione umana da sfuggire ad ogni tentativo di concretizzazione.

Lo spessore delle donne di Bernarda Alba

Un velo impalpabile si frappone tra la scena e gli sguardi del pubblico, è così che, senza varcare una porta d'ingresso, entriamo nella casa di Bernarda Alba, siamo dentro la sua vita e in quella di tutte le sue donne. Nella casa non c'è nulla di sporco ma in quel nitore ostentato non c'è alcunché di caldo. La Poncia e la Serva, intente a pulire sul pulito, approfittano dell'insolita solitudine per tessere l'ordito ricamato della quotidianità della casa, mostrando un primo assaggio degli odori e degli umori che lì si respirano.

I versi del mare

La recensione di uno spettacolo è sempre un’impresa ardua, un continuo cozzare contro i limiti di ciò che non si può esprimere e che, per questo, non si può mostrare appieno attraverso le sabbie sfuggenti del linguaggio. Per alcune rappresentazioni i limiti nel ‘mostrare’, ‘catturare’, ‘mappare’ e ‘rappresentare’, si frappongono tra il lettore e chi cerca di restituire l’esperienza dello spettacolo come vere e proprie mura inespugnabili, e l’unico espediente per affrontare l’impresa è quello di riconoscere umilmente l’incolmabilità del divario tra l’esperienza artistica vissuta e le parole utilizzate per raccontarla, appellandosi alla clemenza del lettore che, da subito, è bene che sappia di trovarsi di fronte ad una ‘recensione morta’.

"Peccato che fosse puttana" e le conseguenze della filosofia

Opera maggiore di John Ford, Peccato che fosse puttana, fa parte dei grandi capolavori di epoca elisabettiana. Con questo dramma, fosco come "tutto ciò che di sporco, di infame e di abietto è nel fatto di vivere" (Artaud), Ford, ha condotto il teatro oltre la soglia di quel territorio di 'nera libertà' in cui abitano e trionfano le forze oscure; come una pestilenza, che rivela e illumina di luce tetra le crudeltà latenti dello spirito umano, così questo testo, modello di 'crudeltà', libera gli istinti più primordiali e abominevoli, con effetti venefici contagiosi, che dai corpi dei personaggi si trasmettono agli attori, e, quindi, al pubblico. Al di là dei giudizi morali e moralisti che si aggirano in platea alla fine di una rappresentazione come questa, quello che si avverte, è un reale e palpabile sconvolgimento interno, una crisi epatica dovuta ad un eccesso di tossine mandate in circolo da una vita interiore nascosta, non sempre troppo rassicurante: "L'umana natura non è cosa bellissima sotto tutti gli aspetti".

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