“In coscienza, Kàtja, non lo so”.

Anton Pavlovič Čechov

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Lunedì, 16 Aprile 2018 00:00

L'agonia del sopravvivere secondo Anagoor

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Come le foglie. È la similitudine alla quale Andrea Marescalchi, protagonista del romanzo di Antonio Scurati − Il sopravvissuto − àncora la sua vita, ritrovando nella funzione dell’insegnamento un’essenza fisiologica, scevro di ogni retoriche definizioni. Siamo alla fine del romanzo; nel settembre 2001, la mattina del primo giorno del nuovo anno scolastico, il professore di storia e filosofia apre gli occhi e accetta nuovamente di far parte di questo naturale processo di nascita, morte e rinascita. Vitaliano Caccia, il suo allievo prediletto, ha sterminato nel giugno precedente la commissione degli esami di stato, lasciando lui solo in vita. Sopravvivere è paradossalmente, nel libro di Scurati, una morte lenta, atroce agonia; forse come quella del 399 a.c. quando Socrate bevve la sua cicuta dinanzi ai suoi più cari amici.

Martedì, 17 Aprile 2018 00:00

Una storia di sorellanza

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La scenografia di Ranavuottoli al Piccolo Bellini parla da sola: è la favola di Cenerentola al contrario. Ciò che dovrebbe essere orizzontale è verticale e viceversa, come capita con il letto della sorellastra di Cenerentola, Genoveffa, che è posto in verticale, come le statuine sull’angusto piano superiore della misera casetta, una in posizione normale e l’altra che sfida la forza di gravità e persino la porta di ingresso è posizionata in alto perché si scende giù in un sottoscala che porta all’unico ambiente dove si cucina, si dorme, si fa i propri bisogni.

Venerdì, 13 Aprile 2018 00:00

Ragionando sul “Misantropo” di Factory

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La messinscena di un classico suggerisce la messa in discussione del rapporto fra tradizione e attualità, porta a interrogarsi su quanto tale classico possa parlare al presente e su come il suo adattamento sia capace di calarlo nel tempo in cui va in scena, conservandone ma anche rinnovandone le capacità d’espressione. E, se questo discorso può valere in primis (e in senso assoluto più che per ogni altro drammaturgo) per la mirabile pertinenza scespiriana nel raccontare l’uomo più che il tempo in cui vive, è pur vero che il confronto col classico può servire ad instaurare un rapporto virtuoso tra mondi cronologicamente distanti, talvolta rilevando e mettendo in evidenza analogie e simmetrie.

Venerdì, 30 Marzo 2018 00:00

In Giostra, sui treni di Hrabal

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Primo giro di giostra, prima visita ad uno spazio teatrale che schiude le sue porte a Napoli, in una delle strette strade dei Quartieri Spagnoli, uno spazio che colpisce prima di tutto per come è strutturato, per l’ampiezza dell’assito, con i suoi spalti che l’abbracciano su tre lati e per la capacità funzionale della struttura, atta, come ci si accorgerà in corso d’opera della rappresentazione, a sfruttare al meglio anche le proprie pertinenze in funzione dello sviluppo drammaturgico di quel che vi va in scena.

Venerdì, 23 Marzo 2018 00:00

CReSCo Puglia e Lazio: ascoltateci!

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LA PUGLIA CHE POTREBBE ESSERE

 cosa sta succedendo e cosa non sta accadendo in Puglia:

un racconto del sistema dello spettacolo dal vivo ai tempi del PiiiL

 

La Puglia è una delle Regioni riconosciute tra le più virtuose degli ultimi anni nel campo delle Politiche Culturali.
Il dato appare riconfermato dalle ultime notizie che arrivano dall’Assessorato all’industria turistica e culturale della Regione Puglia, che dichiara un “investimento complessivo nel triennio 2017-2019 che supera i 75 milioni di euro, pari a oltre 25 milioni di euro all’anno”

Sabato, 24 Marzo 2018 00:00

La veglia rabbiosa di Palazzolo e Luna

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La veglia è l’ultimo monologo di Rosario Palazzolo, andato in scena al Teatro Biondo di Palermo in marzo. Terza parte della trilogia Santa Samanta VS − sciagura in tre mosse, è affidato a Filippo Luna nei panni di Carmela, madre della “santa” in terra Samanta: guaritrice, dispensatrice di miracoli (ciò che tutti vogliono), vittima di un compito troppo grande per una giovane donna.

Venerdì, 23 Marzo 2018 00:00

“Esilio”, il limpido lirismo della deriva

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Quando si riflette sulle problematiche legate al lavoro, o meglio, alla perdita dell’occupazione che fino a quel momento ha dato sostentamento ad un essere umano, assorbendo così tanto della sua energia e dei suoi scopi da fare in modo che questo essere si immedesimasse in quel determinato ruolo a tal punto da collimare con esso, si arriva a considerare, inesorabilmente, quanto tale esperienza possa incidere nella propria vita, e quanto profondo sia il segno che essa possa tracciare dentro uno spirito. Potrebbe sembrare un pensiero ormai sviscerato e banalizzato, un argomento sin troppo discusso e perciò ridotto ad un preimpostato schema, all’interno del quale si sa da subito che la vittima di quella ingiustizia è, e si sentirà d’un tratto, svilita, fiaccata, perduta. Già. Ma in quale maniera, esattamente, ella si smarrisce? Qual è l’aspetto del percorso disorientante fatto di oscuri meandri? Esilio si popone di far visualizzare attraverso la fantasia e la bizzarria cha affondano nella realtà quotidiana lo spettro dell’angoscia e del distacco dal sé, da ciò che prima si era stati.

Giovedì, 22 Marzo 2018 00:00

Elogio al tempo rubato

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Un suono metallico dagli echi computerizzati si propaga per la platea dove gli spettatori del Nuovo Teatro Sanità si stanno posizionando, accolti da un uomo delle pulizie che si aggira tra le file sorridente, affaccendato, cordiale. Sul palco nella semioscurità vi sono due sedie a destra e a sinistra, gemelle, su cui poggiano degli abiti. Tra loro, al centro scena, un telaio rettangolare che evoca una grande porta trasparente tagliata orizzontalmente da un’asse che divide il sopra e il sotto.

Martedì, 20 Marzo 2018 00:00

“Scannasurice”: Napoli, i topi e la malinconia

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Una lunga tournée nazionale, svariati riconoscimenti tra cui il cui il Premio a Imma Villa “Le Maschere del Teatro Italiano 2017” per la migliore interprete di monologo e il Premio della Critica 2015, come migliore spettacolo, immensi e commossi applausi al termine di ogni replica. Si potesse sintetizzare così Scannasurice che torna in scena al Teatro Nuovo di Napoli con la regia di Carlo Cerciello dopo oltre trent’anni dal debutto di Enzo Moscato nel 1982, sarebbe bello perché toglierebbe l’arduo compito di aggiungere parole e commenti ad uno spettacolo di difficile descrizione.

Domenica, 18 Marzo 2018 00:00

Cosa stiamo diventando?

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Il progressivo svelamento della verità
Orphans, il testo che Dennis Kelly scrive nel 2009, è diviso in quattro atti e comincia con questa didascalia: “L'appartamento di Helen e Danny. Cena a lume di candela, interrotta. Helen vestita elegante. Danny vestito elegante. Liam sta lì, essendo appena entrato. Davanti è tutto sporco di sangue. Pausa. Lo fissano. A lungo”.
L'inizio è dunque un'irruzione, il fuori che penetra dentro fisicamente, l'inaspettato che diventa improvviso: tuo fratello, tuo cognato, approfittando del fatto che ha le chiavi di casa (“per le emergenze”) apre la porta, entra, passa il corridoio, giunge in salotto e ti si para davanti mentre stai cominciando a mangiare (riso basmati, un po' di limone, pepe macinato, un filo d'olio buono e salmone): addosso ha una maglietta intrisa di sangue. Qualcosa è avvenuto, dunque, ma che cosa?

Leo de Berardinis e Giorgio Strehler. Sono i filtri (inevitabili) attraverso i quali Roberto Latini guarda al Teatro comico di Goldoni. Strehler, sappiamo tutti, ha votato parte delle sue regie e delle sue ricerche ai testi dell’autore veneziano, penetrando a pieno nei caratteri della sua riforma, nella pratica scenica cui Goldoni era già avvezzo prima di essere ufficialmente scrittore di commedie.

Giovedì, 15 Marzo 2018 00:00

“Caprò”. La deriva del desiderio

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Caprò è l’etichetta che si è voluto affibbiare a un essere, soprannome tanto perentorio e assoluto da aver soppiantato del tutto il vero nome, trasformandosi nell’unica dicitura possibile per quel contenitore umano. Un’identità preconfezionata, imposta a prescindere dalla vera natura di un bambino costretto a diventare uomo troppo presto, senza aver potuto godere delle sane esperienze che lo avrebbero reso completo e gli avrebbero permesso di realizzarsi, senza neanche il beneficio del dubbio che la sua strada avrebbe potuto essere diversa, nell’assenza totale della libertà di scelta, del diritto di divincolarsi attraverso i giusti strumenti, a lui negati, dalla morsa dell’ignoranza e della grettezza, in un ritmo di vita allineato a quello della terra, dipendente nel pensiero, oltre che in ogni gesto quotidiano, dalla sterile e ciclica ripetitività del tempo della semina e del raccolto, dell’estenuante fatica del lavoro manuale che monopolizza l’intera esistenza, dispiegata in spazi angusti e violentemente limitanti, seppur pieni d’aria e di verde.

Venerdì, 16 Marzo 2018 00:00

In memoria di Brenda

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Molfetta, uno spazio in pieno centro cittadino, in quell’intrico di vicoli che si susseguono per poi sbucare tra il porticciolo e il lungomare; lì, tra quelle strade strette e regolari, ad un angolo si trova la Pro Loco Babilonia, un ex frantoio che si reinventa sala teatrale, gestito dall'associazione culturale (e teatrale) Malalingua, di Marianna De Pinto e Marco Grossi; spazio accogliente e funzionale, anche piuttosto capiente e con tanto di foyer. Vi va in scena Vita oscena di Brenda Wendell Paes, di Gabriele Paolocà e Simonetta Damato (lei in scena, lui in regia) e va in scena, questo spettacolo, lì dove ha avuto la sua gestazione, prima di cominciare il  proprio cammino.

Giovedì, 08 Marzo 2018 00:00

Di Istria, storia e memoria

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Una sigaretta che non riesce mai ad accendersi, una nave per l’America su cui non ci si riesce mai ad imbarcare, pronta lì il mercoledì, ma sempre vietata da un imprevisto, un accidente, o semplicemente dalla storia, che frappone i suoi sgambetti fatalmente il lunedì.
Una narrazione che affonda nella memoria, individuale e collettiva, di un popolo fra i popoli, concentrato in quel crogiuolo multietnico che è quel lembo d’Italia un po’ sloveno e un po’ croato, o quel lembo fra Slovenia e Croazia che persiste un po’ italiano, che va a formare un triangolo isoscele fra Trieste, Pola e Fiume ed è da lì che proviene la materia prima di questo Esodo, è di lì che è originario Diego Runko, è nelle sue vene che scorre il sangue di cui s’imporpora questa storia, è nella sua memoria – personale e famigliare – che sopravvive il ricordo di cui si materia questa narrazione.

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