“Duro? No. Sono fragile invece, mi creda. Ed è la certezza della mia fragilità che mi porta a sottrarmi ai legami. Se mi abbandono, se mi lascio catturare, sono perduto”

José Saramago

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Giovedì, 19 Dicembre 2019 00:00

Albino e Plautilla in una serata buia e tempestosa

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Già la locandina, con uno Stanlio malizioso en travesti d’epoca e un Ollio homo burbero, pronto a farsi beffeggiare, fa intuire una serata deliziosa e maliziosa, di quella malizia libertina possibile nel Settecento, fatta di travestimenti e innocenti raggiri messi in atto per conquistare l’amata o l’amato, per abbindolare il marito geloso e il padrone sciocco o per conquistare quello ricco, secondo i canoni dell'antica commedia all’italiana dal plot ingenuo e dall’happy ending.

Giovedì, 19 Dicembre 2019 00:00

Συμπάθεια by the Devil

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La resa in scena a firma di Andrea Baracco del samizdat capolavoro di Bulgakov è magistrale in quanto riesce nell’impervia impresa di trasfeire in toto il realismo magico dell’opera originale, nel teatro, che è arte del reale, realtà vivente e vivida, materia che respira insieme a noi, a pochi passi, tutto il realismo magico dell’opera madre. Come Berlioz subirà, inerme, il fascino da stupor mundi del misterioso Messere, Woland, fino a perderci, letteralmente, la testa, così a noi non rimarrà che rimettere gli occhi nelle orbite per riaverci della grandeur di uno spettacolo che non fa sconti, e da cui nessuno rimanere scontento.

Mercoledì, 11 Dicembre 2019 00:00

Il vuoto, soprattutto

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Il palcoscenico è ingombro di oggetti, ne risulta un arredamento soffocante. Sulla parete di fondo, sulla destra, vi è un calciobalilla a cui Marcello sta giocando da solo, un po’ nervosamente mentre il pubblico sta ancora prendendo posto il platea. Più avanti c’è una chaise longue e un piccolo tavolino su cui vi è una scacchiera. Sulla sinistra, al limite del proscenio, un tavolo alto con due alte sedie, mentre poco più indietro troneggia un bel frigorifero di marca Smeg, nero lucente.

Giovedì, 12 Dicembre 2019 00:00

Galeotto fu il benessere e colui che lo porse

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I grandi maestri del racconto breve sono pochi, e recenti. Se uno è Carver, l’altro, probabilmente, è Dürrenmatt. Dürrenmatt, infatti, lo si ricorda per alcuni dei più perfetti, ben ingegnati, racconti brevi che ci sia dato leggere, fra i quali meritano di essere citati, perlomeno, il rashomoniano Il lamento della Pizia e Il Minotauro.

Venerdì, 06 Dicembre 2019 00:00

Dove le parole cominciano

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“È lo spettacolo più bello del mondo, mamma, il più bello il più bello”. Una bambina saltella nel foyer dopo i settantacinque minuti di danza e racconto de La mia vita d’artista.  “Allora anch’io posso fare tante cose” aggiunge emozionata, articolando le parole in modo un po’ stentato. Carla Fracci le passa accanto, come una piccola nuvola bianca, e le sorride uscendo dal teatro defilata, senza preoccuparsi di esser riconosciuta.

Giovedì, 05 Dicembre 2019 00:00

L’emozione delle cose ancora possibili

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L’ultimo spettacolo del Teatro Valdoca è un “rito sonoro” di Mariangela Gualtieri, dal titolo Nostalgia delle cose impossibili. Si tratta, di fatto, di una rappresentazione poetica, di un dono lirico allo spettatore. La Gualtieri è sola sul palco di una Sala Assoli gremita e in ossequioso silenzio. È vestita d’intrecci di bianco e turchese. Con quel suo viso dolce e l’espressione timida sembra una fata e incanta delicatamente la platea. Un immobile, soave, effondersi di magia nello spazio sospeso. Braccia conserte, occasionale, lieve dondolio.
Il minimo indispensabile per un’esibizione che diviene sensazione di totalità interiore e percettiva.

Il Saul di Giovanni Ortoleva ci mette a confronto con un conflitto. Non uno combattuto sui campi di battaglia, per quanto sullo sfondo narrativo questi compaiano in lontananza. Quella che si combatte è una guerra tra generazioni, sola “igiene del mondo”. Il vecchio re Saul, benedetto da Dio fino a diventare primo re di Israele, prima si infatua del giovane David, suonatore di cetra, poi geloso del suo successo contro Golia, diventa il suo più acerrimo nemico.

Venerdì, 29 Novembre 2019 00:00

“Skianto”: urlo muto sottopelle

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Il sipario si solleva, come velo di Maya, e disvela l’infanzia perduta di un bambino interiore cui non è dato crescere. Cui non è dato perdersi. Il protagonista, calzettoni giallo fluo, pigiama di Mazinga, imbracato ai lombi, volteggia, come un acrobata sospeso, o meglio, burattino, bimbo costretto a una sindrome di Peter Pan, nonostante i suoi un metro e ottanta e passa.
Questo incipit trapezista occorre per introdurre allo spirito di leggerezza (qualche volta naïf, qualche volta sguaiato, qualche volta patetico, ma sempre efficace) che è proprio di tutto lo spettacolo. Nonostante il tema affrontato. O forse proprio per questo.

Sono trascorsi diversi giorni da quando La valle dell’Eden, adattamento teatrale di John Steinbeck per la regia di Antonio Latella, ha debuttato il 6 novembre al Teatro Arena del Sole, che lo produce e ora, mentre ne scrivo, è già in tournée. Molto atteso dal pubblico bolognese, lo spettacolo è stato preceduto da un anno di appuntamenti con la lettura a puntate del romanzo dello scrittore americano − titolo originale East of Eden − da cui la drammaturga Linda Dalisi, insieme al regista, hanno tratto la materia scritta di quello che è risultato un “kolossal” teatrale.

Giovedì, 28 Novembre 2019 00:00

Ricordi di uno spettacolo già morto

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Che cosa è rimasto dunque di quelle
invenzioni, di quel brulichìo di trovate
e di trucchi?

(Angelo Maria Ripellino)

Qualcosa ricordo di quello spettacolo,
che subito scomparve
(Roberto De Monticelli)

Peccato... forse avrei potuto amarlo!
(Pier Maria Rosso di San Secondo)



Domenica, 24 Novembre 2019 00:00

La guerra è uno scambio... alla pari?

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“Se sulla guerra vuol campar
Qualche cosa gli dovrà dar”
.


 
Che cosa chiede la guerra in cambio? Sacrificio, disciplina, uomini. Vittime. Coraggio.
E Madre Courage ne ha da vendere, di coraggio e di sacrificio. Ed è una vittima, una sopravvissuta.
È lei a prendere la parola per prima sul placo, lei al centro del palco, affiancata da quelle che man mano si scopriranno essere le altre figure della rappresentazione. Lo sguardo compie una carrellata veloce, incuriosita da quelle figure di spalle su un fondo che appare nero, ma si sofferma su quella centrale, che spicca per il colore rosso della pelliccia.

Lo scorso 16 novembre ha debuttato alla Lavanderia a Vapore di Collegno Pastorale di Daniele Ninarello presentato in forma di studio nella recente scorsa edizione della NID Platform di Reggio Emilia.
È possibile descrivere quest'ultima creazione di Ninarello solo per approssimazione. Potremmo partire da un’immagine. Pensiamo alla superficie di un piccolo stagno in un uggioso giorno d’autunno. Una prima goccia increspa la superficie, le onde piccine perfettamente rotonde e concentriche si allontanano fino a scemare. Alla prima se ne aggiungono altre.

È sempre un piacere ritrovare sul palco Battiston, oltre che sul grande schermo (che, in realtà, non fa che penalizzarlo), che sia Danton per Martone o Churchill per Rota. Scritto a quattro mani col regista, Michele De Vita Conti, stavolta sceglie di mettere le sue carni a disposizione di un’altra incarnazione, complice la suggestione d’un physique du rôle ma, più probabilmente, un’affinità elettiva e caratteriale verso un artista stabordante e incontenibile: quell’Orson Welles la cui impronta ha lasciato un segno indelebile in tutte le arti con cui ha intrecciato il suo cammino.

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