“Come tutti gli uruguagi, avrei voluto essere un calciatore. Giocavo benissimo, ero un fenomeno, ma soltanto di notte mentre dormivo; durante il giorno ero il peggior scarpone che fosse comparso nei campetti del mio paese”

Eduardo Galeano

Martedì, 02 Novembre 2021 00:00

Magia di una sera di ottobre

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Ci sono magie che riescono agli uomini quando sono riuniti insieme, in luoghi con una particolare energia.

Poco oltre la zona commerciale, con i maxi negozi che contengono tutto il vendibile e le maxi sale nelle quali in vendita è il divertimento. Dietro un paio di curve tra i cespugli, che ci fanno temere di aver perso la strada e di essere finiti nel posto sbagliato, si apre la distesa della Masseria Antonio Esposito Ferraioli. Ed è subito, appena scesi dalla macchina, che ci coglie lo stupore: così vicino al chiasso, ai clacson, a quella strada trafficata che percorro tutte le mattine per andare a lavoro, esiste un luogo di silenzio e di calma. Mentre camminiamo sul terreno morbido sotto le nostre scarpe, notiamo affascinati la presenza di una Napoli con le sue luci distese davanti a noi. Non c’è alcun dubbio: la città è a un passo.
Allo spettacolo si partecipa liberamente, senza un biglietto da pagare e non ci sono posti assegnati. La masseria è un bene confiscato alla camorra, appartiene a tutti. Basta scegliere una balla di fieno e prendere posto. È possibile sceglierne una tra quelle con le stelle sopra la testa o quelle riparate dal gazebo. Ce ne sono alcune sistemate più vicine al panorama e altre proprio di fronte alla  piccola pedana sulla quale si svolgerà lo spettacolo. “Quale balla preferisci?” chiede un uomo alla sua compagna e mi fa ridere al pensiero che possa chiederle la stessa cosa, anche riferendosi a una bugia. La serata è fredda ma abbiamo tutti portato delle coperte. Qualcuno le sistema a terra, sul fieno sparpagliato, e si mette comodo. Io e Vincenzo, che mi accompagna, scegliamo la nostra balla accanto al faro così che il calore della luce ci riscaldi un po’. Siamo all’aperto, con molto spazio intorno a noi, lo spettacolo non è ancora iniziato eppure tutti parliamo a bassa voce. Sembra che nessuno voglia disturbare il silenzio. A romperlo è Giovanni Meola che non fa spegnere le luci per poterci guardare. Ci dà il benvenuto e ci racconta dell’onore di avere ad Afragola, per la rassegna “Teatro Deconfiscato”, Marco Baliani per la millecentotreesima replica di Kohlhaas. Oltre mille spettacoli ma mai nessuno all’aperto a fine ottobre, in campagna, sul fieno, con Napoli che assiste illuminata.
Quando Marco Baliani arriva sulla pedana è il momento della magia. Seduto sulla sedia racconta e le sue parole e i movimenti del suo corpo che le accompagnano creano i recinti nei quali riposano i cavalli. Così vediamo davvero Michele Kohlhaas, vediamo la pioggia cadere, i cavalli correre. Vediamo il fango, il porcile dal tetto basso e Lisetta che ci saluta dal finestrino di una carrozza. Sentiamo il cuore trafitto dall’ago e tirato da un filo. Non esiste più Napoli ma solo Dresda, Berlino e le città della grande Germania messe a ferro e fuoco dall’esercito di Kohlhaas. Le bandiere sventolano in alto coi colori delle coperte sulle nostre spalle. Baliani ci tiene in suo potere e lo esercita con il ritmo che dà al racconto. Il modulare della voce e le espressioni del viso lo trasformano in tutti i personaggi. Diviene anche cavallo quando batte i piedi sulla pedana alla velocità del trotto e del galoppo. È uomo e donna,  vecchia zingara e imperatore. Tutto il mondo narrato da Heinrich von Kleist vive in un’unica persona. Un fatto di cronaca realmente accaduto nel sedicesimo secolo, divenuto romanzo nel 1810 e fatto teatro oggi. Michele Kohlhaas riceve un sopruso ma ha fede nella giustizia. La cerca, la desidera con tanto ardore che diviene un’ossessione. Ma non riesce a ricevere giustizia attraverso la legge né con le suppliche all’imperatore. Cerca allora di crearsela con le sue stesse mani la giustizia ma finisce con lo sporcarsele col sangue di persone innocenti, diventando comandante di un esercito in rivolta. Il suo destino se lo porta appeso al collo, scritto su un foglietto e rinchiuso in un amuleto da una zingara. Ma così come ha cercato da solo di farsi giustizia, allo stesso modo sceglierà da solo il proprio destino.
Soltanto il passaggio di due aerei rompe per qualche secondo l’incanto che si crea in una serata in cui tutto sembra perfetto. Perchè è perfetto anche il posto per ascoltare una storia, rannicchiati sul fieno a cercare il calore delle coperte.
La magia antica del teatro si è rinnovata in parole che si sono fatte carne, di fronte a occhi umani, per la millecentotreesima volta. E quando tutto finisce, dopo lo scroscio degli applausi, Marco Baliani ricorda la prima volta, nel 1989, quando lo spettacolo fu dedicato a tutti quelli che per inseguire la giustizia finiscono per praticare l’ingiustizia. Facile pensare alle Brigate Rosse. Facile è stato aspettarsi un bello spettacolo prima ancora di assistervi, bello constatare quanto sia stato facile prenderne parte, all’aperto, in una fredda sera di fine ottobre.

 





Teatro deconfiscato
Kohlhass
adattamento da
Heinrich von Kleist
drammaturgia Marco Baliani, Remo Rostagno
regia Maria Maglietta
con Marco Baliani
Afragola (NA), Masseria Antonio Esposito Ferraioli, 29 ottobre 2021
in scena 29 ottobre 2021 (data unica)

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