"Pupi siamo, caro signor Fifì! Lo spirito divino entra in noi e si fa pupo. Pupo io, pupo lei, pupi tutti".

Luigi Pirandello

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Giovedì, 15 Dicembre 2016 00:00

Svenimenti o dell'importanza degli attori

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Io, pagliaccio alla splendida ribalta,
affioro da una botola dischiusa.
È il baratro che guata fra le lampade,
avido ragno insaziabile.


(Aleksander Blok)

 

Svenimenti è innanzitutto un rito evocativo, una messa di richiamo, è una funzione commemorativa finalizzata a destare in palcoscenico i personaggi antichi e – con loro – lo spettro di chi li fece nascere. Così Elena Bucci avanza in proscenio, con indosso un abito nero che copre lo sgargiante vestito che le servirà per La domanda di matrimonio e recando in mano una mezza candela accesa: tizzone di cera, già smangiato dal tempo – smangiato dalle repliche di questo  spettacolo – la candela fa da luce pre-buio, oscurità dalla quale poi (ri)prenderanno vita – meglio: apparenza di vita – le creature dei vaudeville cechoviani.

Mercoledì, 14 Dicembre 2016 00:00

Semplicità e immediatezza

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Semplicità non vuol dire semplificazione, l’immediatezza non è sinonimo di scorciatoie comode per raggiungere una mèta nel più breve tempo possibile. Semplicità e immediatezza sono le prime parole che mi vengono in mente per raccontare del brutto anatroccolo di Tonio De Nitto, spettacolo compatto e consistente che appare in scena sotto forma di muto diario (nel senso che non fa uso di parole), in una domenica pomeriggio affollata di bambini e di non-più-bambini che li accompagnano, in quel dei Cantieri Teatrali Koreja di Lecce.

Martedì, 13 Dicembre 2016 00:00

Conoscersi per dirsi addio

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La partita a Trivial, il cartoccio di “alici calde calde”, un viaggio Roma-Lecce in auto; il film al cinema, questo letto e questo divano, le cuffiette per sentire la musica, così da isolarsi dagli altri e dal resto; i croccantini del cane, la felpa larga – indossata per restare a parlare tutta la notte – e i calzini rossi o il boxer a righe, i capelli che stai cominciando a perdere e che ti danno la misura del tempo che passa; un bacio evitato con imbarazzo, questo schifo di lavoro per cui sei costretta a startene sui pattini a distribuire volantini, il tempo impiegato a leggere l'unico libro che possiedi e le tasche vuote, perché oggi non hai i soldi neanche per un caffè o la benzina.

Martedì, 13 Dicembre 2016 00:00

La cortigiana in attesa

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Nuova produzione del Teatro i per Erodiàs di Giovanni Testori, secondo dei Tre Lai scritti agli inizi degli anni Novanta (essendo gli altri due Cleopatràs e Mater strangosciàs, usciti la prima volta per Longanesi nel 1994, un anno dopo la scomparsa dello scrittore).
Tre lai, tre lamenti che ricordano volutamente le composizioni medioevali, tre narrazioni autobiografiche che ruotano intorno ad altrettante dimensioni dell’amore. Non è escluso che Testori abbia voluto rifarsi alle cantiche dantesche, per il sentimento generale che sottende i monologhi.

Domenica, 11 Dicembre 2016 00:00

Mirandolina vintage

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Si prenda un classico del teatro, in questo caso Goldoni, si scelga la più classica delle sue commedie, in questo caso La locandiera, e si spennelli il tutto di un’atmosfera vintage, con vestitini a pois e sotto il ginocchio, sottovesti, scarpe bicolori, cappelli, biancheria maschile rigorosamente bianca.

Sabato, 10 Dicembre 2016 00:00

La luce calda del desiderio

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Fuori è un freddo di fine autunno, un freddo da tremare, da fermarsi al bar del teatro per mangiare cioccolata con le noci. I tappeti, i rivestimenti interni, il legno, l’oro, i piccoli palchi, tutto ci riporta al desiderato caldo. Il freddo l’abbiamo lasciato alle spalle, dietro i vetri dell'ingresso. Lo ritroviamo solo a sipario ormai aperto, quando Blanche DuBois, in un giorno estivo, scende dal tram ai Campi Elisi di New Orleans, in cerca di sua sorella Stella. La scena è in penombra, la voce di Blanche tremante.

Venerdì, 09 Dicembre 2016 00:00

In memoria di Danilo Dolci

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Danilo Dolci, un poeta, un missionario civile, un uomo puro. Danilo Dolci, l’uomo che digiunava davanti al mare ascoltando Bach, facendo propria la fame altrui, Danilo Dolci, che per “protestare” costruiva asili, fognature, dighe. Danilo Dolci che predicava (e praticava) la non violenza. Danilo Dolci, la sua storia troppo poco conosciuta, troppo spesso dimenticata, va in scena sul palco del Teatro Comunale di Ceglie Messapica in una domenica mattina di novembre.

Era appena cominciata la primavera quando Čechov, di ritorno a Mosca da Jalta, dovette mettersi a letto. Accadeva di rado. Normalmente, infatti, sopportava le indisposizioni non lasciandosi abbattere: metteva le pantofole, certo, e – nel caso capitasse d'inverno – stringeva al collo una sciarpa in più; s'accomodava così in poltrona o sulla sedia posta accanto alla finestra che dava al giardino. Leggeva, appuntava, scriveva; leggeva appuntava e scriveva: in questo modo lottava contro la malattia. Stavolta però la malattia sembrava avere la meglio: febbre alta, conati di vomito e sputi di sangue, dolori alla schiena e alle gambe – soprattutto alle gambe – e fastidi gastrici che gli impedivano di mangiare altro che non fosse della semola scaldata e passata in un colino, ormai diventata una poltiglia liquida. Visitato dal medico di fiducia, il dottor Taube – un medico che si fa visitare da un medico: sarebbe potuto essere un ottimo spunto per una pièce – dovette arrendersi al consiglio: andate per qualche settimana a Badenwailer; è una località perfetta per la cura dei malati di tisi. Vedrete che starete meglio.

Martedì, 06 Dicembre 2016 00:00

Epifanica visione

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Cinema Cielo di Danio Manfredini è spettacolo che riappare ora sulla scena ad oltre un decennio di distanza da quando vi apparve la prima volta. E, se si può dire che mantenga viva la sua possanza poetica, avviene però d’altro canto che – per la sua stessa essenza – Cinema Cielo perda buona parte della propria aderenza contestuale: se a suo tempo potevamo ben immaginare come plausibile la sala di un cinema a luci rosse in cui pulsa il microcosmo che Cinema Cielo racconta, oggi per oggettive congiunture storiche, quel contesto di riferimento (che di fatto esisteva e che di fatto non esiste più) lo possiamo al più percepire come trasfigurazione simbolica di un universo reietto.

Domenica, 04 Dicembre 2016 00:00

Un disagio teatrale

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In Ci scusiamo per il disagio Gli Omini mettono in scena non (solo) un'umanità borderline da Stazione: mettono in scena (anche e soprattutto) il processo antropologico-teatrale che è alla base dello spettacolo che stiamo vedendo. Per questo l'immagine dei tre interpreti, seduti sulla panchina, dopo aver segnato l'inizio torna contraddistinguendo il finale fungendo da cornice – o, se preferite, da parentesi – e serve ad avvolgere tutto quel che c'è stato nel frattempo: la resa della pulviscolare collettività che, per un mese, questi stessi attori hanno incontrato e osservato, conosciuto e intervistato per raccogliere il materiale utile al loro progetto.

Dopo aver assistito ad Anelante di Flavia Mastrella e Antonio Rezza, guardo in modo diverso alla mia azione di scrivere. Soprattutto di scrivere una recensione sul lavoro di Mastrella e Rezza. Sì, sì! Rinuncio al mio diritto di pretendere il silenzio di chi mi legge. Rinuncio a questa arroganza. Non voglio essere l’unica a parlare, potete farlo anche voi, anche adesso, mentre leggete la parola “adesso”.

Venerdì, 02 Dicembre 2016 00:00

Un "Natale" con tutti i sentimenti

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Il Natale in casa Cupiello di Antonio Latella arriva a Napoli con un anno e passa (quasi due) di ritardo sulla sua effettiva nascita; un po’ come se i Re Magi avessero fatto un giro ben più lungo (e a largo) per raggiungere un’ideale Betlemme teatrale. Ma alla fine, nel teatro che fu di Eduardo, è andata in scena questa rivisitazione del Natale eduardiano, col suo carico di temi aperti e col suo strascico di discussioni infinite, in massima parte riconducibili alla linea di principio – apodittica anziché no – che ciclicamente si staglia in difesa della (del tutto arbitraria e presunta) intoccabilità del Maestro. Come se Amleto non potesse essere un principe che si strugge in Polonia, o come se Vanja non potesse diventare un Ivan della Bassa Padana; Luca Cupiello, invece, pare, per certi pasionari dell’immutabilità del canone, dover essere assurto in una sorta di etereo ed intangibile pantheon, vestito degli stessi abiti, in quello stesso interno anni ’30, magari esprimendosi col tono e col timbro che gli impresse Eduardo e che la reiterata visione ha di fatto consegnato ad una sorta di musealizzazione presepiale.

Giovedì, 01 Dicembre 2016 00:00

Teatri di dolci guerre

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Accadono, a teatro, incidenti non previsti. Succede perché per quanto ogni cosa possa essere calcolata e ogni movimento studiato, c’è sempre quella possibilità che uno o più elementi sfuggano al controllo umano. Così può capitare che un ferro da calza, destinato a rimanere sul pavimento fino alla fine della rappresentazione, spicchi il volo lanciato dalle mani di un’attrice che solleva per aria fogli di carta velina. Il ferro decolla e poi, raggiunto il punto massimo di altezza, comincia a precipitare con la punta rivolta verso il basso e ruotando su stesso veloce e brillante tra le luci di scena. Come un aereo colpito in volo durante uno scontro di guerra. Il ferro finisce proprio davanti ai miei piedi.

Giovedì, 01 Dicembre 2016 00:00

"Il sogno dell'arrostito". Una lettura politica

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Premessa
Federico Tavan fu il poeta dei perdenti, della gente senza storia, di quelli che prendono pedate; fu il cantore di uomini e donne che hanno il freddo nelle mani, la febbre nella testa, il silenzio nella voce e la fatica nei piedi, gelate lacrime sul volto e l'inverno nei coglioni. Anarchico, egocentrico e povero diavolo, Federico Tavan su poeta per fato: sempre ad un grammo dalla felicità, Tavan raccontò gli ultimi, i matti, i disperati, i depressi, gli aspiranti suicidi e gli sconfitti: Tavan raccontò se stesso.

Lunedì, 28 Novembre 2016 00:00

La misura dell'ingiustizia

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Dramma dialettico estremamente complesso e intricato, Misura per Misura si caratterizza per la compresenza di una trama principale e trame secondarie che, sovvertendo parallelismi e rigide gerarchie, tendono continuamente ad accavallarsi in un ordito in cui è difficile individuare un tema dominante. Certamente, nell'immediato, emerge la corruzione della giustizia umana che si misura con un ideale di giustizia assoluto talmente lontano dalla condizione umana da sfuggire ad ogni tentativo di concretizzazione.

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