“È straordinaria l'idea che ogni goffagine tua, ogni incertezza, ogni rabbia − insomma tutto ciò che è negativo − può sembrare domani, da un diverso e più sapiente punto di vista, scoprirsi un valore, una qualità, un tesoro positivo. Ma vale anche l'inverso. Ogni tuo vanto può fallire, può mancarti sotto”.

Cesare Pavese

Valentina Mariani

Latella e la feroce solitudine del matrimonio

Sul proscenio, nella parte anteriore, ci sono cinque bei gatti di ceramica colorati che guardano verso il pubblico. Al centro c’è Martha, in piedi, al pianoforte. George, suo marito, è nell’angolo retto che chiude il palco, in fondo a sinistra. Lei suona il piano e canta, con una voce profonda, cupa, a tratti rotta. Mi ricorda un po’ P. J. Harvey. Nella canzone si sente dire, con acuti graffiati e urlanti: “Party girl, crazy girl, party girl, sexy girl”. Per l’ipnotica modalità del canto e la ripetizione di certe frasi, ossessiva e straziante, sembra in parte anche l’alter ego di Nick Cave.

Le varie lettere di un’esistenza

Sono a lato dell’evento, molto defilata, vedo il proscenio in diagonale. Inizia un brano. Questa musica che forse impropriamente chiamo jazz, che sa di anni Venti-Trenta, che sta in mezzo a luci rosse contornate di fumo, cosa racconta? È leggera, spensierata, pare dica la giovinezza e le possibilità belle che la vita in quel tempo riserva.

L’afflato della misericordia

Quattro sedie di legno messe in fila sul palco. Alcuni giocattoli, anch’essi di di legno, colorati. Forme e colori sembrano antichi, di un altro tempo, un tempo semplice, lontano, povero.
Calano le luci, si riaccendono... ed ecco le sedie occupate da tre donne e un uomo-bambino.

Tra vita e morte, le tracce enigmatiche della Valdoca

Solitudine
Adolescenza
Trasformazione
Corpo
Ballo
Impazienza
Ebbrezza

La Liberazione e i passi verso la libertà

La data del 25 aprile resta molto probabilmente la più importante della storia italiana, perché segna la Liberazione del nostro Paese dalla dittatura nazi-fascista e instaura le basi della nostra democrazia, fondata sulla solidarietà e sull’uguaglianza, sulla giustizia e sul lavoro – e quindi, traente legittimazione dal popolo tutto, finalmente protagonista e partecipe.

Ecocardiogramma del terremoto – Irpinia, 23.11.1980

Avellino. Domenica 23 Novembre 1980, ore 19:34. 
Quarant'anni dopo. Quarant'anni e il ricordo è intatto, presenza costante.
Mio papà stava guardando la partita di calcio serale (quel giorno c’era Juventus – Inter), un rito irrinunciabile, a quei tempi, in Italia, della (altrimenti solo) santa domenica.

Lo scandalo Polański e la resistenza femminile

“The history of men’s opposition to women’s emancipation is more interesting perhaps than the story of that emancipation itself”
(Virginia Woolf)

  

“‘Perché potete girarla come volete, la vostra idiozia della separazione tra l’uomo e l’artista – tutte le vittime di stupro di artisti sanno che non c’è nessuna divisione miracolosa tra il corpo violentato e il corpo creatore. Ci portiamo appresso quello che siamo ed è tutto. Venite a spiegarmi come mi dovrei sentire a lasciare la ragazza violentata fuori dalla porta del mio ufficio prima di mettermi a scrivere, banda di buffoni’. Adèle si alza e se ne va”.

Dialogando con Marta Cuscunà

Al Teatro Biagi D’Antona di Castel Maggiore è andato in scena lo spettacolo scritto, diretto, recitato e prodotto dalla talentuosa Marta Cuscunà È bello vivere liberi!: un racconto splendido, che narra la vita di una giovanissima staffetta partigiana, Ondina Peteani, che con l’entusiasmo dei suoi diciassette anni, si unì alle lotte per la Liberazione dalla dittatura fascista.

L’emozione delle cose ancora possibili

L’ultimo spettacolo del Teatro Valdoca è un “rito sonoro” di Mariangela Gualtieri, dal titolo Nostalgia delle cose impossibili. Si tratta, di fatto, di una rappresentazione poetica, di un dono lirico allo spettatore. La Gualtieri è sola sul palco di una Sala Assoli gremita e in ossequioso silenzio. È vestita d’intrecci di bianco e turchese. Con quel suo viso dolce e l’espressione timida sembra una fata e incanta delicatamente la platea. Un immobile, soave, effondersi di magia nello spazio sospeso. Braccia conserte, occasionale, lieve dondolio.
Il minimo indispensabile per un’esibizione che diviene sensazione di totalità interiore e percettiva.

“Parasite”, la violenza senza ritorno degli ultimi

Un po’ in sordina rispetto al premio vinto lo scorso maggio (Palma d’Oro a Cannes), il 7 Novembre è uscito nelle sale italiane il film sud-coreano Parasite, del poco noto Bong Joon-ho. Il suo film più noto e acclamato, Memories of Murder, risale al 2003; poi altri tre o quattro lungometraggi. Una carriera non scoppiettante, ma certo interessante.

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