"Pupi siamo, caro signor Fifì! Lo spirito divino entra in noi e si fa pupo. Pupo io, pupo lei, pupi tutti".

Luigi Pirandello

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Mercoledì, 18 Gennaio 2017 00:00

La notte del 10 (meno)

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Un tempo, quando al San Carlo si andava ad ascoltare l’opera, c’erano i melomani. Appassionati di lirica, pronti ad osannare i pezzi di bravura e stroncare ferocemente le stecche. Cattivissimi con gli spettacoli sbagliati, erano autorizzati a fischiare e contestare platealmente gli errori di regia e interpreti.

Martedì, 17 Gennaio 2017 00:00

L'Attore

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“Io non sono Amleto”. Prime parole, asserto per contrasto di una destrutturazione: Amleto e non più Amleto. Partendo da Shakespeare, passando per Heiner Müller, arrivando al proprio non-Amleto, all’Amleto di Fortebraccio, la “macchina-Amleto” di Müller si trasforma nella “macchina-Amleto” di Roberto Latini, che ne plasma magmaticamente la materia, flettendola alla propria voce, ad una partitura sonora in penombra.

Domenica, 15 Gennaio 2017 00:00

Peperoni pirandelliani

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Insomma, lo volete fare anche voi, sì o no, questo
esperimento con me, una buona volta? Dico, di
penetrare lo scherzo spaventoso che sta sotto alla
pacifica naturalezza delle relazioni quotidiane, di
quelle che vi paiono le più consuete e normali, e
sotto la quieta apparenza della così detta realtà
delle cose.
(Luigi Pirandello, Uno nessuno e centomila)

 

Col naso che pende a destra
“Che fai?” chiede la moglie a Vitangelo Moscarda; “Niente, mi guardo qua, dentro il naso, in questa radice” –  risponde lui – “Premendo avverto un certo dolorino”. La moglie sorride poi passa oltre dicendo: “Credevo ti guardassi da che parte ti pende”. “Mi pende? A me? Il naso?”.

Venerdì, 13 Gennaio 2017 00:00

Caro Oliverio...

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In Calabria la definizione della Legge Regionale sul Teatro sembra vittima d'una stasi improvvisa e immotivata: dopo una prima fase elaborativa − frutto del lavoro compartecipato tra Istituzioni e realtà artistiche che operano sul territorio − la definizione concreta della stessa sembra infatti vittima di un improvviso silenzio amministrativo, di un'improvvisa incapacità del Presidente della Giunta Regionale all'ascolto e all'azione conseguente. La Calabria paga questo silenzio e questa inattività istituzionale: la paga da anni, la paga da decenni (basterebbe ricordare che si tratta di una Regione nella quale il Ministero non ha riconosciuto la presenza di alcun Teatro Nazionale, di alcun TRIC e di alcun Centro di Produzione). Un lavoro di ideazione, di messa a punto d'urgenze e problematiche e di possibili soluzioni è stato compiuto; questo lavoro merita adesso ulteriore messa in discussione e concreta coniugazione normativa. Per il bene del teatro, per il bene della Calabria.
Il Pickwick ha ricevuto ieri e pubblica oggi il documento redatto in merito dall'Assemblea Permanente del Teatro Calabrese. Ritiene questa pubblicazione un doveroso segno d'attenzione.

Giovedì, 12 Gennaio 2017 00:00

Il fascino perverso dell'onestà

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Correva l’anno 1917 quando fu scritto e rappresentato per la prima volta Il piacere dell’onestà.La versione proposta da Antonio Calenda è la stessa di cento anni fa, anche se i tre atti sono condensati di un due, di lunghezza disuguale, scanditi da cambi di luce e dal risuonare di languide note di tango contemporaneo. Le tematiche sono quelle canoniche dell’autore: il decoro vuoto, già allora, della società borghese, regolamentata dalle ipocrisie e dalle forme convenzionali; la differenza tra l’essere e l’apparire; tra la maschera e ciò che si è veramente; il contrasto tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere; la maternità come valore e condizione assoluta della donna, che fagocita qualsiasi altro ruolo o aspettativa della donna.

Sabato, 07 Gennaio 2017 00:00

Sul "Miseria e nobiltà" di Cirillo

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Del Miseria e nobiltà di Cirillo è stato detto già molto, in apparenza quasi tutto: dal recupero filologico della drammaturgia tardo-ottocentesca alla voluta dimenticanza del film del '54 firmato da Mattioli; dalla centralità assunta dal cibo – in termini elencatori e scenografici – alla disposizione etico/politico/sociale di Scarpetta nei confronti dei poveri e della povertà: sono stati già citati i “lu” (“lu ventaglio”, “lu sapunaro”, “lu ciuccio”) pronunciati dagli attori; è stato già citato il Benedetto Croce del 1937 e il paradosso costituito in concreto dalla miseria (non dovrebbe esistere ma, se non esistesse, molti di noi non avrebbero diritto all'esistenza); sono già stati citati da un lato certi strepiti da sceneggiata e, dall'altro, le questioni biografiche evocate da una trama che prevede il recupero della genitorialità, così rimandando al vincolo di paternità (taciuta, negata) tra Scarpetta e i De Filippo. Si è già detto della complessiva bravura degli interpreti, della necessità di preservare la tradizione innovandola, della policromia di arredi e costumi, di quanto sia stato suggestivo che lo spettacolo sia andato in scena nel teatro che fu sede/casa/palco della Scarpettiana voluta da Eduardo. E dunque: cosa aggiungere a un discorso già così ampio?
Inutile narrare la trama – nota da un secolo e propria dell'immaginario di tutti noi – provo a mettere giù qualche nota sperando così d'integrare l'analisi che si è svolta negli ultimi venti giorni.

Mercoledì, 04 Gennaio 2017 00:00

Affresco panoramico di una generazione

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Stasera sono in vena è un affresco panoramico su un segmento generazionale, è il racconto – leggero nel tono ma dolente nel suo senso più intimo e profondo – di quello che accadeva nella provincia italiana mentre gli anni Ottanta sfumavano in dissolvenza, mentre si imparavano parole di un lessico nuovo come glasnost e perestrojka perché il mondo stava cambiando e si ascoltavano canzoni quasi già vecchie come Roadhouse Blues dei Doors, perché il mondo cambiava, sì, ma non dappertutto e non dappertutto allo stesso ritmo.

Sabato, 31 Dicembre 2016 00:00

Triplicità pirandelliana

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Il Magma Teatro è una grotta a un passo dal mare, uno spazio ricavato tra le rocce nere che spuntano fra la sabbia sul litorale di Torre del Greco e parte di quella roccia – nera come il magma che solidifica – ancora insiste permanendo in un lato di quel palco che Libero e Donatella hanno realizzato lì, a un passo dal mare; una piccola sala, accogliente, che si apre per diventare spazio di visioni teatrali alla sua prima stagione.

Venerdì, 30 Dicembre 2016 00:00

Pupi della vita, paladini della morte

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Come ombre si muovono i membri della famiglia Macaluso, misteri buffi su un palcoscenico quasi buio. Vestiti a lutto marciano esagitati verso la platea segnando sulla scena molte direzioni possibili; croce in mano, affilata e lucente come spada paladina, sono un triangolo compatto con il vertice e la base. Spezzando per qualche attimo il ritmo soldatesco cedono sfiniti, a uno a uno, avvicendandosi quasi fossero lampi di una interminabile tempesta; ma repentinamente chi crolla viene salvato da un suo vicino. La precarietà del passo li fa cadere ma, ostinata, la passione li rialza.

Martedì, 27 Dicembre 2016 00:00

La magia eterna del Natale e della parola

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Festoni e luminarie natalizie decorano l’ingresso e le sale de Il Pozzo e il Pendolo. Nell’aria echeggiano discrete e festose le note di Christmas Carols e un lungo tavolo ospita dolci natalizi, mandaranci, noci, bricchi di cioccolata calda e vin brulé, predisponendo benignamente lo spettatore al godimento di una antica favola che parla di un vecchio avaro, ma forse in realtà di ciascuno di noi, se riflettiamo sulla metanoia del protagonista e sul fatto che ciascuno può riscoprire la vertigine di riavvicinarsi alla sorgente della propria essenza, a ciò che si era, sepolto magari sotto gli strati di ciò che le circostanze della vita hanno condotto a diventare.

Lunedì, 26 Dicembre 2016 00:00

La signora Frola, il signor Ponza e il coro

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La signora Frola sostiene che la giovane donna che si affaccia ogni giorno dal ballatoio, calandole nel paniere un biglietto recante i fatti del giorno, si chiami Giulia e che si tratti di sua figlia. Sarà vero?
Il signor Ponza, invece, sostiene che la giovane donna si chiami Imma e che ogni giorno reciti per non turbare la povera vecchia: mia moglie – sua figlia, cioè Giulia – è morta da anni e lei n'è rimasta scossa tanto da non comprendere che quella che ora vede è – per me – la seconda moglie mentre – per lei – soltanto un'estranea. L'annebbia, insomma, la follia. Sarà vero?

Giovedì, 22 Dicembre 2016 00:00

Danza di relazioni

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Il Teatro Bolivar ha quest’anno una stagione composita, in cui convivono più anime, una stagione in cui si tenta di ritagliare spazi congrui a teatralità fra loro difformi. Ciò, se da un lato consente a qualcosa che altrimenti non avremmo visto in scena di incontrare alzate di sipario altrimenti probabilmente non collocabili, dall’altro trasmette però un’impressione informe su quali siano le linee ispiratrici di un siffatto cartellone.

Lunedì, 19 Dicembre 2016 00:00

La farsa ferace di Punta Corsara

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Nudo il palco, nuda la scena; a parlare, più d’ogni altro elemento, in Io mio moglie e il miracolo è la partitura drammaturgica: consistente e matura, ad essa corrisponde una messinscena pulita e funzionale, che esalta il tessuto linguistico ed i meccanismi che ne sottendono (e ne sostengono) l’ottimo funzionamento in un lavoro che piace e convince, confermando Punta Corsara come una realtà stabilizzatasi fra le più interessanti del panorama nostrale.

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