"Adesso tocca a noi, agli uomini senza talento. È arrivata la nostra ora!"

Sándor Márai

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

La domanda che s’insinua è: le imprese che operano in contesti periferici sono davvero valutate allo stesso modo di chi opera al Centro Nord?

  

Bottega degli Apocrifi, Compagnia del Sole e Factory compagnia transadriatica sono tre compagnie teatrali pugliesi che operano rispettivamente a Manfredonia (Foggia), Bari e Lecce. Caratterizzate da una vocazione artistica specifica e da modelli gestionali differenti, condividono la riconoscibilità della loro qualità artistica sul territorio nazionale, così come condividono la partecipazione attiva al Coordinamento nazionale C.Re.S.Co. di cui sposano ideali e valori fondanti; condividono, infine, per il secondo triennio consecutivo, l’esclusione dal finanziamento ministeriale che, nonostante due ricorsi, ha già penalizzato le tre imprese negli anni 2015-2017.

Venerdì, 27 Luglio 2018 00:00

Un Paese che (non) vuole cambiare?

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C.Re.S.Co. riflette sulla fotografia del Paese dopo le valutazioni Qualitative della Commissione Prosa
Lettera aperta al Ministro Alberto Bonisoli 

 

Gentile Ministro,

Nell’analizzare il nuovo assetto disegnato dalle valutazioni qualitative della Commissione Prosa – relativamente alle istanze presentate a valere sul DM 27/07/17 – C.Re.S.Co – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea, parte da un dato concreto, relativo alle imprese di produzione di Teatro di Innovazione – Sperimentazione (art. 13 comma 3): a fronte di 71 istanze presentate risultano ammesse solo 5 imprese non già finanziate nel triennio 2015-2017, ovvero circa il 7% del totale, di cui una sola del Sud.

Lunedì, 16 Luglio 2018 00:00

La forza tragica e misteriosa di “mamma Africa”

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Orestea africana (Deg Nga Wolof), rappresentata al Teatro Romano di Volterra lo scorso 9 luglio, è uno spettacolo di grande suggestione. Si tratta di una rilettura dell’Orestea di Eschilo in chiave africana, connotata da musica, canti e balli, messa in scena dal regista Andrea Mancini insieme a un gruppo di richiedenti asilo provenienti da vari Paesi dell’Africa subsahariana e presenti a Collegalli, nel comune di Montaione, in provincia di Firenze.

Venerdì, 13 Luglio 2018 00:00

Tonino Taiuti, ad esempio

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Tutte queste sono bugie, lo vedo bene.
(Samuel Beckett, Novelle)

 Dada è la festa pirotecnica, prima del
silenzio e del buio.
(Antonio Neiwiller, da un'intervista)

 
Il vecchio attore sul palcoscenico riscatta
l'uomo che sta invecchiando nella platea.
(Georges Banu, Memorie del teatro)

 

 

Igor Esposito scrive un testo nel quale il protagonista – unico attore sulla scena di queste pagine – fa memoria di sé e lo fa inventando la propria stessa memoria, montando in sequenza stralci letterari e lacerti di manifesti artistici, attribuendosi frasi pronunciate da qualcun altro, fissandosi in fotografie alla quali non è mai appartenuto, diventando soggetto di film in cui non è mai apparso, convocando persone alle quali non ha mai stretto la mano. Quest'uomo – questo detrito, avanzo di un nulla altrimenti assoluto – non ha infatti né luogo sicuro né data di nascita verificabili (in “certi giorni” è nato a New York, nel 1928; in altri a Parigi, nel 1900, o a Zurigo, “sgravato nella stessa strada del Cabaret Voltaire”); inoltre non ne conosciamo il nome, non sappiamo che infanzia abbia avuto, non ci dice la professione e la condizione sociale dei genitori, a quale scuola sia andato, dove sia cresciuto, quali studi abbia fatto e – per quanto si attribuisca dei quadri, pitture in grado di sconvolgere chi ne vede la composizione al momento – a noi non è dato constatare l'esistenza di una tela, la rimanenza di una macchia, neanche il frammento di una cornice che ne conteneva un dipinto.

Giovedì, 28 Giugno 2018 00:00

Dagli appunti di Eugenio Barba

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C'è una rivolta invisibile, apparentemente indolore, ma disseminata in ogni ora di lavoro, ed è questa che nutre la “tecnica”.
La disciplina artistica è la via del rifiuto. La tecnica teatrale, l'atteggiamento che essa presuppone, è un esercizio continuo della rivolta, innanzitutto contro di sé, contro le proprie idee, i propri programmi, contro l'agiatezza della propria intelligenza, del proprio sapere, della propria sensibilità. È la pratica di un disorientamento volontario e lucido alla scoperta di nuovi punti di orientamento.

Sabato, 23 Giugno 2018 00:00

Recitare, fino alla fine

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La mano destra che trema, prima di essere nascosta nella tasca del pantalone; questa fila di perle, che mi decora il collo; il trucco pesante, da portare sul viso un'altra volta. E i muscoli ormai stanchi, quasi sfibrati, e l'incertezza di un passo, il ritardo in un gesto, una frase – non detta chiaramente – tra mille frasi che invece arrivano fino all'ultima fila. E i solchi che partono dal naso e arrivano all'esterno delle guance, le crepe ai lati della bocca, il ventre e il petto ammorbiditi dall'età, la trama violacea delle vene gonfiatasi sul dorso delle mani, le linee che il tempo ha impresso sulla fronte, la bianchezza ramata della pelle, la fragilità delle ossa e queste scarpe, che la secchezza delle mie gambe fa sembrare troppo pesanti: simili a due incudini, come due blocchi di cemento. E la prima battuta: “Quanti credi che siano stasera?”.
Recitare, per l'ennesima replica.

Il Teatro Libero con il Festival Presente Futuro, giunto alla tredicesima edizione, sceglie di mostrare la “forma” contemporanea sul piccolo palcoscenico di Piazza Marina. E di forma si parla poiché non si può parlare solo di teatro riferendosi agli spettacoli in rassegna, né solo di danza o di performance.

Giovedì, 31 Maggio 2018 00:00

Tre note sul "Macbettu"

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Quello che mi ha emozionato.
Quello che devo dire.
E quello che mi resta.
(Tadeusz Kantor)
 


Uno
Non sappiamo con esatta precisione quando Shakespeare abbia scritto il Macbeth (forse nel 1606, visto che viene dato a corte nell'agosto di quell'anno): sappiamo però che il testo fu pubblicato post mortem, nell'in-folio del 1623, senza passi corrotti e con la divisione già stabilita degli atti e delle scene. Possibile che la versione che leggiamo nei libri sia quindi la trascrizione del copione teatrale ormai in uso alle compagnie, possibile che – rispetto all'opera quand'era ancora fresca d'inchiostro – siano stati gli attori ad asciugarne il dettato, rendendolo a misura di palco, adattandolo alla recita da fare questa sera.

Martedì, 22 Maggio 2018 00:00

Moi qui marche (in via Etnea)

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Sarebbe troppo scontato raccontare uno spettacolo di marionette cominciando dal contesto. Sarebbe troppo scontato, e di poco gusto, ricordare che tutto andò in scena (in una scena protetta, certo; e ci mancherebbe!) mentre l'atmosfera fuori l'uscio del teatro si mostrava minacciosa per un sociopatico in cerca di quotidiani adattamenti positivi. Ma di adattamenti parliamo; e nulla è dunque scontato.

Sabato, 19 Maggio 2018 00:00

Se l'equivoco è la commedia

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Bitonto ad aprile vive una settimana di fervore shakespeariano. La compagnia Fatti d’Arte organizza ormai da anni – sei per la precisione – una manifestazione che si distende sul territorio cittadino, lo permea e gli infonde l’entusiasmo genuino di chi coltiva una passione autentica, in primo luogo per il teatro e, attraverso il teatro, si dedica a un modo per fare comunità.

Nel presente cechoviano la vita è agonia e naufragio. I desideri più intensi − “A Mosca!” − non maturano in atti di volontà e i gesti non corrispondono alla veemenza deidesideri. Nei personaggi di Čechov l'ampiezza smodata dei sogni stride con l'estenuazione e il torpore che li atrofizza. E in quell'inerzia l'assiduo lampeggio di chimere dà più tagliente risalto alla loro incapacità di operare, di sforzarsi a vivere. Sebbene consci del porprio sfacelo, non cercano di districarsi dai lacci della banalità che li attossica. Come se riservassero il presente a un repertorio di gemiti e immote speranze, rimandando ogni azione a un radioso domani, che non vedranno.

Mercoledì, 09 Maggio 2018 00:00

Impressioni sparse sul “Macbettu”

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Rivedere un’opera teatrale è sempre pratica consigliabile per chi deve poi scriverne un resoconto critico e restituirne una visione attraverso il filtro del proprio sguardo; rivedere un’opera teatrale prima di scriverne diviene poi praticamente necessario se quest’opera è la famigerata tragedia scozzese – benché ambientata in terra sarda – la cui maledizione ti si abbatte addosso al momento della prima visione sotto forma di attacco influenzale. Sicché, dopo un primo incontro con il Macbettu di Teatropersona al Politeama di Napoli (nell'ambito della stagione del Teatro Area Nord), visto in stato di sostanziale intontimento, riprovo a sfidare l’alea che circonfonde la più sanguinosa delle tragedie del Bardo e ne rinnovo la visione al Teatro Comunale di Gubbio. Questa volta la malasorte si prende una pausa, pertanto riesco a godere appieno della visione e a corroborare quel senso potente di ammirazione che già sottotraccia m’era rimasto impresso dopo il primo incontro con lo spettacolo.

Lunedì, 30 Aprile 2018 00:00

Caustici frammenti in dispersione

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Be Normal! dei Sotterraneo non è uno spettacolo che si possa “raccontare”; o meglio, potremmo anche provare a fare una sintesi di quanto accade in scena, ma così facendo, con tutta probabilità, compiremmo un’opera di vivisezione inutile, che non restituirebbe il senso intrinseco di questo spettacolo, senso che sta precipuamente nella sua frammentazione, nell’idea di discontinuità che percorre e trasmette, nella forza evocativa di una pratica di scena che parcellizza, tritura, rimastica e sputa, con un’ironia graffiante, un discorso sulla società del nostro tempo che, partendo col mettere al centro il rapporto vecchi/giovani (e poi non solo quello), affronta alcuni dei nodi cruciali attorno a cui s’attorcigliano i rovelli di un consorzio sociale la cui crisi strutturale si riverbera nelle dinamiche lavorative, nei rapporti umani e persino nel mondo dell’arte (e del teatro, come precisi passaggi di Be Normal! rimarcano).

Mercoledì, 25 Aprile 2018 00:00

Probabilità di un istante

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Scenografia scarnificata nella sua essenzialità per There Has Possibly Been an Incident del britannico contemporaneo Chris Thorpe portato in Italia dalla regia altrettanto asciutta di Jacopo Gassman a Galleria Toledo, che quest’anno ha presentato un cartellone ricco di perle teatrali, sempre coraggioso nelle scelte fatte. Tre pannelli scuri che scendono dall’alto verso il basso, davanti ad ognuno di essi tre sedie e tre microfoni a piantana. Sulle sedie dei fogli in attesa.

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