“Al posto di una pacifica gioia volevamo un dolore che mordesse”

Anna Achmatova

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Lunedì, 14 Gennaio 2019 00:00

Il posto del re

Scritto da

L’Avaro è uno spettacolo aperto, in tutti i modi in cui si può aprire il teatro. La scena è esposta sin da principio agli spettatori che prendono posto in platea: al centro, si staglia il profilo di un teatrino in legno, con colonne vuote e in alto la scritta “théâtre français”, sotto la quale cade un sipario rosso circondato da una collana di lucine gialle. È un teatrino mobile, che nel corso dello spettacolo ruota creando linee d’azione possibili.

Venerdì, 11 Gennaio 2019 00:00

Donna Elvira o la ricerca del teatro

Scritto da

Ritorno a ‘casa’ per Toni Servillo con lo spettacolo Elvira 40, dopo due anni tra i palcoscenici non solo nazionali, in veste (doppiamente) di attore e regista. Una pièce, già scelta significativamente da Strehler per inaugurare nel 1986 il Teatro Studio di Milano, nata dalle lezioni tenute dal regista e attore francese Louis Jouvet presso il Conservatorio nazionale di arte drammatica di Parigi fino al 1940, stenografate da Charlotte Delbo (spedita dai nazisti nel campo di concentramento per la sua attività clandestina di resistenza durante l’occupazione nazista) e pubblicate poi tra il 1965 (Molière et la comédie classique) e il 1968 (Tragédie classique et théatre du XIX siècle). In particolare dall’opera su Molière nasce il testo per la messa in scena, composto da Brigitte Jacques e debuttato sulle scene nel 1986 a Strasburgo.

Venerdì, 04 Gennaio 2019 00:00

Un gioco di Shakespeare

Scritto da

Il mare in tempesta travolge la nave. L’acqua sbatte furiosa contro lo scafo, lo sovrasta, lo spezza in due tronconi.  Due giovani fratelli gemelli, maschio e femmina, sono buttati tra le onde dalla potente natura. Separati nella vastità di quel mare, lei raggiunge la terraferma, lui sopravvivrà altri tre mesi navigando, recuperato da un’altra barca.

Mercoledì, 02 Gennaio 2019 00:00

Life is short, art is long

Scritto da

Durante l’epoca rinascimentale l’uomo percepiva la Natura come riflesso del divino e della sua potenza, dunque come un corpo perfetto, a sé estraneo verso il quale provare un sentimento assoluto di devozione e rispetto per tutto ciò che essa era e rappresentava. L’arte e la pittura in particolar modo, esprimevano al meglio questa idea di riverenza e sentimento di impotenza dinanzi alla maestosità e grandezza della Natura, diretta espressione di Dio in terra.

Sabato, 29 Dicembre 2018 00:00

Precarietà e migrazioni di oggi, di sempre

Scritto da

La stagione di Sala Ichòs dà la possibilità quest’anno di osservare e analizzare i lavori delle compagnie in cartellone offrendo per ciascun gruppo teatrale la possibilità di una duplice visione: un modo per ampliare e distendere lo sguardo su ciò che appare sulla scena, strappandolo alla fugacità della visione singola e estemporanea e anzi consentendo di dilatare e approfondire la conoscenza delle poetiche delle singole compagnie teatrali, a cui si può in tal modo guardare con maggior cognizione di causa.

Venerdì, 21 Dicembre 2018 00:00

Psicosi senza rappresentazione

Scritto da

Il teatro Sala Ichòs di San Giovanni a Teduccio ospita uno spettacolo coraggioso, l’ultimo scritto composto dalla grande drammaturga Sarah Kane, Psicosi delle 4 e 48, un testo che nella sua stessa stesura non offre indicazioni di scena e si mostra – nel suo essere un tragico lamento e commiato – refrattario alla messa in scena.

Lunedì, 17 Dicembre 2018 00:00

Virtuosismi spiritosi, virtuosismi spirituali

Scritto da

Cosa fa di una creazione artistica una creazione che, pur in un linguaggio apparentemente semplicissimo, riesce ad indagare i nodi profondi dell’essere umano?
Credo che il fattore principale sia il dialogo tra ideatore (coreografo, regista) e interprete (attore, danzatore, performer), un dialogo che, dalla ricerca di gesti semplici e spontanei, costruisca una ricca ed intensa “tela spettacolare” fatta di ritmo, respiro, solarità, agio, interazione con il pubblico e soprattutto grazia e ilarità, insieme alla costante attenzione a lasciare fluire, spesso in sottofondo ma spesso anche in superficie, riflessioni, domande ed immagini.

Mercoledì, 05 Dicembre 2018 00:00

Come le lucciole, in questo teatro

Scritto da

Alla fine di Cose – dopo aver evocato un padre e il filmino fatto a Porto Venere da bambini; dopo aver detto di Marlon Brando ed Elia Kazan, discusso degli scatoloni con dentro le bambole e i sandali, riafferrato le pietre raccolte in spiaggia, riletto un problema di matematica scritto in un quaderno delle elementari – Antonio Tagliarini guarda Daria Deflorian, poi guarda noi, mentre stringe in mano un fagotto di carta al cui interno c'è un pinguino di ceramica: uno di quelli che ti consegnano come bomboniera a un matrimonio o che ti ritrovi in una credenza di casa, senza ricordare perché.

Martedì, 04 Dicembre 2018 00:00

Ricordando Eduardo Scarpetta

Scritto da

Nei giorni scorsi ricorreva l’anniversario di morte di Eduardo Scarpetta (Napoli, 13 marzo 1853 − Napoli, 29 novembre 1925), il più importante attore e autore del teatro napoletano tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Fondatore del teatro dialettale moderno, ancora attualmente in uso, maestro nell’adattare la lingua napoletana alle pochade francesi, Scarpetta compone, durante la sua lunghissima carriera di commediografo, lavori teatrali destinati a diventare celeberrimi come Miseria e nobiltà, Il medico dei pazzi e ‘O scarfalietto.

Lunedì, 03 Dicembre 2018 00:00

Un “1984” classico e nero

Scritto da

Prima a Napoli, 27 novembre. 1984 di George Orwell.
“Il regista scozzese, dunque, rilegge 1984 spostandolo in un’era caratterizzata dal controllo da parte dei Big-Data e degli algoritmi dei social media” si legge sul sito del Teatro Bellini.
Una sperimentazione su un classico della letteratura dunque, verrebbe da pensare. È sempre un azzardo, il più delle volte poco riuscito, ma la curiosità ha il sopravvento.

Martedì, 27 Novembre 2018 00:00

Ma che bel castello!

Scritto da

Un libro degli anni Venti del Novecento del tedesco Rudolf Stratz, un film muto del 1921 del tedesco Friedrich Murnau tratto da questo testo, Il castello di Vogelod, una band italiana di rock alternativo, i Marlene Kunz che, dalla fine degli anni Ottanta del Novecento, ha spaziato dall’indie al post grunge, al noise rock. Un attore italiano, Claudio Santamaria, dalla solida formazione artistica, che ha iniziato la carriera nel doppiaggio per passare al teatro, al cinema − dove ha raggiunto la notorietà − alla televisione, senza mai abbandonare nessuna di queste arti, anzi cimentandosi spesso anche come cantante e come fotografo (ultimo vernissage a Milano qualche settimana fa).

Lunedì, 26 Novembre 2018 00:00

La malattia del non-amore

Scritto da

Prima e intorno


Gli attori sono già sul palco: luci accese e brusio del pubblico sottostante.
Gli attori sono dentro una scatola, che è una camera, presumibilmente d’albergo. Tecnici della luce e del suono si muovono sulla scena, veloci, sicuri, coordinati. Sono vestiti di nero: hanno marsupi, cuffie, giraffe, cineprese. In questo mélange tra teatro e cinema, che sospende in qualche modo la comprensione, perché la suddivide in più piani e in diverse percezioni, ha inizio lo spettacolo La maladie de la mort, tratto dall’omonima opera di Marguerite Duras.

Venerdì, 23 Novembre 2018 00:00

Pinocchio visto da Pinocchio

Scritto da

È un novembre che prolunga il tepore della mezza stagione ben oltre la sua naturale consuetudine, un novembre che regala una domenica soleggiata, una domenica di bambini e famigliole, di Edenlandia e giardino zoologico. E, percorrendo quello stesso viale che s’apre da un lato sullo zoo e dall’altro sul parco dei divertimenti, s’arriva al Teatro dei Piccoli. Ci arrivo ripercorrendo, con piedi un po’ più grandi, quei passi dati dal bambino che fui – fa effetto dirlo, ma correva il finire, nemmeno troppo estremo, del secolo scorso – quando un giorno alle giostre e una caramella tirata a una scimmia potevano essere il colore della gioia da dare a una giornata.

Martedì, 20 Novembre 2018 00:00

Fallocrazia messa alla berlina

Scritto da

Per vedere Il Grande Fallo 2.0, spettacolo di Milena Pugliese, interpretato da Roberta Misticone e Marilia Testa, occorrono alcune cose. Addominali preparati, per resistere alle tante risate che il testo e l’interpretazione delle due attrici provocano. Stomaco forte, al contrario, per affrontare l’orrore di un mondo, immaginato come non troppo lontano, in cui un’avanguardia fallocratica ha preso il potere e “assegna” le donne agli uomini per fini ricreativi e procreativi. E poi un po’ di tempo, dato che dopo aver registrato tre giorni di tutto esaurito allo ZTN, nel weekend dal 9 all’11 novembre, tornerà il 28 e 29 dicembre all'Avanposto Numero Zero in via Sedile di Porto.

Sabato, 17 Novembre 2018 00:00

Noi, Čechov, Platonov e la pioggia finale

Scritto da

Le testarde insistenze di Čechov
In Zio Vanja domina il caldo, i vestiti quasi si attaccano addosso e certi personaggi sembrano in affanno tant'è che manifestano il bisogno di sedersi, di non compiere gesti superflui, chissà quali movimenti corporei. Non a caso la prima scena del dramma mostra due figure sedute su delle panche, sistemate accanto a un tavolo che è stato posizionato all'ombra di un pioppo. D'altronde c'è “quest'afa” terribile dice Astrov; già, “fa caldo, c'è afa” ripete quattro pagine dopo Vojnickij e, perché sia chiaro che durante Zio Vanja non si respira, Serebriakov – che in giro se ne va con soprabito, guanti, calosce ed ombrello facendo ridere tutti – ribadisce per l'ennesima volta che “c'è afa”, poi chiede alla moglie di prendergli “le gocce che stanno sul tavolo” poiché non ce la fa a muoversi.

Pagina 6 di 91

Sostieni


Facebook