“Cunto cantanno schiante... / Chiagne scuntanno cunte... / Sconto cuntanno chiante... / Schianto cantanno... punto”.

Mimmo Borrelli

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Lunedì, 27 Marzo 2017 00:00

"EOIKA": il corpo doppio

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In EOIKA la percezione del corpo, visiva e identitaria, è soggetta a un gioco di doppiezza dove a fare un corpo sono due danzatrici, Sabrina Vicari e Federica Aloisio: le gambe di una e il busto dell’altra fanno vivere un unico corpo gigante sdraiato sul palcoscenico del Piccolo Teatro Patafisico che viene avanti verso la platea contorcendosi in movimenti innaturali e dichiarando la finzione del suo essere in scena.

Sabato, 25 Marzo 2017 00:00

Appunti su "Il giocatore"

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Premessa
Il giocatore è un allestimento complesso, complesso è il passaggio che cerca da un genere (la letteratura) a un altro (il teatro), complesse sono le relazioni tra attore e personaggio, tra attore ed attore, tra personaggio e personaggio che impone. Ne scrivo quando le prime repliche sono quasi terminate, avendo però la sensazione che la messinscena sarà ripresa: forse al Bellini; probabilmente in tournée la prossima stagione. Allora metto giù un insieme di appunti, a futura memoria, rispetto a uno spettacolo sul quale sarà necessario ritornare ancora.

Domenica, 26 Marzo 2017 00:00

La guerra. Sempre uguale

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Valery Fokin e Nikolay Roshchin hanno scelto programmaticamente una dimensione marcatamente metateatrale per mettere in scena il dramma eterno della guerra immanente nelle Troiane di Euripide. Lo spettatore trova il sipario già aperto su uno scenario bellico dal sapore post-moderno. Un lungo e stretto tavolo rettangolare, coperto da una tovaglia bianca, occupa il proscenio. Dietro si vedono sedici sedie, nere, vuote. Sul tavolo bottiglie di vino, bicchieri a calice e piatti, neri anch’essi. Neri sono anche i quattro soldati che pattugliano la scena. Sembrano vestiti da squadra SWAT: casco nero, occhiali da sole, auricolare, mitra.

Venerdì, 24 Marzo 2017 00:00

Vernicefresca e il paradosso di "Ho.me"

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Mi sono avvicinato alla visione di Ho.me con un sentimento di aspettativa che travalicava l’evento scenico in sé; che fosse uno spettacolo buono o meno buono era sì un aspetto che m’interessava appurare, ma soprattutto mi premeva metterlo in relazione con l’essenza complessiva della compagnia che lo ha messo in scena – Vernicefresca – al fine di completare, con quell’ultimo (e fondamentale) tassello mancante,  la conoscenza del modus operandi di questo gruppo di lavoro.

Venerdì, 24 Marzo 2017 00:00

Milioni, fantasmi e riflessioni

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Non ti pago è l’ultima commedia dell’impareggiabile Eduardo De Filippo ad essere stata diretta e messa in scena dal figlio Luca, prima della sua prematura scomparsa. La compagnia ha deciso di continuare a portarla in giro per l’Italia, per omaggiare così l'artista napoletano e il suo desiderio – nonché il genio di suo padre.

Giovedì, 23 Marzo 2017 00:00

L’umanità senza l’amore

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Il palco del Teatro Sanità è occupato solamente da un tavolino basso al centro scena, quello che gli inglesi definiscono coffee table, e quattro sedie allineate sulla parete di fondo, quasi nascoste nel buio. Quel tavolino verde si trasformerà nel palcoscenico vero e proprio che mette al centro il microcosmo di un condominio allucinato che riflette e amplifica in uno spazio claustrofobico quello che avviene fuori di esso.

Giovedì, 16 Marzo 2017 00:00

Il guappo di Eduardo, il boss di Martone

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La scena
Martone colloca Il sindaco del Rione Sanità su una pedana trasparente, quadrata (concretizzazione di quel mondo “meno tondo e più quadrato” cui aspira Barracano) e contraddistinta da tratti che ne fanno un labirinto: base domestica volutamente simbolica, rappresenta uno spazio nel quale chi lo abita ritorna sui suoi passi, sulle stesse dinamiche, su traiettorie quotidiane, ripetute e che non prevedono uscita definitiva (fisica e mentale). Questo è l'orizzonte prospettico, il contesto d'azione e – nella logica dell'autoreclusione da clan – il bunker in cui il boss ed il suo gruppo si riuniscono, tramano, ricevono o sequestrano, ascoltano o interrogano, operano, regolano conti, minacciano e  schiaffeggiano.

Con Insegnamento, di fronte agli occhi degli altri il coreografo Virgilio Sieni porta avanti un progetto iniziato alcuni anni fa quando volle inserire nel suo percorso artistico l’esperienza performativa a contatto con i “non danzatori” ovvero con tutti coloro che non hanno un rapporto con la scena della danza, né fondamenta tecniche di linguaggio del corpo. Lo fa a Palermo nell’ambito di Bam Biennale Arcipelago Mediterraneo che prevede una serie di interventi sulla città decretata Capitale della Cultura 2018.

Sabato, 11 Marzo 2017 00:00

La poetica 'bestiale' di Emma Dante

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In più occasioni la Dante è ricorsa alla rinuncia: la sua poetica – quella che noi conosciamo oggi come la maniera, o che più ampollosamente ci piace definire il metodo Emma Dante – è cresciuta in bilico tra la volontà di mostrarsi e l’incertezza di fare passi falsi nel provarci. Su questo filo sottile la teatrante palermitana ha sempre camminato a passi pesanti che hanno restituito concretezza al suo lavoro.

Sabato, 11 Marzo 2017 00:00

Un assurdo noir in “Pink”

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Il palco si presenta a sipario aperto, con due porte ai lati che fungono da ulteriori quinte per gli ingressi e le uscite di scena. Sono bianche, alte e strette con la parte interna sagomata come un osso. Lo stesso tema tutto colorato si presenta sulla parete di fondo, che poi si scoprirà essere un secondo sipario che nasconde la band musicale di quattro elementi che suona dal vivo. Il pubblico conosce il motivo del richiamo all’osso già dal titolo: Madame Pink – commedia con canzoni e cane.

Il Teatro dell’Osso, mi si conceda il bisticcio linguistico, attinge ad una fonte primaria del mito e del teatro, l’Antigone di Sofocle, per denudare fino all’osso la problematica eterna del conflitto che oppone, da sempre la polis, ovvero la dimensione politica del cittadino, alla pietas, la devozione, la dimensione privata, personale, religiosa dello stesso.

L’emozione del Teatro Comunale di Bologna, l’emozione di assistere finalmente ad uno spettacolo de La Fura dels Bauls, l’emozione di ascoltare le musiche di Manuel de Falla – che scrisse questo balletto nel 1915 su richiesta espressa di una tra le più grandi danzatrici di flamenco del tempo, Pastora Imperio – si sono stratificate come i colori sullo sfondo del palcoscenico, a bande orizzontali: rosso sotto, nero al centro (con montagne), carta da zucchero che volge all’alba sopra.

Mercoledì, 08 Marzo 2017 00:00

La Vocazione di Manfredini

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“Caro Patron,
vi scrivo una lettera dopo una prova in cui ho detto delle vostre parole. Le ho dette a me stesso, le ho dette a Giulia che era Claudia, le ho dette ai ragazzi, le ho dette a un pubblico ancora immaginario: domani non lo sarà più. Sarà il pubblico vero, l'unico, eterno, uguale pubblico di sempre. Il vostro, il mio e quello di coloro che verranno dopo di me come è stato quello di coloro che sono venuti prima di noi. Ci siamo nutriti con grande commozione dei vostri pensieri ed io non so dirvi molto”.

Martedì, 07 Marzo 2017 00:00

Tempus fugit

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“E gli uomini se ne vanno a contemplare le vette delle montagne, i flutti vasti del mare, le ampie correnti dei fiumi, l’immensità dell’oceano, il corso degli astri, e non pensano a sé stessi”.
(Sant'Agostino da Ippona)



Etereo ed effimero l’affannarsi di una vita all’inseguimento di qualcosa d’inafferrabile come i sogni cullati nel passato; un inseguimento che comporta spesso che ci si lasci alle spalle quarti di vita non vissuta, morsi di gioia non assaporata, emozionalità sospesa e lasciata ad aspettare; colpa di uno sguardo discosto o distratto, perso dietro “le nuvole e la fantasia” e che poi magari ritorna presente a se stesso e alla consapevolezza del proprio perduto vissuto quand’è ormai troppo tardi per riafferrarlo.

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