“Scrivi scrivi / se soffri adopera il tuo dolore: / prendilo in mano, toccalo, / maneggialo come un mattone, / un martello, un chiodo, / una corda, una lama; / un utensile insomma. / Se sei pazzo, come certamente sei, / usa la tua pazzia: i fantasmi che affollano la tua strada / usali come piume per farne materassi; / o come lenzuoli pregiati / per notti d'amore; / o come bandiere di sterminati /reggimenti di bersaglieri”.

Giorgio Manganelli

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Mercoledì, 13 Dicembre 2017 00:00

Di questo inevitabile oblio

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In Empire Milo Rau fa sorgere nella penombra del fondo di scena una palazzina diroccata mentre a metà palco quattro attori, in piena luce, abitano una cucina: la stanza che è già famiglia, la parte di casa in cui c'è più calore, le pareti tra le quali siamo abituati a intrecciare permanenze e confessioni quotidiane. Da questa cucina – allestita veristicamente – i quattro narrano, ognuno nella sua lingua, il posto e il tempo da cui vengono e dicono di una tentata, e personale, Odissea del ritorno: un ricontatto col passato che si rivela fisicamente impossibile poiché il loro luogo d'origine – il Kurdistan, la Grecia, la Siria, la Romania – nella forma in cui lo ricordano è nel frattempo scomparso: inghiottito dagli anni, ridotto in macerie dalla guerra, mutato irreversibilmente dagli uomini e dalla Storia. Quel che ci rimane quindi, perduto il fuoco originario, è la possibilità di farne almeno racconto, per citare Giorgio Agamben.

Lunedì, 11 Dicembre 2017 00:00

Šostakovič, Majakovskij e la Rivoluzione

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La storia compie il suo corso lasciandosi dietro protagonisti e testimoni, uomini che sono specchio rifratto del tempo in cui vivono e antenne che ne intercettano vette e abissi. E le rivoluzioni hanno profeti, martiri e appunto testimoni, le cui vite raccontano del tempo vissuto, del mondo  attraversato e ne sono, all’occorrenza, casse armoniche in cui – di quel tempo e di quel mondo – risuonano (anche) contraddizioni e criticità.

Lunedì, 04 Dicembre 2017 00:00

Deflorian/Tagliarini: dando calore agli oggetti

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Dopo una breve attesa al piano terra del Museo Hermann Nitsch − il tempo necessario per aggirarsi un po' tra gli oggetti strani e poco rassicuranti accumulati dall'artista austriaco − gli spettatori sono stati condotti al piano superiore, in una stanza piena di altre cose accumulate in scatoloni posizionati sull'assito. Poi qualcuno ha iniziato a raccogliere e porgere delle sedie pieghevoli, c'è stato chi le ha posizionate nel posto sbagliato ma si è subito spostato in quello giusto. È così che qualcosa ha iniziato a prendere forma: quello che un attimo prima sembrava un monolocale vuoto, e in attesa di trasloco, ha assunto l'aspetto di un rituale collettivo chiamato teatro.

Martedì, 28 Novembre 2017 00:00

Sesso e regresso

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All’interno di quello che fu un plesso scolastico, nel quartiere Libertà di Bari, c’è Spazio 13, un hub che prende il nome dal numero delle associazioni che concorrono ad abitarlo e a farlo vivere di attività varie; tra queste, il teatro. Sworkers, della Compagnia Acasă è lo spettacolo itinerante che – come era stato itinerante già il precedente H24_Acasă visto al Palazzo Baronale di Novoli nell’ambito de I Teatri della Cupa – trasporta gli spettatori in un percorso che si snoda attraverso le stanze poste ai piani più bassi dell’edificio, come a voler condurre metaforicamente in un viaggio agli Inferi, per raccontare dell’intrinseco degrado di una condizione, quella della prostituzione, indagandone pieghe sfaccettate e offrendone un punto di vista che ribalta l’angolazione, guardando al fenomeno (e al suo sfruttamento) da una prospettiva che si pone dall’interno e che tenta di offrire una panoramica non solo varia sul piano delle casistiche, ma anche composita dal punto di vista della costruzione scenica.

Lunedì, 27 Novembre 2017 00:00

Onestà è libertà

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Alla sinistra e alla destra dell’assito del Teatro Nest vi sono due (metaforiche) gabbie di metallo forato, una aperta sul lato anteriore e posteriore, mentre l’altra ha una seconda uscita su un retrobottega: sono gli ambienti in cui vivono i due protagonisti Tonino, laureato in filosofia che per vivere eredita la portineria del padre, e Peppino che gestisce la tipografia di famiglia, ma senza successo perché è sommerso dai debiti.

Giovedì, 23 Novembre 2017 00:00

Dal silenzio al silenzio. Insieme

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Di cca si vede tuttu u munnu.
Si vidunu tutti i cosi.
Puru chiddi chi non si vidunu.

(Tino Caspanello, 'Nta 'llaria)

 

 

Un balcone. Un doppio raggio di luce. Il cinguettio dei canarini. Poi la luce degrada, i canarini tacciono. Il balcone scompare. Silenzio.
Buio.

In una scatola nera senza quarta parete si può parlare ancora di Shakespeare sia pure sminuzzato, trasformato in bolo e digerito? Quanto rimane di un suo Macbeth dopo averlo fatto a pezzi? Le domande non sono retoriche, anzi le risposte possono essere molteplici, anche in contrasto tra loro. Nella scatola nera del palco di Sala Ichòs una coppia di anziani coniugi, che indossano due camici bianchi insanguinati da macellai, si muove da una quinta all’altra seguendo il solco di una scia luminosa che squarcia il buio.

La Storia
“Nel dopoguerra gli interventi culturali, così come quelli strutturali, rispondono a una sola parola d'ordine: ricostruire. Nella città martoriata sopravvissuta al secondo conflitto mondiale si assiste, fino almeno alla metà degli anni Sessanta, a un periodo di profonde trasformazioni, che avvengono in una realtà politica contraddittoria e instabile. Questa stessa realtà permette di ricostruire fisicamente Napoli attraverso una cementificazione selvaggia e incontrollata, il cui risultato è oggi sotto gli occhi di tutti e di cui, nel tempo, si sono subite le drammatiche conseguenze. Negli anni Cinquanta e Sessanta l'edilizia, in forma speculativa, diventa infatti l'unico settore dell'economia locale in evidente crescita. Si instaura così un clima di autorizzata illegalità che mette solide radici nella coscienza collettiva e raggiunge il suo apice sotto il governo del sindaco Achille Lauro, quando il potere politico inizia ad essere normalmente sinonimo di interesse privato”.

Mercoledì, 15 Novembre 2017 00:00

Attesa, solitudine, eterno ritorno

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Un uomo, una vita, i treni che passano. Un uomo che trascorre la vita a guardare i treni che passano con puntuale precisione, giorno dopo giorno, ora dopo ora, appuntando con meticolosità certosina orario e durata del passaggio, vivendo – di fatto – in funzione di quel passaggio. Un ritmo sempre uguale: Blues. Che cos’è il blues? È una forma musicale intima e malinconica che, per ispirazione tradizionale, dà voce a sentimenti personali attraverso la ripetizione di una struttura ritmica. E che cos’è Blues, di Tino Caspanello, se non un’esplorazione intima del sé e dei suoi meccanismi, visti attraverso l’esistenza di un uomo che si snoda sempre uguale lungo giornate identiche, trascorse a veder passare treni, ogni giorno alla stessa ora? C’è – in Blues di Tino Caspanello – in quel suo perdurare ritmico scandito dall’abitudinarietà, un refrain mandato a memoria, che verrà interrotto e scalfito da un ritmo differente, dallo stridio dei freni di un treno inaspettato, da una fermata non prevista che verrà ad interrompere la monotonia ciclica, come “una specie di canzone dal ritmo diverso”.

Martedì, 14 Novembre 2017 00:00

Quadri di scuola

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Il sipario aperto lascia vedere banchi e sedie accatastate, addossate a due muri grigi posti ai lati, mentre al centro una cattedra vuota fronteggia quasi incombente gli spettatori seduti. Sembra una sorta di scantinato o deposito di una scuola, illuminato tristemente dall’alto da due file parallele di neon: siamo nell’aula di ricevimento di una scuola in una banlieue di Tolosa, Les Izards, e l’audio di fondo manda rumori e voci di ragazzi. Cala il buio sul palcoscenico e parte il suono della campanella, segnale inequivocabile per generazioni e generazioni di studenti.

Lunedì, 13 Novembre 2017 00:00

Una repubblica nuova di zecca

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Con la La repubblica dei bambini (vincitore del premio Eolo Awards Migliore Novità 2012) si inaugura la trentaduesima stagione artistica Young di Le Nuvole/Casa del Contemporaneo dedicata ai più piccoli. Si tratta di uno spettacolo teatrale dai confini molto ampi, che tendono a dilatarsi fino a lambire gli ambiti della politica (in senso lato), dell'educazione civica e del 'laboratorio del pensiero' dove ogni arditezza in vitro è non solo tollerata bensì incoraggiata.

Giovedì, 09 Novembre 2017 00:00

"Follìar": ai bordi di un evanescente crepuscolo

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Se una delle più ampie ed angosciose suggestioni beckettiane – in Aspettando Godot – è lo spazio indefinito, privo di coordinate, che comprime e sbigottisce secondo dopo secondo le fragili esistenze dei protagonisti, nel lavoro della compagnia Asorri/Tintinelli è una strana sensazione di reclusione a sfinire progressivamente i due buffi personaggi, già perduti ai margini di un’esistenza come non pervenuta al mondo esterno.

Martedì, 07 Novembre 2017 00:00

"Sembrava danzasse"

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Ci sono storie che stanno in piedi da sole, piantate come sa star piantato sulle gambe un buon pugile sul ring; ci sono storie che vanno scovate, recuperate alla memoria condivisa e sottratte all’oblio cui talvolta le condannano tempo e casualità.
Ci sono storie – e c’è una storia di cui qui ci accingiamo a dar testimonianza – che per farsi raccontare s’avvalgono del linguaggio del teatro, che ne sibila le parole in fiato d’attore e ne sublima le immagini in gesti di scena, con corredo accessorio, fatto di luci, suoni, filmati: apparato di contorno che s’aggiunge a completare la (ri)costruzione d’una memoria lontana e dispersa, d’una storia piccola e misconosciuta.

Sabato, 04 Novembre 2017 00:00

Il dramma di Tito

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A detta di critici e studiosi Tito Andronico è un'opera talmente brutta che si fa fatica a considerarla di Shakespeare; di più: per tre secoli e mezzo ha fatto parte delle “attribuzioni dubbie” nonostante Francis Meres (uno che il poeta di Stratford lo conobbe di persona) assicura che si tratti di una drammaturgia shakespeariana già nel 1598; nonostante l'abbia registrata nel suo libro mastro Philip Henslowe, anche se col titolo sbagliato di Tito & Andronico; nonostante i riferimenti alla “cerbiatta da portare via sotto il naso del guardiacaccia” siano uno spunto autobiografico (si riferiscono allo Shakespeare che qualcuno afferma sia stato cacciatore di frodo) e nonostante nell'atto terzo, scena seconda, il padre (Tito) dica alla figlia (Lavinia) ciò che Lear dirà a Cordelia nell'atto quinto, scena terza, del Re Lear: andiamo nella tua stanza, lì leggeremo e ci racconteremo “storie accadute nei tempi antichi”.

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