“Sì, dimenticheranno. È il nostro destino, non ci si può fare nulla. Ciò che a noi sembra serio, significativo, molto importante, col passare del tempo sarà dimenticato o sembrerà irrilevante. Ed è curioso che noi oggi non possiamo assolutamente sapere che cosa domani sarà ritenuto sublime, importante e cosa meschino, ridicolo. E la nostra vita, che oggi viviamo con tanta naturalezza, apparirà col tempo strana e scomoda, priva di intelligenza, forse addirittura immorale”.

Anton Pavlovič Čechov

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Mercoledì, 17 Maggio 2017 00:00

"Aspettando Antigone": la poetica dell'antieroe

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Aspettando Antigone: con questo titolo beckettiano Claudio Zappalà, giovane drammaturgo vincitore del Premio Cendic – Segesta 2015, chiude la stagione della sala Strehler del Teatro Biondo di Palermo. Allestito per la prima volta al Festival Dionisiache, Aspettando Antigone torna nella sua città “natale”.

Martedì, 30 Maggio 2017 00:00

Arte o fuffa?

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Assistere a Not Here, Not Now di Andrea Cosentino vuol dire confrontarsi con due livelli di fruizione: uno epidermico, in cui la logorrea affabulatoria, le gag e le trovate inducono al riso mediante una comicità intelligente; l’altro, sottilmente – e a tratti anche non sottilmente, ma proprio dichiaratamente – argomentativo, facendosi portatore, innervandolo sulle note del comico, di un ragionamento acuminato su una questione cogente.

Martedì, 16 Maggio 2017 00:00

L'incompiuta democrazia in America

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Non ho mai assistito ad uno spettacolo di Romeo Castellucci e della “mitica” Raffaello Sanzio; sono quindi curiosa e piena di aspettative rispetto a La democrazia in America, tratto dall’omonima opera politico-filosofica di Alexis de Tocqueville.
L’incipit è senz’altro impressionante, con diciotto donne vestite da suore militari, tutte in bianco, con dei campanellini appesi agli abiti che si muovono in sincrono e compongono figure. La confusione. La visione non è nitida, perché vi è uno schermo opaco che copre tutto lo spazio scenico separando gli attori (le attrici, anzi: sono tutte donne) dal pubblico.

Lunedì, 15 Maggio 2017 00:00

Per fortuna, è mio padre

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Il teatro che si fa memoria, si fa impegno, si fa testimonianza di storia personale e collettiva si trova spesso in circuiti ai margini dei grandi cartelloni guidati dagli imponenti carrozzoni politici che nascondono un vuoto culturale che restituisce allo spettatore altrettanta vacuità. Geograficamente a pochi passi da Piazza Plebiscito, il teatro Quartieri Airots ha messo in scena lo spettacolo di Antonello Cossia, datato 2007, che l’autore riporta spesso in scena per le suggestioni che il suo testo sa ancora riproporre.

Sabato, 13 Maggio 2017 00:00

Dalla verità alla realtà

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Un giallo? Forse... Un dramma delle periferie? Chissà... Nessuno può tenere Baby in un angolo di Simone Amendola e Valerio Malorni suggerisce queste prime domande, per poi, progressivamente allontanarti dalla mente la necessità di una risposta univoca e di una catalogazione di genere. Perché parlandoti di un efferato fatto di cronaca e delle possibili verità che lo compongono, ti sta in realtà parlando di tutt’altro: sta costruendo, attraverso un meccanismo di scrittura di raffinata acutezza, un ragionamento profondo sull’essenza dell’animo umano e su come la verità possa essere una e molteplice, smussata e plurima e non necessariamente un monolito granitico e monodimensionale

Mercoledì, 10 Maggio 2017 00:00

Il costoso onomastico del Teatro Eliseo

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Alla fine del gennaio 2017 il senatore del Partito Democratico Bruno Astorre, nel pieno della discussione parlamentare in atto, aggiunge un emendamento alla Legge di conversione del Decreto Milleproroghe: vi è scritto che “per l'anno 2017 una quota di risorse” può “essere destinata, nel limite massimo di 4 milioni di euro, in favore del teatro Eliseo, in occasione del centenario della sua fondazione”. Il Fatto Quotidiano nota la “lesta quanto inosservata mossa legislativa” (29 gennaio 2017), sottolinea la bizzarra pratica di favore, provoca uno scandalo momentaneo, costringe a fare marcia indietro: via l'emendamento, neanche un euro per l'Eliseo.

Martedì, 09 Maggio 2017 00:00

La rivoluzione di Delbono all’opera

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Nel 2015 Pippo Delbono creava Vangelo. Opera contemporanea aspirando alla bellezza della musica. Nella Passione di Cristo ritrovava la sua passione personale, l’esperienza che aveva vissuto nei manicomi, negli ospedali e nelle terre straziate dalla guerra, quei non-luoghi fertili alla sua poetica. Qui, dove qualcosa sempre sta per compiersi senza fine, Delbono ha trovato, nel dolore e nella paura della morte, un nuovo motore di resurrezione. Oggi ritorna a parlare di Cristo con Passione secondo Giovanni di Johann Sebastian Bach, nuovo allestimento del Teatro Massimo in coproduzione con il Teatro dell’Opera di Roma e il Teatro San Carlo di Napoli, diretto dal maestro concertatore Ignazio Maria Schifani che ha debuttato il 27 aprile.

Giovedì, 04 Maggio 2017 00:00

La cicatrice dell’angoscia nel corpo della parola

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Si accendono le luci e illuminano una scena livida, segnata da tonalità cupe e invasa da una terra grigia, ctonia, quasi fosse il residuo di un’oscura apocalisse. La scolta emerge dal buio e comincia a narrare il dolore e l’ansia delle sue veglie, segnate dall’attesa della flotta di Agamennone. Le sue parole echeggiano come un cupo e scandito rimbombo nelle orecchie degli spettatori, assuefatti al misterioso silenzio. È l’inizio dell’Agamennone di Eschilo, la prima tragedia dell’Orestea nella messa in scena del Teatro Nazionale di Napoli (dove ha debuttato nel novembre 2015) per la regia di Luca De Fusco, rappresentata al Teatro Verdi di Padova dal 26 al 30 aprile scorsi.

Sabato, 06 Maggio 2017 00:00

Donne che corrono incontro alla vita

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Ritorni e ritrovi: ritorno al Magma Teatro Club, spazio grazioso di familiare accoglienza e piccola oasi di passione teatrale, dove Libero de Martino e Donatella Faraone Mennella hanno in breve creato e fidelizzato un pubblico assiduo e attento, a testimonianza del fatto che un buon lavoro può attecchire anche nella “provincia addormentata” di prischiana memoria. E ritrovo Vernicefresca – dopo aver visto il loro ultimo lavoro (Ho.me) – le cui vicende teatrali continuano ad appassionarci per i paradossi amministrativi contro cui costantemente cozzano le loro iniziative, che altrove sarebbero ordinariamente lodevoli, mentre in quel di Avellino – per qualcuno – sembrano quasi rappresentare un fastidio, se non addirittura un problema per la comunità, se è vero (come è vero) che un non meglio identificato comitato cittadino si è recentemente mobilitato presentando istanza al Comune per farne interrompere le attività formative (misteri irpini…).

Un tappeto bianco di rami sopra un corso d’acqua: così si presenta una scenografia esondante, che va ben oltre il palco: le lenzuola bianche raffiguranti alberi e fiume ricoprono infatti le poltrone in sala. Il pubblico è seduto tutto nelle gallerie dell’elegante Teatro Bonci di Cesena. Ancora una volta, dunque, come già nel precedente Porpora, l’utilizzo degli spazi, e il loro senso, è anti-canonico, quasi espressionista, potrei azzardare a scrivere, visto l’intrinseco messaggio di vitalità, anarchia, creatività, necessità di esplorare oltre la norma, già presente nelle sole modalità di disposizione scenica, nell’estetica apparente, immediatamente, e a tutti, visibile.

Venerdì, 28 Aprile 2017 00:00

Specchio esistenziale

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Quella di Un quaderno per l’inverno è una scrittura lucida in cui ogni singola parola appare accuratamente cesellata e le pause in essa contenute non guastano il ritmo e la tenitura della drammaturgia. Abbiamo, dunque, un professore di letteratura che conduce una vita solitaria in un anonimo appartamento metropolitano. Nell’enorme spazio scenico del Teatro India di Roma vi sono un paio di sedie rosse attorno ad un tavolo rettangolare bianco, unici riferimenti che circoscrivono il perimetro entro il quale Alberto Astorri (attore della compagnia Astorri/Tintinelli) e Luca Zacchini (de Gli Omini) agiscono.

Sabato, 29 Aprile 2017 00:00

Una felice deposizione

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Happy Crown!, ultimo lavoro della regista Laura Angiulli, in scena fino al 4 maggio in suggestive location partenopee, è una riduzione del Riccardo II, dramma storico di William Shakespeare, e allo stesso tempo ‘primo atto’ di un progetto più ampio che ha come protagonista la sanguinaria storia dei regnanti inglesi. Al Riccardo II del Bardo, seguirà, infatti, come già anticipato dall’Angiulli, l’Edoardo II di Marlowe.

Giovedì, 27 Aprile 2017 00:00

In nome degli ultimi

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Entrando in sala, il protagonista di Giuseppe Z. ci aspetta già in scena, di spalle al vocio allegro degli spettatori che adagio prendono posto; mentre mi accomodo noto che uno degli attori – Salvatore D’Onofrio – è lì seduto in prima fila, iniziando così col conferire un primo significato dichiarato allo spettacolo, che individuerò in corso d’opera nell’intento di trasfondere un senso di inclusione del pubblico nella storia inscenata; la scena, ancora in penombra, mostra a metà palco un’impalcatura metallica sotto alla quale Peppino Mazzotta, è accomodato di spalle su una panca senza spalliera; un faro in alto ne illumina in chiaroscuro la figura.

Domenica, 23 Aprile 2017 00:00

Io e te, tra finzione e beatitudine

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Gli attori rientrano per rispondere agli applausi che hanno meritato – Danilo Giuva, Lucia Zotti, Mino Decataldo, Giandomenico Cupaiuolo – e, nel mezzo, Licia Lanera. Io guardo quest'ultima. A rapirmi sono gli occhi, incastonati nel trucco nero sulla pelle chiara e lucidi, pieni come fossero prossimi al pianto. Licia Lanera non guarda il pubblico, il teatro nella sua ampiezza, i compagni di recita che le stanno accanto e che pure tiene per mano, non guarda la postazione in cui sono i tecnici (pubblico, teatro, compagni di recita e tecnici per un attimo sembrano esserle spariti d'intorno): Licia Lanera guarda in un punto solo e, quel punto, coincide con la poltrona centrale dell'ultima fila di Galleria Toledo, lì dove siede Riccardo Spagnulo, cofondatore di Fibre Parallele, l'altra anima prima di questo gruppo-culto della mia generazione e degli ultimi dieci anni di nuovo teatro italiano. Nel suo sguardo dieci anni di vita, dieci anni di teatro.

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