“Sì, dimenticheranno. È il nostro destino, non ci si può fare nulla. Ciò che a noi sembra serio, significativo, molto importante, col passare del tempo sarà dimenticato o sembrerà irrilevante. Ed è curioso che noi oggi non possiamo assolutamente sapere che cosa domani sarà ritenuto sublime, importante e cosa meschino, ridicolo. E la nostra vita, che oggi viviamo con tanta naturalezza, apparirà col tempo strana e scomoda, priva di intelligenza, forse addirittura immorale”.

Anton Pavlovič Čechov

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Venerdì, 20 Gennaio 2017 00:00

Metamorfosi. Di Perla, Roberto, Fortebraccio

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Perla
“Cominciamo da dove si finisce”, per citare le note di regia di Latini a Buio Re.
“Il teatro, che era la vita vera, di fronte alla vita reale si disillude e così mi sono svegliata dal coma in cui mi aveva rinchiusa il teatro i cui meccanismi, ora, erano diventati automatici, non più sublimi. Negli ultimi spettacoli non riuscivo più ad abbandonarmi e così – durante Annabel Lee – ho detto: non è giusto che finga. E il cerchio si è chiuso”.

Domenica, 22 Gennaio 2017 00:00

Suite memoriale

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Enzo Moscato al Teatro Nuovo è un rito che si ripete, un appuntamento fisso – e a volte anche plurimo – che contraddistingue le stagioni che vi vanno in scena. In realtà, da programma, il “Moscato di stagione” (di questa stagione) sarebbe dovuto essere lo spettacolo Modo Minore che però è stato poi rimpiazzato da Toledo Suite.

Giovedì, 19 Gennaio 2017 00:00

Da C.Re.S.Co. al Ministro Franceschini

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L'Italia attende (ancora) la sua Legge sullo Spettacolo, l'Italia attende (ancora) una vera Legge di settore. Risuonano, come nel vuoto, gli appelli orgogliosi e intransigenti di Strehler; sembra di risentirli di nuovo i concetti che Eduardo muta in drammaturgia ne L'Arte della commedia; prendono vigore le frasi − e le carte − di decine di vecchi dibattiti in cui, al cospetto di qualche Ministro, coloro che il teatro lo vivono facendolo hanno espresso a voce e per iscritto necessità, urgenze, bisogni. Fanno forza, quelle parole, alle nuove parole di questo nostro presente perché ciò che non è rinviabile non sia rinviato ancora. Esempio recente fu l'incontro del Metastasio di Prato, a novembre (qui un articolo di Simoe Nebbia che ne fa analisi su Teatro e Critica); testimonianza ne sono gli sforzi di elaborazione e scrittura che i soggetti, a vario titolo, stanno producendo in questi mesi.
Come già accaduto in passato Il Pickwick ritiene suo dovere condividere e diffondere, quando possibile, i documenti che ne derivano, gli spunti di pensiero. Perché si tratta di contributi a una discussione più ampia, che parte dal soggetto che dice e che investe e riguarda il Teatro tutto, tutti i teatranti.
Riceviamo e quindi pubblichiamo perciò il comunicato di C.Re.Sco.

Mercoledì, 18 Gennaio 2017 00:00

La notte del 10 (meno)

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Un tempo, quando al San Carlo si andava ad ascoltare l’opera, c’erano i melomani. Appassionati di lirica, pronti ad osannare i pezzi di bravura e stroncare ferocemente le stecche. Cattivissimi con gli spettacoli sbagliati, erano autorizzati a fischiare e contestare platealmente gli errori di regia e interpreti.

Martedì, 17 Gennaio 2017 00:00

L'Attore

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“Io non sono Amleto”. Prime parole, asserto per contrasto di una destrutturazione: Amleto e non più Amleto. Partendo da Shakespeare, passando per Heiner Müller, arrivando al proprio non-Amleto, all’Amleto di Fortebraccio, la “macchina-Amleto” di Müller si trasforma nella “macchina-Amleto” di Roberto Latini, che ne plasma magmaticamente la materia, flettendola alla propria voce, ad una partitura sonora in penombra.

Domenica, 15 Gennaio 2017 00:00

Peperoni pirandelliani

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Insomma, lo volete fare anche voi, sì o no, questo
esperimento con me, una buona volta? Dico, di
penetrare lo scherzo spaventoso che sta sotto alla
pacifica naturalezza delle relazioni quotidiane, di
quelle che vi paiono le più consuete e normali, e
sotto la quieta apparenza della così detta realtà
delle cose.
(Luigi Pirandello, Uno nessuno e centomila)

 

Col naso che pende a destra
“Che fai?” chiede la moglie a Vitangelo Moscarda; “Niente, mi guardo qua, dentro il naso, in questa radice” –  risponde lui – “Premendo avverto un certo dolorino”. La moglie sorride poi passa oltre dicendo: “Credevo ti guardassi da che parte ti pende”. “Mi pende? A me? Il naso?”.

Venerdì, 13 Gennaio 2017 00:00

Caro Oliverio...

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In Calabria la definizione della Legge Regionale sul Teatro sembra vittima d'una stasi improvvisa e immotivata: dopo una prima fase elaborativa − frutto del lavoro compartecipato tra Istituzioni e realtà artistiche che operano sul territorio − la definizione concreta della stessa sembra infatti vittima di un improvviso silenzio amministrativo, di un'improvvisa incapacità del Presidente della Giunta Regionale all'ascolto e all'azione conseguente. La Calabria paga questo silenzio e questa inattività istituzionale: la paga da anni, la paga da decenni (basterebbe ricordare che si tratta di una Regione nella quale il Ministero non ha riconosciuto la presenza di alcun Teatro Nazionale, di alcun TRIC e di alcun Centro di Produzione). Un lavoro di ideazione, di messa a punto d'urgenze e problematiche e di possibili soluzioni è stato compiuto; questo lavoro merita adesso ulteriore messa in discussione e concreta coniugazione normativa. Per il bene del teatro, per il bene della Calabria.
Il Pickwick ha ricevuto ieri e pubblica oggi il documento redatto in merito dall'Assemblea Permanente del Teatro Calabrese. Ritiene questa pubblicazione un doveroso segno d'attenzione.

Giovedì, 12 Gennaio 2017 00:00

Il fascino perverso dell'onestà

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Correva l’anno 1917 quando fu scritto e rappresentato per la prima volta Il piacere dell’onestà.La versione proposta da Antonio Calenda è la stessa di cento anni fa, anche se i tre atti sono condensati di un due, di lunghezza disuguale, scanditi da cambi di luce e dal risuonare di languide note di tango contemporaneo. Le tematiche sono quelle canoniche dell’autore: il decoro vuoto, già allora, della società borghese, regolamentata dalle ipocrisie e dalle forme convenzionali; la differenza tra l’essere e l’apparire; tra la maschera e ciò che si è veramente; il contrasto tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere; la maternità come valore e condizione assoluta della donna, che fagocita qualsiasi altro ruolo o aspettativa della donna.

Sabato, 07 Gennaio 2017 00:00

Sul "Miseria e nobiltà" di Cirillo

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Del Miseria e nobiltà di Cirillo è stato detto già molto, in apparenza quasi tutto: dal recupero filologico della drammaturgia tardo-ottocentesca alla voluta dimenticanza del film del '54 firmato da Mattioli; dalla centralità assunta dal cibo – in termini elencatori e scenografici – alla disposizione etico/politico/sociale di Scarpetta nei confronti dei poveri e della povertà: sono stati già citati i “lu” (“lu ventaglio”, “lu sapunaro”, “lu ciuccio”) pronunciati dagli attori; è stato già citato il Benedetto Croce del 1937 e il paradosso costituito in concreto dalla miseria (non dovrebbe esistere ma, se non esistesse, molti di noi non avrebbero diritto all'esistenza); sono già stati citati da un lato certi strepiti da sceneggiata e, dall'altro, le questioni biografiche evocate da una trama che prevede il recupero della genitorialità, così rimandando al vincolo di paternità (taciuta, negata) tra Scarpetta e i De Filippo. Si è già detto della complessiva bravura degli interpreti, della necessità di preservare la tradizione innovandola, della policromia di arredi e costumi, di quanto sia stato suggestivo che lo spettacolo sia andato in scena nel teatro che fu sede/casa/palco della Scarpettiana voluta da Eduardo. E dunque: cosa aggiungere a un discorso già così ampio?
Inutile narrare la trama – nota da un secolo e propria dell'immaginario di tutti noi – provo a mettere giù qualche nota sperando così d'integrare l'analisi che si è svolta negli ultimi venti giorni.

Mercoledì, 04 Gennaio 2017 00:00

Affresco panoramico di una generazione

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Stasera sono in vena è un affresco panoramico su un segmento generazionale, è il racconto – leggero nel tono ma dolente nel suo senso più intimo e profondo – di quello che accadeva nella provincia italiana mentre gli anni Ottanta sfumavano in dissolvenza, mentre si imparavano parole di un lessico nuovo come glasnost e perestrojka perché il mondo stava cambiando e si ascoltavano canzoni quasi già vecchie come Roadhouse Blues dei Doors, perché il mondo cambiava, sì, ma non dappertutto e non dappertutto allo stesso ritmo.

Sabato, 31 Dicembre 2016 00:00

Triplicità pirandelliana

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Il Magma Teatro è una grotta a un passo dal mare, uno spazio ricavato tra le rocce nere che spuntano fra la sabbia sul litorale di Torre del Greco e parte di quella roccia – nera come il magma che solidifica – ancora insiste permanendo in un lato di quel palco che Libero e Donatella hanno realizzato lì, a un passo dal mare; una piccola sala, accogliente, che si apre per diventare spazio di visioni teatrali alla sua prima stagione.

Venerdì, 30 Dicembre 2016 00:00

Pupi della vita, paladini della morte

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Come ombre si muovono i membri della famiglia Macaluso, misteri buffi su un palcoscenico quasi buio. Vestiti a lutto marciano esagitati verso la platea segnando sulla scena molte direzioni possibili; croce in mano, affilata e lucente come spada paladina, sono un triangolo compatto con il vertice e la base. Spezzando per qualche attimo il ritmo soldatesco cedono sfiniti, a uno a uno, avvicendandosi quasi fossero lampi di una interminabile tempesta; ma repentinamente chi crolla viene salvato da un suo vicino. La precarietà del passo li fa cadere ma, ostinata, la passione li rialza.

Martedì, 27 Dicembre 2016 00:00

La magia eterna del Natale e della parola

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Festoni e luminarie natalizie decorano l’ingresso e le sale de Il Pozzo e il Pendolo. Nell’aria echeggiano discrete e festose le note di Christmas Carols e un lungo tavolo ospita dolci natalizi, mandaranci, noci, bricchi di cioccolata calda e vin brulé, predisponendo benignamente lo spettatore al godimento di una antica favola che parla di un vecchio avaro, ma forse in realtà di ciascuno di noi, se riflettiamo sulla metanoia del protagonista e sul fatto che ciascuno può riscoprire la vertigine di riavvicinarsi alla sorgente della propria essenza, a ciò che si era, sepolto magari sotto gli strati di ciò che le circostanze della vita hanno condotto a diventare.

Lunedì, 26 Dicembre 2016 00:00

La signora Frola, il signor Ponza e il coro

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La signora Frola sostiene che la giovane donna che si affaccia ogni giorno dal ballatoio, calandole nel paniere un biglietto recante i fatti del giorno, si chiami Giulia e che si tratti di sua figlia. Sarà vero?
Il signor Ponza, invece, sostiene che la giovane donna si chiami Imma e che ogni giorno reciti per non turbare la povera vecchia: mia moglie – sua figlia, cioè Giulia – è morta da anni e lei n'è rimasta scossa tanto da non comprendere che quella che ora vede è – per me – la seconda moglie mentre – per lei – soltanto un'estranea. L'annebbia, insomma, la follia. Sarà vero?

Giovedì, 22 Dicembre 2016 00:00

Danza di relazioni

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Il Teatro Bolivar ha quest’anno una stagione composita, in cui convivono più anime, una stagione in cui si tenta di ritagliare spazi congrui a teatralità fra loro difformi. Ciò, se da un lato consente a qualcosa che altrimenti non avremmo visto in scena di incontrare alzate di sipario altrimenti probabilmente non collocabili, dall’altro trasmette però un’impressione informe su quali siano le linee ispiratrici di un siffatto cartellone.

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