“Per favore, mi lasci nell'ombra”.

Carlo Emilio Gadda

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Martedì, 04 Aprile 2017 00:00

Il silenzio degli innocenti

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L'entusiasmo
In un'intervista rilasciata a Fabrizio Coscia su Il Mattino Luca De Fusco il 1° marzo (cioè il giorno seguente la nomina di Filippo Patroni Griffi a presidente dello Stabile di Napoli; avvenuta a rischio commissariamento in atto e dopo un durissimo conflitto istituzionale tra Regione e Comune) cita Shakespeare, afferma di essere una persona abituata “a lavorare su programmazioni con largo anticipo” ed espone i risultati della sua direzione.

Lunedì, 03 Aprile 2017 00:00

Parole cantate fra giochi di ombre

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L’inizio del libro IV dell’Eneide ci presenta Didone, la regina di Cartagine, mentre, colpita dall’amore per Enea, in preda all’agitazione “nutre una ferita nelle vene e un cieco fuoco la divora”. Nella Didone abbandonata (1724) di Metastasio, invece, Didone fa un ingresso solenne in un contesto scenico ispirato a un rigore quasi geometrico, mentre già in scena si trovano Enea, Osmida (confidente di Didone) e Selene (Anna, sorella della regina, così rinominata dal poeta).

Sabato, 01 Aprile 2017 00:00

"Jesus", la forza del Verbo

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Qual è il ruolo di Gesù Cristo di questi tempi? In quali luoghi dimora? La partita con Lui, viene ancora giocata nel segreto delle nostre anime o si è spostata su terreni che più si addicono ad una contemporaneità proteiforme e mediatica? Queste sono le domande affrontate con anacronistica e illuminata passione da Jesus, lo spettacolo di Babilonia Teatri, andato in scena al Piccolo Bellini.

Mercoledì, 29 Marzo 2017 00:00

"Scannasurice", sotto il segno di Dioniso

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“Una stamberga squallidissima. Disordine e caos regnano ovunque. Per terra, pezze vecchie, sacchetti di spazzatura, cartacce, sedie rovesciate; una foto in cornice raffigurante un vecchio, una sciabola antica, una maschera bianca, un ombrellino schiuso. Su un tavolino, a destra in fondo, bottiglie semivuote, un barattolo pieno di pezzetti di carta velina rossa, una tovaglia bianca ripiegata in quattro (simile a quella che recano sul braccio, nei ristoranti, i camerieri); sotto il tavolo, a sinistra, un bottiglione dal collo sbrecciato, contenente del liquido rosso e, accanto, un bacile bianco. Pendente da un fianco del tavolino, la bandiera azzurra e bianca dei tifosi calcistici napoletani, ma impreziosita da gioielli, strass, luccichii vari. Con questa classica didascalia – che dà indicazioni sul luogo nel quale si svolgerà l’azione cui andremo ad assistere – si apre Scannasurice, testo scritto da Enzo Moscato e ambientato ai Quartieri Spagnoli, all’indomani del terremoto del 1980.

Mercoledì, 29 Marzo 2017 00:00

Aldo e Rosemary, esseri umani fuori parte

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Continua al Teatro Biondo una stagione segnata dalla produzione di drammaturgie contemporanee: è il caso di Nel nome del padre per la regia di Alfio Scuderi che ha debuttato il 15 marzo in Sala Strehler. Recuperando il testo che Luigi Lunari scrisse nel 1997, Scuderi affida a Paolo Briguglia e Silvia Ajelli i ruoli dei protagonisti: due figure storicamente esistite che mai avrebbero potuto incontrarsi in questa vita.

Aldo e Rosemary sono agli antipodi della storia dell’Occidente e, in effetti, hanno poco in comune: sono cresciuti all’insegna di due ideologie opposte che difendono fino all’ultimo respiro; sono diversi i valori in cui credono, le regole a cui si attengono, gli obiettivi che si sono posti. Hanno vissuto come due rette parallele senza mai incontrarsi. Da un lato Aldo, figlio intellettuale allevato nella Russia di Stalin, convinto sostenitore del comunismo, peregrino e rifugiato. Dall’altro Rosemary, figlia aristocratica istruita al rigido cattolicesimo e al perbenismo americano. Ma Lunari immagina di superare i limiti ideologici e geografici costringendoli insieme in una stanza: è un purgatorio, un luogo di espiazione e di passaggio all’eternità.
E, se Lunari li fa dialogare, Scuderi dirige il dialogo con sobrietà. Perché sono insieme in questo manicomio della coscienza? Sono due che hanno vissuto nel nome dei loro padri, un comunista e un capitalista. Nomi talmente altisonanti che hanno finito per porli nell’ombra. Entrambi schizofrenici, infatti, hanno subito la dimenticanza e il rifiuto da parte del padre. Ora devono trovare la redenzione comune: ma riusciranno, loro che hanno respirato sempre ai margini della storia, a ucciderli quei padri che la storia l’hanno fatta?
Il testo gioca su più fronti: da un lato l’ambiguità di queste due figure non dichiaratamente identificate, quindi la curiosità di scoprirle; dall’altro il conflitto tra la sfera intima, la loro, e quella pubblica nella quale siamo inclusi storicamente anche noi. Chiusi in quella stanza grigio perla, infatti, non ci sono solo due cavie della storia; ci siamo noi, coi nostri ideali, con quello che ne è rimasto. Privato e pubblico si mescolano per parlare di famiglia e di politica. E ogni parola si fa carico di un sentimento controverso e di un conflitto interiore che porta i protagonisti a un'incomunicabilità che si supera solo un poco mentre l’uno o l’altro parla di sé. Resta, alla base, un egocentrismo insuperabile che è sintomatico della malattia.
Paolo Briguglia e Silvia Ajelli hanno fatto un lavoro eccellente sui personaggi assumendone i tic e le manie, reiterati durante tutta la performance: Briguglia è un cinico-romantico non “attrezzato alla vita”. Sentimentale, logorroico, ossessionato dai suoi fantasmi, si muove sulla scena con nervosismo controllato, gli occhi strabuzzati, la frenesia della lingua. Ajelli è una Rosemary che ha paura di parlare: appiattita alla parete, tiene stretti tra loro i tacchi beige da pomeriggio, e non fa mai nulla di sbagliato.
Nella scena essenziale di Scuderi spesso un tappeto sonoro pop entra stonato a rompere il già precario equilibrio che i due protagonisti tentano di stabilire tra loro. Le parole che non si dicono le dice spesso la musica. Come le luci, che separano i ricordi dal presente: sono calde le luci dei ricordi, a voler dirci di nostalgia; ma variano in toni più accesi quando quei ricordi si riempiono di disagio. Diventano magenta, rosso, giallo acido. Quello che Aldo e Rosemary ricordano è un passato macchiato che ha lasciato segni profondi e di cui non si sono ancora liberati.
Nel nome del padre è una storia di riscatto e di autodeterminazione; è un’occasione per Aldo Togliatti e Rosemary Kennedy di rendersi liberi davanti agli occhi del pubblico.
Aldo e Rosemary sono arrivati in ritardo all’appuntamento con la vita, in anticipo a quello con la morte. Sono rimasti senza parte da recitare nello spettacolo della storia e si sono adattati a recitare fuori parte. Aldo e Rosemary hanno soprattutto una cosa in comune: sono figli di una storia sbagliata.

 

 

Nel nome del padre
di Luigi Lunari
regia e scene Alfio Scuderi
con Paolo Briguglia, Silvia Ajelli
produzione Teatro Biondo Palermo
Palermo, Teatro Biondo, 15 marzo 2017
in scena dal 15 al 25 marzo

Martedì, 28 Marzo 2017 00:00

Onde dentro onde

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Come si muove il mare, quando va e viene, con ritmo continuo, come fanno le onde a scandire un movimento che è un ritmo, battere e levare. Così, ripetendo il moto del mare, sul palco di Mari c’è una donna che fa per uscire di scena, e poi rientra sempre. Così, un uomo fa la terraferma, immobile, svolge e riavvolge il filo da pesca, la sua tela di Penelope forte e trasparente.

Martedì, 28 Marzo 2017 00:00

Amore è pazzia

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“Sei pazza!”, “Ma sei impazzito?”, “Tu sei pazzo.”, “È impazzita.”, “Sei impazzita!” E poi amore, amore, amore, amore. Quanto più se ne ha, per tenere tutto insieme, per legare i pezzi di uno spettacolo vario, quanto può essere vario un sentimento. Forse la domanda su cosa sia l’amore, nell’arco di un’esistenza, se la sono posta tutti almeno una volta.
Al Teatro Nuovo, attraverso le parole di Joël Pommerat,  Alfonso Postiglione ci dà la sua risposta e  dice che, sotto qualsiasi forma esso si presenti, l’amore è pazzia.

Lunedì, 27 Marzo 2017 00:00

"EOIKA": il corpo doppio

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In EOIKA la percezione del corpo, visiva e identitaria, è soggetta a un gioco di doppiezza dove a fare un corpo sono due danzatrici, Sabrina Vicari e Federica Aloisio: le gambe di una e il busto dell’altra fanno vivere un unico corpo gigante sdraiato sul palcoscenico del Piccolo Teatro Patafisico che viene avanti verso la platea contorcendosi in movimenti innaturali e dichiarando la finzione del suo essere in scena.

Sabato, 25 Marzo 2017 00:00

Appunti su "Il giocatore"

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Premessa
Il giocatore è un allestimento complesso, complesso è il passaggio che cerca da un genere (la letteratura) a un altro (il teatro), complesse sono le relazioni tra attore e personaggio, tra attore ed attore, tra personaggio e personaggio che impone. Ne scrivo quando le prime repliche sono quasi terminate, avendo però la sensazione che la messinscena sarà ripresa: forse al Bellini; probabilmente in tournée la prossima stagione. Allora metto giù un insieme di appunti, a futura memoria, rispetto a uno spettacolo sul quale sarà necessario ritornare ancora.

Domenica, 26 Marzo 2017 00:00

La guerra. Sempre uguale

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Valery Fokin e Nikolay Roshchin hanno scelto programmaticamente una dimensione marcatamente metateatrale per mettere in scena il dramma eterno della guerra immanente nelle Troiane di Euripide. Lo spettatore trova il sipario già aperto su uno scenario bellico dal sapore post-moderno. Un lungo e stretto tavolo rettangolare, coperto da una tovaglia bianca, occupa il proscenio. Dietro si vedono sedici sedie, nere, vuote. Sul tavolo bottiglie di vino, bicchieri a calice e piatti, neri anch’essi. Neri sono anche i quattro soldati che pattugliano la scena. Sembrano vestiti da squadra SWAT: casco nero, occhiali da sole, auricolare, mitra.

Venerdì, 24 Marzo 2017 00:00

Vernicefresca e il paradosso di "Ho.me"

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Mi sono avvicinato alla visione di Ho.me con un sentimento di aspettativa che travalicava l’evento scenico in sé; che fosse uno spettacolo buono o meno buono era sì un aspetto che m’interessava appurare, ma soprattutto mi premeva metterlo in relazione con l’essenza complessiva della compagnia che lo ha messo in scena – Vernicefresca – al fine di completare, con quell’ultimo (e fondamentale) tassello mancante,  la conoscenza del modus operandi di questo gruppo di lavoro.

Venerdì, 24 Marzo 2017 00:00

Milioni, fantasmi e riflessioni

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Non ti pago è l’ultima commedia dell’impareggiabile Eduardo De Filippo ad essere stata diretta e messa in scena dal figlio Luca, prima della sua prematura scomparsa. La compagnia ha deciso di continuare a portarla in giro per l’Italia, per omaggiare così l'artista napoletano e il suo desiderio – nonché il genio di suo padre.

Giovedì, 23 Marzo 2017 00:00

L’umanità senza l’amore

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Il palco del Teatro Sanità è occupato solamente da un tavolino basso al centro scena, quello che gli inglesi definiscono coffee table, e quattro sedie allineate sulla parete di fondo, quasi nascoste nel buio. Quel tavolino verde si trasformerà nel palcoscenico vero e proprio che mette al centro il microcosmo di un condominio allucinato che riflette e amplifica in uno spazio claustrofobico quello che avviene fuori di esso.

Giovedì, 16 Marzo 2017 00:00

Il guappo di Eduardo, il boss di Martone

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La scena
Martone colloca Il sindaco del Rione Sanità su una pedana trasparente, quadrata (concretizzazione di quel mondo “meno tondo e più quadrato” cui aspira Barracano) e contraddistinta da tratti che ne fanno un labirinto: base domestica volutamente simbolica, rappresenta uno spazio nel quale chi lo abita ritorna sui suoi passi, sulle stesse dinamiche, su traiettorie quotidiane, ripetute e che non prevedono uscita definitiva (fisica e mentale). Questo è l'orizzonte prospettico, il contesto d'azione e – nella logica dell'autoreclusione da clan – il bunker in cui il boss ed il suo gruppo si riuniscono, tramano, ricevono o sequestrano, ascoltano o interrogano, operano, regolano conti, minacciano e  schiaffeggiano.

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