“Per favore, mi lasci nell'ombra”.

Carlo Emilio Gadda

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Venerdì, 18 Novembre 2016 00:00

“Un Principe”: recitare l’Abisso

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Buio.
Luce, ma solo vivamente “recitata” con una penombra accesa: il buio è uno stato interiore definitivo, così come lo è il vuoto dello spazio scenico. Appena Amleto si muove e parla, in sala ridacchiano tutti, più o meno divertiti, più o meno sorpresi. O inquietati, come chi scrive. Si ride perché forse, Amleto è “un principe” come nell’immaginario sono tutti i principi, virile, autorevole nelle movenze e nella voce, con-fuso con la forza, la consapevolezza, la tenacia e la spada, un personaggio che all’inizio della tragedia di Shakespeare è rabbuiato, scosso dalla morte del padre e disgustato dal tradimento della madre, un uomo luminoso e distante, sensibile e sensibilmente astuto, che per vendicare l’ingiusta morte del padre, studia e recita la parte del folle, una pazzia scaltra e turbolenta dunque, come lo è il suo “dire”, così capace di spalancare la realtà, così potente da distruggere un regno.

Lunedì, 14 Novembre 2016 00:00

Shakespeare Forever

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Il palco è diviso in due aree sceniche: a destra un ampio paravento con tendaggio bianco (che nasconde un trono) e, accanto, un tavolino con della frutta e una sedia savonarola, mentre a sinistra campeggia una scrivania messa di sbieco, coperta da un telo rosso su cui sono affastellati dei libri, delle carte, un piccolo specchio.

Dal 3 al 26 novembre il Festival di Morgana apre le porte di Palermo alla scena contemporanea riservando la sezione Morgana VS Europa a quella europea. Il palcoscenico del Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino, che da quarant’anni ospita l’evento, è il contenitore palermitano di una tradizione folcloristica e a tratti mitologica importante che diventa in questa occasione la casa dell’artista contemporaneo, sede preziosa dello scenario performativo indipendente a livello internazionale.

Domenica, 13 Novembre 2016 00:00

Futuro presente

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In principio esisteva sulla pagina scritta, il papiro di Luciano di Samosata, poi i romanzi del XVIII e XIX secolo, presto passati sugli schermi del cinematografo, accompagnando e sviluppando l’evoluzione degli effetti scenici. Con Marco Paolini la fantascienza approda alle tavole del teatro. Dopo aver tanto interrogato il passato, offrendo sempre fecondi spunti di riflessione per il presente, si rivolge al futuro, un futuro più o meno vicino, per indagare temi etici ed esistenziali che riguarderanno il domani, ma hanno i loro semi già nel presente e informano la nostra umanità.

Martedì, 08 Novembre 2016 00:00

Nelle Fibre di Pasolini

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Tappeto purpureo la scena nuda, la riempiono solo una poltrona di pelle e due microfoni inastati. Di Pier Paolo Pasolini le parole, di Licia Lanera la voce e il corpo che a partitura preesistente danno consistenza scenica in una rivisitazione in cui la regia della stessa Lanera si dedica al testo pasoliniano (Orgia) esplorandone le sfaccettature, ma soprattutto instaurando con esso una relazione dinamica e dialettica, che dialoga sì col testo, calandolo nella contemporaneità, ma che sembra prima di tutto metterlo in relazione con il Manifesto per un nuovo teatro di Pier Paolo Pasolini, traducendosi in particolar modo in una regia “funzionale”, in cui corpo, voce e visione registica si fanno tutt’uno per fondersi in una cassa armonica in cui risuoni il verbo pasoliniano che vede l’attore “non essere dunque interprete in quanto portatore di un messaggio […] che trascende il testo: ma essere veicolo vivente del testo stesso”.

Domenica, 06 Novembre 2016 00:00

Lo spessore delle donne di Bernarda Alba

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Un velo impalpabile si frappone tra la scena e gli sguardi del pubblico, è così che, senza varcare una porta d'ingresso, entriamo nella casa di Bernarda Alba, siamo dentro la sua vita e in quella di tutte le sue donne. Nella casa non c'è nulla di sporco ma in quel nitore ostentato non c'è alcunché di caldo. La Poncia e la Serva, intente a pulire sul pulito, approfittano dell'insolita solitudine per tessere l'ordito ricamato della quotidianità della casa, mostrando un primo assaggio degli odori e degli umori che lì si respirano.

Mercoledì, 02 Novembre 2016 00:00

Città, politica e Teatro Stabile

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Scopo della burocrazia è di condurre gli affari dello
Stato nella peggiore possibile maniera e nel più
lungo tempo possibile.
(Carlo Dossi)

Non bastano i denari: bisogna saperli spendere.
(proverbio italiano)

 

Nel 1955 Napoli vuole il suo Teatro Stabile e lo vuole operando – lo racconta Annamaria Sapienza ne Il padrone del vapore – “una superficiale imitazione del modello strehleriano”, cioè una riproposizione – in piccolo, viene da scrivere – de Il Piccolo: Ernesto Grassi, critico e commediografo, ne diventa il direttore artistico; l'amministrazione avalla la nascita di una “Compagnia Stabile di Teatro di Prosa” mentre il sindaco, Achille Lauro, scrive al Ministero “rivendicando l'urgenza di avere un Teatro Stabile e denunciando l'abitudine delle grandi compagnie italiane a disertare le piazze meridionali”: forte dell'alleanza ottenuta con l'appoggio dei monarchici alla Democrazia Cristiana Lauro può dunque pretendere dal Governo un finanziamento di venticinque milioni di lire per la sua costituzione. Intanto ne viene allestita la prima stagione: Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello, Il sorriso della Gioconda di Aldous Huxley, Il vento notturno di Ugo Betti e Finalmente un delitto di Marcel Achard, Venerdì santo di Cesare Giulio Viola, Il sistema Ribadier di Georges Feydeau.
Le regie sono firmate, in alternanza, da Vittorio Viviani, Giuseppe De Martino e dallo stesso direttore artistico Ernesto Grassi.

Domenica, 30 Ottobre 2016 00:00

Il (non) senso della vita

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Officina delle Idee è un cortile che si adatta a farsi teatro, spazio non eminentemente teatrale, con piastrelle in luogo dell’assito, sedie e divani a far da platea e una leggera pendenza a favorir visione. La drammaturgia – e quindi la scenografia – s’adattano pertanto allo spazio che la ospita, riempiendosi di sei sedie a corroborare, per metonimica sottrazione, la partitura di Ionesco (Le sedie, appunto).

Venerdì, 28 Ottobre 2016 00:00

Appunti su "Bordello di mare con città"

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appunto zero (o una premessa)
Verrà un giorno nel quale, si augurava De Monticelli, sarà ridotta la fondamentalità assoluta data alla prima di uno spettacolo; verrà un giorno nel quale – liberati dalla prassi ormai desueta (che appartiene solo ai cartacei) di dover uscire il mattino dopo con l'articolo – coloro che scrivono di teatro non dovranno tarare l'emozione del debutto, una confidenza tra scena e testo ancora da trovare pienamente, la complessità umana – umanissima – che comporta lo stare in scena in sette, su un palco importante, con davanti una platea ricolma. Ad esempio. Bordello di mare con città è un'opera complicata perché è uno spettacolo di compagnia, che ha il suo autore in scena, e che ha per punto di partenza un testo che, da drammaturgico, si fa poetico. Ho atteso un anno prima di scrivere di Scannasurice, consapevole del tempo di maturazione che meritava e che merita (meriterebbe), in realtà, ogni spettacolo – per il quale la prima non è che un momento, importante sì, ma un momento. E tempo merita ancor più Bordello se non vogliamo solo reiterare la pratica, anch'essa ormai desueta, dei bravissima alle attrici quando invece – queste attrici – hanno appena iniziato il loro vero (e incerto) cammino, al cospetto del pubblico, fuoriuscite dall'utero segreto e protettivo delle prove.
Le repliche di uno spettacolo sono cosa viva, è cosa viva il teatro, che accumula esperienza e sicurezza di sera in sera. Alla prima – anzi: dopo questa prima – nessun bravissima: per me è troppo presto. Invece un po' di appunti, per cominciare a ragionare su qualcosa, su qualcuno, che a sua volta ha cominciato adesso il proprio viaggio.

primo appunto (Napoli ormai fa Napoli)
Per comprendere il lavoro svolto da Cerciello con Bordello di mare con città occorre partire – a mio parere – dall'introduzione che Moscato scrive in Orfani veleni, il volume che contiene anche Scannasurice.
Cosa dice?

Martedì, 25 Ottobre 2016 00:00

Che sapete di me? Che sappiamo di lui?

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Lucio quando aveva quindici anni si vergognava di mettere il casco: anche quando sognava di andare sul motorino con “una bionda dietro, i capelli che escono dal casco – i suoi – e la felicità: la mia”. Lucio, fin da ragazzino, ha lavorato: ha fatto le grattachecche e ha fatto il cameriere, il venditore di giornali, il responsabile di spazi pubblicitari per una rivista andata in fallimento. Lucio quando guarda la televisione sbuffa. Lucio ha fatto sport. O almeno così afferma.

Martedì, 25 Ottobre 2016 00:00

Scena per un matrimonio

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Cosa ci fa una donna in primo piano vestita di bianco con coroncina di fiori nei capelli (più una mise vezzosa che un abito da sposa)? Cosa ci fa un uomo in giacca carponi sull’assito in fondo verso desta (a sinistra giace un bouquet)? Perché lo spazio scenico è delimitato da un immaginario perimetro aperto fatto di bicchieri in cui stillano gocce d’acqua dal soffitto? Si presenta con questo tableaux-vivant l’inizio de I conigli non hanno le ali, pièce del 2014 dell’autore, regista e attore Paolo Civati, che di questo spettacolo firma anche la regia, mentre i due ruoli sono affidati a Francesca Ciocchetti e a Cristian Giammarini.

Mercoledì, 26 Ottobre 2016 00:00

Fiori, note musicali e piccole tragedie contadine

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Fiori, fiori ovunque. Stampati sugli abiti delle donne che compaiono quasi al limite del boccascena, sedute mimando il gesto dello schiacciar le mandorle, fiori dritti impertinenti che coprono un tappeto d’erba sul palco leggermente inclinato verso la platea ad evocare una campagna rigogliosa e incombente. Fiori sul cappello a tuba del contadino Nino Schillaci, detto Liolà.

Sabato, 22 Ottobre 2016 00:00

Il cunto del disonore

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Un testo, un attore; e potremo già fermarci qui, parlando di Dissonorata, visto che nella compattezza drammaturgica e nella bravura scenica di chi lo interpreta – ovvero Saverio La Ruina, che ne è anche autore – è compreso tutto quel che serve a fare d’un testo teatrale e della sua messa in scena qualcosa di pregevole bellezza.
Dissonorata è storia che ha sapore antico ma che al contempo suggerisce subdole persistenze radicate in un ancestrale retaggio; Dissonorata racconta una storia del tempo passato coniugata al tempo presente, in forma di cunto memoriale, ma il cui concetto di fondo ritorna, mutatis mutandis, tante volte nelle storie di cronaca che ancor oggi raccontano a intervalli irregolari delle efferatezze perpetrate verso donne tenute ancora relegate in una condizione di minorità subalterna, intabarrate in un reticolo di costrizioni aberranti.

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