“se ne restò a guardare, che stupido, Dio mio, che stupido”

Nicola Pugliese

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Giovedì, 01 Luglio 2021 00:00

Sulle orme di Antonio Tarantino

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Lamezia Terme è un nuovo confine teatrale da esplorare, è una geografia che si allarga ai miei occhi, spostando un po’ più a sud quel limite territoriale dello sguardo che ci porta spesso in direzioni “eccentriche” – nel senso di lontane dalle direttrici centrali e centralizzate – in cui abitualmente vediamo declinare il teatro. Il TIP, a Lamezia, è un avamposto. Una “punta”, se vogliamo tradurre letteralmente il suo nome. E, come tale, proietta il suo sguardo in avanti, sforzandosi di immaginare un orizzonte possibile.

Martedì, 29 Giugno 2021 00:00

C.Re.S.Co.: Illustre Ministro, così non va

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In vista dell’incontro convocato dal Direttore Generale del MIC per il prossimo 1 luglio, C.Re.S.Co ha scritto una lettera al Ministro dei Beni Culturali, on. Dario Franceschini.

Lunedì, 28 Giugno 2021 00:00

Corpi immobili, anime in tormento

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Il pubblico, all’ingresso di Porta Miano, è smistato lungo i viali del Real Bosco di Capodimonte verso i luoghi degli spettacoli. Ce ne sono tre in scena in questa serata del Campania Teatro Festival.

Venerdì, 25 Giugno 2021 00:00

Evocare Pina

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Evocare la vita di Pina Bausch significa sentire odore di vino, puzza di sigarette, poche parole, un corpo parlante in ogni poro, una mente creativamente infaticabile. Giuseppe Sollazzo mette in scena un omaggio alla straordinaria artista tedesca in uno dei magnifici palchi montati dal Campania Festival nel bellissimo Real Bosco di Capodimonte di Napoli. Una sera ascoltando un vecchio tango mi sono addormentato e ho sognato Pina Bausch è l’evocazione della vita di Pina attraverso i sogni di un regista.

Mercoledì, 23 Giugno 2021 00:00

Un’ultima cosa, forse più di una

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 “Hai presente quando sogni di morire
Per vedere chi verrà al tuo funerale
Per capire che hai sbagliato tutto
Che non manchi a nessuno e lei non è vestita a lutto”
(Rosso, Niccolò Fabi)

   

Signori e signore, ecco a voi la morte.
Nessuna cosa, tra tutte le faccende umane visibili e invisibili, ha più fascino di lei.
Il suo mistero tiene col fiato sospeso, legati a una domanda irrisolta, a quel “cosa sarà/non sarà” a cui nessuno riesce a trovare una risposta. Da qui il sogno, il pensiero indicibile della canzone di Fabi: la possibilità ultima di poter essere presenti al proprio funerale, guardare in faccia i vivi, ascoltare quello che diranno di te.

Martedì, 22 Giugno 2021 00:00

Trema ancora la stella a cinque punte

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Trema ancora, Luca. Persico. Zulù. Mr. Hyde. T.D.M. Trema ancora, e a lungo, dopo esser sceso dal palco. Trema di luce propria. Trema, ce lo confessa anche lui, non come quando, nel secondo decennio, era preda di invisibili pruriti. Trema come quando scendeva dai palchi dei grandi concertoni del primo maggio. Vibra per scaricare ‘la botta’, quella sana, di adrenalina che è salita e che ora deve scendere giù.

Da quando i teatri hanno riaperto ho voluto cercare l’occasione giusta per ritornare in sala. Volevo uno spettacolo che mi risvegliasse il desiderio del teatro e riportasse a galla gli alti valori di quest’arte millenaria sopiti nel lungo intermezzo d’assenza e che nessuno streaming o Zoom poteva in alcun modo impersonare se non nella mancanza e nell’inadeguatezza.

Giovedì, 03 Giugno 2021 00:00

Le sale vuote del palazzo della memoria

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“Abbiamo perso la memoria del Quindicesimo Secolo” cantavano gli Area nel 1976 in una canzone dal titolo profetico: Evaporazione. Infatti se guardiamo alle nostre spalle, ma anche ai film e alla letteratura fantascientifica di questi ultimi anni, la memoria nella civiltà occidentale sembra si sia persa ben più del Quindicesimo secolo. La memoria del nostro passato recente, delle lotte e delle rivoluzioni culturali, pare evaporata.

La poetica del collettivo Teatro Akropolis si situa programmaticamente, come da titolo del festival che organizza sin dal 2010 a Genova, sul felice connubio della triade Testimonianze ricerca azioni. Il nuovo progetto La parte maledetta. Viaggio ai confini del teatro non fa eccezione. Presentato il 14 novembre 2020 durante l’undicesima edizione del festival sopraddetto, esso ha a sua volta una componente di testimonianza, una di ricerca e una di azione. Con questo articolo si intende fornire alcune prime note sul progetto, in vista di un approfondimento futuro.

Martedì, 11 Maggio 2021 00:00

Una boccata d'aria buona

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Un bel modo di ricominciare, una cornice suggestiva e un ricordo da provare a sostituire: l’ultima volta che ragioni teatrali ci avevano condotto a Nisida correva l’anno 2016 e vi si presentava l’edizione del Napoli Teatro Festival targato Dragone (probabilmente la più scellerata di cui abbia memoria, riuscendo nella non facile impresa di fare persino peggio di quelle precedentemente dirette da Luca De Fusco).

Lunedì, 12 Aprile 2021 00:00

Nessun amico al tramonto

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“Viviamo un mondo crepuscolare”. Nella guerra tutt’altro che fredda tra passato e futuro ritratta da Christopher Nolan in Tenet la frase di Walt Whitman torna e ritorna come un preghiera sussurrata nel momento del bisogno. A queste parole si risponde: “Nessun amico al tramonto”. Due frasi, due parentesi a racchiudere il nostro presente compresso tra uno sciagurato passato e un futuro quanto mai incerto eppur pronto a reclamare a gran voce il diritto di esistere. Due aforismi difficili da ignorare, e pronti a rimbalzare molesti come le palline di Blumfeld.

Si insiste spesso che, se il teatro è un’arte o una pratica basata su regole solide e razionalmente esplicabili, esso deve basarsi soprattutto sul principio della relazione. È un fatto evidente che non vi può essere azione “teatrale” che non comporti il relazionarsi con qualcosa o qualcuno. C’è almeno un attore che è visto / ascoltato e almeno uno spettatore che vede / ascolta, per limitarci solo alla dimensione della messa in scena. Il discorso potrebbe tuttavia essere esteso anche alla regia, alla drammaturgia, all’organizzazione teatrale, all’allestimento tecnico, insomma a ogni filone che sta dietro alla complessa arte o pratica performativa. Se ci fosse tempo di scavare e argomentare, anche qui molto probabilmente troveremmo un insieme di persone e cose che lavorano relazionandosi di continuo.

“L’autenticità si rivela ostile alla società. Per via della sua natura narcisistica, essa opera contro la costruzione stessa della comunità. Decisiva per il suo contenuto non è la relazione con la collettività o un altro ordine superiore, bensì il suo valore di mercato, che bypassa tutti gli altri valori”
(Byung-Chul Han, La scomparsa dei riti)
 

“Lo spirito commerciale è dotato solo di intelletto calcolante, gli manca la ragione e, perciò, privo di ragione è lo stesso sistema, dominato esclusivamente dallo spirito commerciale e dalla potenza del denaro”
(Byung-Chul Han, L’espulsione dell’Altro)
 

“Nel principato come nelle repubbliche la libertà si perdette sempre, perché vi fu una minorità audace ed una maggiorità inerte”

(Massimo D’Azeglio, Scritti politici)

  
 

Il teatro delle origini greche oltre a essere “luogo da cui si guarda”, era insieme rito e agone, festa e gioco. Si esercitava quindi lontano dalla ferialità del quotidiano. Erano presenti gli dèi, le forze dirompenti che agivano sull’uomo, ma era anche una festa, un momento in cui il lavoro era sospeso e non si faceva nulla di utilitaristico. Anche nella rinascita medievale il teatro si era sviluppato nella dimensione del sacro e della festa, dal sagrato della chiesa ai carri della fiera. Vi partecipava non un pubblico ma una comunità, fosse quella della chiesa, del castello, del villaggio.

Avevamo a quanto pare una data, fittizia e farlocca, in cui avrebbero dovuto riaprire i teatri; ma quella data, fissata per il 27 marzo, è stata, sin dal momento stesso della sua promulgazione, un illusorio specchietto per le allodole, che sapevamo già in partenza avrebbe rappresentato – nella migliore e più ottimistica delle ipotesi – un punto di ripartenza più simbolico che effettivo.

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