“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

La domanda che s’insinua è: le imprese che operano in contesti periferici sono davvero valutate allo stesso modo di chi opera al Centro Nord?

  

Bottega degli Apocrifi, Compagnia del Sole e Factory compagnia transadriatica sono tre compagnie teatrali pugliesi che operano rispettivamente a Manfredonia (Foggia), Bari e Lecce. Caratterizzate da una vocazione artistica specifica e da modelli gestionali differenti, condividono la riconoscibilità della loro qualità artistica sul territorio nazionale, così come condividono la partecipazione attiva al Coordinamento nazionale C.Re.S.Co. di cui sposano ideali e valori fondanti; condividono, infine, per il secondo triennio consecutivo, l’esclusione dal finanziamento ministeriale che, nonostante due ricorsi, ha già penalizzato le tre imprese negli anni 2015-2017.

Venerdì, 27 Luglio 2018 00:00

Un Paese che (non) vuole cambiare?

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C.Re.S.Co. riflette sulla fotografia del Paese dopo le valutazioni Qualitative della Commissione Prosa
Lettera aperta al Ministro Alberto Bonisoli 

 

Gentile Ministro,

Nell’analizzare il nuovo assetto disegnato dalle valutazioni qualitative della Commissione Prosa – relativamente alle istanze presentate a valere sul DM 27/07/17 – C.Re.S.Co – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea, parte da un dato concreto, relativo alle imprese di produzione di Teatro di Innovazione – Sperimentazione (art. 13 comma 3): a fronte di 71 istanze presentate risultano ammesse solo 5 imprese non già finanziate nel triennio 2015-2017, ovvero circa il 7% del totale, di cui una sola del Sud.

A venticinque anni dalla sua morte, Loredana Putignani ricorda con un duplice omaggio – un laboratorio e uno spettacolo – il grande Antonio Neiwiller, autore di una ricca e variegata ricerca e sperimentazione teatrale, svolta durante quel ventennio '70-'90 così importante in quanto segna un passaggio epocale di cui noi oggi, volenti o meno, siamo figli. Un artista ancora inesplorato in fondo, nonostante importanti riconoscimenti, come del resto tutta la storia di quella stagione dell'avanguardia teatrale; esperienze che rappresentano invece un tesoro storico fondamentale per trovare, ritrovare o inventare linguaggi e coordinate per un'epoca caratterizzata proprio dalla mancanza di coordinate forti e punti di riferimento stabili, sempre più abbandanata alla sola logica del mercato, anche nella produzione artistica.

Lunedì, 16 Luglio 2018 00:00

La forza tragica e misteriosa di “mamma Africa”

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Orestea africana (Deg Nga Wolof), rappresentata al Teatro Romano di Volterra lo scorso 9 luglio, è uno spettacolo di grande suggestione. Si tratta di una rilettura dell’Orestea di Eschilo in chiave africana, connotata da musica, canti e balli, messa in scena dal regista Andrea Mancini insieme a un gruppo di richiedenti asilo provenienti da vari Paesi dell’Africa subsahariana e presenti a Collegalli, nel comune di Montaione, in provincia di Firenze.

Venerdì, 13 Luglio 2018 00:00

Tonino Taiuti, ad esempio

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Tutte queste sono bugie, lo vedo bene.
(Samuel Beckett, Novelle)

 Dada è la festa pirotecnica, prima del
silenzio e del buio.
(Antonio Neiwiller, da un'intervista)

 
Il vecchio attore sul palcoscenico riscatta
l'uomo che sta invecchiando nella platea.
(Georges Banu, Memorie del teatro)

 

 

Igor Esposito scrive un testo nel quale il protagonista – unico attore sulla scena di queste pagine – fa memoria di sé e lo fa inventando la propria stessa memoria, montando in sequenza stralci letterari e lacerti di manifesti artistici, attribuendosi frasi pronunciate da qualcun altro, fissandosi in fotografie alla quali non è mai appartenuto, diventando soggetto di film in cui non è mai apparso, convocando persone alle quali non ha mai stretto la mano. Quest'uomo – questo detrito, avanzo di un nulla altrimenti assoluto – non ha infatti né luogo sicuro né data di nascita verificabili (in “certi giorni” è nato a New York, nel 1928; in altri a Parigi, nel 1900, o a Zurigo, “sgravato nella stessa strada del Cabaret Voltaire”); inoltre non ne conosciamo il nome, non sappiamo che infanzia abbia avuto, non ci dice la professione e la condizione sociale dei genitori, a quale scuola sia andato, dove sia cresciuto, quali studi abbia fatto e – per quanto si attribuisca dei quadri, pitture in grado di sconvolgere chi ne vede la composizione al momento – a noi non è dato constatare l'esistenza di una tela, la rimanenza di una macchia, neanche il frammento di una cornice che ne conteneva un dipinto.

Martedì, 10 Luglio 2018 00:00

Danza su parole

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Un palazzo di ferro e di vetro occupa quasi l’intero palco. La grande novità architettonica del secolo scorso: palazzi di ferro e vetro, come serre che custodiscono giardini, come gabbie per uccelli, palazzi che ingabbiano esseri umani. Ma belli, tanto belli da diventare uno dei simboli della Belle Epoque. Età dello splendore, dell’energia produttiva, del lavoro e del divertimento, età della giovinezza.

Domenica, 08 Luglio 2018 00:00

Clowneria e senilità: l’arte di essere se stessi

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“E la vita è così forte
che attraversa i muri per farsi vedere
la vita è così vera
che sembra impossibile doverla lasciare
la vita è così grande
che quando sarai sul punto di morire,
pianterai un ulivo,
convinto ancora di vederlo fiorire”
(Sogna, ragazzo sogna, Roberto Vecchioni)

 
 

Siamo in una casa di riposo per anziani in un clima surreale di follia e lucidità dove inaspettatamente e del tutto contrariamente al pensiero comune, gli anziani sono vivi e appassionanti più che mai, giocano con se stessi e con la morte, mettendo in scena ogni giorno rituali e novità attraverso l’arte magistrale del clown. Il clown qui inteso e intrepretato come la figura più reale e più vicina al mondo della senilità.

Venerdì, 06 Luglio 2018 00:00

Shakespeare, Donnellan e il vuoto

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Lui dice che non se ne può più, che adesso basta, che è giunta l'ora di fare pulizia e chiarezza: dice che bisogna smetterla con questi spettacoli che piazzano sul palco “l'Asia da una parte e l'Africa dall'altra” costringendo l'attore “a dire sempre dove si trova: altrimenti non si riesce a seguire la vicenda”.

Lunedì, 02 Luglio 2018 00:00

Partita con Dio

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Come una palla da tennis che percorra l’aria a grande velocità verso di noi, gli eventi della vita spesso, senza neanche darci il tempo di rendercene conto, ci chiedono una risposta, la giusta reazione per rispedire la palla dall’altra parte della rete. Mettere il corpo, la mente, lo spirito nella giusta posizione ed essere provvisti dell’energia adeguata per poter rispondere nel modo migliore è indispensabile. Ma abbiamo nel nostro equipaggiamento tutto quello che serve per affrontare questi siluri improvvisi? E se chi tira verso di noi quei colpi forti come missili fosse un onnipotente dio, servirebbe davvero provare a reagire?

Giovedì, 28 Giugno 2018 00:00

Dagli appunti di Eugenio Barba

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C'è una rivolta invisibile, apparentemente indolore, ma disseminata in ogni ora di lavoro, ed è questa che nutre la “tecnica”.
La disciplina artistica è la via del rifiuto. La tecnica teatrale, l'atteggiamento che essa presuppone, è un esercizio continuo della rivolta, innanzitutto contro di sé, contro le proprie idee, i propri programmi, contro l'agiatezza della propria intelligenza, del proprio sapere, della propria sensibilità. È la pratica di un disorientamento volontario e lucido alla scoperta di nuovi punti di orientamento.

Martedì, 26 Giugno 2018 00:00

Una surreale distopia

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Una drammaturgia contemporanea e distopica, una regia precisa, una recitazione di buon livello qualitativo: gli ingredienti base di questa Trilogia dell’indignazione – spettacolo andato in scena in data secca al Napoli Teatro Festival nell’ambito della sezione Osservatorio – si combinano per dar vita a una messinscena ben congegnata e funzionante.

Sabato, 23 Giugno 2018 00:00

Recitare, fino alla fine

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La mano destra che trema, prima di essere nascosta nella tasca del pantalone; questa fila di perle, che mi decora il collo; il trucco pesante, da portare sul viso un'altra volta. E i muscoli ormai stanchi, quasi sfibrati, e l'incertezza di un passo, il ritardo in un gesto, una frase – non detta chiaramente – tra mille frasi che invece arrivano fino all'ultima fila. E i solchi che partono dal naso e arrivano all'esterno delle guance, le crepe ai lati della bocca, il ventre e il petto ammorbiditi dall'età, la trama violacea delle vene gonfiatasi sul dorso delle mani, le linee che il tempo ha impresso sulla fronte, la bianchezza ramata della pelle, la fragilità delle ossa e queste scarpe, che la secchezza delle mie gambe fa sembrare troppo pesanti: simili a due incudini, come due blocchi di cemento. E la prima battuta: “Quanti credi che siano stasera?”.
Recitare, per l'ennesima replica.

Chi è Thierry Collet e quali indizi sullo spettacolo si possono ricavare dal titolo: Dans la peau d'un magicien. Promessa? Realtà svelata? Illusione costretta a mostrarsi?
Un'aura di afoso mistero si respira, nell'attesa, nel foyer di Galleria Toledo, e dietro i ventagli sfarfallanti una domanda aleggia sospesa come un cappello magico: trattasi di spettacolo di magia o di prova d'attore?

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