“Per favore, mi lasci nell'ombra”.

Carlo Emilio Gadda

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Sabato, 06 Maggio 2017 00:00

Donne che corrono incontro alla vita

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Ritorni e ritrovi: ritorno al Magma Teatro Club, spazio grazioso di familiare accoglienza e piccola oasi di passione teatrale, dove Libero de Martino e Donatella Faraone Mennella hanno in breve creato e fidelizzato un pubblico assiduo e attento, a testimonianza del fatto che un buon lavoro può attecchire anche nella “provincia addormentata” di prischiana memoria. E ritrovo Vernicefresca – dopo aver visto il loro ultimo lavoro (Ho.me) – le cui vicende teatrali continuano ad appassionarci per i paradossi amministrativi contro cui costantemente cozzano le loro iniziative, che altrove sarebbero ordinariamente lodevoli, mentre in quel di Avellino – per qualcuno – sembrano quasi rappresentare un fastidio, se non addirittura un problema per la comunità, se è vero (come è vero) che un non meglio identificato comitato cittadino si è recentemente mobilitato presentando istanza al Comune per farne interrompere le attività formative (misteri irpini…).

Un tappeto bianco di rami sopra un corso d’acqua: così si presenta una scenografia esondante, che va ben oltre il palco: le lenzuola bianche raffiguranti alberi e fiume ricoprono infatti le poltrone in sala. Il pubblico è seduto tutto nelle gallerie dell’elegante Teatro Bonci di Cesena. Ancora una volta, dunque, come già nel precedente Porpora, l’utilizzo degli spazi, e il loro senso, è anti-canonico, quasi espressionista, potrei azzardare a scrivere, visto l’intrinseco messaggio di vitalità, anarchia, creatività, necessità di esplorare oltre la norma, già presente nelle sole modalità di disposizione scenica, nell’estetica apparente, immediatamente, e a tutti, visibile.

Venerdì, 28 Aprile 2017 00:00

Specchio esistenziale

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Quella di Un quaderno per l’inverno è una scrittura lucida in cui ogni singola parola appare accuratamente cesellata e le pause in essa contenute non guastano il ritmo e la tenitura della drammaturgia. Abbiamo, dunque, un professore di letteratura che conduce una vita solitaria in un anonimo appartamento metropolitano. Nell’enorme spazio scenico del Teatro India di Roma vi sono un paio di sedie rosse attorno ad un tavolo rettangolare bianco, unici riferimenti che circoscrivono il perimetro entro il quale Alberto Astorri (attore della compagnia Astorri/Tintinelli) e Luca Zacchini (de Gli Omini) agiscono.

Sabato, 29 Aprile 2017 00:00

Una felice deposizione

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Happy Crown!, ultimo lavoro della regista Laura Angiulli, in scena fino al 4 maggio in suggestive location partenopee, è una riduzione del Riccardo II, dramma storico di William Shakespeare, e allo stesso tempo ‘primo atto’ di un progetto più ampio che ha come protagonista la sanguinaria storia dei regnanti inglesi. Al Riccardo II del Bardo, seguirà, infatti, come già anticipato dall’Angiulli, l’Edoardo II di Marlowe.

Giovedì, 27 Aprile 2017 00:00

In nome degli ultimi

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Entrando in sala, il protagonista di Giuseppe Z. ci aspetta già in scena, di spalle al vocio allegro degli spettatori che adagio prendono posto; mentre mi accomodo noto che uno degli attori – Salvatore D’Onofrio – è lì seduto in prima fila, iniziando così col conferire un primo significato dichiarato allo spettacolo, che individuerò in corso d’opera nell’intento di trasfondere un senso di inclusione del pubblico nella storia inscenata; la scena, ancora in penombra, mostra a metà palco un’impalcatura metallica sotto alla quale Peppino Mazzotta, è accomodato di spalle su una panca senza spalliera; un faro in alto ne illumina in chiaroscuro la figura.

Domenica, 23 Aprile 2017 00:00

Io e te, tra finzione e beatitudine

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Gli attori rientrano per rispondere agli applausi che hanno meritato – Danilo Giuva, Lucia Zotti, Mino Decataldo, Giandomenico Cupaiuolo – e, nel mezzo, Licia Lanera. Io guardo quest'ultima. A rapirmi sono gli occhi, incastonati nel trucco nero sulla pelle chiara e lucidi, pieni come fossero prossimi al pianto. Licia Lanera non guarda il pubblico, il teatro nella sua ampiezza, i compagni di recita che le stanno accanto e che pure tiene per mano, non guarda la postazione in cui sono i tecnici (pubblico, teatro, compagni di recita e tecnici per un attimo sembrano esserle spariti d'intorno): Licia Lanera guarda in un punto solo e, quel punto, coincide con la poltrona centrale dell'ultima fila di Galleria Toledo, lì dove siede Riccardo Spagnulo, cofondatore di Fibre Parallele, l'altra anima prima di questo gruppo-culto della mia generazione e degli ultimi dieci anni di nuovo teatro italiano. Nel suo sguardo dieci anni di vita, dieci anni di teatro.

Sabato, 22 Aprile 2017 00:00

Una cena pronta per un digiuno

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Sale sul palcoscenico di un vero e proprio teatro il “digiunatore” dell’omonimo racconto di Kafka, uno dei più enigmatici e inquietanti personaggi partoriti dallo scrittore boemo: si tratta di un fenomeno da baraccone che, chiuso in una gabbia durante il suo digiuno, si espone di giorno in giorno allo sguardo curioso della città, un numero un tempo di grande successo ma ora caduto in disgrazia presso il pubblico, più e meno giovane.

Venerdì, 21 Aprile 2017 00:00

L'ansia di morire bambini

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Sipario aperto. Palcoscenico buio su cui due pedane nere inclinate verso la platea sono illuminate da due fari di luce bianca, come una bocca spalancata sull’orrore di una storia che è ormai cronaca quotidiana, la storia di un gruppo di ragazzini di un quartiere malavitoso di Napoli che vuole crescere in fretta assimilando le regole non scritte di quell’unica realtà che conoscono. La storia è quella tratta dall’ultimo romanzo di Roberto Saviano, La paranza dei bambini, che ne ha curata la drammaturgia insieme al regista Mario Gelardi con cui mise in scena alcuni anni fa Gomorra.

Martedì, 18 Aprile 2017 00:00

Di Don Peppe Diana, ammazzato due volte

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Ventitré anni; sono trascorsi esattamente ventitré anni da quando Don Peppe Diana moriva per mano della camorra di Casal di Principe, freddato in chiesa prima di dire messa. A ventitré anni esatti di distanza, da un 19 marzo a un altro, separati da un tempo che non intacca la memoria, ma che anzi la rinfocola, e su cui s’innerva un teatro che prende forma di intenso afflato etico, traducendosi in immagini e parole che ricostruiscono quel che accadde, la storia di Don Diana diventa spettacoo teatrale. Ma non solo.

Mercoledì, 12 Aprile 2017 00:00

Primi appunti su "Il nullafacente"

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Preferirei di no”
Oblomov, che passa la vita stando a letto – intorno polvere, ragnatele, oggetti fuori posto, libri aperti, giornali dell'anno prima, un calamaio con quattro gocce d'inchiostro seccato – rinviando giorno dopo giorno “il fremito della lotta”, la scelta dell'azione. “Mi sembri un mucchietto di pasta messo lì a riposare” gli dice l'amico, “mi pare che tu abbia perfino la pigrizia di vivere” aggiunge quando – il volto poggiato sulla mano, il gomito inchiodato all'avambraccio di una poltrona – lo scorge “dormire come una talpa nella tana”.

Martedì, 11 Aprile 2017 00:00

Un Hamlet, mille specchi

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Hamlet, sempre lui. Attraversa le epoche come un eroe immortale, senza essere scalfito dal tempo passato, proiettato verso il futuro che lo vede oggetto di studio e di sperimentazione, analizzato a teatro in ogni piega della sua anima eppure sempre più sconosciuto, sempre più ricco di sfumature nascoste e di letture diverse.

Lunedì, 10 Aprile 2017 00:00

Pièce per luce e voce firmata Finzi Pasca

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Daniele Finzi Pasca prende in prestito dal circo Helena Bittencourt e Goos Meeuwsen per comporre uno spettacolo di rara delicatezza. Bianco su Bianco, in scena al Teatro Biondo di Palermo dal 31 marzo al 9 aprile, è uno di quegli eventi che si dicono per tutti: qui ci sono la mimica, il gesto, le clownerie a superare le parole per raccontarci la storia di Ruggero, sorrette da un esperto gioco di scena che svela più di ciò che non può essere detto dell’intimità del protagonista.

Venerdì, 07 Aprile 2017 00:00

La misera nobiltà di recitare

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Peppeniello
Lo spazio sembra una caverna in penombra, il posto semisgombro nel quale tornerà l'eco di una storia – Miseria e nobiltà – recitata la prima volta il 7 gennaio 1887 al Teatro del Fondo. Ecco, un fondo al posto di un fondale o, se preferite, “una camera squallidissima”: come indica la prima didascalia. Aguzzando la vista intravedo una scala da elettricista, del cordame, un baule di legno che sotto ha le rotelle, un bidone (servirà da seduta) e un tavolo scuro, anch'esso di legno. Sulla destra una tubatura arancione: rimanenza dell'interno-casa previsto da Scarpetta, emblema forse di un impianto idrico che non funziona per cui – citiamolo il testo – “iammo a tira' l'acqua a lu palazzo derimpetto”. A centro del palco “un piccolo braciere col fuoco spento”.

Mercoledì, 05 Aprile 2017 00:00

Due giorni con Abbondanza/Bertoni

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Due giorni a Novoli, due giorni con la Compagnia Abbondanza/Bertoni per due spettacoli diversi fra loro (ma non troppo, se è vero come è vero che tra i due si può ben individuare un denominatore comune espressivo), Le fumatrici di pecore e Romanzo d’infanzia. Due giorni in cui assisto a spettacoli sostanzialmente differenti nell’impianto compositivo, ma che s’accomunano per due fattori essenziali: da un lato la poetica di questa Compagnia e dall’altro la sintesi espressiva tra corpo e parola attraverso cui questa poetica si esprime.

Il linguaggio di Antonio Rezza e Flavia Mastrella è stato spesso definito “surreale” perché si sviluppa come una miscela sconclusionata di parole e di gesti. Ma la specificità dello stesso linguaggio sta nell’ironia che si fa forte proprio della realtà: la più quotidiana, la più concreta. Di quella “tirannia del consueto” che il sognatore non vuole vedere e che, invece, il cinico eleva a regola della sua condotta.

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