“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Sabato, 18 Maggio 2019 00:00

Mémoire di Vespasiano

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Cessi pubblici (Cesuo, in originale) dura un’ora e quaranta, ma non basta. Non basta al pubblico, che ne vorrebbe di più, non basta ai fini della storia, che tanto altro avrebbe da raccontarci di sé, e certamente non basta al prorompente Sergio Basso, che di cose da dire ne ha. A pacchi. E lo sa. Ce lo fa intendere e ce lo fa desiderare.

Venerdì, 10 Maggio 2019 00:00

Labile è il genere più di ogni altra cosa

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Il palco è scarno. Apparentemente. Su una tavola di ponte appaiono gli strumenti di un (una?) grafico. Un (una?) dj. Un (una?) videoperformer. Un pc. Un mixer. Delle lampade. Per terra qualcosa di confuso. In alto, spicca, come un sole nero egiziano, un telo rotondo.
MDLSX è un'esperienza per chi vi assiste e la testimonianza di un’esperienza per chi la mette in scena. Un’esperienza artistica originale che narra un’esperienza meno unica di quanto ci si possa figurare. Estrema ma dal contenuto elasticamente permeante a copertura di noi tutt*.

Lunedì, 06 Maggio 2019 00:00

L’Orlando seduto

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Lo spettacolo scritto e portato in scena da Lucia Calamaro (vincitrice di tre premi Ubu nel 2011 fra cui il miglior nuovo testo italiano o ricerca drammaturgica, per L’origine del mondo, ritratto di un interno), Si nota all’imbrunire (Solitudine da paese spopolato) fa della mancanza di silenzi la sua cifra stilistica. Mancanza di silenzi che (se da una parte vengono invocati da una canzone spagnola) sono soppiantati dal chiacchiericcio convulso dei personaggi, vittime (e noi a nostra volta) d’una glossolalia incontenibile quanto ridondante, a tratti virulenta.

Un esempio giornalistico
Il 27 febbraio scorso Fabrizio Coscia firma un “commento” intitolato Il Teatro Stabile nella città che non guarda ai risultati: è il modo nel quale Il Mattino prende posizione in merito alla conferma o meno di Luca De Fusco, in carica dal 2011 e il cui contratto scade nel dicembre 2019: è giusta una proroga o è meglio nominare un nuovo direttore?

Giovedì, 11 Aprile 2019 00:00

Incoscienti di classe

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Quante sfide in un’unica occasione.
Sfidante era portare la classe operaia al cinema.
Sfidante è riportarla a teatro.
Sfidante è trattare della resa in teatro di un film, senza soffermarsi sul film.
Perché La classe operaia va in paradiso di Elio Petri, anno del Signore 1971, è un film che, se all'uscita nelle sale venne accolto da opinioni discordanti (vedi infra), oggi si è conquistato sul campo i galloni di cult indiscusso, la cui aura di fervido amore di cui è inghirlandato è più longeva che mai. Lo stesso amore che avrà animato Paolo Di Paolo (trentacinquenne autore di Mandami tanta vita, Una storia quasi solo d’amore, Dove eravate tutti) quando avrà carezzato l'idea pazzesca di riproporlo in teatro, per conferirgli una seconda vita, insufflato indubbiamente anche da un’istanza civile urgente. La stessa che, come corrente elettrica alternata, attraversa con un flusso vibratile e febbricitante, le performance degli attori.

Venerdì, 05 Aprile 2019 00:00

Il cerchio perfetto

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Dal suo debutto al Festival Teatrale di Borgio Verezzi il 22 luglio 2018, La scuola delle mogli di Molière con la regia di Arturo Cirillo ha realizzato più di settanta repliche e il risultato è visibile sulla scena sin dai primi minuti: un meccanismo collaudato, perfettamente in sincrono tra tutte le parti che compongono lo spettacolo, un continuo lavoro di studio e approfondimento del testo come il regista da sempre è abituato a fare.

Chi di noi, giovani migranti italiani, può ancora dire di riconoscersi oggi in una sola bandiera, in quella tricolore? Verde, bianco, rosso. Chi di noi, giovani, può ancora credere vivamente che il futuro sia molto diverso dal presente? Chi di noi, migranti, può ancora fare differenze tra il compaesano e lo straniero? Chi di noi, italiani, non conosce ancora Babele?

Sabato, 30 Marzo 2019 00:00

Una storia nera, come il petrolio

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“Non ti ricordi di Ken Saro Wiwa? Il poeta nigeriano, un eroe dei nostri tempi. Non ti ricordi di Ken Saro Wiwa? Perché troppo ha amato l'hanno ammazzato davanti a tutti. Bugiardi dentro, fuori assassini, vigliacchi in divisa”.
(A sangue freddo, Il Teatro degli Orrori)

 


C’è una storia che attraversa il tempo come un fiume nero, un fiume ora sotterraneo e sommerso – come fosse carsico – ora assottigliato e disperso in una miriade di rivoli, tutti immancabilmente di un unico colore: nero.

Giovedì, 21 Marzo 2019 00:00

Sulla vergogna, danzando in questo altrove

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Il volto si gonfia, impercettibilmente. La forma delle braccia si fa meno tesa, le cosce guadagnano in larghezza qualche centimetro, il ventre si ammorbidisce. I seni, già pregni, sembrano diventare più pesanti, mentre i glutei vengono stretti dalla stoffa di una gonna che prima cascava come se non ti toccasse nemmeno. La lancetta della bilancia indica un numero che non aveva mai indicato. C'è chi ti osserva diversamente, te ne accorgi; qualcuno ti guarda di più, qualcun altro ti guarda di meno. Comincia a mutare la relazione che hai con te stessa, con l'immagine di te che rimanda lo specchio, e cambia la percezione del tuo corpo quand'è nudo o coperto; pensieri mai fatti ti vengono quando siedi a tavola, ad esempio, e senti che abbracci gli altri in maniera diversa e in maniera diversa vieni abbracciata mentre, quando cammini per strada, percepisci una parte di te che vibra carnalmente. Ingrassi – di poco ma ingrassi: quasi senza comprendere come, quanto, perché. E adesso? E adesso con questo corpo – con queste gambe, questa schiena, questo addome, questo collo: che sono il mio strumento attorale, tutto quello che ho veramente – come continuo a ballare?

“La società è diventata una macchina per comprimere il cuore”, scriveva Simone Weil, grande filosofa del XIX secolo. Si può aggiungere che la società sia una macchina che diffonde la vertigine del caos. Una delle forme di oppressione è, secondo la Weil, la schiavitù esercitata in nome della forza. Traslando in un certo qual modo, e reinterpretando, il pensiero della filosofa francese, ci troviamo perfettamente all’interno del frame creato e messo in scena da Marta Cuscunà, drammaturga di Monfalcone.

Per contrasto il primo pensiero venutomi dopo il Macbeth della Compagnia Ragli riguarda Riccardo, quel Riccardo – l'infame, il deforme, l'ingobbito – il Riccardo del Riccardo III, insomma, ma prima che il Riccardo III abbia avuto inizio.

Mercoledì, 06 Marzo 2019 00:00

L’assoluzione

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L’ampia sala multimediale del Teatro La Giostra è buia: il nero domina le pareti, i vuoti, gli spazi. Solo una piccola, ma intensa luce, che piove dall’alto, illumina una croce alta poco più di due metri, costituita da una struttura in ferro su cui sono inchiodate delle piccole traverse in legno. La luce, insinuata tra gli spazi crea un chiaro segno di demarcazione tra il chiarore e l’oscurità.

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