“Pecché, vedite, 'e puttane, soprattutto chelle napulitane, so' fatte proprio accussì: a loro, in fondo, non ce ne fotte niente d' 'e denare, d' 'e solde, no... Lloro so' 'nnammurate sulo d' 'e pparole, 'e chilli sciusce d'aria senza cunsistenza ca so' 'e pparole, meglio ancora si so' forestiere”.

Enzo Moscato

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Sabato, 11 Marzo 2017 00:00

Un assurdo noir in “Pink”

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Il palco si presenta a sipario aperto, con due porte ai lati che fungono da ulteriori quinte per gli ingressi e le uscite di scena. Sono bianche, alte e strette con la parte interna sagomata come un osso. Lo stesso tema tutto colorato si presenta sulla parete di fondo, che poi si scoprirà essere un secondo sipario che nasconde la band musicale di quattro elementi che suona dal vivo. Il pubblico conosce il motivo del richiamo all’osso già dal titolo: Madame Pink – commedia con canzoni e cane.

Il Teatro dell’Osso, mi si conceda il bisticcio linguistico, attinge ad una fonte primaria del mito e del teatro, l’Antigone di Sofocle, per denudare fino all’osso la problematica eterna del conflitto che oppone, da sempre la polis, ovvero la dimensione politica del cittadino, alla pietas, la devozione, la dimensione privata, personale, religiosa dello stesso.

L’emozione del Teatro Comunale di Bologna, l’emozione di assistere finalmente ad uno spettacolo de La Fura dels Bauls, l’emozione di ascoltare le musiche di Manuel de Falla – che scrisse questo balletto nel 1915 su richiesta espressa di una tra le più grandi danzatrici di flamenco del tempo, Pastora Imperio – si sono stratificate come i colori sullo sfondo del palcoscenico, a bande orizzontali: rosso sotto, nero al centro (con montagne), carta da zucchero che volge all’alba sopra.

Mercoledì, 08 Marzo 2017 00:00

La Vocazione di Manfredini

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“Caro Patron,
vi scrivo una lettera dopo una prova in cui ho detto delle vostre parole. Le ho dette a me stesso, le ho dette a Giulia che era Claudia, le ho dette ai ragazzi, le ho dette a un pubblico ancora immaginario: domani non lo sarà più. Sarà il pubblico vero, l'unico, eterno, uguale pubblico di sempre. Il vostro, il mio e quello di coloro che verranno dopo di me come è stato quello di coloro che sono venuti prima di noi. Ci siamo nutriti con grande commozione dei vostri pensieri ed io non so dirvi molto”.

Martedì, 07 Marzo 2017 00:00

Tempus fugit

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“E gli uomini se ne vanno a contemplare le vette delle montagne, i flutti vasti del mare, le ampie correnti dei fiumi, l’immensità dell’oceano, il corso degli astri, e non pensano a sé stessi”.
(Sant'Agostino da Ippona)



Etereo ed effimero l’affannarsi di una vita all’inseguimento di qualcosa d’inafferrabile come i sogni cullati nel passato; un inseguimento che comporta spesso che ci si lasci alle spalle quarti di vita non vissuta, morsi di gioia non assaporata, emozionalità sospesa e lasciata ad aspettare; colpa di uno sguardo discosto o distratto, perso dietro “le nuvole e la fantasia” e che poi magari ritorna presente a se stesso e alla consapevolezza del proprio perduto vissuto quand’è ormai troppo tardi per riafferrarlo.

A sipario chiuso il buio della sala è percorso da clangori metallici, come di cardini che stridono, porte che si aprono o si chiudono. All’apertura della tela una livida luce illumina fredda una complessa struttura metallica semicircolare: è una cancellata con delle sbarre che contiene al suo interno una struttura più piccola, cilindrica, nella quale si vede sospeso un tavolaccio, a mezz’aria, sul quale dondola adagiato un corpo, apparentemente esanime. Sulla destra si vede un carretto che funge da altare devozionale, coperto di lampade e candele e ospitante una statuetta della Madonna dell’Annunziata.

Mercoledì, 01 Marzo 2017 00:00

Un mostro 'mesmerizzante'

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Frankenstein 'o mostro è una gustosa parodia horror incentrata sul personaggio creato dalla scrittrice ottocentesca Mary Shelley ed è − allo stesso tempo − un denso elettuario i cui ingredienti, ben dosati, assumono la consistenza di una satira multiforme, sempre elegante e garbata, e le tonalità di un musical che attraversa trasversalmente la storia dello spettacolo teatro-canoro, passando senza increspature da un genere all'altro.

Sabato, 25 Febbraio 2017 00:00

La commedia di Nora (e quella di Filippo Timi)

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Una bugiarda matricolata
In Una casa di bambola Nora mente di continuo: sottrae la visione dell'albero di Natale ai bambini, giura il falso al marito (due volte) in merito ai pasticcini e ai cioccolatini che ha mangiato in città e, quando si tratta di assaggiare gli amaretti che nasconde in casa, afferma che non li ha comprati lei ma l'amica che è venuta a trovarla.

Venerdì, 24 Febbraio 2017 00:00

"Macbeth" di Emma Dante, un sabba verdiano

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Il Macbeth è una storia di violenza dietro cui è malcelata la storia di un intero popolo assoggettato alla magia. Nella regia di Emma Dante, che con il suo Macbeth apre la stagione operistica del Teatro Massimo di Palermo il 21 gennaio, sono infatti le streghe il punto focale dell’opera: da loro spira la magia che riempie di sé ogni cosa. Queste, gravide di premonizioni, animali straziati da doglie demoniache, si cercano, proprio come le bestie, un posto in cui partorire. Portate dalla testa, che lotta contro il ventre rigonfio per stabilire l’andatura guidando gli arti, sono sgraziate e bestiali, e nella loro natura compromessa sta la ricchezza di questa regia. In ogni nascita c’è una nuova morte e in quel “Rimescete” il futuro è, senza imbarazzo, associato alla nascita.

Giovedì, 23 Febbraio 2017 00:00

Puri e cresciuti

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Facile dire teatro per bambini. Come se i bambini fossero delle creature facilmente accontentabili, per i quali è sufficiente imbastire una storiella, mettere qualche costume scenografico, due musichette accattivanti e il gioco è fatto. No. Fare teatro per i bambini è una operazione estremamente complessa, impegnativa, molto più impegnativa, per certi versi, del teatro destinato al pubblico adulto, soprattutto se colto. Gli adulti, generalmente, vedono con le orecchie e apprezzano ciò che ritengono socialmente utile apprezzare, motivo della fortuna di tanta sedicente sperimentazione fine a se stessa.

Giovedì, 23 Febbraio 2017 00:00

Una partita di tennis teatrale

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Basta poco per creare un’atmosfera che sa di antico e di moderno, per far rivivere storie e personaggi che fanno parte di un vissuto comune, di una cultura condivisa, dove canzone e parola si mescolano e si alternano.

Martedì, 21 Febbraio 2017 00:00

Amatevi, fino al silenzio

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L'amore è Amore ci dice Spiro Scimone: senza aggettivi che lo qualifichino; senza indizi che lo precisino (luogo di provenienza, titolo di studio, condizione economica); senza differenze di sesso (riguarda gli esseri umani prima ancora che un uomo e una donna, una donna e una donna, un uomo e un uomo). È Amore quello che spinge due adolescenti a baciarsi nel pieno della folla, senza quasi mai prendere fiato, o che li porta a cercarsi l'angolo immerso nel buio di un portone, nel quale toccarsi con la stessa foga che un assetato ha di bere; è Amore quello di due anziani che si baciano meno ma che, forse, si guardano di più, attenti come sono a proteggere l'uno la fragilità dell'altro. È Amore l'amore di due madri che accompagnano, ogni mattina, una terza donna – una bambina – a scuola; è Amore l'amore fatto da due uomini per festeggiare, stasera, questa casa che siamo riusciti finalmente a comprare, che adesso è la nostra e che la nostra sarà per i giorni a venire.

Lunedì, 20 Febbraio 2017 00:00

Del vestire

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Non so se al lettore è mai passato per la mente in teatro, durante l'attesa della magica apertura del sipario, di correre in platea completamente nudo, strillando come una bambina capricciosa. Che c'è di strano? Probabilmente sarà una sensazione di libertà estrema. Se potessi tradurre questa sensazione in un sapore, penso che sceglierei un cono gelato al cioccolato e limone, farcito di chiodi e cavi elettrici, che sta per gocciolare su un paio di pantaloni e scarpe bianchi, simili a quelli indossati dai marinai insomma, seduto in posizione del loto sopra un lussuoso tappeto persiano.

Venerdì, 17 Febbraio 2017 00:00

Per la stessa ragione del grido

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C’è un teatro che nasce da un’urgenza. Germoglia perché è necessario, è stato seminato dal mondo ed è il mondo a chiamarlo in vita (non in scena). Da quarant’anni le Albe cavalcano l’onda di una necessità, onda lunga che li ha portati oggi alla soglia di Maryam.
In questi tempi consumati dalla paura del diverso, le Albe danno voce a tre madri musulmane devote a Maria. Le tre preghiere, che sono lamenti e maledizioni e urla sommesse, rappresentano un punto d’incontro paradossale fra due culture, cristiana e islamica, perse a farsi la guerra e dimentiche delle loro radici comuni.

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