"Pupi siamo, caro signor Fifì! Lo spirito divino entra in noi e si fa pupo. Pupo io, pupo lei, pupi tutti".

Luigi Pirandello

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Sabato, 25 Febbraio 2017 00:00

La commedia di Nora (e quella di Filippo Timi)

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Una bugiarda matricolata
In Una casa di bambola Nora mente di continuo: sottrae la visione dell'albero di Natale ai bambini, giura il falso al marito (due volte) in merito ai pasticcini e ai cioccolatini che ha mangiato in città e, quando si tratta di assaggiare gli amaretti che nasconde in casa, afferma che non li ha comprati lei ma l'amica che è venuta a trovarla.

Venerdì, 24 Febbraio 2017 00:00

"Macbeth" di Emma Dante, un sabba verdiano

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Il Macbeth è una storia di violenza dietro cui è malcelata la storia di un intero popolo assoggettato alla magia. Nella regia di Emma Dante, che con il suo Macbeth apre la stagione operistica del Teatro Massimo di Palermo il 21 gennaio, sono infatti le streghe il punto focale dell’opera: da loro spira la magia che riempie di sé ogni cosa. Queste, gravide di premonizioni, animali straziati da doglie demoniache, si cercano, proprio come le bestie, un posto in cui partorire. Portate dalla testa, che lotta contro il ventre rigonfio per stabilire l’andatura guidando gli arti, sono sgraziate e bestiali, e nella loro natura compromessa sta la ricchezza di questa regia. In ogni nascita c’è una nuova morte e in quel “Rimescete” il futuro è, senza imbarazzo, associato alla nascita.

Giovedì, 23 Febbraio 2017 00:00

Puri e cresciuti

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Facile dire teatro per bambini. Come se i bambini fossero delle creature facilmente accontentabili, per i quali è sufficiente imbastire una storiella, mettere qualche costume scenografico, due musichette accattivanti e il gioco è fatto. No. Fare teatro per i bambini è una operazione estremamente complessa, impegnativa, molto più impegnativa, per certi versi, del teatro destinato al pubblico adulto, soprattutto se colto. Gli adulti, generalmente, vedono con le orecchie e apprezzano ciò che ritengono socialmente utile apprezzare, motivo della fortuna di tanta sedicente sperimentazione fine a se stessa.

Giovedì, 23 Febbraio 2017 00:00

Una partita di tennis teatrale

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Basta poco per creare un’atmosfera che sa di antico e di moderno, per far rivivere storie e personaggi che fanno parte di un vissuto comune, di una cultura condivisa, dove canzone e parola si mescolano e si alternano.

Martedì, 21 Febbraio 2017 00:00

Amatevi, fino al silenzio

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L'amore è Amore ci dice Spiro Scimone: senza aggettivi che lo qualifichino; senza indizi che lo precisino (luogo di provenienza, titolo di studio, condizione economica); senza differenze di sesso (riguarda gli esseri umani prima ancora che un uomo e una donna, una donna e una donna, un uomo e un uomo). È Amore quello che spinge due adolescenti a baciarsi nel pieno della folla, senza quasi mai prendere fiato, o che li porta a cercarsi l'angolo immerso nel buio di un portone, nel quale toccarsi con la stessa foga che un assetato ha di bere; è Amore quello di due anziani che si baciano meno ma che, forse, si guardano di più, attenti come sono a proteggere l'uno la fragilità dell'altro. È Amore l'amore di due madri che accompagnano, ogni mattina, una terza donna – una bambina – a scuola; è Amore l'amore fatto da due uomini per festeggiare, stasera, questa casa che siamo riusciti finalmente a comprare, che adesso è la nostra e che la nostra sarà per i giorni a venire.

Lunedì, 20 Febbraio 2017 00:00

Del vestire

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Non so se al lettore è mai passato per la mente in teatro, durante l'attesa della magica apertura del sipario, di correre in platea completamente nudo, strillando come una bambina capricciosa. Che c'è di strano? Probabilmente sarà una sensazione di libertà estrema. Se potessi tradurre questa sensazione in un sapore, penso che sceglierei un cono gelato al cioccolato e limone, farcito di chiodi e cavi elettrici, che sta per gocciolare su un paio di pantaloni e scarpe bianchi, simili a quelli indossati dai marinai insomma, seduto in posizione del loto sopra un lussuoso tappeto persiano.

Venerdì, 17 Febbraio 2017 00:00

Per la stessa ragione del grido

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C’è un teatro che nasce da un’urgenza. Germoglia perché è necessario, è stato seminato dal mondo ed è il mondo a chiamarlo in vita (non in scena). Da quarant’anni le Albe cavalcano l’onda di una necessità, onda lunga che li ha portati oggi alla soglia di Maryam.
In questi tempi consumati dalla paura del diverso, le Albe danno voce a tre madri musulmane devote a Maria. Le tre preghiere, che sono lamenti e maledizioni e urla sommesse, rappresentano un punto d’incontro paradossale fra due culture, cristiana e islamica, perse a farsi la guerra e dimentiche delle loro radici comuni.

Giovedì, 16 Febbraio 2017 00:00

Di quel cielo, di questo fondale

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Antonio ha sognato Daria stesa per terra, in strada, intenta a chiedere l'elemosina nei pressi del Teatro Argentina di Roma: piove – ci racconta – gli schizzi rimbalzano sull'ombrello ed io mi affretto finché non vedo Daria, lacera accattona: rallento, l'osservo, la riconosco ma non si fermo, proseguendo diritto. “Io, nel sogno, non mi sono fermato. Perché?”.

Mercoledì, 15 Febbraio 2017 00:00

Le Albe, dal buio alla luce

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Le Albe, la loro poetica il loro teatro: in due giorni consecutivi, fra Salerno e Napoli, assistiamo a due tappe di un unico percorso, due segni contigui e significativi di una cifra espressiva che dopo trenta anni e più di vita artistica conserva ancora freschezza e spessore, in virtù di un atto d’amore per il teatro che si rinnova ad ogni scrittura, perché l’atto d’amore – per le Albe – parte dalla parola: “Per noi Albe, della parola si fa esperienza fisica”, scriveva Ermanna Montanari ne La camera da ricevere; e ancora, quella parola, plasma fluido, risuona in quella cassa armonica che è il corpo d’attore: “Gli attori sono musicisti e al tempo stesso strumenti musicali. Sono corpo e strumento del loro corpo”, scriveva sempre la Montanari.

Martedì, 14 Febbraio 2017 00:00

Tutti eroi, nessun eroe

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Sulla scena un alto parallelepipedo che fronteggia la platea con un lato composto da cinque pannelli bianchi e due microfoni a piantana posizionati alla destra e alla sinistra del palco. La scenografia di Giulio Cesare di Shakespeare è tutta qui. Ha il suo significato dall’inizio dello spettacolo perché su tali pannelli sono proiettate le immagini degli uomini e delle donne di potere del passato e del presente per fermarsi sulla celebre foto che ritrae l’ex Presidente degli Stati Uniti Obama con lo staff delle Forze Armate e Hillary Clinton, suo Segretario di Stato, che assistono con pàthos su dei monitor all’azione conclusiva che porterà alla cattura di Bin Laden.

Lunedì, 13 Febbraio 2017 00:00

Teatro di guerra

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Era l’ottobre del 2015 quando lo spettacolo La prima, la migliore debuttava. Era passato giusto un secolo, e qualche mese, dalle “radiose giornate di maggio” che videro l’ingresso dell’Italia nella giostra ingannatrice dell’intervento. Meccanismo che risucchiava nel suo furioso vortice ideologico le menti e le forze, gli intenti e i corpi di migliaia di giovani europei, convinti dalla generale ondata di entusiasmo ad arruolarsi per risolvere – con il conflitto armato – questioni territoriali e incertezze esistenziali, desideri di rivalsa e fughe in avanti per superare l’impasse di una società tradizionale ed arretrata.

Domenica, 12 Febbraio 2017 00:00

Sulla punta di un naso turchino

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Nasce dal dolore, Pinocchio, come tutti gli altri bambini. “Vuoi proprio venire al mondo?” chiede la fata “cercheranno disperatamente di ucciderti, nel fuoco, nell’acqua, impiccandoti”. È una scommessa antica: volerci al mondo nonostante la consapevolezza che, ad ogni passo, la morte cercherà di mettere i bastoni tra le ruote anche alla vita più ruggente. Sulla linea sottile che separa la vita e la morte, Pinocchio nasce sotto il segno del dolore e nel dolore tenterà di articolare una possibilità d’esistenza.

Sabato, 11 Febbraio 2017 00:00

Illusioni ottiche

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In un raffinato gioco di specchi e rimandi Mirko Di Martino propone tre brevi atti unici, della durata di circa venti minuti ciascuno in cui due attori, un uomo e una donna, danno vita alle illusioni e alle nevrosi di sei personaggi in altrettante situazioni narrative minimali, in cui si viene immessi in medias res, in cui ciò che si vede non corrisponde a ciò che è, proprio come le illusioni cognitivo-geometriche, in cui l’occhio vede qualcosa che non c’è o lo percepisce in maniera differente da com’è in realtà a seconda della prospettiva da cui si guarda.

Venerdì, 10 Febbraio 2017 00:00

Occhi aperti al buio

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Ho sempre pensato che la prima volta avrei voluto fare l’amore al buio. Invece è successo di giorno e, sul momento, chiudere le veneziane avrebbe rovinato l’atmosfera. È andata bene anche senza buio, forse meglio, era bello vederci. Fatto sta che pensare di fare l’amore al buio, prima di sapere esattamente di cosa si trattasse, mi dava uno strano senso di libertà. Non ci si vergogna di niente se nessuno ci può vedere. Il buio fa sentire liberi.

Giovedì, 09 Febbraio 2017 00:00

Dell'Amleto di Iodice, del malessere di Napoli

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Per Jan Kott mettere in scena l'Amleto, nella sua integrità, è impossibile. Non è tanto una questione di durata, sei ore circa, quanto d'ampiezza di significati – di vastità dell'opera. Capita perciò non solo che si debba tagliare, scorciare, eliminare scene o battute, luoghi o personaggi, ma – ancora di più – che un regista o un interprete debba accontentarsi di rappresentare, nel perimetro limitato di questo palcoscenico, “uno soltanto degli Amleti” contenuti nell'Amleto. Sia chiaro: sarà sempre e comunque più povero e modesto di quello shakespeariano – lo sbircio dato a un panorama troppo vasto per essere contenuto da un qualsiasi sguardo umano – ma può essere almeno, ci avverte Kott fiducioso, “un Amleto arricchito della nostra contemporaneità” e se ciò è possibile è perché si tratta di un testo che non puoi limitarti a rappresentare, aderendogli come il volto aderisce ad una maschera, ma t'impone una riflessione epidermica e della coscienza, una messa in gioco di te stesso fisica e morale, una partecipazione maggiore di quella imposta da qualsiasi altra drammaturgia che appartiene al grande canone del Teatro.

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