“Ricordati sempre: la sofferenza passa, la bellezza resta”

Pierre Auguste Renoir

Valentina Mariani

I Primal Scream e il lord laburista

Da Glasgow alla Romagna, dal 1982 al 2017... non sembrerebbe, a sentirli ma soprattutto a vederli, che siano trascorsi ben trentacinque anni dal loro esordio. Bobby Gillespie, il leader indiscusso della band, è un vero frontman: riesce a catturare l’attenzione – e a stimolare la partecipazione – del pubblico con un fare da vero English Lord. E pensare che lui è scozzese e che è un convinto laburista, ma di quelli fighting!

Dream Theater: un vortice di luce

Assistere al concerto dei Dream Theater è trovare la perfezione stilistica in musica e riconciliarsi con la grazia.
Nella inusuale (per un’esibizione di progressive metal) cornice del Teatro Verdi di Firenze assisto ipnotizzata a tre ore tre piene piene di Musica e Canto, scritti entrambi con le iniziali maiuscole.
È tutto perfetto: la forma, la cornice, la sostanza, l’organizzazione, l’amplificazione, la scaletta.

L'incompiuta democrazia in America

Non ho mai assistito ad uno spettacolo di Romeo Castellucci e della “mitica” Raffaello Sanzio; sono quindi curiosa e piena di aspettative rispetto a La democrazia in America, tratto dall’omonima opera politico-filosofica di Alexis de Tocqueville.
L’incipit è senz’altro impressionante, con diciotto donne vestite da suore militari, tutte in bianco, con dei campanellini appesi agli abiti che si muovono in sincrono e compongono figure. La confusione. La visione non è nitida, perché vi è uno schermo opaco che copre tutto lo spazio scenico separando gli attori (le attrici, anzi: sono tutte donne) dal pubblico.

Valdoca: la libertà e la bellezza dei "Giuramenti"

Un tappeto bianco di rami sopra un corso d’acqua: così si presenta una scenografia esondante, che va ben oltre il palco: le lenzuola bianche raffiguranti alberi e fiume ricoprono infatti le poltrone in sala. Il pubblico è seduto tutto nelle gallerie dell’elegante Teatro Bonci di Cesena. Ancora una volta, dunque, come già nel precedente Porpora, l’utilizzo degli spazi, e il loro senso, è anti-canonico, quasi espressionista, potrei azzardare a scrivere, visto l’intrinseco messaggio di vitalità, anarchia, creatività, necessità di esplorare oltre la norma, già presente nelle sole modalità di disposizione scenica, nell’estetica apparente, immediatamente, e a tutti, visibile.

La magnifica ribellione del contro-eroe Toni Erdmann

È uno dei film di più ampio respiro, intelligenza (artistica, emotiva) degli ultimi anni, Vi presento Toni Erdmann, della giovane regista di Karlsruhe Maren Ade (titolo originale in tedesco, semplicemente, Toni Erdmann), presentato allo scorso Festival del Cinema di Cannes, vincitore di ben cinque European Film Awards e candidato agli Oscar 2017 come migliore film straniero. Non ho (ancora) visto Il cliente, il vincitore iraniano, ma so che mi dispiace e dispiacerà che questo film non abbia vinto la statuetta.

Milioni, fantasmi e riflessioni

Non ti pago è l’ultima commedia dell’impareggiabile Eduardo De Filippo ad essere stata diretta e messa in scena dal figlio Luca, prima della sua prematura scomparsa. La compagnia ha deciso di continuare a portarla in giro per l’Italia, per omaggiare così l'artista napoletano e il suo desiderio – nonché il genio di suo padre.

La magia della Fura: elementi, flamenco, passione

L’emozione del Teatro Comunale di Bologna, l’emozione di assistere finalmente ad uno spettacolo de La Fura dels Bauls, l’emozione di ascoltare le musiche di Manuel de Falla – che scrisse questo balletto nel 1915 su richiesta espressa di una tra le più grandi danzatrici di flamenco del tempo, Pastora Imperio – si sono stratificate come i colori sullo sfondo del palcoscenico, a bande orizzontali: rosso sotto, nero al centro (con montagne), carta da zucchero che volge all’alba sopra.

"The Pride", orgoglio senza pregiudizio

Zingaretti si concede la prima regia di una pièce teatrale, The Pride, particolare per la trattazione “bi-temporale”, rilevante per il tema. Il plot si articola su due piani, uno contemporaneo, l’altro sito a metà del secolo scorso; entrambe le storie si svolgono a Londra e in entrambe i protagonisti sono tre: due uomini, una donna, ed hanno in entrambe gli stessi nomi.
La distanza cronologica e il differente periodo storico e culturale non sono gli unici elementi che sembrano porre agli antipodi le due storie: i rapporti dati, di partenza, e le modalità di vita scelte, professate e praticate sono molto diversi. Eppure, qualcosa unisce profondamente le due storie: l’omosessualità dei due protagonisti maschili.

“Io, Daniel Blake”: la terrena poesia di Ken Loach

Io, Daniel Blake, di Ken Loach, è il film vincitore dell’ultima edizione, la 69sima, del Festival del Cinema di Cannes. Seconda Palma d’oro per il regista inglese, dopo quella vinta dieci anni prima con Il vento che accarezza l’erba. Questo premio arriva nell’anno dell’ottantesimo compleanno di Loach, uomo proveniente dalla classe operaia che ha sempre usato il cinema per descrivere le difficoltà, le lotte, le ambizioni di giustizia ed eguaglianza dei “proletari”. Il suo cinema è sociale e politico, il suo impegno non ha mai visto esitazioni né corruzioni.

La scaltra fine del mondo di Xavier Dolan

Ha un bel talento, Xavier Dolan, il regista canadese ventisettenne che si è rivelato al grande pubblico cinematografico con il lungometraggio Mommy, del 2014, e che è stato insignito del Premio della Giuria a Cannes.
Ha vinto di nuovo il Premio della Giuria a Cannes, questa volta con il film, una produzione franco-canadese, dove gli attori sono guarda caso tutti d’Oltralpe, e quasi tutti ben noti: Vincent Cassel, Marion Cotillard, Léa Seydoux, Nathalie Baye e il protagonista, Gaspard Uillel.
Giovane e ardimentoso, manieristico e sfidante, furbo e talentuoso, in una parola: dandy, in senso contemporaneo, quindi meno estetizzante, ma anche meno realmente intellettuale, più effimero, insomma.

Pagina 1 di 3

Sostieni


Facebook