“Pecché, vedite, 'e puttane, soprattutto chelle napulitane, so' fatte proprio accussì: a loro, in fondo, non ce ne fotte niente d' 'e denare, d' 'e solde, no... Lloro so' 'nnammurate sulo d' 'e pparole, 'e chilli sciusce d'aria senza cunsistenza ca so' 'e pparole, meglio ancora si so' forestiere”.

Enzo Moscato

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Martedì, 06 Dicembre 2016 00:00

Epifanica visione

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Cinema Cielo di Danio Manfredini è spettacolo che riappare ora sulla scena ad oltre un decennio di distanza da quando vi apparve la prima volta. E, se si può dire che mantenga viva la sua possanza poetica, avviene però d’altro canto che – per la sua stessa essenza – Cinema Cielo perda buona parte della propria aderenza contestuale: se a suo tempo potevamo ben immaginare come plausibile la sala di un cinema a luci rosse in cui pulsa il microcosmo che Cinema Cielo racconta, oggi per oggettive congiunture storiche, quel contesto di riferimento (che di fatto esisteva e che di fatto non esiste più) lo possiamo al più percepire come trasfigurazione simbolica di un universo reietto.

Domenica, 04 Dicembre 2016 00:00

Un disagio teatrale

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In Ci scusiamo per il disagio Gli Omini mettono in scena non (solo) un'umanità borderline da Stazione: mettono in scena (anche e soprattutto) il processo antropologico-teatrale che è alla base dello spettacolo che stiamo vedendo. Per questo l'immagine dei tre interpreti, seduti sulla panchina, dopo aver segnato l'inizio torna contraddistinguendo il finale fungendo da cornice – o, se preferite, da parentesi – e serve ad avvolgere tutto quel che c'è stato nel frattempo: la resa della pulviscolare collettività che, per un mese, questi stessi attori hanno incontrato e osservato, conosciuto e intervistato per raccogliere il materiale utile al loro progetto.

Dopo aver assistito ad Anelante di Flavia Mastrella e Antonio Rezza, guardo in modo diverso alla mia azione di scrivere. Soprattutto di scrivere una recensione sul lavoro di Mastrella e Rezza. Sì, sì! Rinuncio al mio diritto di pretendere il silenzio di chi mi legge. Rinuncio a questa arroganza. Non voglio essere l’unica a parlare, potete farlo anche voi, anche adesso, mentre leggete la parola “adesso”.

Venerdì, 02 Dicembre 2016 00:00

Un "Natale" con tutti i sentimenti

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Il Natale in casa Cupiello di Antonio Latella arriva a Napoli con un anno e passa (quasi due) di ritardo sulla sua effettiva nascita; un po’ come se i Re Magi avessero fatto un giro ben più lungo (e a largo) per raggiungere un’ideale Betlemme teatrale. Ma alla fine, nel teatro che fu di Eduardo, è andata in scena questa rivisitazione del Natale eduardiano, col suo carico di temi aperti e col suo strascico di discussioni infinite, in massima parte riconducibili alla linea di principio – apodittica anziché no – che ciclicamente si staglia in difesa della (del tutto arbitraria e presunta) intoccabilità del Maestro. Come se Amleto non potesse essere un principe che si strugge in Polonia, o come se Vanja non potesse diventare un Ivan della Bassa Padana; Luca Cupiello, invece, pare, per certi pasionari dell’immutabilità del canone, dover essere assurto in una sorta di etereo ed intangibile pantheon, vestito degli stessi abiti, in quello stesso interno anni ’30, magari esprimendosi col tono e col timbro che gli impresse Eduardo e che la reiterata visione ha di fatto consegnato ad una sorta di musealizzazione presepiale.

Giovedì, 01 Dicembre 2016 00:00

Teatri di dolci guerre

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Accadono, a teatro, incidenti non previsti. Succede perché per quanto ogni cosa possa essere calcolata e ogni movimento studiato, c’è sempre quella possibilità che uno o più elementi sfuggano al controllo umano. Così può capitare che un ferro da calza, destinato a rimanere sul pavimento fino alla fine della rappresentazione, spicchi il volo lanciato dalle mani di un’attrice che solleva per aria fogli di carta velina. Il ferro decolla e poi, raggiunto il punto massimo di altezza, comincia a precipitare con la punta rivolta verso il basso e ruotando su stesso veloce e brillante tra le luci di scena. Come un aereo colpito in volo durante uno scontro di guerra. Il ferro finisce proprio davanti ai miei piedi.

Giovedì, 01 Dicembre 2016 00:00

"Il sogno dell'arrostito". Una lettura politica

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Premessa
Federico Tavan fu il poeta dei perdenti, della gente senza storia, di quelli che prendono pedate; fu il cantore di uomini e donne che hanno il freddo nelle mani, la febbre nella testa, il silenzio nella voce e la fatica nei piedi, gelate lacrime sul volto e l'inverno nei coglioni. Anarchico, egocentrico e povero diavolo, Federico Tavan su poeta per fato: sempre ad un grammo dalla felicità, Tavan raccontò gli ultimi, i matti, i disperati, i depressi, gli aspiranti suicidi e gli sconfitti: Tavan raccontò se stesso.

Lunedì, 28 Novembre 2016 00:00

La misura dell'ingiustizia

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Dramma dialettico estremamente complesso e intricato, Misura per Misura si caratterizza per la compresenza di una trama principale e trame secondarie che, sovvertendo parallelismi e rigide gerarchie, tendono continuamente ad accavallarsi in un ordito in cui è difficile individuare un tema dominante. Certamente, nell'immediato, emerge la corruzione della giustizia umana che si misura con un ideale di giustizia assoluto talmente lontano dalla condizione umana da sfuggire ad ogni tentativo di concretizzazione.

Sabato, 26 Novembre 2016 00:00

Il furioso Orlando secondo Pirrotta

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Fra piacer tanti, ovunque un arbor dritto
Vedesse ombrare o fonte o rivo puro,
V’avea spillo o coltel subito fitto;
Così, se v’era alcun sasso men duro:
Ed era fuori in mille luoghi scritto,
E così in casa in altritanti il muro,
Angelica e Medoro, in vari modi
Legati insieme di diversi nodi.
(Ludovico Ariosto, Orlando Furioso, canto XIX)

 

In occasione del quinto centenario dalla pubblicazione dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto edito per la prima volta il 22 aprile del 1516 il Festival di Morgana, giunto alla XLI edizione, ha dedicato una sezione a questo capolavoro della letteratura italiana. Sul piccolo palcoscenico del Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino a prestare voce e corpo al cavaliere Orlando Vincenzo Pirrotta va in scena con lo spettacolo inedito Vincenzo Pirrotta incontra il furioso Orlando, reading dei canti XIX, XXIII, XXIX, XXXIV, XXXIX ponendo come fil rouge l’amore romantico e incontrollato, motore di tutta l’opera.

La scena è punteggiata di bassi tegami di rame che contengono polveri colorate. Al centro c’è un grande calderone, di alluminio ramato, una sorta di tinozza. Altri recipienti da cucina sono sparsi qua e là, alcuni contengono delle candele, apparentemente l’unica fonte di illuminazione. Mentre si prende posto, una donna è già in scena sulla sinistra, seduta di spalle su un calderone di rame rovesciato e armeggia silenziosa con delle fascine. Quando si fa buio in sala si copre la testa con uno scialle nero e prega, mormora parole incomprensibili con gesti e sguardo ieratici, con la fissità immobile ed eterna della tradizione.

Venerdì, 25 Novembre 2016 00:00

Un "Macbeth" tra luci ed ombre

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Per scrivere di questo Macbeth, produzione del Teatro Nazionale la cui regia è firmata dallo stesso Direttore Luca De Fusco, parto da quanto si può leggere nel foglio di sala di carta smaltata che accompagna lo spettatore e dalla dichiarata continuità con cui questo spettacolo si pone in relazione al precedente lavoro shakespeariano dello stesso De Fusco – Antonio e Cleopatra, del quale ricordiamo qui la non proprio riuscitissima messa in scena – il quale definisce (sempre nel patinato libretto in dote agli spettatori) i due spettacoli “fortemente connotati nel senso della sperimentazione e della contaminazione dei linguaggi”.

Giovedì, 24 Novembre 2016 00:00

Cosa sta accadendo in Puglia?

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Premessa.
Per anni abbiamo parlato e scritto della Puglia: vi abbiamo viaggiato verso e dentro; l'abbiamo traversata, non soltanto d'estate; l'abbiamo presa a modello, citandola nei nostri articoli o tirandola nelle nostre discussioni pubbliche e private; l'abbiamo assunta ad esempio, non di rado per sbatterla sul grugno dei nostri amministratori locali, come per dirgli: guarda, allora è possibile! Non che tutto fosse perfetto, è evidente; tuttavia la Puglia è stata anche la dimostrazione − ancora di più per chi abita, vive, respira qui a Sud − dell'inesistenza di una questione meridionale del teatro: quando ci sono competenze, idee chiare, una visione di sistema ed il coraggio di fare, di questa visione, una pratica, senza piegarla ad interessi clientelari, senza votarla ai rapporti d'amicizia.
La Puglia. La nostra Puglia ovvero la Puglia di chi non vive in Puglia, la scena della Puglia di chi la Puglia l'ha vista in scena.
Per questo ne scrivo, partendo da tre festival.


“Io non volevo neanche più farlo” mi ribadisce Francesco dopo averlo già dichiarato in conferenza stampa: stanchezza fisica e di pensiero, la ripetizione di un'esperienza negli anni troppo somigliante a se stessa, un impegno percepito dagli altri come un automatismo e dunque un lavoro – complesso e difficile – ridotto a un appuntamento scontato: tanto il festival si fa anche quest'anno.

Mercoledì, 23 Novembre 2016 00:00

Casa Italia

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Nuovo spettacolo scritto da Irene Lamponi (dopo Labbra e Il grande salto, ideato a quattro mani con Beppe Casales), Tropicana è fresco di produzione e di allestimento, avendo debuttato ad ottobre del 2016.
Sul palcoscenico si muovono quattro attori per quattro personaggi: una madre, Lucia, abbandonata dal marito e futuro padre di un bambino (che avrà dall’attuale compagna); sua figlia Nina, ragazza che si affaccia all’età adulta; Meda, un’amica di casa single con madre anziana e Leonardo, fidanzato di Nina.

Nella Giornata Mondiale per i Diritti dell’Infanzia va in scena al Teatro dei Piccoli di Napoli Il piccolo principe, il più moderno dei classici della letteratura per l’infanzia, che si rivolge ai bambini, strizzando l’occhio ai loro genitori, con il racconto magico di una favola atemporale, pur se collocata nello spazio e nel tempo.

Sabato, 19 Novembre 2016 00:00

Fanny & Alexander: il teatro è politica

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“Il teatro forse dovrebbe insegnare a disconoscersi”.
                                                                                                         (To Be Or Not To Be Roger Bernat)

 

Il pubblico: questo sconosciuto. Nessuno lo forma, nessuno se ne cura, come se quel limen tra palco e platea segnasse una sorta di oblio destinato a scomparire solo quando le luci si accendono per gli applausi finali. Produci e consuma. Produci, promuovi e consuma. Eppure, senza pubblico non c’è spettacolo.

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