“se ne restò a guardare, che stupido, Dio mio, che stupido”

Nicola Pugliese

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

“È questo il gesto fondamentale di conquista del reale: dichiarare che l’impossibile esiste”
(Alla ricerca del reale perduto, Alain Badiou)


“Senza il nuovo, quanto può durare una cultura? Cosa succede se i giovani non sono più in grado di suscitare stupore?”

 (Realismo capitalista, Mark Fischer)


“L’esaurimento del futuro ci lascia anche senza passato: quando la tradizione smette di essere contestata o modificata, smette di avere senso. Una cultura che si limita a preservare se stessa non è una cultura”
(Realismo capitalista, Mark Fisher)


“Chi si aspetta sempre qualcosa di nuovo, di eccitante, perde di vista ciò che è già lì”

(La scomparsa dei riti, Byung-Chul Han)

 

 

Nel mondo dell’industria culturale qual è il prodotto più ricercato, il top di gamma? A giudicare dalla quantità di bandi, concorsi, residenze, progetti dedicati agli Under 35 si direbbe che i giovani siano la punta di diamante. Ma l’apparenza inganna.

“Per l’essenziale, i Beni culturali plasmeranno in serie gli individui che formano il bacino di clienti e di sostenitori necessari al capitale”
(La mediocrazia, Alain Denault)


“Bisogna accettare, come fosse una legge della ragione, che il reale esiga in ogni circostanza una sottomissione piuttosto che un’invenzione?”
(Alla ricerca del reale perduto, Alain Badiou)


“La pura frenesia non crea nulla di nuovo, ma ripropone e accelera ciò che è già disponibile”
(La società della stanchezza, Byung-Chul Han)

 

Nel nuovo e incalzante mondo dell’impresa in cui le arti performative si apprestano a fare il proprio ingresso è lecito farsi una domanda preventiva: di quale capitale dispone la neonascente industria di cultura? Prima di tutto di quello derivato dal sostegno dello Stato attraverso tutte le sue istituzioni (Ministero della Cultura, Regioni, Comuni, Circoscrizioni, Municipalità); in secondo luogo le Fondazioni Bancarie, le quali in alcuni territori, sono veri pilastri nel sostegno alle attività di cultura; in misura più marginale da progetti europei nei suoi vari canali dedicati (Interreg e Alcotra per esempio); infine una minima parte derivata da incasso da attività propria (bar, biglietteria, merchandising, corsi, affitti sale, etc).

Solo quando avranno ridotto le forme che si sono
sviluppate indipendentemente da loro a pure e semplici
commedie che s'inseriscono nel gioco del commercio, la
loro unica passione, fino a vederci nient’altro che una
rigida dimostrazione di forza monetaria, a quel punto
si sentirà risuonare una grassa risata.
 (Alain Desnault, La mediocrazia)

 
Come crawling faster
obey your master
your life burns faster
obey your master
(Metallica, Master of Puppets)

 




Economia è regina incontrastata di ogni settore dell’umana attività in questo Ventunesimo secolo. Regna affiancata da Burocrazia e Cronofagia e spadroneggia indisturbata come un tempo Ares dominava i campi di battaglia, insieme ai figli Phobos (Paura) e Deimos (Terrore). E come Ares strappò Afrodite, dea della bellezza, dalle braccia di Efesto, dio artigiano ma zoppo, così oggi Economia compie il ratto dell’arte rubandola alla sua bottega e mettendola sul mercato. Non è un caso che uno dei sogni nefasti sorti agli albori della modernità capitalista sia quello di Baudelaire sul bordello-museo dove lui, l’artista, accorre a presentare il suo nuovo libro alla maîtresse e trova le sale piene di opere d’arte, prostitute e signori dell’alta finanza.


… forse il domani somiglierà all’oggi. Si direbbe che noi seminiamo una semente contaminata.
(Ignazio Silone, Vino e pane)


Quando giunge il momento di agire, il tuo pensiero deve essere già completo. Non ci sarà spazio per pensare quando l’azione comincerà.
(Richard Morgan, Il ritorno delle furie)


“Sopporti che la bandiera imperiale domini sulla galassia?”. “Non è un problema se non guardi in alto”.
(Rogue One)

 


Premessa necessaria
Crisi è la parola probabilmente più usata nel corso dei primi vent’anni di questo secolo. Si passa da una all’altra, dal terrorismo alle catastrofi naturali che naturali spesso non sono, dall’economia alla sanità. Oggi più che mai nemmeno la cultura riesce a sottrarsi a questo termine dopo mesi di serrate forzate, ristori a singhiozzo (quando arrivano), provvedimenti mal digeriti.

Un fenomeno che ancora lascia sconcertati, a volte increduli, nonostante l’abbondanza di documenti e testimonianze, è la presenza di teatro e musica, non solo nei ghetti, ma nei campi di transito, di concentramento e di sterminio nazisti. Sembra impossibile e incompatibile il fare teatro, o danza, o musica in luoghi dove tutto era preda della morte e del male e sembrava essere in assoluto contrasto con i prodotti dello spirito. Eppure le arti sceniche furono presenti a Buchenwald, Auschwitz, Sachsenhausen, Ravensbruck, Dachau, Vittel, Malines, ma soprattutto Westerbork e Theresienstadt, solo per citare gli esempi più conosciuti e clamorosi.

Martedì, 19 Gennaio 2021 00:00

Lo Stato dell’Arte: la tappa di Castrovillari

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È un festival Primavera dei Teatri insolito quello che ha ospitato a ottobre del 2020 questa tappa de Lo Stato dell’Arte. All’interno del Castello Aragonese di Castrovillari questa primavera insolitamente scivolata nel primo scorcio d’autunno, complice la pandemia che ha scombussolato le tempistiche a cui eravamo avvezzi e la scansione usuale dei nostri calendari, ci ha visto assistere a una due giorni in cui fare il punto con artisti e Compagnie sullo Stato dell’Arte, progetto nato e sviluppato sotto l’egida di C.Re.S.Co., giunto alla decima tappa, la seconda del 2020 dopo quella di luglio a Campsirago al Giardino delle Esperidi; uno Stato dell’Arte necessariamente condizionato da quanto stavamo (e stiamo tuttora) vivendo e che non può evitare d’entrare nelle parole che per due giorni risuoneranno all’interno di una delle sale del fortilizio castrovillarese.

Lunedì, 21 Dicembre 2020 00:00

L’insostenibile mutevolezza dell’essere

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In cinese i caratteri per Yin 阴 e Yang 阳 indicano una montagna con a fianco la luna o il sole a determinare il versante assolato o ombroso del monte. Nella rappresentazione ideografica dei due principi motori del Tao vi è implicita la transizione degli astri, un movimento dinamico non il permanere statico. Lao Tze, patriarca del taoismo, recita nel Tao Te Ching (Il libro della via e della virtù): la Via veramente Via non è una Via costante.

Venerdì, 18 Dicembre 2020 00:00

Chi ha paura del digitale?

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In un periodo di straordinaria eccezionalità, in cui alla maggior parte dei luoghi deputati alla cultura è stata prescritta una chiusura forzata e senza appello, sempre più artisti e operatori dello spettacolo stanno tentando di convertire la propria offerta in modo da renderla fruibile attraverso i canali digitali: tentativi a volte riusciti, a volte meno, che molto spesso pagano il prezzo di un ritardo sull’agenda digitale che nel Paese affligge quasi tutti i settori, e non solamente il mondo della cultura e dello spettacolo dal vivo.

“Renato svegliati! Serve un qualche cazzo di futuro!”
(Boris 3)

 

Futuro è oggi una tra le parole più utilizzate da chi si occupa di arti dal vivo. Il presente è assente, una sorta di bolla temporale in cui tutto sembra sospeso; il passato sembra archiviato e incapace di fornire risposte alle ansie di chi oggi è impedito all’azione. Resta il futuro anche se nessuno sa bene cosa possa portare né di che sostanza sia fatto.

Giovedì, 03 Dicembre 2020 00:00

La rivoluzione di Chiara e Francesco

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Non andare dove il sentiero ti può portare;
vai invece dove il sentiero non c'è ancora
e lascia una traccia dietro di te.
Ralph Waldo Emerson

 


Tra il 1206 e il 1208 − nel Medioevo il tempo si misura all’incirca, pressappoco − Francesco, figlio di Pietro di Bernardone, nella piazza di Assisi in quella che potremmo, forse con qualche forzatura, definire una performance, si spoglia pubblicamente delle vesti e degli averi e sposa Madonna Povertà. Quale gesto potrebbe sembrare più irrilevante in pieno Medioevo del divenire poveri? Eppure Francesco, figlio di un ricco mercante e fino a quel momento gaudente scialacquatore di beni, nello scegliere di essere povero, indigente, di essere “minore”, compie una delle più grandi rivoluzioni del suo tempo costringendo il potere ecclesiastico a ripensarsi.

Una delle più avvincenti saghe della fantascienza degli ultimi anni è Il ciclo di Hyperion di Dan Simmons. Nel mondo immaginato dallo scrittore statunitense la terra è collassata e l’umanità si è divisa: da una parte l’Egemonia sparsa in centinaia di pianeti in alleanza con le IA del Tecnonucleo e che vive, bene o male, come prima della diaspora spaziale adattata a contesti differenti; dall'altra ci sono gli Ouster, umani mutati dall’adattamento della vita nello spazio profondo, unici ad aver accettato la sfida dell'evoluzione senza l’aiuto invadente delle IA: essi sono liberi, irriconoscibili, odiati, sconosciuti eppure saranno loro a vincere la guerra.

Giovedì, 05 Novembre 2020 00:00

“La casa di Bernarda Alba” di Leonardo Lidi

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In questi giorni per me non c’è niente di più inutile che lo scrivere una recensione teatrale. Un esame critico di uno spettacolo si rivolge tendenzialmente a un certo tipo di persone: pubblico presente in sala, pubblico potenziale, appassionati, studiosi e artisti. Oggi i teatri sono chiusi e molti rischiano la sopravvivenza nei prossimi mesi. Gli artisti stessi vivono l’incertezza del momento con affanno e preoccupazione. Il pubblico poi non è e non si sa nemmeno quando potrà di nuovo essere e in che condizioni lo sarà. Quindi perché parlare de La casa di Bernarda Alba di Leonardo Lidi?

Mercoledì, 28 Ottobre 2020 00:00

Dopo di noi, il teatro

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Non a tutti è stato dato di osservare da vicino il Diluvio.
   Si immagina l’umore di quelli che, avendolo presentito,
non vissero abbastanza per potervi assistere.
(Squartamento
, E.M. Cioran)


Il ritorno a teatro può insegnare molte cose. Può impartire lezioni diverse rispetto, per esempio, al ritorno al cinema. C’è un’aria mesta, la sera del 21 ottobre, al Mercadante. Anche se più che sera è un tardo pomeriggio. Aria di veglia, di commemorazione. Si parla poco nel vestibolo. E sottovoce. Anche al buio riconosci le vecchie signore, sempre tante, da come si rischiarano voci logorate da sigarette incatramate, dai loro profumi dolciastri o dalle permanenti appena fatte. I giovani, non a caso, sono pochi. Le maschere sui tacchi camminano ininterrottamente, in un andirivieni simile alle vasche di un nuotatore.

Lunedì, 26 Ottobre 2020 00:00

Lettera aperta al Ministro Dario Franceschini

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Gentile On. Ministro Dario Franceschini,

mi permetto di scriverle queste poche righe in seguito alla decisione, inserita nell'ultimo DPCM, di chiudere i teatri e i cinema considerandoli attività non essenziali. Mi rivolgo a lei cercando, nel mio piccolo di storico del teatro, di farle comprendere come in realtà proprio il teatro sia stato, nei momenti più drammatici della storia recente, l'attività umana tra le più necessarie.

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