“Dico sul serio. Riconosco il talento quando lo vedo, anche se a me manca. Quando recitavamo a Praga nel 1911 e nessuno aveva mai sentito parlare di Kafka, lui venne dietro le quinte e appena lo vidi capii che mi trovavo in presenza di un genio. Ne sentivo l’odore, proprio come un gatto sente l’odore del topo. Così è cominciata la nostra grande amicizia”.

Isaac Bashevis Singer (su Franz Kafka)

Sara Scamardella

Ti prego, leggi questo libro

“L’amico romano s’è messo a parlare e i ricordi ci travolgono. Mi intenerisco e mi sento perfino un po’ orgogliosa di fronte alla ragazza giovane del mio amico che mi guarda e appare incredula: dieci anni mi separano da lei, ma in quei dieci anni io ho arso tutto il mio entusiasmo, ho scoperto, capito, creduto, assorbito e consumato qualcosa che a lei non toccherà mai, e questo ci divide e la rende attonita”.

Le donne fanno i bambini

Lo spettacolo Making Babies è tratto dal diario che la scrittrice Anne Enright ha scritto per raccontare la propria gravidanza. Il passaggio dalla scrittura orizzontale del libro a quella verticale dello spettacolo è stato svolto con un lavoro così attento e profondo che alla fine il personaggio più interessante è risultato essere quello dell’uomo, Martino, il cui punto di vista è assente nel libro ed è stato costruito sulla base di interviste e sondaggi sulla paternità.

Nei panni degli altri

Qualcuno può prendere l’ascensore. Entrare, scegliere dove arrivare, premere un bottone e raggiungere la propria meta con facilità. Per altri c’è la fatica delle scale. Un gradino alla volta, aggrappati alla ringhiera o più liberi e disinvolti. Anche in questo caso si può scegliere dove arrivare ma qualcuno sale con sforzi enormi, a volte restando senza fiato o fermandosi di tanto in tanto in punti che si riescono a superare solo con l’aiuto di qualcun altro, arrivato da chissà dove. A volte si è costretti a ridiscendere e a tornare indietro e la discesa è sempre più facile della risalita. È la stessa natura del mondo ad attirarci giù e la lotta è sempre per andare verso l’alto.

Uomini o burattini?

Ti vedrò?
Non ti vedrò?
A me importa
soltanto il tuo amore.
Hai sempre il riso di allora?
e quel cuore?

Pinocchio nell'Orto

“Hai visto cosa succede a chi vuole divertirsi tutto il giorno?”, “hai sentito? Bisogna che i bambini imparino a mangiar qualsiasi cosa senza fare capricci, perché non si sa mai cosa può capitare nella vita”, “a non andare a scuola si diventa somari come è successo a Pinocchio”, “i soldi non crescono sugli alberi”, “chi dice una bugia viene sempre scoperto”. Ogni genitore, lasciando l’Orto Botanico ha potuto fare al proprio figlio una di queste osservazioni.

Silenzio, si parla

Sono stata zitta per una settimana prima di cominciare oggi il mio racconto di Mutu. Non che non avessi nulla da dire a riguardo, anzi. Diciamo che una serie di eventi capitati in questa settimana mi hanno tenuta lontana da penne, fogli e tastiera, finché il mio “boss” mi ha incalzata che basta star zitta, è giunta l’ora di dire qualcosa su questo spettacolo. Non ho la scrittura forte di Rapè, non sembra che le parole sul mio foglio urlino come le sue ma cercherò di raccontare fedelmente le sensazioni provocate dalla messinscena. E adesso zitti, si parla.

Caffè sospeso

Trovare parcheggio quando si va al Théâtre de Poche è difficile quando non si conosce bene la zona e in quali vicoletti intrufolarsi. Per essere puntuali bisogna anticiparsi un po’. Non tutti gli spettatori prenotati per Il Sogno lo fanno e lo spettacolo comincia con un’ora di ritardo. Quando finalmente lasciamo il foyer per prendere posto in sala, il gruppo è numeroso, più di quaranta persone. In molti si conoscono e vogliono sedersi l’uno accanto all’altro per godersi insieme lo spettacolo. Io non ho un posto riservato, così finisco in fondo al tunnel, alla penultima fila.

Sotto la meravigliosa buccia dell'arancia

Alex, il protagonista di Arancia meccanica, non è soltanto il protagonista di un romanzo diventato film e opera teatrale messa in scena al Teatro Bellini. Alex è un’icona, è il simbolo di una gioventù ribelle che vuole rompere gli schemi con la violenza e si ritrova intrappolato in un sistema più violento che opera la sua vendetta, tuttavia senza riuscire ad abbatterlo. La sua faccia, che è poi la faccia di Malcolm McDowell, l’attore che l’ha interpretato nel film diretto da Kubrick, è nei disegni per strada, sulle magliette, sui ciondoli da tenere al collo. Addirittura un marchio di abbigliamento maschile ha tratto il suo nome dal romanzo e ha sull’etichetta la faccia di Alex.

Aids, amore e malattia

All’inizio tutto è facile, i ragazzi ridono e si rincorrono giocando a nascondersi i vestiti. Giovanni e Rosaria sono cugini ma quasi gemelli, legati l’uno all’altro fino ad essere dipendenti l’uno dall’altro. Entrambi senza un padre vivono insieme con le loro mamme. Se Rosaria la notte non rientra a casa, Giovanni non dorme; se in paese prendono in giro Giovanni, Rosaria ne soffre. Abitano nell’entroterra siciliano i due cugini, tra pregiudizi e chiusure mentali. Rosaria cresce prosperosa e i ragazzi del paese le lanciano i sassolini alla finestra per vederla. A Giovanni piacciono i ragazzi e sorride, sorride sempre. Entrambi amano il ballo, ed è in una scuola di ballo che Giovanni conosce il maestro Giuseppe. Ha una terribile storia alle spalle, anche lui è cresciuto senza padre, ha subito violenze, è sposato con una donna ma solo per nascondere la sua  omosessualità. Giovanni se ne innamora perdutamente.

Il mesto cabaret della quotidianità

Ieri come oggi e così sarà domani. Alcune cose si ripetono ogni giorno, sempre uguali, fino al momento dello strappo. All’improvviso qualcosa di inconsueto. Così al Teatro di Sotto, sebbene sia ora di cena, non ci saremmo aspettati che ci sarebbe stato da mangiare e che a servircelo sarebbero stati gli attori.

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