“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Mercoledì, 24 Luglio 2019 00:00

Edipo, mendicante in cerca di umanità

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Per la prima volta a Pompei, a Rimas Tuminas, regista lituano direttore del teatro Vakhtangov di Mosca, va l’onore e l’onere di accogliere e proseguire l’eredità ‘napoletana’ del compianto Nekrosius, cui questo Edipo a Colono è dedicato. Appare già significativa in tal senso la scelta del dramma, che mette in scena il commiato di Edipo dal mondo. Ma più ampiamente, il viaggio finale di Edipo offre echi e suggestioni contemporanee molto forti, che sia la regia che la sceneggiatura/riscrittura di Cappuccio (che fa ampio uso del dialetto: siciliano, soprattutto, ma anche napoletano) raccolgono ed evidenziano.

Ritorno più che gradito a Napoli di Martin Zimmermann, clown, coreografo e regista che con la Compagnia Zimmermann-De Perrot aveva già calcato in passato le scene del Napoli Teatro Festival Italia. Quest’anno, in veste di regista di tre formidabili attori (Tarek Halaby, Romeu Runa e Dimitri Jourde, quest’ultimo davvero straordinario) e del consolidato musicista Colin Vallon, l’artista svizzero ha portato in scena uno spettacolo accolto da un teatro pieno, che ha riso per tutta la durata della rappresentazione, fino ad una entusiastica standing ovation finale.

Martedì, 09 Luglio 2019 00:00

Queste fantasme

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Ovvero: del teatro Pop-olare non populistico, civile, attraverso il romanzo delle popolane e non del popolino.
Esistono cose che sono inenarrabili. Lo sono per i più svariati motivi. Perché estremamente complesse. Perché troppo dense per essere compiutamente scandagliate. Perché ci coinvolgono troppo. Perché la materia di cui trattano è talmente stratificata che è impossibile qualsivoglia riduzione.

Sabato, 06 Luglio 2019 00:00

Omelia dell'andare

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Quest’anno tante prime nazionali per la danza estera nel cartellone del Napoli Teatro Festival Italia ma c’è spazio anche per la danza italiana. Due giovani coreografi e danzatori con base tra la Sardegna e Londra, Igor Urzelai e Moreno Solinas, molto apprezzati nel panorama della coreografia d’autore europea, hanno presentato al Teatro Nuovo un lavoro chiamato Andante, col titolo preso in prestito da una nomenclatura tecnica del linguaggio della musica e che si riferisce all’esecuzione di un tempo dalla durata lenta, fluida e continuata.

Martedì, 02 Luglio 2019 00:00

La scomposizione dei corpi. E i corpi che parlano

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Data unica per Un poyo rojo, spettacolo della compagnia argentina di Alfonso Baròn e Luciano Rosso, acclamato sia in Sud America che in Europa, dove ha registrato il tutto esaurito.

Sabato, 29 Giugno 2019 00:00

Storie di navi, teatri, migranti e scatole

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Il sipario del Teatro Trianon è aperto, il palcoscenico è vuoto di attori e di scenografie. È un normale palco riempito solo da comuni attrezzi di scena. Questa scarnificazione non solo oggettivizza l’attesa, ma suggerisce una sicura azione metateatrale: il testo che si rappresenterà per l’edizione 2019 del Napoli Teatro Festival Italia è infatti L’arsenale delle apparizioni − Il teatrino dei fantocci, secondo movimento di Via Santa Maria della Speranza (il cui primo movimento debuttò al NTFI del 2017) ovvero una trilogia ispirata a I giganti della montagna di Luigi Pirandello a cura di Maria Angela Robustelli, ideatrice del progetto, drammaturga e regista.

Mercoledì, 26 Giugno 2019 00:00

Ne basta uno...

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Si potrebbe cominciare in tanti modi diversi.
Uno potrebbe essere quello di partire dai numeri. Rilanciare i numeri. Si farebbero scoperte niente affatto scontate, come quella stante la quale, in realtà, da quando c’è lui (innominato ma in minuscolo, perché tale è la sua statura umana) il numero di irregolari è aumentato anziché diminuito. Notizia del solito beninformato sinistroide o, come li definisce lui, radical chic? No, sono i numeri che dà il Viminale, in forza dei quali, a smentirlo, non è uno di quei giornali faziosi e di partito, ben foraggiati dalle controparti politiche. No, è Il Foglio.

Mercoledì, 19 Giugno 2019 00:00

Madre Courage... fatti ammazzare!

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Lo spettacolo comincia con gli attori schierati di spalle al pubblico. Tanti. Come soldati. Tutti tranne lei. La protagonista. Al centro. La vediamo e attraverso l’eccezionale scenografia di Luigi Ferrigno vediamo loro che guardano lei. Loro che, in un gioco di prospettiva, sono schierati insieme a noi. Perché è lei, indubbiamente, la protagonista indiscussa dello spettacolo. Sulle sue spalle si regge l’intero gioco.

Il Napoli Teatro Festival inaugura la sua stagione 2019 con un omaggio al grande regista lituano, Eimuntas Nekrosius, scomparso lo scorso 20 novembre e ben noto alle scene napoletane per i suoi spettacoli come per i laboratori e la sua collaborazione con i teatri cittadini. Un omaggio che comincia con la proiezione in anteprima (lo scorso 7 giugno al Politeama) di un video, Eimuntas Nekrosius: Pushing the Horizon Further, un documentario-intervista di Audronis Liuga sulla figura e il lavoro del regista lituano; prosegue con la mostra a Palazzo Fondi visitabile fino a luglio, Il Meno Fortas, a cura dello stesso Liuga e di Julija Reklaitė, che espone oggetti scenici, bozzetti, foto e tanti ricordi del lavoro di Nekrosius e del suo tempio, appunto, il Meno Fortas, il teatro-laboratorio voluto e ‘creato’ dallo stesso regista.

Giovedì, 13 Giugno 2019 00:00

Estratti dall’officina di Pina Bausch

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“L’avevo fatta ridere, non ricordo perché, e lei mi disse: Cristiana, io ho scelto la danza perché non riuscivo a esprimermi con le parole, invece tu parli così tanto!”. E infatti Cristiana Morganti è un fiume in piena di aneddoti e racconti, ironici e autoironici, di quell’universo ben poco verbale rappresentato dalla creazione artistica, dal processo di ricerca, scavo, selezione e composizione all’origine dei lavori di Pina Bausch.

"Tuttu sta cumu unu li cunta, li cunti".


 
Spartiacque della messa in scena, svelamento dell’inganno, riflessione teoretica sulla Vita e sull’Arte: esce dalla bocca del padrone diventato servo, uno dei quattro protagonisti del nuovo spettacolo di Carullo-Minasi, portato in anteprima (anticipato dallo studio Bastasi) all’ultima edizione di Primavera dei Teatri, al centro di un monologo fluviale che inizia con le luci ancora accese in sala, dando il via ad un sopraffino gioco metatestuale.

Giovedì, 06 Giugno 2019 00:00

Sei tu il monte, il verme e anche la farfalla

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Che cosa c’è fra l’inferno e il paradiso? Appare immensa la vastità che separa la condanna dalla salvezza: è difficile immaginare le atmosfere nascoste fra i versi del Purgatorio, i colori possibili, i profumi e i volti di questa terra di mezzo. La messa in vita della seconda cantica dantesca è una sfida scenica molto complessa, che Marco Martinelli e Ermanna Montanari hanno portato avanti con rara maestria, offrendo agli spettatori davvero una mirabile visione − visione che non è pura contemplazione, ma partecipazione vivente al coro e al cammino, perché la salita al monte c’è davvero, e ciascuno la percorre con le proprie gambe e con la propria voce. Incanto del teatro vivo, teatro che si fa qui e ora, gioco che ognuno può giocare, sacro e felice.

Il Centro Teatrale Umbro
C’è una pieve medievale a Goregge, frazione discosta da Gubbio, in cui il teatro ha uno dei suoi angoli di pace dedicata e raccolta. A Gubbio non ci arrivi per caso, non ti ci trovi a passare; a Gubbio ci vai perché hai deciso di andarci. C’è un teatro, nel pieno del centro storico, incastonato tra le viuzze di questo borgo che conserva il suo impianto medievale, fatto di mura, porte d’accesso e edilizia storica a vivida testimonianza di un tempo passato, che però ancor s’ostina a scorrere, lento ma non dimentico di quel che è stato; è una cittadina abbastanza tipica, Gubbio, fatta di quiete e di vita ordinaria, turistica il giusto e che vale la pena di essere visitata, se si sceglie di farlo.

Mercoledì, 29 Maggio 2019 00:00

Seme della tempesta, germoglio della vita

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Il Valdoca mette in scena, e su carta, un potente atto poetico. In un’epoca in cui non sono quasi più presenti il riconoscimento e la conseguente comprensione della bellezza, la cognizione della lentezza come valore, la capacità o la volontà di studiare, interpretare, andare oltre il semplice messaggio diretto di un dialogo, i magnifici artisti cesenati stravolgono ancora una volta il prevalente e inconsistente mordi e fuggi contemporaneo, l’immediatezza di uno spettacolo facilmente godibile come un passatempo, l’aspettativa di un teatro diretto e semplice che lasci sereni e contenti, e mettono in scena una trilogia lunga, varia, di non immediata metabolizzazione.

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