“Un dio è l’uomo quando sogna, un mendicante quando riflette”

Friedrich Hölderlin

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Mercoledì, 29 Gennaio 2020 00:00

La vita attorno a un tavolo

Scritto da

Al centro della scena la tavola, non quella del palcoscenico, dell’assito ligneo, ma proprio la tavola, il desco. Coperta da una tovaglia plastificata a quadretti bianchi e rossi, come quelle delle trattorie classiche, vi è questa lunga mensa, tanto lunga da permettere a trenta persone circa di sedersi attorno ad essa. Ma non siamo in trattoria, siamo al TAN − Teatro Area Nord a Piscinola e non siamo sul palcoscenico. Siamo nello spazio deputato alla biglietteria, al foyer, trasformato nella cucina della campagna di Valsamoggia, in provincia di Bologna dove nasce e vive il Teatro delle Ariette, in mezzo ai campi.

Giovedì, 23 Gennaio 2020 00:00

Non c’è onore nel digiuno

Scritto da

Torna l’affiatatissima coppia Lo Cascio/Rubini. Nato sul set di Mio cognato (anno di grazia, 2003, del “compianto” Piva, regista però, forse, da poco risorto), questo sodalizio artistico, che ci ha già regalato, un paio d’anni fa, la bella trasposizione teatrale del classico dostoevskiano, Delitto e castigo (di cui quest’altra opera rivela l’influsso, quantomeno nella scenografia, in cui ritroviamo almeno un oggetto di scena: la piccola scrivania dove Rodia Lo Cascio Raskolnikov riversava il suo flusso di coscienza), torna ora ad affondare i canini  in un altro poderoso tomo da mettere in scena: il Dracula, di Bram Stoker.

Ogni volta che Roberto Latini sale su un palcoscenico, piccolo o grande che sia, è un evento. Autore capace di spogliare la scena, di spogliarsi di tutto e allo stesso tempo riempire di senso e di emozione ogni istante, ha deciso di leggere i versi di La delicatezza del poco e del niente. Non è la prima volta che Latini affronta un testo in versi: d’altronde, ben si sposa la forza con cui l’autore romano piega le parole alle sue volontà interne con lo sforzo che il poeta fa per piegare la grammatica ai suoi versi.

Se c’è una riflessione generica da fare intorno al focus della Triennale di Milano, dedicato alle regie di Alessandro Serra nello scorso dicembre, e che ha visto nuovamente lo spettacolo Macbettu, seguito da Il giardino dei ciliegi, è che entrambi gli allestimenti  sono ormai percepiti di ampio respiro internazionale, dotati di un’intrinseca istanza, vale a dire quella in cui ricerca e riproducibilità di un classico universale convergono in modo virtuoso.

“Io è un altro”
(Arthur Rimbaud)



Che cos’è l’autofinzione? Lo spiega molto bene Sergio Blanco, drammaturgo e regista franco-uruguagio nel primo capitolo del suo saggio intitolato appunto Autofinzione. L’ingegneria dell’io (Cue Press, 2019): neologismo coniato nel 1977 da Serge Doubrovsky, il termine designa un genere letterario che associa e fonde elementi autobiografici con elementi finzionali. Non che tale pratica non esistesse già – e per spiegarlo Sergio Blanco passa in rassegna esempi significativi che vanno da Paolo di Tarso a Sant’Agostino e Santa Teresa d’Avila, da Montaigne a Rousseau e Stendhal, per arrivare fino a Rimbaud e Nietzsche, prima di inoltrarsi nei meandri del Novecento con le ricadute speculative della psicologia freudiana e del pensiero filosofico – ma è a Doubrovsky che se ne fa risalire la codifica in forma di genere.

Venerdì, 17 Gennaio 2020 00:00

Filippo Dini e la divisibilità dell’uno

Scritto da

Ci sono introduzioni sonore all’opera che realmente introducono, nel senso che conducono dentro, dentro alla situazione, dentro all’atmosfera, dentro alla scena. Arturo Annecchino ci conduce dentro, sdraiati a terra, sull’arida terra estiva di campagna, al chiar di luna, ad ascoltare le cicale cantare, con il latrare dei cani che, in lontananza, avvisano di arrivi inaspettati; quando il sipario si apre la scena pensata da Laura Benzi ci rivela subito la cogenza dell’introduzione, siamo proprio in campagna, davanti ad una villa della campagna emiliana (nome d’invenzione Fasolara), a far ombra, nel buio pesto della notte, ci pensa la luna.

Lunedì, 20 Gennaio 2020 00:00

Nei meandri oscuri e illusori della mente

Scritto da

Intorno al 1290 circa Rodolfo il Glabro, da non confondere con l’omonimo autore delle Cronache dell’anno Mille, pubblicò un interessante e curioso libro titolato Historia de Nemine. In quest’opera l’autore racconta la storia di Nemo, ossia Nessuno, personaggio a cui era possibile ciò che agli altri era negato. Rodolfo infatti con un semplice gioco di parole e dando nuovo senso ad alcuni versetti biblici quali Nemo propheta in patria o Nemo deum vidit, rendeva il suo protagonista capace di ciò che era ritenuto impossibile.

Antigone, ultima fatica registica di Massimiliano Civica, si presenta al pubblico come l’antico dio Proteo così come appare a Menelao nell’Odissea: un insidioso coacervo di immagini che solo se tenuto ben saldo a terra, e dopo aver resistito a tutte le  trasformazioni e metamorfosi, dirà la verità. Apparentemente semplice nel suo manifestarsi eppure piena di molte possibili chiavi di lettura.

Giovedì, 19 Dicembre 2019 00:00

Albino e Plautilla in una serata buia e tempestosa

Scritto da

Già la locandina, con uno Stanlio malizioso en travesti d’epoca e un Ollio homo burbero, pronto a farsi beffeggiare, fa intuire una serata deliziosa e maliziosa, di quella malizia libertina possibile nel Settecento, fatta di travestimenti e innocenti raggiri messi in atto per conquistare l’amata o l’amato, per abbindolare il marito geloso e il padrone sciocco o per conquistare quello ricco, secondo i canoni dell'antica commedia all’italiana dal plot ingenuo e dall’happy ending.

Giovedì, 19 Dicembre 2019 00:00

Συμπάθεια by the Devil

Scritto da

La resa in scena a firma di Andrea Baracco del samizdat capolavoro di Bulgakov è magistrale in quanto riesce nell’impervia impresa di trasfeire in toto il realismo magico dell’opera originale, nel teatro, che è arte del reale, realtà vivente e vivida, materia che respira insieme a noi, a pochi passi, tutto il realismo magico dell’opera madre. Come Berlioz subirà, inerme, il fascino da stupor mundi del misterioso Messere, Woland, fino a perderci, letteralmente, la testa, così a noi non rimarrà che rimettere gli occhi nelle orbite per riaverci della grandeur di uno spettacolo che non fa sconti, e da cui nessuno rimanere scontento.

Mercoledì, 11 Dicembre 2019 00:00

Il vuoto, soprattutto

Scritto da

Il palcoscenico è ingombro di oggetti, ne risulta un arredamento soffocante. Sulla parete di fondo, sulla destra, vi è un calciobalilla a cui Marcello sta giocando da solo, un po’ nervosamente mentre il pubblico sta ancora prendendo posto il platea. Più avanti c’è una chaise longue e un piccolo tavolino su cui vi è una scacchiera. Sulla sinistra, al limite del proscenio, un tavolo alto con due alte sedie, mentre poco più indietro troneggia un bel frigorifero di marca Smeg, nero lucente.

Giovedì, 12 Dicembre 2019 00:00

Galeotto fu il benessere e colui che lo porse

Scritto da

I grandi maestri del racconto breve sono pochi, e recenti. Se uno è Carver, l’altro, probabilmente, è Dürrenmatt. Dürrenmatt, infatti, lo si ricorda per alcuni dei più perfetti, ben ingegnati, racconti brevi che ci sia dato leggere, fra i quali meritano di essere citati, perlomeno, il rashomoniano Il lamento della Pizia e Il Minotauro.

Pagina 3 di 93

Sostieni


Facebook