“se ne restò a guardare, che stupido, Dio mio, che stupido”

Nicola Pugliese

Sara Scamardella

Prova di calcio e patriarcato

“Prova” è una parola dai tanti significati e ritrovarla come titolo di uno spettacolo teatrale, suscita già curiosità. Che tipo di prova sarà? Quella che gli attori fanno prima di una messa in scena? Una difficoltà che il protagonista deve superare? Il racconto del tentativo di far funzionare qualcosa di posseduto o immaginato? La dimostrazione di un fatto accaduto, magari un delitto?

Un teatro non è mai vuoto: le anime di "Risate di gioia"

Fruiamo il teatro in posti che non sono teatri. Chiusi da tanti mesi, gli edifici che per anni, a volte secoli, hanno dato vita ai nostri personaggi preferiti sono davvero vuoti? In questa serata di fine giugno, un palco montato al centro del cortile della Reggia nel Bosco di Capodimonte interpreta un vecchio palco teatrale abbandonato.

Corpi immobili, anime in tormento

Il pubblico, all’ingresso di Porta Miano, è smistato lungo i viali del Real Bosco di Capodimonte verso i luoghi degli spettacoli. Ce ne sono tre in scena in questa serata del Campania Teatro Festival.

Positano racconta... ancora...

Il forte vento nella piazza della Chiesa Nuova sembra sparpagliarci e mescolarci tutti. Il terzo giorno del Positano Racconta comincia in questo modo. Il mare c'è sempre, solo è più distante. La piccola piazza è allestita in modo essenziale. Tra i presenti c’è chi cerca un riparo appena le folate di vento si fanno più intense. Chi ha i capelli lunghi deve tenerli fermi con una mano, molti iniziano ad indossare giacche sui loro abiti leggeri, qualcuno si rifugia di tanto in tanto in chiesa per riscaldarsi.

Positano racconta...

Quando dico che lavoro a Positano, che ci abito molti mesi all’anno, la prima parola che mi rispondono le persone è “bello”. Positano è bella, qualunque sia il punto che si sceglie per osservarla. Che sia dall’alto della Garitta o che lo sguardo parta dal basso della Spiaggia Grande, che si scelga di guardarla dal lato di Liparlati, gettarle uno sguardo da lontano partendo da Praiano o che la si voglia ammirare dal mare, Positano è sempre bella.

Un gioco di Shakespeare

Il mare in tempesta travolge la nave. L’acqua sbatte furiosa contro lo scafo, lo sovrasta, lo spezza in due tronconi.  Due giovani fratelli gemelli, maschio e femmina, sono buttati tra le onde dalla potente natura. Separati nella vastità di quel mare, lei raggiunge la terraferma, lui sopravvivrà altri tre mesi navigando, recuperato da un’altra barca.

Danza su parole

Un palazzo di ferro e di vetro occupa quasi l’intero palco. La grande novità architettonica del secolo scorso: palazzi di ferro e vetro, come serre che custodiscono giardini, come gabbie per uccelli, palazzi che ingabbiano esseri umani. Ma belli, tanto belli da diventare uno dei simboli della Belle Epoque. Età dello splendore, dell’energia produttiva, del lavoro e del divertimento, età della giovinezza.

Partita con Dio

Come una palla da tennis che percorra l’aria a grande velocità verso di noi, gli eventi della vita spesso, senza neanche darci il tempo di rendercene conto, ci chiedono una risposta, la giusta reazione per rispedire la palla dall’altra parte della rete. Mettere il corpo, la mente, lo spirito nella giusta posizione ed essere provvisti dell’energia adeguata per poter rispondere nel modo migliore è indispensabile. Ma abbiamo nel nostro equipaggiamento tutto quello che serve per affrontare questi siluri improvvisi? E se chi tira verso di noi quei colpi forti come missili fosse un onnipotente dio, servirebbe davvero provare a reagire?

Non è stato nessuno

Esistono mondi nei mondi, città nelle città. Regni chiusi da cancelli e alti muri, dove la città libera si interrompe improvvisamente per riprendere a vivere oltre il muro opposto. Sfidando le leggi anche del tempo, le città dei reclusi lasciano entrare ed uscire persone, abitanti delle nostre città. Qualunque sia il ruolo che indossi ogni persona, ogni volta che attraversa il muro, subito comprende che ciò che valeva fuori dentro non vale: la quotidianità è differente, le relazioni umane sfalsate, le leggi facilmente aggirabili, lo Stato non è più Stato.

L'adolescenza salverà il mondo

Arriva in periodo di campagna elettorale, spunta come un improvviso fiore su un marciapiede in una sequenza quotidiana di brutture vissute nel mondo, ascoltate alla radio o in tv, inserite nei discorsi di chi vorrebbe guidare il Paese. Mette l’individuo e la storia personale lì dove si parla di numeri, statistiche e percentuali. È un fiore da curare, un fiore a cui bisogna dare la linfa della nostra attenzione, del nostro silenzio. Perché in un periodo di tante parole inutili esso emana il profumo di un qualcosa che potrebbe salvarci, tirarci fuori dalle acque contaminate dall’odio.

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