“Ero concentrato più nel compiacere gli altri che nell'affermare me stesso e questa mia rinuncia sotterranea, silente, andava scavando dentro di me gallerie di frustrazione”

Fabrizio Coscia

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Venerdì, 28 Ottobre 2016 00:00

Appunti su "Bordello di mare con città"

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appunto zero (o una premessa)
Verrà un giorno nel quale, si augurava De Monticelli, sarà ridotta la fondamentalità assoluta data alla prima di uno spettacolo; verrà un giorno nel quale – liberati dalla prassi ormai desueta (che appartiene solo ai cartacei) di dover uscire il mattino dopo con l'articolo – coloro che scrivono di teatro non dovranno tarare l'emozione del debutto, una confidenza tra scena e testo ancora da trovare pienamente, la complessità umana – umanissima – che comporta lo stare in scena in sette, su un palco importante, con davanti una platea ricolma. Ad esempio. Bordello di mare con città è un'opera complicata perché è uno spettacolo di compagnia, che ha il suo autore in scena, e che ha per punto di partenza un testo che, da drammaturgico, si fa poetico. Ho atteso un anno prima di scrivere di Scannasurice, consapevole del tempo di maturazione che meritava e che merita (meriterebbe), in realtà, ogni spettacolo – per il quale la prima non è che un momento, importante sì, ma un momento. E tempo merita ancor più Bordello se non vogliamo solo reiterare la pratica, anch'essa ormai desueta, dei bravissima alle attrici quando invece – queste attrici – hanno appena iniziato il loro vero (e incerto) cammino, al cospetto del pubblico, fuoriuscite dall'utero segreto e protettivo delle prove.
Le repliche di uno spettacolo sono cosa viva, è cosa viva il teatro, che accumula esperienza e sicurezza di sera in sera. Alla prima – anzi: dopo questa prima – nessun bravissima: per me è troppo presto. Invece un po' di appunti, per cominciare a ragionare su qualcosa, su qualcuno, che a sua volta ha cominciato adesso il proprio viaggio.

primo appunto (Napoli ormai fa Napoli)
Per comprendere il lavoro svolto da Cerciello con Bordello di mare con città occorre partire – a mio parere – dall'introduzione che Moscato scrive in Orfani veleni, il volume che contiene anche Scannasurice.
Cosa dice?

Martedì, 25 Ottobre 2016 00:00

Che sapete di me? Che sappiamo di lui?

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Lucio quando aveva quindici anni si vergognava di mettere il casco: anche quando sognava di andare sul motorino con “una bionda dietro, i capelli che escono dal casco – i suoi – e la felicità: la mia”. Lucio, fin da ragazzino, ha lavorato: ha fatto le grattachecche e ha fatto il cameriere, il venditore di giornali, il responsabile di spazi pubblicitari per una rivista andata in fallimento. Lucio quando guarda la televisione sbuffa. Lucio ha fatto sport. O almeno così afferma.

Martedì, 25 Ottobre 2016 00:00

Scena per un matrimonio

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Cosa ci fa una donna in primo piano vestita di bianco con coroncina di fiori nei capelli (più una mise vezzosa che un abito da sposa)? Cosa ci fa un uomo in giacca carponi sull’assito in fondo verso desta (a sinistra giace un bouquet)? Perché lo spazio scenico è delimitato da un immaginario perimetro aperto fatto di bicchieri in cui stillano gocce d’acqua dal soffitto? Si presenta con questo tableaux-vivant l’inizio de I conigli non hanno le ali, pièce del 2014 dell’autore, regista e attore Paolo Civati, che di questo spettacolo firma anche la regia, mentre i due ruoli sono affidati a Francesca Ciocchetti e a Cristian Giammarini.

Mercoledì, 26 Ottobre 2016 00:00

Fiori, note musicali e piccole tragedie contadine

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Fiori, fiori ovunque. Stampati sugli abiti delle donne che compaiono quasi al limite del boccascena, sedute mimando il gesto dello schiacciar le mandorle, fiori dritti impertinenti che coprono un tappeto d’erba sul palco leggermente inclinato verso la platea ad evocare una campagna rigogliosa e incombente. Fiori sul cappello a tuba del contadino Nino Schillaci, detto Liolà.

Sabato, 22 Ottobre 2016 00:00

Il cunto del disonore

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Un testo, un attore; e potremo già fermarci qui, parlando di Dissonorata, visto che nella compattezza drammaturgica e nella bravura scenica di chi lo interpreta – ovvero Saverio La Ruina, che ne è anche autore – è compreso tutto quel che serve a fare d’un testo teatrale e della sua messa in scena qualcosa di pregevole bellezza.
Dissonorata è storia che ha sapore antico ma che al contempo suggerisce subdole persistenze radicate in un ancestrale retaggio; Dissonorata racconta una storia del tempo passato coniugata al tempo presente, in forma di cunto memoriale, ma il cui concetto di fondo ritorna, mutatis mutandis, tante volte nelle storie di cronaca che ancor oggi raccontano a intervalli irregolari delle efferatezze perpetrate verso donne tenute ancora relegate in una condizione di minorità subalterna, intabarrate in un reticolo di costrizioni aberranti.

Giovedì, 20 Ottobre 2016 00:00

Peccati di questi tempi

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Il suono di un antico vibrafono scandisce il tempo come i rintocchi di un orologio. Antico come le parole antiche di John Ford, il vibrafono riempie l’aria quando le parole tacciono. Laura Angiulli porta in scena, a Galleria Toledo, il peccato. Ma cos’è il peccato, l’abominio, in questi tempi che sono antichi e moderni nello stesso momento?

Martedì, 18 Ottobre 2016 00:00

"Un virusse corrosivo". Efestoval, Campi Flegrei

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È Mimma Gallina a darmi lo spunto con cui iniziare questo articolo. Scrive infatti, in Organizzare teatro, che “i Comuni capoluogo con il 30% degli abitanti circa assorbono quasi il 60% dell'offerta di spettacoli”, aggiunge che “le sei città italiane con oltre 500.000 abitanti, dove risiede il 12% della popolazione, assorbono oltre il 30% dell'offerta” e chiude ricordando che “i Comuni fino a 50.000 abitanti, con il 64% dei residenti, si aggiudicano il 38% degli spettatori”.

Domenica, 16 Ottobre 2016 00:00

Fabrizio il clochard

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"L'ultimo ballo, l'ultimo delirio, l'ultimo urlo di un giovane uomo che ha perso tutto".
Questa la premessa allo spettacolo Fabrizio, secondo appuntamento della rassegna 70/30 Il teatro che verrà andato in scena al Teatro Biondo di Palermo per la regia di Manuel Capraro. Una scelta questa coerente con il tema della rassegna: il disagio, soprattutto quello delle nuove generazioni.

Mercoledì, 12 Ottobre 2016 00:00

NTFI: le parole, i fatti e il silenzio

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Le parole (dal libro dei sogni)
L'edizione 2016 de “il Napoli Teatro Festival Italia” – scrive Luigi Grispello, Presidente della Fondazione Campania dei Festival – “si pone l'obiettivo di estendere il proprio ruolo da rassegna teatrale estiva a istituzione culturale permanente che svolge attività di grande valore durante tutto il corso dell'anno”. Il Festival, infatti – insiste Grispello – solo in questo modo può davvero raggiungere i suoi obiettivi che sono: “incentivare la valorizzazione delle realtà artistiche radicate sul territorio”, “promuovere e sostenere lo scambio culturale tra Napoli e il mondo”, “far conoscere e diffondere all'estero la creatività degli artisti napoletani” ed “offrire occasioni di lavoro qualificato nel campo dell'arte teatrale e delle performing arts”.

Martedì, 11 Ottobre 2016 00:00

Psicopatafisica

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Corpo di donna a farsi clown in una messinscena dal vago sentore patafisico. Vago sentore, perché l’evocazione di Ubu Roi appare come qualcosa a metà fra un significativo pretesto e un orpello ipnotico. Giduglia, ovvero la spirale patafisica, che vorticosamente gira e rigira, è un motivo che correda la scena in una dicromia bianca e nera; bianco e nero che si ripropongono in ogni dettaglio, indossato o recato in scena da Patrizia Aroldi, dal cappello alle scarpe; dalla valigia a fasce oblique, bianche e nere, da cui cava fuori una valigetta più piccola a fasce bianche e nere anch’essa; cerone sul viso, un vestito – bianco e nero – che culmina in uno sbuffo di gonna.

Domenica, 09 Ottobre 2016 00:00

Quanne ghiucaveme 'u pallone

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Nel primo capitolo de Le memorie del teatro Georges Banu s'interroga su che rapporto vi sia tra il ricordo e la pratica scenica, tra ciò che era e ciò che appare. “A teatro” – scrive Banu – “la memoria è paradossale” poiché da un lato è ciò che è sempre stata, ovvero una rimanenza parziale e soggettiva che si fa “cosa rammentata” e, dall'altro invece, “cerca di mostrarsi nell'attualità di un corpo, di uno spettacolo”.
“Il teatro” – continua Banu – “da sempre s'immerge in ciò che risale dal passato” ed è per questo che, osservando l'attore – ovvero il suo fenomeno più esposto – abbiamo la sensazione ch'egli compia “in se stesso gli sponsali del tempo antico con quello di adesso”: fa “da supporto e da mediatore, da ponte e da trappola per topi” l'attore, è “all'incrocio delle durate” ed è per suo mezzo che “il teatro si fa carne” appartenendo così al presente.

Venerdì, 07 Ottobre 2016 00:00

La nenia dell'occupazione

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Nel buio della sala Strehler del Teatro Biondo di Palermo il pubblico respira un’aria intrisa di aspettative per la stagione teatrale che sta iniziando; seduti insieme a una “prima della prima”, vediamo entrare in silenzio sei attori, uno dopo l’altro e ognuno scandito dal proprio passo. Il ritmo disparato di questo ingresso cala nell’immobilità quando si accendono i riflettori e ce li troviamo davanti, quegli attori giovani, insabbiati in una parte muta. Sul palco questo gruppo – Federico Cianciaruso, Fabio De Stefano, Riccardo Finocchio, Martina Giovanetti, Andrea Mammarella, Emanuele Pilonero – sta schierato di fronte al pubblico: sei figure immobili su sei sedute diverse, unico elemento scenografico.

Mercoledì, 05 Ottobre 2016 00:00

Drammaturgia argomentativa

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Per raccontare, descrivere e considerare Scusate se non siamo morti in mare bisogna necessariamente partire dal testo drammaturgico. Bisogna farlo perché, per questo come per altre drammaturgie firmate da Emanuele Aldrovandi, il testo è ben più di un semplice punto di partenza; è drammaturgia in cui si dipana un filo narrativo che è strumento funzionale all’articolazione di un ragionamento complesso, strutturato, che si compone e si costruisce attraverso studiati meccanismi (uno su tutti: il ribaltamento, che sia di senso o di prospettiva).

Giovedì, 29 Settembre 2016 00:00

Fondamenti del teatro: Banu e il ricordo dell'effimero

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A teatro la memoria è paradossale. Da un lato, in quanto arte, almeno in Occidente, non ha che una memoria parziale, a buchi, frammentaria, e dall'altro conserva un carattere di cosa rammentata che, oggi ancor più del solito, cerca di mostrarsi nell'attualità di un corpo, di uno spettacolo.

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