“È straordinaria l'idea che ogni goffagine tua, ogni incertezza, ogni rabbia − insomma tutto ciò che è negativo − può sembrare domani, da un diverso e più sapiente punto di vista, scoprirsi un valore, una qualità, un tesoro positivo. Ma vale anche l'inverso. Ogni tuo vanto può fallire, può mancarti sotto”.

Cesare Pavese

Martedì, 14 Dicembre 2021 00:00

Io sono la novella e tu la musica

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Come due amanti che si fossero da poco riconosciuti e che cercassero di diminuire lo spazio che li separa, dialogano tra loro la novella e la musica nel progetto portato in scena da Fabio Cocifoglia e Manuela Mandracchia con gli Agricantus, alla Sala Assoli.

Quando la novella parla di momenti di festa, di gioia, anche la musica è allegra e gioiosa. Se la novella si fa oscura e triste, allora la musica accompagna il suo stato d’animo con note più scure e se la musica diventa mistica allora la novella tocca punte alte dello spirito, guardando alla morte e all’eternità. Mai si separano la novella e la musica, mai offrono sguardi o prospettive contrapposte. Ognuna lascia all’altra il proprio spazio ma proseguono il cammino tenendo la stessa direzione. Spesso si muovono insieme, contemporaneamente. Insieme raccontano di Romeo e Giulietta, del loro giovane amore in un’antica Verona.
Il progetto nasce dalla lettura di una novella di Matteo Bandello, autore rinascimentale: La sfortunata morte di due infelicissimi amanti, che l’uno di veleno, e l’altro di dolore morirono: con varii accidenti. La novella, che racconta dei Montecchi e dei Cappelletti, è quella che ha ispirato Shakespeare nella scrittura della sua famosissima tragedia. È da tutti conosciuta la grande fortuna che ha incontrato quest’opera teatrale. Portata in scena da registi di tutto il mondo e di tutti i tempi, recitata in svariate lingue, oggetto di studio e di recite scolastiche, riscritta per il cinema in versioni classiche e moderne. Adattata a tutte le esigenze simboliche e interpretative delle società. Romeo e Giulietta è storia di tutti, è storia popolare ma un popolare che travalica i confini. E a Verona è possibile visitare la casa di Giulietta, affacciarsi sul balcone dal quale parlava a Romeo, ammirare le incisioni degli artisti, osservare da vicino gli abiti e i pezzi di arredamento utilizzati nel film diretto da Zeffirelli. Si può perfino toccare uno dei seni della statua di Giulietta, perché dicono porti fortuna. Le persone arrivano da ogni Paese del mondo per questa coppia di amanti di Verona, divenuti simbolo internazionale dell’amore.
Quello che si fa a Sala Assoli è una sorta di ridimensionamento della grande tragedia. La lingua del Bandello e la stessa musica sembrano raccogliere i pezzi della storia sparpagliati nel mondo per riportarli in Italia. Tutto torna ad avere un respiro più piccolo, più nostro. La Verona di cui si parla non è mai stata così vicina. Allora mentre Mandracchia e Cocifoglia la raccontano, sembra di attraversare le strade del borgo. La rissa che coinvolge Romeo e Tebaldo è lì ad un passo. È la lingua ma anche la musica a creare questo senso di riappropriazione della storia. Il fatto che gli Agricantus siano siciliani e accompagnino la novella con una musica e una lingua siciliane, crea una sorta di dimensione popolare che comprende tutta la penisola.
Le parole del Bardo mancano, questa è la grande perdita, il grande vuoto che si crea sapendo che lui ha scritto ma che non è presente. Ma questo parlare più piccolo, che è il parlare più intimo del Bandello, questo amore sempre fortissimo, capace di portare alla morte, ma meno assoluto rende anche più facile comprendere i personaggi.
Gli amanti di Verona si sposano in segreto convincendosi che pian piano potranno riappacificare le loro due famiglie, senza avere il desiderio shakespeariano di rinnegare i padri e chiamarsi “amore” l’un l’altra pur di non avere a che fare con le rispettive famiglie, aspetto che li rende molto italiani, figli della nostra cultura. Non dovendo rispettare l’unità di tempo imposta alla tragedia, i tempi della novella sono più distesi. Giulietta aspetta a lungo notizie di Romeo da Mantova, a lungo passa le giornate in lacrime preoccupando la madre. La sua finta morte di dolore per la perdita del cugino si trasforma in reale morte di dolore per Romeo che l’aveva già resa pallida, magra e fiacca. E anche nella morte il parlare è più piccolo e delicato, anzi non c’è: “Ristretti adunque in sé gli spirti, con il suo Romeo in grembo, senza dir nulla se ne morì e non Pugnale benedetto! Ecco il tuo fodero. Qui dentro arrugginisci, e dammi morte”.
Cocifoglia e Mandracchia si alternano nella lettura dei brani in modo da offrirci un’interpretazione, di Giulietta lei e di Romeo lui, pur stando seduti davanti al leggio. Entrambi riescono a restituire alla voce dei giovani l’ingenuità di spirito che deve appartenergli. Sono appassionati. Lavorano con un linguaggio difficile perché cinquecentesco ma riescono ad avere quella disinvoltura capace di farci capire tutto. Forse è così che succede quando gli adulti si rivolgono con naturalezza ai bambini piccoli che non parlano ancora bene ma sembrano capire tutto quello che gli si dice. Perché, certo, è un volgare italiano, è la nostra lingua ma non è così facile come potrebbe sembrare. L’accompagnamento musicale aiuta a sottolineare i momenti salienti. Belli i flauti di diverso tipo e materiale che possiamo vedere e ascoltare. Incantevole la voce di Federica Zammarchi. Questa sorta di relazione amorosa tra la novella e la musica ci accompagna fino alla fine dello spettacolo. Assistere a Gli amanti di Verona è un’esperienza molto interessante, che ci rende sempre più consapevoli dello straordinario patrimonio culturale della nostra penisola.





Gli amanti di Verona
di e con
Manuela Mandracchia, Fabio Cocifoglia
e con
gli Agricantus (voce: Federica Zammarchi, strumenti a fiato e voci: Mario Crispi, basso acustico e voce: Mario Rivera)
foto di scena
Pino Miraglia
produzione
Casa del Contemporaneo
Napoli, Sala Assoli, 9 dicembre 2021
in scena dal 9 al 12 dicembre 2021

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