“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Sara Scamardella

Peggy Pickit e una serata disastrosa

Entrare nella sala del Teatro Nuovo è già accedere in casa di Liz e Frank. Il sipario è aperto e il salone, anche se a luci spente, è  in mostra. A questa serata tra amici siamo tutti invitati e più volte, nel corso dell’azione, saremo chiamati in causa. I colori  e gli arredi utilizzati per scene e costumi sono accoglienti. Si ha l’impressione di guardare una vecchia foto: tanti marroni come il colore terra dei vestiti di Karen, il rosa acceso delle scarpe di Liz intonate alla camicia di suo marito Frank, gli abiti di Martin che si fondono col verde acqua del divano quasi a farlo scomparire. Poi il mobile bar in vetro e metallo laccato, con sopra il giradischi, un busto di donna bianco.

Chi ha ucciso il poeta?

È il mio turno. Più di tutte le altre volte mi sento in difficoltà a dover svolgere la mia azione. Ho assistito allo spettacolo con un accredito stampa ed è bene che io ne scriva. Che lo faccia qui sul Pickwick che di solito ospita i miei racconti e si preoccupa di chiamare i teatri per me. Mi è difficile anche chiamare recensioni quello che scrivo. Sono una spettatrice privilegiata, che ha la possibilità di partecipare alle esperienze teatrali, di rielaborarle e provare a raccontarle.

Maestri(n)a di bambole

Tutto quello che riguarda la scuola o i bambini, quando viene comunicato da un medium, è sempre pieno di luce, coloratissimo. La scuola e anche gli insegnanti si adoperano per trasformare il cemento degli edifici cittadini in boschi, isole dai mille tesori, castelli volanti. Gli adulti filtrano e trasformano la realtà per renderla più bella agli occhi dei piccoli.

La duplice realtà dell'Oreste

La realtà dell’Oreste è piccola. Vicino è l’orizzonte circondato dai cancelli dell’ospedale psichiatrico nel quale è rinchiuso. Breve la porzione di vita felice vissuta prima di essere abbandonato e in seguito recluso. Solitario ogni suo giorno tra medici e infermieri che lo scrutano.
La realtà dell’Oreste è grande. Enorme è l’universo nel quale è pronto a emigrare. Sterminata la sua immaginazione. Lunga la strada che è pronto a percorrere. Pieno d’amore ogni suo giorno presente e futuro.

Un sogno di Natale: Lucarié… scètate

Questo Natale, le cui luci hanno illuminato le strade buie del mio paese come ogni anno, si è presentato non come comanda Iddio ma in modo del tutto diverso: con persone in fila davanti alle farmacie, coi parenti lontani e le famiglie divise, con le tombolate quasi vietate e gli amici da salutare da lontano, con la folla da evitare a ogni costo e la preoccupazione per la morte: forse più forte della gioia della miracolosa nascita.

Io sono la novella e tu la musica

Come due amanti che si fossero da poco riconosciuti e che cercassero di diminuire lo spazio che li separa, dialogano tra loro la novella e la musica nel progetto portato in scena da Fabio Cocifoglia e Manuela Mandracchia con gli Agricantus, alla Sala Assoli.

“David”: come le onde del mare

David ci culla, come farebbe il mare. Il suono dell’acqua lo sentiamo davvero. L’acqua dalla quale ha avuto origine la vita sulla Terra. L’acqua di un mare che porta le cose e se le riprende, che è fonte di sostentamento per i popoli e regala la morte a chi vuole cambiare il proprio destino, solcandolo. Il mare che circonda la Sicilia e che bagna Napoli.

Magia di una sera di ottobre

Ci sono magie che riescono agli uomini quando sono riuniti insieme, in luoghi con una particolare energia.

La nostra meta è la fine

Desiderare la fine come unico rimedio ad una vita che non gli è congeniale, anticipando il suo arrivo con il gesto estremo di lanciarsi dalla finestra è ciò che il professor Shuster fa in Piazza degli Eroi, testo di Thomas Bernhard messo in scena al Teatro Mercadante da Roberto Andò.

La città dei malati

Vedo Hospes come una città o un piccolo villaggio circondato da mura di plexiglass trasparente. È un materiale al quale ci stiamo abituando. Se, in qualunque posto andiamo, scorgiamo la presenza di pannelli in plexiglass sappiamo che sono lì per proteggerci. Ci tengono separati dagli altri, servono a distanziarci, ad evitarci contagi.

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