“Sì, dimenticheranno. È il nostro destino, non ci si può fare nulla. Ciò che a noi sembra serio, significativo, molto importante, col passare del tempo sarà dimenticato o sembrerà irrilevante. Ed è curioso che noi oggi non possiamo assolutamente sapere che cosa domani sarà ritenuto sublime, importante e cosa meschino, ridicolo. E la nostra vita, che oggi viviamo con tanta naturalezza, apparirà col tempo strana e scomoda, priva di intelligenza, forse addirittura immorale”.

Anton Pavlovič Čechov

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Con un giglio tra le mani e la bocca impastata di rossetto Roberto Latini è un maledetto che canta amore. Uno senza tetto e senza destino che sta su una panchina e diventa protagonista d’un surreale quadro radiofonico. A testa bassa, sudicio, canta amore per strada, nel parco, in un sogno, ma nessuno gli crederà. Perché lui è l’anonimo interprete di un canto inconscio; è nessuno che parla: non è un re né la sua concubina, non è mirra, vino, latte, non è un giardino né un monte, non è un gregge né un cervo, una gazzella, non è Gerusalemme. Lui non è altro che un barbone, androgino, sconosciuto, con un giglio tra le mani che canta amore.

Giovedì, 19 Ottobre 2017 00:00

Seminare legalità, raccogliere teatro

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Spesso il Male mette in soggezione e induce al silenzio, a guardare da un’altra parte; spesso il Male, seppure non siamo noi a compierlo, seppure a noi stessi crei disagio, pratico oltreché fisico e morale, lo accettiamo con la rassegnazione che s’accorda all’ineluttabile, abbracciando con pavore il nostro senso di impotenza verso ciò che è più grande di noi e inveendo con rabbia verso chi a noi dovrebbe garantire tutela, ovvero lo Stato.

C’è a Palermo una scala cromatica di giudizio che indica gli scuri quali figli degli arabi e i biunni discendenti direttissimi dei normanni. A chi spetta l’appellativo di straniero, oggi, è difficile da dire. Tanti miscugli hanno portato paradossalmente a strani giudizi: la verità è che siamo miscellanea ma non sempre lo ricordiamo.

La diversità è ricchezza, e noi siamo ricchi, ricchi e bastardi.
Qui a Palermo siamo nati dalla mescolanza e siamo cresciuti imparando ad accogliere; nel porci un “confine” ci siamo allargati invece che chiuderci, perché spesso è stato proprio dal contatto con il confine che sono venuti fuori gli elementi migliori di quella che oggi, nel 2018 e da sempre, è la Capitale Europea della Cultura.

Venerdì, 13 Ottobre 2017 00:00

Quel posto in cui tutto è possibile

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Sulla superficie affatto liscia della terra, tra sporgenze di roccia, foglie o cemento, c’è una piccola escrescenza che spunta oggi qui, domani lì e che ho trovato con piacevole sorpresa nel cortile di un teatro. È un ricovero dal mondo, un luogo in cui cercare ospitalità quando tutto ciò che circonda l’uomo nel suo quotidiano diventa scialbo e stancante, un luogo per rifarsi l’anima. Lì la logica comune è messa al bando. Chi vuole può lasciare fuori chi crede di essere, mettere via la propria identità con tutti i documenti ed essere solo occhi che vedono, orecchie che ascoltano, cuore che batte, mente che immagina e può lasciarsi trasportare via, senza timore, da questa superficie affatto liscia della terra. È un luogo di stoffa e di carne, è un posto oltre il mondo dove tutto è possibile, è un circo, il circo contemporaneo El Grito.

Giovedì, 12 Ottobre 2017 00:00

Sull'Otello del Nest

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L'energia e la giovinezza
L'impatto con l'Otello della compagnia Nest è come uno sguardo di sfida al mio sguardo, come una spinta ricevuta in pieno petto: “sveglia” sembra volermi dire quest'Otello “e stai attento poiché vedrai qualcosa di necessario, che ti riguarda”: l'impressione, insomma, è che stia per assistere a uno spettacolo che ha energia, intraprendenza e carattere.

Lunedì, 09 Ottobre 2017 00:00

La magia di una favola d'inverno

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Racconto d'inverno è il primo dei sei spettacoli del progetto Glob(e)al Shakespeare ideato da Gabriele Russo, presentato allo scorso Napoli Teatro Festival Italia e nuovamente in scena al teatro Bellini dal 3 al 28 ottobre. Ogni sera, due opere del Bardo, adattate da autori contemporanei, vengono rappresentate in una sala completamente trasformata in grande spazio elisabettiano multifunzionale.

Giovedì, 05 Ottobre 2017 00:00

Nelle pieghe del buio, recuperando se stessi

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È un sabato sera di settembre, Mezzocannone è ancora silenziosa, priva del brulichio e del viavai degli studenti fuori sede che animano le sere del Centro Storico di Napoli fino a notte inoltrata; poco più su si concentrano quelle sparute frotte chiassose che anticipano di qualche settimana la movida universitaria; qua e là qualche turista all’avventura. Il tempo appeso di questo pieno settembre aduggia sul basolato una pioggerellina che a stento bagna, lasciando a svaporare appena una scia d’afa nell'ultimo frammento d'estate.

Mercoledì, 04 Ottobre 2017 00:00

La poesia, indistruttibile memoria della vita

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Dove c'è esperienza nel senso proprio del
termine, determinati contenuti del passato
individuale entrano in congiunzione, nella
memoria, con quelli del passato collettivo.
(Walter Benjamin, Di alcuni motivi in Baudelaire)


La poesia è quel suono che produce conoscenza.
(Michele Sovente)

 
Conto cantanne schiante
Chiagne scuntanno cunte
Sconto cuntanno chiante
Schianto cantanno… punto.
(Mimmo Borrelli; 'A Sciaveca)

 

Da tre anni in Campania c'è un festival che non conosce la messa in pratica degli agganci amico-politici, che non ha Fondazioni dagli organici ingiustificabili, dalle esigenze pantagrueliche e dai bilanci chiaroscurali, che non chiede favori agli assessori di turno; un festival che ha un direttore artistico che non è stato nominato dagli esponenti dei partiti al governo; che non si nutre di finanziamenti estemporanei, da consumare e rendicontare entro il mese di dicembre e finalizzati solo alla pratica dell'evento-per-consenso; che non mira alla produzione di titoli destinati allo scambio, attitudine tacita ma assai frequente (nei grandi come in alcuni piccoli spazi) durante la consueta stagione teatrale.

Felice ritorno a Napoli di Claudia Contin, la storica interprete di Arlecchino, la prima donna a indossare la maschera del più famoso tra i servi, in scena alla Basilica dello Spirito Santo in occasione del Festival Internazionale della Commedia dell'Arte organizzato da Coop En Kai Pan.
La scena, costituita da un fondale e due appendiabiti a fungere da quinte laterali, riportanti i volti e i nomi di due famose donne, Isabella Andreini e Adriana Basile, ricostuisce un camerino, con un leggìo e altri oggetti più o meno scenici (c'è anche da mangiare...), ovvero il laboratorio dove da secoli gli attori, ma in questo caso le attrici, ‘assemblano’ nel tempo − ma “contro lo spirito del tempo”, come ricorda Luca Gatta introducendo lo spettacolo − quelle figure di autentico artigianato teatrale rappresentate dai personaggi della Commedia dell'Arte.

Giovedì, 28 Settembre 2017 00:00

I Teatri della Cupa, un’anomalia possibile

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Cupa, un anno dopo: ritorniamo in Salento per il festival diretto da Tonio De Nitto e Raffaella Romano, giunto alla sua terza edizione, questa volta svoltasi tra Novoli e Campi Salentina a cavallo tra la fine di luglio e l’inizio di agosto.
Sono giornate calde – meteorologicamente parlando – in quella parte di tacco estremo dello Stivale che non affaccia direttamente sul mare e che, ad onta di grossolanerie sparate dal Briatore di turno sull’antitesi tutta presunta tra turismo e cultura al Sud, vede la propria offerta culturale crescere e puntare sul gioco al rilancio: in una regione che brancola ancora nell’incertezza e staziona nell’impasse politico-culturale del dopo Vendola – e soprattutto del depauperamento dell’esperienza della rete dei Teatri Abitati – tra tagli strutturali e bandi che rendono torbida la fonte, mescolando improvvidamente i concetti di spettacolo e turismo, I Teatri della Cupa è festival che sceglie l’azzardo, in un’equazione che affianca il rischio artistico al rischio d’impresa, decidendo consapevolmente di giocare d’anticipo e al buio, nell’incertezza di vedersi riconosciuti poi i contributi pubblici anticipati in proprio prima.

Lunedì, 25 Settembre 2017 00:00

"Erodiàs", passione e tormento

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Erodiàs è il più violento dei Tre Lai di Giovanni Testori (insieme a Cleopatràs e Mater Strangosciàs) messo in scena dalla coppia Martinelli/Fracassi (Teatro i) e presentato a Short Theatre.
Erodiade fu la concubina di Erode, colei che pretese dal re la testa del Battista per vendetta e in contraccambio per la figlia Salomè. Lei, personaggio cui le sacre scritture accennano con attenta parsimonia, si rivela nella versione del Testori un’energia, e insieme un corpo, carica di ambiguità, conflittualità, bipolarismo.

Sabato, 23 Settembre 2017 00:00

I "gender hacker" dei Motus

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Quest’anno per Short Theatre, l’appuntamento teatrale che precede l’inizio della stagione romana, il direttore artistico Fabrizio Arcuri ha scelto il tema Lo Stato Interiore che descrive come: “Un’ecologia del sé come Stato Interiore, nell’accezione politica di stato, in relazione alla nostra condizione individuale di territorio con i suoi valori, i suoi confini e la sua libertà”.

Venerdì, 22 Settembre 2017 00:00

I Ritornanti di Moscato

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Ritornanti ha un prologo che si svolge nella metropolitana “artistica” di Napoli: adesso moderno nel quale la pluralità di passeggeri ricorda l'allora antico dei munacielli; reale che piano piano evoca, convoca e consente l'irreale e, con esso, il narrativo e il fantasioso; dissolvenza verbale che avviene in progressione e che permette l'apparenza della storia. L'epilogo invece – di nuovo in metropolitana –  è affidato a una vecchia signora: una Anna Maria Ortese di ritorno, che commenta suggellando il racconto che nel frattempo abbiamo letto citando un brano di Corpo celeste: “Avevo dimenticato...”, dice la Ortese. Nel mezzo il Ritornanti vero e proprio ossia la vicenda di Nannina e di Totore, e del loro figlio Tubbettiello, mandati da una Sanzara a salita Concordia 37 per l'occupazione di una casa destinata però subito a crollare: non prima, tuttavia, che gli spiriti che abitano l'appartamento abbiano ricompensato l'onestà della famiglia – e la sua naturalezza pura e primigenia – con la salvezza della vita, la ricchezza delle tasche, un futuro rinnovato.

Mercoledì, 20 Settembre 2017 00:00

Fondamenti del Teatro: dalle ultime pagine di Stanislavskij

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Non sono giovane, la mia vita artistica si avvicina al termine. È ora di tirare le somme ed elaborare un piano dei miei ultimi lavori artistici. Il mio lavoro di regista e attore si è svolto in parte a livello esteriore e di messinscena, ma principalmente nel campo della creatività spirituale dell'attore.

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