“Vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare. Non vogliamo essere subito già così sicuri. Non vogliamo essere subito già così senza sogni”

Pier Paolo Pasolini, citato da Alessandro Leogrande

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Sabato, 04 Novembre 2017 00:00

Il dramma di Tito

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A detta di critici e studiosi Tito Andronico è un'opera talmente brutta che si fa fatica a considerarla di Shakespeare; di più: per tre secoli e mezzo ha fatto parte delle “attribuzioni dubbie” nonostante Francis Meres (uno che il poeta di Stratford lo conobbe di persona) assicura che si tratti di una drammaturgia shakespeariana già nel 1598; nonostante l'abbia registrata nel suo libro mastro Philip Henslowe, anche se col titolo sbagliato di Tito & Andronico; nonostante i riferimenti alla “cerbiatta da portare via sotto il naso del guardiacaccia” siano uno spunto autobiografico (si riferiscono allo Shakespeare che qualcuno afferma sia stato cacciatore di frodo) e nonostante nell'atto terzo, scena seconda, il padre (Tito) dica alla figlia (Lavinia) ciò che Lear dirà a Cordelia nell'atto quinto, scena terza, del Re Lear: andiamo nella tua stanza, lì leggeremo e ci racconteremo “storie accadute nei tempi antichi”.

Venerdì, 03 Novembre 2017 00:00

Il verde non è speranza nel mondo delle serve

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La scenografia di Le serve di Genet al Teatro Nuovo è la stanza da letto della Signora, con le pareti poste obliquamente che sembrano accompagnare lo sguardo dello spettatore verso l’apice di questo triangolo poggiato orizzontalmente: uno specchio alto quanto le pareti. Sul lato sinistro su un piccolo piedistallo si trova il letto, con un telefono su un tavolino accanto ed una grande finestra. Sulla parete a destra una toilette e un armadio con le ante alte quanto lo specchio.

Mercoledì, 01 Novembre 2017 00:00

“Womb Tomb”: kolossal, ermetismo e confusione

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Forte di una preziosa estetica contemporanea lo scenografo Simone Mannino con Womb Tomb si sperimenta regista: ha debuttato l’11 ottobre in prima nazionale al Teatro Biondo, ospite di Teatro Bastardo, il festival palermitano della scena contemporanea.

Lunedì, 30 Ottobre 2017 00:00

Dal tragico al comico: Shakespeare ri/vive

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Era il 1599 quando William Shakespeare dava alla stampa il suo Giulio Cesare, una tragedia basata sulla cospirazione e conseguente assassinio di Giulio Cesare, il tiranno dei tiranni che governò Roma nel I sec a. C.
Cosa rimane oggi di uno dei più grandi statisti di tutta la storia è presto detto: basta andare al Teatro Bellini di Napoli ed assistere allo spettacolo Giulio Cesare. Uccidere il tiranno per intuire il carattere universale e sempreverde del dittatore romano. Siamo davanti alla storia e al suo inesorabile eterno ritorno di azioni, sempre uguali, eppure sempre diverse.

Venerdì, 27 Ottobre 2017 00:00

Grazia Deledda, tra pagina e scena

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Il libro, la vocazione 
Il principio di Quasi Grazia non appartiene all'assito, non coincide con l'incontro tra la regista e gli attori, non ha la forma incerta e nascosta delle prove: ha invece sostanza evidente, è un oggetto concreto che resta e, dunque, funge da elemento a priori dello spettacolo e da testimonianza a posteriori del suo processo produttivo.

La leggenda narra (perché tutto ciò che riguarda il grande Bardo è avvolto tra nebbie leggendarie) che la commedia romanticaThe Merry Wives of Windsor venne scritta da Shakespeare per esaudire un impellente e improcrastinabile desiderio della regina Elisabetta I. Sembra, infatti, che nell'assistere alle due parti dell'Enrico IV, la regina fosse rimasta letteralmente mesmerizzata da quello che, a conti fatti, emergeva come protagonista ed eroe indiscusso del dramma storico: Sir John Falstaff, il gentiluomo dalla mitica pancia che da sempre si frappone tra il suo sguardo e le proprie ginocchia. Ma se nelle due parti dell'Enrico IV è possibile ammirarlo nel ruolo di frequentatore di taverne e reclutatore di eserciti male in arnese, questa nuova opera avrebbe dovuto mostrarlo in un improbabile ruolo di 'innamorato'.

Mercoledì, 25 Ottobre 2017 00:00

Metti una sera al Globe

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Teatro Bellini in veste elisabettiana per accogliere rifacimenti shakespeariani: si va di due in due, alternando commedia e tragedia. M’accomodo sulle panche che hanno preso il posto delle poltrone in una platea che s’affaccia su un grande palco in declivio, che arriva fin quasi a metà dello spazio normalmente destinato agli spettatori. Giulio Cesare e La commedia degli errori, in contigua successione le due messinscene a cui assisto che, nelle riscritture di Fabrizio Sinisi diretta da Andrea De Rosa e di Punta Corsara diventano rispettivamente Giulio Cesare. Uccidere il tiranno e Una commedia di errori.

Martedì, 24 Ottobre 2017 00:00

Non si smette più di guardare

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Ad un certo punto dello sguardo, sarà come avere una telecamera negli occhi. Ho questo compito, questo gioco: dall’istante in cui mi volterò, diventerò una cinepresa. Libera di girare il mio film, che sarà quello che voglio e sarà solo per me. Provo ad abituarmi a quest’idea, che i miei occhi saranno una macchina da presa, provo ad immaginare che cosa potranno prendere dal mondo. Ma non faccio in tempo a figurarmelo, che già mi devo voltare. Comincia. Mi giro e si gira.

Con un giglio tra le mani e la bocca impastata di rossetto Roberto Latini è un maledetto che canta amore. Uno senza tetto e senza destino che sta su una panchina e diventa protagonista d’un surreale quadro radiofonico. A testa bassa, sudicio, canta amore per strada, nel parco, in un sogno, ma nessuno gli crederà. Perché lui è l’anonimo interprete di un canto inconscio; è nessuno che parla: non è un re né la sua concubina, non è mirra, vino, latte, non è un giardino né un monte, non è un gregge né un cervo, una gazzella, non è Gerusalemme. Lui non è altro che un barbone, androgino, sconosciuto, con un giglio tra le mani che canta amore.

Giovedì, 19 Ottobre 2017 00:00

Seminare legalità, raccogliere teatro

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Spesso il Male mette in soggezione e induce al silenzio, a guardare da un’altra parte; spesso il Male, seppure non siamo noi a compierlo, seppure a noi stessi crei disagio, pratico oltreché fisico e morale, lo accettiamo con la rassegnazione che s’accorda all’ineluttabile, abbracciando con pavore il nostro senso di impotenza verso ciò che è più grande di noi e inveendo con rabbia verso chi a noi dovrebbe garantire tutela, ovvero lo Stato.

C’è a Palermo una scala cromatica di giudizio che indica gli scuri quali figli degli arabi e i biunni discendenti direttissimi dei normanni. A chi spetta l’appellativo di straniero, oggi, è difficile da dire. Tanti miscugli hanno portato paradossalmente a strani giudizi: la verità è che siamo miscellanea ma non sempre lo ricordiamo.

La diversità è ricchezza, e noi siamo ricchi, ricchi e bastardi.
Qui a Palermo siamo nati dalla mescolanza e siamo cresciuti imparando ad accogliere; nel porci un “confine” ci siamo allargati invece che chiuderci, perché spesso è stato proprio dal contatto con il confine che sono venuti fuori gli elementi migliori di quella che oggi, nel 2018 e da sempre, è la Capitale Europea della Cultura.

Venerdì, 13 Ottobre 2017 00:00

Quel posto in cui tutto è possibile

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Sulla superficie affatto liscia della terra, tra sporgenze di roccia, foglie o cemento, c’è una piccola escrescenza che spunta oggi qui, domani lì e che ho trovato con piacevole sorpresa nel cortile di un teatro. È un ricovero dal mondo, un luogo in cui cercare ospitalità quando tutto ciò che circonda l’uomo nel suo quotidiano diventa scialbo e stancante, un luogo per rifarsi l’anima. Lì la logica comune è messa al bando. Chi vuole può lasciare fuori chi crede di essere, mettere via la propria identità con tutti i documenti ed essere solo occhi che vedono, orecchie che ascoltano, cuore che batte, mente che immagina e può lasciarsi trasportare via, senza timore, da questa superficie affatto liscia della terra. È un luogo di stoffa e di carne, è un posto oltre il mondo dove tutto è possibile, è un circo, il circo contemporaneo El Grito.

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