“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Venerdì, 23 Novembre 2018 00:00

Pinocchio visto da Pinocchio

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È un novembre che prolunga il tepore della mezza stagione ben oltre la sua naturale consuetudine, un novembre che regala una domenica soleggiata, una domenica di bambini e famigliole, di Edenlandia e giardino zoologico. E, percorrendo quello stesso viale che s’apre da un lato sullo zoo e dall’altro sul parco dei divertimenti, s’arriva al Teatro dei Piccoli. Ci arrivo ripercorrendo, con piedi un po’ più grandi, quei passi dati dal bambino che fui – fa effetto dirlo, ma correva il finire, nemmeno troppo estremo, del secolo scorso – quando un giorno alle giostre e una caramella tirata a una scimmia potevano essere il colore della gioia da dare a una giornata.

Martedì, 20 Novembre 2018 00:00

Fallocrazia messa alla berlina

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Per vedere Il Grande Fallo 2.0, spettacolo di Milena Pugliese, interpretato da Roberta Misticone e Marilia Testa, occorrono alcune cose. Addominali preparati, per resistere alle tante risate che il testo e l’interpretazione delle due attrici provocano. Stomaco forte, al contrario, per affrontare l’orrore di un mondo, immaginato come non troppo lontano, in cui un’avanguardia fallocratica ha preso il potere e “assegna” le donne agli uomini per fini ricreativi e procreativi. E poi un po’ di tempo, dato che dopo aver registrato tre giorni di tutto esaurito allo ZTN, nel weekend dal 9 all’11 novembre, tornerà il 28 e 29 dicembre all'Avanposto Numero Zero in via Sedile di Porto.

Sabato, 17 Novembre 2018 00:00

Noi, Čechov, Platonov e la pioggia finale

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Le testarde insistenze di Čechov
In Zio Vanja domina il caldo, i vestiti quasi si attaccano addosso e certi personaggi sembrano in affanno tant'è che manifestano il bisogno di sedersi, di non compiere gesti superflui, chissà quali movimenti corporei. Non a caso la prima scena del dramma mostra due figure sedute su delle panche, sistemate accanto a un tavolo che è stato posizionato all'ombra di un pioppo. D'altronde c'è “quest'afa” terribile dice Astrov; già, “fa caldo, c'è afa” ripete quattro pagine dopo Vojnickij e, perché sia chiaro che durante Zio Vanja non si respira, Serebriakov – che in giro se ne va con soprabito, guanti, calosce ed ombrello facendo ridere tutti – ribadisce per l'ennesima volta che “c'è afa”, poi chiede alla moglie di prendergli “le gocce che stanno sul tavolo” poiché non ce la fa a muoversi.

Martedì, 13 Novembre 2018 00:00

La verità fa male più di un colpo di pistola

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Napoli, anni ’80.
Siamo in un vicolo della città, sotto la finestra di una casa abitata da padre e due figli, Erica e Peppe: la famiglia Caruso. È una serata come tante quando Francesco Gargiulo si presenta sotto il palazzo per riportare il cardellino fuggito al suo amico. Pochi scambi e un tonfo. Peppe Caruso è a terra, inerme.
Arrivano gli amici, il padre e la sorella, arriva don Bartolomeo, il nuovo parroco. Pianti, urla, occhi bassi. Lo sanno tutti cosa è successo, chi è stato, ma nessuno parla. Peppe voleva fare l’eroe, voleva ribellarsi a un sistema che è così da anni e non può essere debellato. “L’eroe serve solo a morire. Io non volevo un leone ma un figlio dentro casa” sono le parole di un padre che non può nulla perché vendicarsi significherebbe morire, e significherebbe mettere in pericolo quella figlia che, a differenza loro, sta studiando dalle suore per diventare maestra. Ma quella figlia non è più una bambina che deve essere tenuta lontana dal centro di tutto e dalla verità.

Salomè è la fanciulla che danzò durante il banchetto di Erode Antipa, chiedendo poi allo stesso sovrano ammaliato dalla sua bellezza indescrivibile di consegnarle la testa di Giovanni Battista su un piatto d’argento. Così raccontano i Vangeli di Matteo e Giovanni.
E così Oscar Wilde nel 1893 ha tramandato questo episodio biblico in un dramma ad atto unico che trasferisce la sacralità del racconto in uno spazio neutrale e profano.

Martedì, 06 Novembre 2018 00:00

Yorick, i matti e la sfida all'oblio

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Resta / Bisogna che vada
La scena seconda dell'atto primo è cominciata da una cinquantina di versi quando Amleto è chiamato al cospetto della Regina e del Re. I due hanno appena concesso a Laerte, figlio di Polonio e fratello di Ofelia, il permesso per tornarsene in Francia, lì da dove è rientrato per assistere all'incoronazione del nuovo sovrano: “Devo confessare” – ha detto il giovane – “che i miei pensieri volgono alla Francia e si inchinano al vostro consenso”; posso ritornarvi dunque? “Cogli la tua bella ora, Laerte” gli ha risposto Claudio; “il tempo sia tuo e le tue migliori doti splendano a tuo piacere” ha poi aggiunto e, fatto retrocedere con un gesto della mano il ragazzo, ha quindi chiamato a sé il principe, facendogli notare che adesso risulta contemporaneamente “mio nipote e mio figlio”; “un po' più parente e meno che figlio” risponde invece Amleto, come a dire: mettiamo le cose a posto, diciamoci la verità, chiariamo subito e davanti a tutti i rapporti che ci sono tra noi: io non sono tuo figlio ma tuo nipote e tu non sei mio padre ma solo l'uomo che si è unito in matrimonio con mia madre.

Lunedì, 05 Novembre 2018 00:00

Coro di voci per “Cuore di cane”

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“La lotta contro la censura, qualunque essa sia e sotto qualunque potere, è mio dovere, così come gli appelli alla libertà di stampa. Nella vasta arena della letteratura russa, in URSS io ero l’unico lupo. Mi hanno consigliato di tingermi il pelo. Consiglio assurdo. Sia tinto sia tosato, un lupo non assomiglierà mai a un barboncino”.

Venerdì, 02 Novembre 2018 00:00

Una voce, un coro, un dramma

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Sette paia di scarpe nere sul limitare dello spazio che separa l’assito dalle gradinate del Teatro La Giostra, ad un passo in altezza da Piazza Augusteo, nei Quartieri Spagnoli. Quasi al centro di questa linea, sagomato a terra da un nastro bianco, un gioco da bambini con le caselle numerate in cui si salta senza toccare le linee di demarcazione. Poco più indietro nove piccoli sgabelli di cartone su cui si siederanno gli attori-ballerini, cinque donne e due uomini con abiti neri come le scarpe che li attendono, e una ballerina.

Sabato, 03 Novembre 2018 00:00

La sensualità musicale del “Don Giovanni”

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Kierkegaard definì il Don Giovanni di Mozart un “animale musicale” in cui il centro magnetico e la forza vitale risiedono non nella carne ma nella sensualità musicale. Egli non è persona bensì un carisma della musica, e non si può nemmeno intendere come processo di incarnazione in un corpo singolo in quanto l’intera opera è un corpo mistico musicale ottenuto attraverso la congiunzione ‘misteriosa’ di tutti i cantanti con lui, il Don Giovanni, che rappresenta la testa.

Mercoledì, 31 Ottobre 2018 00:00

Il viaggio dell'unicorno

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Nella sala destinata un tempo all'operazione di spellamento dei suini, la pelanda, all'interno del grande complesso del Mattatoio, situato nel quartiere romano Testaccio, non lontano dalla famosa piramide, oggi, si fa e si vede teatro, musica ed arte.
Il complesso è molto grande, composto di vari edifici, con un altrettanto grande spazio esterno, in cui di tanto in tanto  si incappa in residui di aggeggi che furono utilizzati per le operazioni di preparazione degli animali a diventare carne commestibile (ganci, gabbie, macchinari vari).

Martedì, 30 Ottobre 2018 00:00

Di Licia, di Bulgakov e dell’essere artista

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Cuore di cane di Bulgakov portato in scena da Licia Lanera è il primo capitolo di una trilogia ispirata ad autori russi – a questo primo capitolo dovranno far seguito Il gabbiano di Čechov e le poesie di Majakovskij – dal titolo complessivo Guarda come nevica. Ed è la neve il primo elemento che apre la scena, accogliendo, in identità testuale fra romanzo e azione scenica, l’ingresso sulle tavole del Teatro Abeliano della Lanera che guaisce il dolore del cane Pallino.

Lunedì, 29 Ottobre 2018 00:00

Una risata vi seppellirà

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Siamo abituati a pensare allo straniero come a colui che sta al di là confini, che tenta di superarli o che ci guarda ostile dalla torre nemica. Non si parla d’altro, oramai, che di quest’entità fittizia, lo straniero, come colui che viene da fuori e contro, come un’alterità pericolosa per la vita. Non si capisce che in fondo è di questo che si tratta, sempre, della vita, del tentativo di tenersi in vita, in un modo o nell’altro. Non si capisce che in fondo si tratta di sfidare la morte, che è l’unica vera alterità, estraneità da capogiro che ci aspetta, tutti, al confine.

Venerdì, 26 Ottobre 2018 00:00

“Gyneceo”, il tempo della consapevolezza

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La semplicità di una vita, e del dolore nella vita. La facilità e la velocità con cui si arriva a soffrire, con cui si incorre nell’errore e si incespica nelle situazioni che compongono il percorso, facendo torto a se stessi, scoprendo a poco a poco, con il passare del tempo, che in fondo di chi può essere la colpa, se non nostra?

Martedì, 23 Ottobre 2018 00:00

Dell'orrore e dei suoi derivati: NO

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Germania 1938: in un clima di orrore e indecenza sociale, Bertolt Brecht conclude la scrittura di Terrore e miseria del Terzo Reich, un lavoro di ventiquattro scene ovvero ventiquattro manifesti pubblici di quotidiana disfatta.
Il cerchio è chiuso, la svastica è in bella mostra, l’orrore compatto prende spazio nell’angolo giro e luminoso che definisce la scena: siamo al Teatro Elicantropo di Napoli, è un venerdì di ottobre dell’anno 2018 in cui l’autunno tarda ad arrivare, e il pubblico napoletano − ventaglio alla mano − gode dell’ennesimo regalo teatrale che porta l’inconfondibile firma di Carlo Cerciello.

Sabato, 20 Ottobre 2018 00:00

Restare vivi, in quest'ennesima replica

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Un regista scrive ai suoi attori
Nel 1963, alla fine di una tornata di repliche di Vita di Galileo, Giorgio Strehler spedisce ai suoi attori un saluto che in realtà aveva scritto da alcuni mesi: “mi decido a farvelo leggere solo adesso”, al termine “della prima parte di repliche di uno spettacolo che ha inciso sulla vostra vita più ancora di quello che voi credete”.

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