“Lumino oscillante, un uomo camminava di notte sulla riva del mare tenendo una pila puntata su un libro. Chi cazzo è? Italo Calvino, mi dissero”.

Edoardo Albinati

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Lunedì, 26 Dicembre 2016 00:00

La signora Frola, il signor Ponza e il coro

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La signora Frola sostiene che la giovane donna che si affaccia ogni giorno dal ballatoio, calandole nel paniere un biglietto recante i fatti del giorno, si chiami Giulia e che si tratti di sua figlia. Sarà vero?
Il signor Ponza, invece, sostiene che la giovane donna si chiami Imma e che ogni giorno reciti per non turbare la povera vecchia: mia moglie – sua figlia, cioè Giulia – è morta da anni e lei n'è rimasta scossa tanto da non comprendere che quella che ora vede è – per me – la seconda moglie mentre – per lei – soltanto un'estranea. L'annebbia, insomma, la follia. Sarà vero?

Giovedì, 22 Dicembre 2016 00:00

Danza di relazioni

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Il Teatro Bolivar ha quest’anno una stagione composita, in cui convivono più anime, una stagione in cui si tenta di ritagliare spazi congrui a teatralità fra loro difformi. Ciò, se da un lato consente a qualcosa che altrimenti non avremmo visto in scena di incontrare alzate di sipario altrimenti probabilmente non collocabili, dall’altro trasmette però un’impressione informe su quali siano le linee ispiratrici di un siffatto cartellone.

Lunedì, 19 Dicembre 2016 00:00

La farsa ferace di Punta Corsara

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Nudo il palco, nuda la scena; a parlare, più d’ogni altro elemento, in Io mio moglie e il miracolo è la partitura drammaturgica: consistente e matura, ad essa corrisponde una messinscena pulita e funzionale, che esalta il tessuto linguistico ed i meccanismi che ne sottendono (e ne sostengono) l’ottimo funzionamento in un lavoro che piace e convince, confermando Punta Corsara come una realtà stabilizzatasi fra le più interessanti del panorama nostrale.

Venerdì, 16 Dicembre 2016 00:00

Ivanov o del nichilismo

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Ivanov è un Amleto?
L'Amleto di Shakespeare cammina a ciglie basse, come cercasse il padre nella polvere. Veste di nero, si muove senza costrutto da una stanza all'altra della fortezza e in lui “né l'uomo esteriore né l'interiore somigliano a ciò che era”. Qualcosa lo affligge. Amleto ha smesso di bere e di frequentare le taverne, non bada più alla musica, non tira più di scherma e dalla bocca gli escono solo paradossi, metafore illogiche, associazioni incomprensibili; Amleto legge tanto, Amleto legge troppo. Amleto osserva e annota su un taccuino e – qualche volta – scrive versi, poesie che sembrano aver perduto il loro senso: “Dubita che le stelle siano fuoco, dubita che si muova il sole, dubita che la verità menta non poco...”. Di Amleto gli altri dicono sia melanconico, notturno, ormai ammalato, dicono che vederlo è uno spettacolo penoso: dicono sia pazzo; di sé invece Amleto afferma: “Negli ultimi tempi ho smarrito la mia allegria, ho trascurato ogni mia abitudine di svago ed esercizio e – in verità – è così depresso il mio umore che questa fabbrica” – cioè la Terra tutta – “mi sembra un promontorio sterile e questo splendido firmamento sospeso,” – ossia il cielo intero – “a me sembra nient'altro che un'immonda congregazione di vapori”. Questo castello è una prigione, Elsinore è una prigione, la Danimarca è una prigione.

Giovedì, 15 Dicembre 2016 00:00

Svenimenti o dell'importanza degli attori

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Io, pagliaccio alla splendida ribalta,
affioro da una botola dischiusa.
È il baratro che guata fra le lampade,
avido ragno insaziabile.


(Aleksander Blok)

 

Svenimenti è innanzitutto un rito evocativo, una messa di richiamo, è una funzione commemorativa finalizzata a destare in palcoscenico i personaggi antichi e – con loro – lo spettro di chi li fece nascere. Così Elena Bucci avanza in proscenio, con indosso un abito nero che copre lo sgargiante vestito che le servirà per La domanda di matrimonio e recando in mano una mezza candela accesa: tizzone di cera, già smangiato dal tempo – smangiato dalle repliche di questo  spettacolo – la candela fa da luce pre-buio, oscurità dalla quale poi (ri)prenderanno vita – meglio: apparenza di vita – le creature dei vaudeville cechoviani.

Mercoledì, 14 Dicembre 2016 00:00

Semplicità e immediatezza

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Semplicità non vuol dire semplificazione, l’immediatezza non è sinonimo di scorciatoie comode per raggiungere una mèta nel più breve tempo possibile. Semplicità e immediatezza sono le prime parole che mi vengono in mente per raccontare del brutto anatroccolo di Tonio De Nitto, spettacolo compatto e consistente che appare in scena sotto forma di muto diario (nel senso che non fa uso di parole), in una domenica pomeriggio affollata di bambini e di non-più-bambini che li accompagnano, in quel dei Cantieri Teatrali Koreja di Lecce.

Martedì, 13 Dicembre 2016 00:00

Conoscersi per dirsi addio

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La partita a Trivial, il cartoccio di “alici calde calde”, un viaggio Roma-Lecce in auto; il film al cinema, questo letto e questo divano, le cuffiette per sentire la musica, così da isolarsi dagli altri e dal resto; i croccantini del cane, la felpa larga – indossata per restare a parlare tutta la notte – e i calzini rossi o il boxer a righe, i capelli che stai cominciando a perdere e che ti danno la misura del tempo che passa; un bacio evitato con imbarazzo, questo schifo di lavoro per cui sei costretta a startene sui pattini a distribuire volantini, il tempo impiegato a leggere l'unico libro che possiedi e le tasche vuote, perché oggi non hai i soldi neanche per un caffè o la benzina.

Martedì, 13 Dicembre 2016 00:00

La cortigiana in attesa

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Nuova produzione del Teatro i per Erodiàs di Giovanni Testori, secondo dei Tre Lai scritti agli inizi degli anni Novanta (essendo gli altri due Cleopatràs e Mater strangosciàs, usciti la prima volta per Longanesi nel 1994, un anno dopo la scomparsa dello scrittore).
Tre lai, tre lamenti che ricordano volutamente le composizioni medioevali, tre narrazioni autobiografiche che ruotano intorno ad altrettante dimensioni dell’amore. Non è escluso che Testori abbia voluto rifarsi alle cantiche dantesche, per il sentimento generale che sottende i monologhi.

Domenica, 11 Dicembre 2016 00:00

Mirandolina vintage

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Si prenda un classico del teatro, in questo caso Goldoni, si scelga la più classica delle sue commedie, in questo caso La locandiera, e si spennelli il tutto di un’atmosfera vintage, con vestitini a pois e sotto il ginocchio, sottovesti, scarpe bicolori, cappelli, biancheria maschile rigorosamente bianca.

Sabato, 10 Dicembre 2016 00:00

La luce calda del desiderio

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Fuori è un freddo di fine autunno, un freddo da tremare, da fermarsi al bar del teatro per mangiare cioccolata con le noci. I tappeti, i rivestimenti interni, il legno, l’oro, i piccoli palchi, tutto ci riporta al desiderato caldo. Il freddo l’abbiamo lasciato alle spalle, dietro i vetri dell'ingresso. Lo ritroviamo solo a sipario ormai aperto, quando Blanche DuBois, in un giorno estivo, scende dal tram ai Campi Elisi di New Orleans, in cerca di sua sorella Stella. La scena è in penombra, la voce di Blanche tremante.

Venerdì, 09 Dicembre 2016 00:00

In memoria di Danilo Dolci

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Danilo Dolci, un poeta, un missionario civile, un uomo puro. Danilo Dolci, l’uomo che digiunava davanti al mare ascoltando Bach, facendo propria la fame altrui, Danilo Dolci, che per “protestare” costruiva asili, fognature, dighe. Danilo Dolci che predicava (e praticava) la non violenza. Danilo Dolci, la sua storia troppo poco conosciuta, troppo spesso dimenticata, va in scena sul palco del Teatro Comunale di Ceglie Messapica in una domenica mattina di novembre.

Era appena cominciata la primavera quando Čechov, di ritorno a Mosca da Jalta, dovette mettersi a letto. Accadeva di rado. Normalmente, infatti, sopportava le indisposizioni non lasciandosi abbattere: metteva le pantofole, certo, e – nel caso capitasse d'inverno – stringeva al collo una sciarpa in più; s'accomodava così in poltrona o sulla sedia posta accanto alla finestra che dava al giardino. Leggeva, appuntava, scriveva; leggeva appuntava e scriveva: in questo modo lottava contro la malattia. Stavolta però la malattia sembrava avere la meglio: febbre alta, conati di vomito e sputi di sangue, dolori alla schiena e alle gambe – soprattutto alle gambe – e fastidi gastrici che gli impedivano di mangiare altro che non fosse della semola scaldata e passata in un colino, ormai diventata una poltiglia liquida. Visitato dal medico di fiducia, il dottor Taube – un medico che si fa visitare da un medico: sarebbe potuto essere un ottimo spunto per una pièce – dovette arrendersi al consiglio: andate per qualche settimana a Badenwailer; è una località perfetta per la cura dei malati di tisi. Vedrete che starete meglio.

Martedì, 06 Dicembre 2016 00:00

Epifanica visione

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Cinema Cielo di Danio Manfredini è spettacolo che riappare ora sulla scena ad oltre un decennio di distanza da quando vi apparve la prima volta. E, se si può dire che mantenga viva la sua possanza poetica, avviene però d’altro canto che – per la sua stessa essenza – Cinema Cielo perda buona parte della propria aderenza contestuale: se a suo tempo potevamo ben immaginare come plausibile la sala di un cinema a luci rosse in cui pulsa il microcosmo che Cinema Cielo racconta, oggi per oggettive congiunture storiche, quel contesto di riferimento (che di fatto esisteva e che di fatto non esiste più) lo possiamo al più percepire come trasfigurazione simbolica di un universo reietto.

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