“Un dio è l’uomo quando sogna, un mendicante quando riflette”

Friedrich Hölderlin

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Anni fa, ad Atene, ero seduta sulle pietre del primo teatro greco che il mondo occidentale abbia avuto modo di vedere risorgere dalla sua polvere. 

Lunedì, 20 Aprile 2020 00:00

A non più come prima: neoliberismo e teatro

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Quella da Coronavirus  non è la prima pandemia che ci troviamo a vivere. L’AIDS è molto più silenziosa, più letale, vive tra noi da vari decenni, ma facciamo in modo di ignorarne la presenza. Questo nuovo virus al contrario si è imposto all’attenzione del mondo con prepotenza, obbligandoci a trincerarci nelle nostre case. La principale causa del suo manifestarsi è la medesima del suo ben più letale predecessore e di altri virus dai nomi inquietanti apparsi negli ultimi anni come Ebola, Marburg o Nipah: l’economia neocapitalista sfruttando e invadendo ogni tipo di nicchia ecologica ha portato a una contiguità senza precedenti tra animali e l’uomo favorendo il fenomeno dello spillover e delle conseguenti zoonosi. La globalizzazione ha poi permesso il rapido viaggiare di questi scomodi passeggeri in ogni angolo del pianeta.

Venerdì, 10 Aprile 2020 00:00

Ascoltami

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I tragici greci erano cittadini che
scrivevano per i loro concittadini
(Jacquelline De Romilly)

 

La tragedia è un appello alla mediazione
e insieme una dimostrazione
dell’impossibilità della mediazione
(Jan Kott)

 

Come si può eliminare tutto questo dolore?
             (Martha Nussbaum)

 

 

                                                                                           

Prima che cominci l’Antigone

Impossibile parlare dello spettacolo in RV (vincitore del premio Migrarti del MiBACT dal Festival del Cinema di Venezia), prodotto da Pierfrancesco Pisani (che ha prodotto, fra gli altri, Andrea Cosentino, Valerio Binasco, Iaia Forte, Sabrina Impacciatore, Isabella Ragonese, Alessandro Roja) di Omar Rashid e di e con Elio Germano (bello, importante, necessario... lo spettacolo, non Elio Germano) senza contestualizzarlo in almeno due linee di discorso: una è, prevedibile, quella del nuovo medioevo in cui l’avvento del Covid ci ha catapultati. L’altra, non meno ovvia, è quella dell’annoso dibattito fra le due frange: quella del teatro ripreso sì o ripreso no (spoiler: la soluzione migliore è ni). Trattiamo prima (forse solo) del secondo ambito. Ha il teatro ripreso cinematograficamente (o peggio ancora, televisivamente) pari dignità del teatro live action?

Giovedì, 19 Marzo 2020 00:00

Io e te, forse

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Tesoro mio,
ho appena ricevuto il tuo pacco. Grazie infinite!
Le ghette già le ho addosso, sento un meraviglioso
tepore ai piedi: ne avevo proprio bisogno. La sciarpa è
perfetta, il maglione invece è largo. Non ho appetito,
tossicchio, ho una vescica sul fianco destro ma almeno
dormo bene. Oggi il cielo è nuvoloso, fa freddo. E i muri di
pietra intorno al giardino mi sembra diventino sempre più alti.
Dimmi nei minimi particolari come è andata la recita ieri.
Io intanto lavoro a una commedia: sarà spassosissima.
Cade una pioggiarella sottile. Snap abbaia di continuo:
sente la tua assenza.  E quanto mi piacerebbe andare al mare. 
Dio ti protegga. Ricorda di mangiare la tua adorata avena.
Ti abbraccio.
Il tuo A.
(lettera di Anton Čechov a Ol’ga Knipper)

 

 Non conoscendosi, credono non sia mai successo nulla
fra loro. Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi,
dove da molto tempo potevano incrociarsi?
(Wislawa Szymborska)

 

 Tu sei il mio tu più esteso deposto sul fondo mio. Tu.
Non c’è un’altra forma del mondo che si appoggi al mio
cuore con quel tocco, con quell’orma.
(Mariangela Gualtieri)

 

 Credevo fosse amore. Invece era un calesse
(Massimo Troisi) 

 

Martedì, 17 Marzo 2020 00:00

L'indimenticabile "Cupa" di Borrelli

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Se è vero com’è vero che Borrelli è il miglior drammaturgo vivente.
Se è vero com’è vero che è il nuovo Gadda.
Allora La Cupa è il suo pasticciaccio brutto. La sua summa. Almeno per ora.
Che poi di pasticciato non ha nulla. Anzi. È una macchina spietata e perfetta. D’altra parte è qualcosa a cui lavorava da anni. Come da anni covava l’idea di farsi crollare un pianetoide addosso, sul palco.

Architecture è la nuova opera del drammaturgo e regista Pascal Rambert presentata a Bologna, all’Arena del Sole, il 22 febbraio in occasione di Vie Festival, dopo il debutto ad Avignone in luglio. Quando le luci si abbassano, sul palcoscenico appare un piccolo coro in posizione circolare al centro del quale una donna, Marie-Sophie (Marie-Sophie Ferdane), dall’aspetto di una Grazia, dà un accordo di violino; tutti si piegano in un plié: Canto e ballo riporta la didascalia nel testo tradotto dal francese da Chiara Elefante.

Lunedì, 09 Marzo 2020 00:00

Il Cantiere Ibsen de Il Mulino di Amleto

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Abitiamo un momento in cui sembra apparentemente scomparso il dibattito intorno al senso e alla sostanza della ricerca teatrale. Anzi sembra sia diventato snob oltreché un po' vintage portare l’accento su una parola che richiama, chissà perché, un certo tecnicismo elitario. Eppure in qualsiasi altro settore delle umane attività la ricerca è il fulcro di ogni avanzamento e miglioramento dello status quo. Data questa contraddizione pare giusto e doveroso raccontare il progetto proposto da Il Mulino di Amleto avviato a partire da un bisogno impellente: ritagliare del tempo da dedicare proprio alla pratica di riflessione sull’arte del teatro, la sue funzioni e i suoi obiettivi.

Si ritorna a Salerno, si ritorna a MutaVerso, rassegna ideata da Vincenzo Albano e da lui portata avanti con pervicace e faticosa ostinazione insieme a Stefania Tirone. E infatti si ritorna da loro, apprezzandone gli sforzi organizzativi e la visione che trasfondono in una rassegna teatrale che, ad onta di quelle difficoltà strutturali con cui ogni anno ci si deve confrontare e che ogni anno mettono in dubbio la continuazione stessa di MutaVerso, finisce poi sempre non solo per farsi, ma anche per mantenere le prerogative che fin qui l’hanno caratterizzata: prime regionali di compagnie che per lo più passano sporadicamente (o non sono ancora mai passate) per la Campania e ricerca di una proposta artistica che non scenda mai al di sotto di un livello qualitativo mediamente elevato, con un’attenzione particolare alla diversificazione dei linguaggi scenici offerti e alla teatralità più interessante del nostro panorama nazionale.

L'immagine iniziale de Il giardino dei ciliegi diretto da Alessandro Serra ricorda un bellissimo racconto breve di Kafka intitolato Di notte: “Sprofondato nella notte. [...]. Gli uomini intorno dormono. Una piccola commedia, un’innocente illusione che dormano nelle loro case, nei letti solidi, sotto un tetto solido”, e giunge un lume da dietro il fondale, poi entro la stanza: “Uno deve vegliare, dicono. Uno deve essere presente”.

Venerdì, 21 Febbraio 2020 00:00

Malacarne, Malarazza, Malammore: Malacrescita

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Malacrescita

Accoglie di spalle, il suo pubblico in sala, Mimmo Borrelli, attendendo che prenda, rumorosamente, posto. Avviluppato in una palandrana dickensiana, sdrucita, quadrettata come un tartan, spia di sottecchi, divertito, gli occhi piccoli, incastonati fra le guance floride. Lo spettacolo inizia. Sarà una lunga cavalcata, una tirata via (It’s just a ride, per parafrase Bill Hicks), che, come una rete a strascico, calerà sugli spettatori e li strattonerà via dalle loro sedie, scarnificandoli d’ogni certezza, investendoli con la sua irruenza. Comincia a disegnare dei giri sul palco, Mimmo Borrelli, circumnavigando un pentacolo di bottiglie vuote (verdi, quelle delle passate, delle sarse che, ogni agosto, come un rito, si rinnova, ancora, nelle case di alcuni meridionali), come i fortini che i bambini improvvisano, con gli oggetti da casa, per giocare.

Giovedì, 20 Febbraio 2020 00:00

Lo specchio opaco del fondo d'un bicchiere

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Per parlare di Animali da bar di Carrozzeria Orfeo, spettacolo del 2015 – preceduto da Thanks for Vaselina e seguito da Cous Cous Klan, coi quali va a formare una trilogia – in scena al Teatro Bellini mi piace partire da un riferimento cinematografico che di Animali da bar sembra essere padre (poco) nobile: Barfly – Moscone da bar. Si tratta di un film americano del 1987, scritto da Charles Bukowski e nel quale l’alter ego dello scrittore – Henry Chinaski – è interpretato da Mickey Rourke; il film è ambientato in gran parte in un bar, vero fulcro narrativo della vicenda, che poi altro non è che una proiezione su pellicola dell’universo letterario bukowskiano: lo stesso Bukowski vi compare in un cameo – guarda caso – proprio all’interno del Golden Horn, il bar per l’appunto da cui si parte e si ritorna tra un’ubriacatura e l’altra, tra una discesa agli inferi e la successiva, tra una gita ai margini dell’abiezione notturna e il ritorno alle poche comatose ore del giorno.

Lunedì, 24 Febbraio 2020 00:00

"Finestre": istantanee ed appunti

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La Piccola Compagnia Dammacco − ovvero Mariano Dammacco, autore, regista e pedagogo, Serena Balivo, attrice, e Stella Monesi, illustratrice e tecnico − compiuto il processo di fondazione e avviamento della propria comune ricerca teatrale con gli spettacoli L’ultima notte di Antonio (2012), L’inferno e la fanciulla (2014), Esilio (2016), La buona educazione (2018), continua il lavoro di costruzione di una compagnia teatrale accogliendo all’interno del proprio percorso altri attori. La prima tappa di questa nuova costruzione è accaduta tra febbraio e giugno del 2019 grazie al progetto Finestre. Esercizi di ricerca e composizione teatrale, attraverso il quale la compagnia ha potuto, in quattro diversi momenti di laboratorio, sperimentarsi al lavoro con gruppi di oltre dieci attori.

Giovedì, 13 Febbraio 2020 00:00

Il teatro e la cura del tempo

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Come si fa a spiegare a un bambino che gli adorati nonni muoiono? Come si può raccontare la morte, la malattia, l’Alzheimer a un bambino se non attraverso una fiaba, un sogno, un racconto che abbia contenuti di verità trasfigurati dall’immaginazione? La risposta la dà César Brie con il suo spettacolo e, alla fine della pièce, in coda agli applausi per la messa in scena de Il Vecchio Principe, spiega che una volta un amico gli chiese di scrivere un’opera che avesse potuto vedere sua figlia.

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