“Uno scrittore dovrebbe vivere in provincia: non solo perché qui è più facile lavorare, perché c'è più calma e più tempo, ma anche perché la provincia è un campo di osservazione di prim'ordine. I fenomeni, sociali, umani e di costume, che altrove sono dispersi, lontani, spesso alterati, indecifrabili, qui li hai sottomano, compatti, vicini, esatti, reali”.

Luciano Bianciardi

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Venerdì, 15 Novembre 2019 00:00

Bambole di porcellana gonfie di morte

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“Capisci che devo stare da solo? Io con gli altri mi perdo, non mi concludo, non mi agglomero, non quaglio, resto a metà, o all’inizio... non arrivo al quid, resto appeso all’incipit di un’idea, un’idea qualsiasi poi, neanche un’idea geniale. Se non fossi medico penserei di essere vittima di una di quelle cose senza vaccino e senza speranza, una patologia rarissima che ha fatto sì che tutti i finali dei miei pensieri siano finiti in un posto che non trovo, nella mia memoria, che non so dov’è né dove sia né dove inizi e che non finisce, e sono tutti belli e morti, duri, duri, freddi. Pensieri come bambole di porcellana gonfie di morte”.

“Brandendo un cartone di vino, come se volesse dedicare un brindisi solo lui sa a chi, un barbone ubriaco cammina sulla linea spartitraffico di corso Vittorio”, a Roma. “Vedo un autobus solitario che procede lentamente in direzione del fiume e decido di attraversare la strada per toglierlo di lì: potrebbe scivolare, fare qualche cazzata. Mentre lo convinco a risalire sul marciapiede quest’uomo, con una grande barba ormai bianca, avvolto nel tanfo di urina e di lana bagnata, mi confida di conoscere importanti segreti su Cuba e la famiglia dei Castro, i famosi comunisti, come li definisce lui ammiccando, perché per molto tempo è stato cameriere privato di Raul Castro”.

Lo zoo di vetro che il giovane e talentuoso Leonardo Lidi porta in scena al LAC di Lugano pone sin dalla prima battuta alcune interessanti e scottanti questioni sul teatro contemporaneo. Prima fra tutte il rapporto tra la scena e la verità. Ecco le parole iniziali di Tom Wingfield: “Mi chiamo Tommaso e sono un pagliaccio. Sono qui per raccontarvi la mia verità. Per farlo ho bisogno di finzione, io vi darò verità sotto il piacevole travestimento dell’illusione. C’è molto trucco e c’è molto inganno. Il dramma è memoria, è sentimentale non realistico”.

Giovedì, 07 Novembre 2019 00:00

Addio Vallo bella, l’anarchico va via

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Li riconosci, gli anarchici. Da come invecchiano. Come e più di qualsiasi altro iniziato d’un credo politico (quei pochi che restano) ma, con l’età, un anarchico stacca gli altri, e si rende vieppiù identificabile. Vien da dire che un anarchico (o un’anarchica) ha uno smalto tale, a rivestirne la tempra, che con l’usura del tempo resiste meglio. Non la lavi via di dosso a qualcuno, l’anarchia. A nulla possono, lavoro, famiglia, imborghesimento, rammollimento, delusioni. O meglio, possono sì, ma meno.

Mercoledì, 06 Novembre 2019 00:00

Con Alessandra Asuni, nel suo scrigno del sacro

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Il teatro di Alessandra Asuni rappresenta un’esperienza dotata di una propria unicità. Il teatro di Alessandra Asuni è connessione tra cultura ancestrale, indagine antropologica e arte scenica. Il teatro di Alessandra Asuni è stato seguito e più volte raccontato su queste nostre pagine e ci torniamo ancora una volta, ora che il teatro di Alessandra Asuni sta scrivendo un nuovo capitolo della propria bibliografia (o meglio, teatrografia), raccontando di un momento di vita artistica, dello snodo di un percorso, di un passaggio significativo della propria poetica.

Giovedì, 24 Ottobre 2019 00:00

Se la vita è un uovo sodo

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Avvolto nel buio della sala, su un comune tappeto simil-persiano, vi è un tavolino posto di sbieco rispetto al pubblico, con dei piccoli oggetti. A terra vi è una scatola di cartone, una sedia, un’altra seduta. Tutto è illuminato da un fascio tagliente che proviene da una lampada che si trova su un alto treppiedi. È un piccolo nucleo luminoso in cui si inseriscono due personaggi comuni, vestiti con abiti dimessi, quotidiani, uno più anziano dalla lunga chierica canuta e dallo sguardo stralunato, l’altro più giovane, con la camicia scozzese e un liso giubbotto di pelle.

Elvira Frosini e Daniele Timpano stanno seduti alla sinistra del tavolo: la schiena inclinata, il petto in bilico in prossimità del bordo, gli occhi rivolti ai fogli che hanno davanti: la scheda di uno spettacolo che ha un titolo provvisorio – tanto provvisorio da poter essere taciuto – e brani trascritti dai libri, appunti vari e un pezzo di testo che avverrà: tra un anno, un anno e mezzo. Forse.

Mercoledì, 16 Ottobre 2019 00:00

Che succede ai Teatri della Cupa?

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Considerazioni generali
Quarta Cupa in quattro anni, abbastanza per averne un’idea complessiva e registrarne le evoluzioni nel corso del tempo. Frequentare assiduamente un luogo – in questo caso un festival e la comunità che vi ruota attorno – vuol dire avere l’opportunità di affinarne una conoscenza sempre un po’ più approfondita, utile a indagarne e investigarne le dinamiche in divenire.

Giovedì, 19 Settembre 2019 00:00

In mezzo alla vita, circondati dalla morte

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Il Tanztheater di Wuppertal di Pina Bausch, dopo la scomparsa della fondatrice, ha continuato a portare il giro per il mondo lo stile inconfondibile dell’artista unendo in maniera inestricabile danza e teatro: Since She è però il primo lavoro che il regista greco Dimitris Papaioannou ha realizzato al di fuori della compagnia, una sorta di (sentito, emozionante, profondo) omaggio a quello stile e a quell’universo artistico.

Adesso che stiamo ancora conquistando
il senso del nostro lavoro.
(Antonio Neiwiller)

Posizione disperata dell'attore rispetto
al proprio mestiere, non possiede nulla
per illuminarlo. Tutto quindi ritorna al
punto di partenza: perché faccio teatro?
(Louis Jouvet)

Di questo non so parlare.
(Jacques Copeau)

 

Quel che so è che occorre vedersi quanto prima
Stanislavskij, nell’ultimo appunto che lascia sul tavolo, scrive che “l’attore è al primo posto”, che “tutto il resto è sfondo” ma che sempre più spesso capita il contrario: “l’attore” quasi “non c’è più” mentre davanti “hanno messo lo sfondo”. “Tutto è stato ribaltato” commenta: i teatri, anche i teatri finanziati, “servono fini opposti” a quelli che loro stessi dichiarano e allestiscono messinscene cosparse “di ogni salsa che le renda gustose”; il pubblico è disponibile a pagare non per vedere l’arte ma “i surrogati” dell’arte mentre gli interpreti, costretti dalla “precarietà economica”, si riducono a lavorare “dove pagano meglio”. “Cialtroneria”, incide perciò a mezza pagina. Poi con scrittura sempre più stanca – il tratto della penna è slabrato, tant’è che certe frasi ancora oggi risultano incomprensibili agli studiosi – indica un rimedio o, se preferite, un’azione di contrasto all’andazzo generale: occorre “riunire gli attori e i registi” – metterli dunque assieme, farli stare nella stessa stanza e seduti attorno allo stesso tavolo – e con loro discutere di metodo e degli esercizi e delle pratiche attraverso cui l’attore lavora su se stesso e sul personaggio, genera una vera ispirazione scenica e usa quest’ispirazione nei momenti in cui gli occorre. Non conosco “altro mezzo utile contro questa pericolosa condizione del teatro”, insomma, se non parlarne con chi davvero il teatro lo pensa, lo scrive, lo immagina e lo infine lo realizza stando sul palco, mostrandosi al pubblico.

Sabato, 07 Settembre 2019 00:00

Fondamenti del Teatro: Che attore è Carlo Cecchi?

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"Quando vidi recitare per la prima volta Carlo Cecchi in una parte da protagonista (nel Borghese gentiluomo) provai una serie di sensazioni diverse.

Martedì, 03 Settembre 2019 00:00

“Trasparenze” e la sua utopia in movimento

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Arrivo, come spesso m’accade, buon ultimo a scrivere di Trasparenze, festival organizzato dal Teatro dei Venti di Modena e giunto alla sua settima edizione. Partiamo dalla fine, da quel che doveva essere e non è stato: prevedeva, quest’edizione del festival, di concludersi spostandosi sull’Appennino modenese, precisamente a Gombola, frazione di Polinago, dove avrebbero dovuto aver luogo gli ultimi spettacoli di domenica 5 maggio; così non è stato: meteo inclemente, un sussulto tardivo d’inverno con tanto di neve a interrompere la viabilità e così, l’ultimo giorno di festival che doveva sancire un “passaggio” metaforico, ha finito per cozzare contro l’imponderabile che si travestiva da irrealizzabile.

Giovedì, 29 Agosto 2019 00:00

Su questa triplice danza di donne

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Nell’ambito del programma Estate a Napoli 2019, organizzato col sostegno del Comune di Napoli, il bellissimo chiostro del Convento della chiesa di San Domenico Maggiore è diventato lo scenario di tre coreografie presentate dal Consorzio Coreografi Danza D’Autore, realtà toscana che − grazie all’impegno di Flavia Bucciero (MovimentoinActor) e Francesca Selva (Compagnia Francesca Selva) − propone spettacoli di danza e teatro fisico rivolti a tutte le età e dedicati a tematiche socio-antropologiche, nella fede del potere catartico e (in)formativo dell’arte della coreografia.

“I madrigali di Gesualdo, principe di Venosa / Musicista assassino della sposa / Cosa importa? Scocca la sua nota / Dolce come Rosa”: così cantava Franco Battiato, evocando il musicista ‘maledetto’, rincorso più e più volte anche negli ultimi anni da svariati artisti, soprattutto audiovisivi, persino del calibro di Werner Herzog (Gesualdo: morte per cinque voci, del 1995), attratti dalla leggenda – insieme pulp e pruriginosa − dell’uomo che uccide la donna trovata in flagrante adulterio insieme con l’amante (per molti aspetti inventata), piuttosto che per il valore delle sue composizioni musicali, per cui gli è riconosciuto un valore importante nella storia della musica.

Avvistamenti Teatrali è una rassegna “di nuova drammaturgia” che, da quattro anni, sta rivitalizzando e valorizzando uno degli scorci più affascinanti e poco conosciuti della Calabria, l’anfiteatro di Torre Marrana, dove una semplicissima gradinata con al centro un piccolo palco in pietra acquista valore perché incastonato tra una torre antica e un panorama mozzafiato sul tramonto.

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