“Sì, dimenticheranno. È il nostro destino, non ci si può fare nulla. Ciò che a noi sembra serio, significativo, molto importante, col passare del tempo sarà dimenticato o sembrerà irrilevante. Ed è curioso che noi oggi non possiamo assolutamente sapere che cosa domani sarà ritenuto sublime, importante e cosa meschino, ridicolo. E la nostra vita, che oggi viviamo con tanta naturalezza, apparirà col tempo strana e scomoda, priva di intelligenza, forse addirittura immorale”.

Anton Pavlovič Čechov

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

La Storia
“Nel dopoguerra gli interventi culturali, così come quelli strutturali, rispondono a una sola parola d'ordine: ricostruire. Nella città martoriata sopravvissuta al secondo conflitto mondiale si assiste, fino almeno alla metà degli anni Sessanta, a un periodo di profonde trasformazioni, che avvengono in una realtà politica contraddittoria e instabile. Questa stessa realtà permette di ricostruire fisicamente Napoli attraverso una cementificazione selvaggia e incontrollata, il cui risultato è oggi sotto gli occhi di tutti e di cui, nel tempo, si sono subite le drammatiche conseguenze. Negli anni Cinquanta e Sessanta l'edilizia, in forma speculativa, diventa infatti l'unico settore dell'economia locale in evidente crescita. Si instaura così un clima di autorizzata illegalità che mette solide radici nella coscienza collettiva e raggiunge il suo apice sotto il governo del sindaco Achille Lauro, quando il potere politico inizia ad essere normalmente sinonimo di interesse privato”.

Mercoledì, 15 Novembre 2017 00:00

Attesa, solitudine, eterno ritorno

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Un uomo, una vita, i treni che passano. Un uomo che trascorre la vita a guardare i treni che passano con puntuale precisione, giorno dopo giorno, ora dopo ora, appuntando con meticolosità certosina orario e durata del passaggio, vivendo – di fatto – in funzione di quel passaggio. Un ritmo sempre uguale: Blues. Che cos’è il blues? È una forma musicale intima e malinconica che, per ispirazione tradizionale, dà voce a sentimenti personali attraverso la ripetizione di una struttura ritmica. E che cos’è Blues, di Tino Caspanello, se non un’esplorazione intima del sé e dei suoi meccanismi, visti attraverso l’esistenza di un uomo che si snoda sempre uguale lungo giornate identiche, trascorse a veder passare treni, ogni giorno alla stessa ora? C’è – in Blues di Tino Caspanello – in quel suo perdurare ritmico scandito dall’abitudinarietà, un refrain mandato a memoria, che verrà interrotto e scalfito da un ritmo differente, dallo stridio dei freni di un treno inaspettato, da una fermata non prevista che verrà ad interrompere la monotonia ciclica, come “una specie di canzone dal ritmo diverso”.

Martedì, 14 Novembre 2017 00:00

Quadri di scuola

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Il sipario aperto lascia vedere banchi e sedie accatastate, addossate a due muri grigi posti ai lati, mentre al centro una cattedra vuota fronteggia quasi incombente gli spettatori seduti. Sembra una sorta di scantinato o deposito di una scuola, illuminato tristemente dall’alto da due file parallele di neon: siamo nell’aula di ricevimento di una scuola in una banlieue di Tolosa, Les Izards, e l’audio di fondo manda rumori e voci di ragazzi. Cala il buio sul palcoscenico e parte il suono della campanella, segnale inequivocabile per generazioni e generazioni di studenti.

Lunedì, 13 Novembre 2017 00:00

Una repubblica nuova di zecca

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Con la La repubblica dei bambini (vincitore del premio Eolo Awards Migliore Novità 2012) si inaugura la trentaduesima stagione artistica Young di Le Nuvole/Casa del Contemporaneo dedicata ai più piccoli. Si tratta di uno spettacolo teatrale dai confini molto ampi, che tendono a dilatarsi fino a lambire gli ambiti della politica (in senso lato), dell'educazione civica e del 'laboratorio del pensiero' dove ogni arditezza in vitro è non solo tollerata bensì incoraggiata.

Giovedì, 09 Novembre 2017 00:00

"Follìar": ai bordi di un evanescente crepuscolo

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Se una delle più ampie ed angosciose suggestioni beckettiane – in Aspettando Godot – è lo spazio indefinito, privo di coordinate, che comprime e sbigottisce secondo dopo secondo le fragili esistenze dei protagonisti, nel lavoro della compagnia Asorri/Tintinelli è una strana sensazione di reclusione a sfinire progressivamente i due buffi personaggi, già perduti ai margini di un’esistenza come non pervenuta al mondo esterno.

Martedì, 07 Novembre 2017 00:00

"Sembrava danzasse"

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Ci sono storie che stanno in piedi da sole, piantate come sa star piantato sulle gambe un buon pugile sul ring; ci sono storie che vanno scovate, recuperate alla memoria condivisa e sottratte all’oblio cui talvolta le condannano tempo e casualità.
Ci sono storie – e c’è una storia di cui qui ci accingiamo a dar testimonianza – che per farsi raccontare s’avvalgono del linguaggio del teatro, che ne sibila le parole in fiato d’attore e ne sublima le immagini in gesti di scena, con corredo accessorio, fatto di luci, suoni, filmati: apparato di contorno che s’aggiunge a completare la (ri)costruzione d’una memoria lontana e dispersa, d’una storia piccola e misconosciuta.

Sabato, 04 Novembre 2017 00:00

Il dramma di Tito

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A detta di critici e studiosi Tito Andronico è un'opera talmente brutta che si fa fatica a considerarla di Shakespeare; di più: per tre secoli e mezzo ha fatto parte delle “attribuzioni dubbie” nonostante Francis Meres (uno che il poeta di Stratford lo conobbe di persona) assicura che si tratti di una drammaturgia shakespeariana già nel 1598; nonostante l'abbia registrata nel suo libro mastro Philip Henslowe, anche se col titolo sbagliato di Tito & Andronico; nonostante i riferimenti alla “cerbiatta da portare via sotto il naso del guardiacaccia” siano uno spunto autobiografico (si riferiscono allo Shakespeare che qualcuno afferma sia stato cacciatore di frodo) e nonostante nell'atto terzo, scena seconda, il padre (Tito) dica alla figlia (Lavinia) ciò che Lear dirà a Cordelia nell'atto quinto, scena terza, del Re Lear: andiamo nella tua stanza, lì leggeremo e ci racconteremo “storie accadute nei tempi antichi”.

Venerdì, 03 Novembre 2017 00:00

Il verde non è speranza nel mondo delle serve

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La scenografia di Le serve di Genet al Teatro Nuovo è la stanza da letto della Signora, con le pareti poste obliquamente che sembrano accompagnare lo sguardo dello spettatore verso l’apice di questo triangolo poggiato orizzontalmente: uno specchio alto quanto le pareti. Sul lato sinistro su un piccolo piedistallo si trova il letto, con un telefono su un tavolino accanto ed una grande finestra. Sulla parete a destra una toilette e un armadio con le ante alte quanto lo specchio.

Mercoledì, 01 Novembre 2017 00:00

“Womb Tomb”: kolossal, ermetismo e confusione

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Forte di una preziosa estetica contemporanea lo scenografo Simone Mannino con Womb Tomb si sperimenta regista: ha debuttato l’11 ottobre in prima nazionale al Teatro Biondo, ospite di Teatro Bastardo, il festival palermitano della scena contemporanea.

Lunedì, 30 Ottobre 2017 00:00

Dal tragico al comico: Shakespeare ri/vive

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Era il 1599 quando William Shakespeare dava alla stampa il suo Giulio Cesare, una tragedia basata sulla cospirazione e conseguente assassinio di Giulio Cesare, il tiranno dei tiranni che governò Roma nel I sec a. C.
Cosa rimane oggi di uno dei più grandi statisti di tutta la storia è presto detto: basta andare al Teatro Bellini di Napoli ed assistere allo spettacolo Giulio Cesare. Uccidere il tiranno per intuire il carattere universale e sempreverde del dittatore romano. Siamo davanti alla storia e al suo inesorabile eterno ritorno di azioni, sempre uguali, eppure sempre diverse.

Venerdì, 27 Ottobre 2017 00:00

Grazia Deledda, tra pagina e scena

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Il libro, la vocazione 
Il principio di Quasi Grazia non appartiene all'assito, non coincide con l'incontro tra la regista e gli attori, non ha la forma incerta e nascosta delle prove: ha invece sostanza evidente, è un oggetto concreto che resta e, dunque, funge da elemento a priori dello spettacolo e da testimonianza a posteriori del suo processo produttivo.

La leggenda narra (perché tutto ciò che riguarda il grande Bardo è avvolto tra nebbie leggendarie) che la commedia romanticaThe Merry Wives of Windsor venne scritta da Shakespeare per esaudire un impellente e improcrastinabile desiderio della regina Elisabetta I. Sembra, infatti, che nell'assistere alle due parti dell'Enrico IV, la regina fosse rimasta letteralmente mesmerizzata da quello che, a conti fatti, emergeva come protagonista ed eroe indiscusso del dramma storico: Sir John Falstaff, il gentiluomo dalla mitica pancia che da sempre si frappone tra il suo sguardo e le proprie ginocchia. Ma se nelle due parti dell'Enrico IV è possibile ammirarlo nel ruolo di frequentatore di taverne e reclutatore di eserciti male in arnese, questa nuova opera avrebbe dovuto mostrarlo in un improbabile ruolo di 'innamorato'.

Mercoledì, 25 Ottobre 2017 00:00

Metti una sera al Globe

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Teatro Bellini in veste elisabettiana per accogliere rifacimenti shakespeariani: si va di due in due, alternando commedia e tragedia. M’accomodo sulle panche che hanno preso il posto delle poltrone in una platea che s’affaccia su un grande palco in declivio, che arriva fin quasi a metà dello spazio normalmente destinato agli spettatori. Giulio Cesare e La commedia degli errori, in contigua successione le due messinscene a cui assisto che, nelle riscritture di Fabrizio Sinisi diretta da Andrea De Rosa e di Punta Corsara diventano rispettivamente Giulio Cesare. Uccidere il tiranno e Una commedia di errori.

Martedì, 24 Ottobre 2017 00:00

Non si smette più di guardare

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Ad un certo punto dello sguardo, sarà come avere una telecamera negli occhi. Ho questo compito, questo gioco: dall’istante in cui mi volterò, diventerò una cinepresa. Libera di girare il mio film, che sarà quello che voglio e sarà solo per me. Provo ad abituarmi a quest’idea, che i miei occhi saranno una macchina da presa, provo ad immaginare che cosa potranno prendere dal mondo. Ma non faccio in tempo a figurarmelo, che già mi devo voltare. Comincia. Mi giro e si gira.

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