“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Martedì, 10 Luglio 2018 00:00

Danza su parole

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Un palazzo di ferro e di vetro occupa quasi l’intero palco. La grande novità architettonica del secolo scorso: palazzi di ferro e vetro, come serre che custodiscono giardini, come gabbie per uccelli, palazzi che ingabbiano esseri umani. Ma belli, tanto belli da diventare uno dei simboli della Belle Epoque. Età dello splendore, dell’energia produttiva, del lavoro e del divertimento, età della giovinezza.

Domenica, 08 Luglio 2018 00:00

Clowneria e senilità: l’arte di essere se stessi

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“E la vita è così forte
che attraversa i muri per farsi vedere
la vita è così vera
che sembra impossibile doverla lasciare
la vita è così grande
che quando sarai sul punto di morire,
pianterai un ulivo,
convinto ancora di vederlo fiorire”
(Sogna, ragazzo sogna, Roberto Vecchioni)

 
 

Siamo in una casa di riposo per anziani in un clima surreale di follia e lucidità dove inaspettatamente e del tutto contrariamente al pensiero comune, gli anziani sono vivi e appassionanti più che mai, giocano con se stessi e con la morte, mettendo in scena ogni giorno rituali e novità attraverso l’arte magistrale del clown. Il clown qui inteso e intrepretato come la figura più reale e più vicina al mondo della senilità.

Venerdì, 06 Luglio 2018 00:00

Shakespeare, Donnellan e il vuoto

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Lui dice che non se ne può più, che adesso basta, che è giunta l'ora di fare pulizia e chiarezza: dice che bisogna smetterla con questi spettacoli che piazzano sul palco “l'Asia da una parte e l'Africa dall'altra” costringendo l'attore “a dire sempre dove si trova: altrimenti non si riesce a seguire la vicenda”.

Lunedì, 02 Luglio 2018 00:00

Partita con Dio

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Come una palla da tennis che percorra l’aria a grande velocità verso di noi, gli eventi della vita spesso, senza neanche darci il tempo di rendercene conto, ci chiedono una risposta, la giusta reazione per rispedire la palla dall’altra parte della rete. Mettere il corpo, la mente, lo spirito nella giusta posizione ed essere provvisti dell’energia adeguata per poter rispondere nel modo migliore è indispensabile. Ma abbiamo nel nostro equipaggiamento tutto quello che serve per affrontare questi siluri improvvisi? E se chi tira verso di noi quei colpi forti come missili fosse un onnipotente dio, servirebbe davvero provare a reagire?

Giovedì, 28 Giugno 2018 00:00

Dagli appunti di Eugenio Barba

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C'è una rivolta invisibile, apparentemente indolore, ma disseminata in ogni ora di lavoro, ed è questa che nutre la “tecnica”.
La disciplina artistica è la via del rifiuto. La tecnica teatrale, l'atteggiamento che essa presuppone, è un esercizio continuo della rivolta, innanzitutto contro di sé, contro le proprie idee, i propri programmi, contro l'agiatezza della propria intelligenza, del proprio sapere, della propria sensibilità. È la pratica di un disorientamento volontario e lucido alla scoperta di nuovi punti di orientamento.

Martedì, 26 Giugno 2018 00:00

Una surreale distopia

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Una drammaturgia contemporanea e distopica, una regia precisa, una recitazione di buon livello qualitativo: gli ingredienti base di questa Trilogia dell’indignazione – spettacolo andato in scena in data secca al Napoli Teatro Festival nell’ambito della sezione Osservatorio – si combinano per dar vita a una messinscena ben congegnata e funzionante.

Sabato, 23 Giugno 2018 00:00

Recitare, fino alla fine

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La mano destra che trema, prima di essere nascosta nella tasca del pantalone; questa fila di perle, che mi decora il collo; il trucco pesante, da portare sul viso un'altra volta. E i muscoli ormai stanchi, quasi sfibrati, e l'incertezza di un passo, il ritardo in un gesto, una frase – non detta chiaramente – tra mille frasi che invece arrivano fino all'ultima fila. E i solchi che partono dal naso e arrivano all'esterno delle guance, le crepe ai lati della bocca, il ventre e il petto ammorbiditi dall'età, la trama violacea delle vene gonfiatasi sul dorso delle mani, le linee che il tempo ha impresso sulla fronte, la bianchezza ramata della pelle, la fragilità delle ossa e queste scarpe, che la secchezza delle mie gambe fa sembrare troppo pesanti: simili a due incudini, come due blocchi di cemento. E la prima battuta: “Quanti credi che siano stasera?”.
Recitare, per l'ennesima replica.

Chi è Thierry Collet e quali indizi sullo spettacolo si possono ricavare dal titolo: Dans la peau d'un magicien. Promessa? Realtà svelata? Illusione costretta a mostrarsi?
Un'aura di afoso mistero si respira, nell'attesa, nel foyer di Galleria Toledo, e dietro i ventagli sfarfallanti una domanda aleggia sospesa come un cappello magico: trattasi di spettacolo di magia o di prova d'attore?

Il Teatro Libero con il Festival Presente Futuro, giunto alla tredicesima edizione, sceglie di mostrare la “forma” contemporanea sul piccolo palcoscenico di Piazza Marina. E di forma si parla poiché non si può parlare solo di teatro riferendosi agli spettacoli in rassegna, né solo di danza o di performance.

Giovedì, 31 Maggio 2018 00:00

Tre note sul "Macbettu"

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Quello che mi ha emozionato.
Quello che devo dire.
E quello che mi resta.
(Tadeusz Kantor)
 


Uno
Non sappiamo con esatta precisione quando Shakespeare abbia scritto il Macbeth (forse nel 1606, visto che viene dato a corte nell'agosto di quell'anno): sappiamo però che il testo fu pubblicato post mortem, nell'in-folio del 1623, senza passi corrotti e con la divisione già stabilita degli atti e delle scene. Possibile che la versione che leggiamo nei libri sia quindi la trascrizione del copione teatrale ormai in uso alle compagnie, possibile che – rispetto all'opera quand'era ancora fresca d'inchiostro – siano stati gli attori ad asciugarne il dettato, rendendolo a misura di palco, adattandolo alla recita da fare questa sera.

Martedì, 22 Maggio 2018 00:00

Moi qui marche (in via Etnea)

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Sarebbe troppo scontato raccontare uno spettacolo di marionette cominciando dal contesto. Sarebbe troppo scontato, e di poco gusto, ricordare che tutto andò in scena (in una scena protetta, certo; e ci mancherebbe!) mentre l'atmosfera fuori l'uscio del teatro si mostrava minacciosa per un sociopatico in cerca di quotidiani adattamenti positivi. Ma di adattamenti parliamo; e nulla è dunque scontato.

Sabato, 19 Maggio 2018 00:00

Se l'equivoco è la commedia

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Bitonto ad aprile vive una settimana di fervore shakespeariano. La compagnia Fatti d’Arte organizza ormai da anni – sei per la precisione – una manifestazione che si distende sul territorio cittadino, lo permea e gli infonde l’entusiasmo genuino di chi coltiva una passione autentica, in primo luogo per il teatro e, attraverso il teatro, si dedica a un modo per fare comunità.

Nel presente cechoviano la vita è agonia e naufragio. I desideri più intensi − “A Mosca!” − non maturano in atti di volontà e i gesti non corrispondono alla veemenza deidesideri. Nei personaggi di Čechov l'ampiezza smodata dei sogni stride con l'estenuazione e il torpore che li atrofizza. E in quell'inerzia l'assiduo lampeggio di chimere dà più tagliente risalto alla loro incapacità di operare, di sforzarsi a vivere. Sebbene consci del porprio sfacelo, non cercano di districarsi dai lacci della banalità che li attossica. Come se riservassero il presente a un repertorio di gemiti e immote speranze, rimandando ogni azione a un radioso domani, che non vedranno.

Mercoledì, 09 Maggio 2018 00:00

Impressioni sparse sul “Macbettu”

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Rivedere un’opera teatrale è sempre pratica consigliabile per chi deve poi scriverne un resoconto critico e restituirne una visione attraverso il filtro del proprio sguardo; rivedere un’opera teatrale prima di scriverne diviene poi praticamente necessario se quest’opera è la famigerata tragedia scozzese – benché ambientata in terra sarda – la cui maledizione ti si abbatte addosso al momento della prima visione sotto forma di attacco influenzale. Sicché, dopo un primo incontro con il Macbettu di Teatropersona al Politeama di Napoli (nell'ambito della stagione del Teatro Area Nord), visto in stato di sostanziale intontimento, riprovo a sfidare l’alea che circonfonde la più sanguinosa delle tragedie del Bardo e ne rinnovo la visione al Teatro Comunale di Gubbio. Questa volta la malasorte si prende una pausa, pertanto riesco a godere appieno della visione e a corroborare quel senso potente di ammirazione che già sottotraccia m’era rimasto impresso dopo il primo incontro con lo spettacolo.

Lunedì, 30 Aprile 2018 00:00

Caustici frammenti in dispersione

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Be Normal! dei Sotterraneo non è uno spettacolo che si possa “raccontare”; o meglio, potremmo anche provare a fare una sintesi di quanto accade in scena, ma così facendo, con tutta probabilità, compiremmo un’opera di vivisezione inutile, che non restituirebbe il senso intrinseco di questo spettacolo, senso che sta precipuamente nella sua frammentazione, nell’idea di discontinuità che percorre e trasmette, nella forza evocativa di una pratica di scena che parcellizza, tritura, rimastica e sputa, con un’ironia graffiante, un discorso sulla società del nostro tempo che, partendo col mettere al centro il rapporto vecchi/giovani (e poi non solo quello), affronta alcuni dei nodi cruciali attorno a cui s’attorcigliano i rovelli di un consorzio sociale la cui crisi strutturale si riverbera nelle dinamiche lavorative, nei rapporti umani e persino nel mondo dell’arte (e del teatro, come precisi passaggi di Be Normal! rimarcano).

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