"Pupi siamo, caro signor Fifì! Lo spirito divino entra in noi e si fa pupo. Pupo io, pupo lei, pupi tutti".

Luigi Pirandello

Paola Spedaliere

Una partita di tennis teatrale

Basta poco per creare un’atmosfera che sa di antico e di moderno, per far rivivere storie e personaggi che fanno parte di un vissuto comune, di una cultura condivisa, dove canzone e parola si mescolano e si alternano.

Tutti eroi, nessun eroe

Sulla scena un alto parallelepipedo che fronteggia la platea con un lato composto da cinque pannelli bianchi e due microfoni a piantana posizionati alla destra e alla sinistra del palco. La scenografia di Giulio Cesare di Shakespeare è tutta qui. Ha il suo significato dall’inizio dello spettacolo perché su tali pannelli sono proiettate le immagini degli uomini e delle donne di potere del passato e del presente per fermarsi sulla celebre foto che ritrae l’ex Presidente degli Stati Uniti Obama con lo staff delle Forze Armate e Hillary Clinton, suo Segretario di Stato, che assistono con pàthos su dei monitor all’azione conclusiva che porterà alla cattura di Bin Laden.

Amore, matrimonio, morte

“Finalmente qualcosa di nuovo”, viene da dire andando a vedere Il lavoro di vivere al Teatro Nuovo: essenzialmente perché il testo è stato scritto da un autore israeliano, Hanoch Levin, considerato il maggior drammaturgo del suo Paese e conosciuto in Francia e negli Stati Uniti ma che, in Italia, circolava solo nelle rappresentazioni della comunità ebraica romana, in qualche sala minore, mentre giaceva ignorato dal teatro ufficiale, dedito alla replicabilità del proprio repertorio classico. La direttrice del teatro Franco Parenti di Milano, Andrée Ruth Shammah, ha tradotto il testo insieme a Claudia Della Seta e sotto la sua regia Carlo Cecchi lo ha proposto in un questa prima uscita nazionale. Carlo Cecchi ricostruisce questi passaggi nell’intervista rilasciata al Il Mattino a Luciano Giannini, ricordando anche che il titolo originario − Il mestiere di vivere − ricordava troppo Cesare Pavese; quindi la scelta di utilizzare un sinonimo per evidenziare l’assoluta novità di questo autore. 

Di spiriti antichi e disastri moderni

Per la rassegna Il Teatro cerca Casa, formula vincente che da alcuni anni vede gli appassionati del teatro recarsi nei salotti privati ad assistere a interessanti performance, nell’abitazione del drammaturgo Manlio Santanelli è andato in scena per la prima volta in questo ambiente Enzo Moscato con la lettura drammatizzata di un suo scritto Spiritilli e altri incontri, seguito da un dibattito sul teatro che ha regalato a tutti i presenti, tra cui alcuni alunni delle scuole di recitazione napoletane, dei momenti di autentico e vibrante coinvolgimento.

La geometria della sterilità sentimentale

Due grosse scatole di cartone da imballaggio per i traslochi messe al centro della scena e una luce aranciata che proviene da una lampada tonda che pende dall’alto. Questa è tutta la scenografia dello spettacolo Il catalogo, scritto e diretto da Angela Di Maso, già rappresentato in precedenza e ora in scena a Sala Ichòs.

Per un pugno

Quando finisce l’età dell’innocenza? Cosa accade alle migliori amicizie che si interrompono improvvisamente? Quanto non detto c’è tra l’offeso e chi offende? Tra chi parte e chi rimane? Il nucleo della pièce Visite che Niko Mucci mette in scena al Teatro Elicantropo è nel non detto che i due protagonisti tengono dentro per trentacinque anni, per poi esplodere con tutta la violenza dei sentimenti nascosti, mai rivelati nemmeno a se stessi, che rendono alcune esistenze sterili, apparentemente di successo, ma composte essenzialmente di solitudine.

"Ma", la sillaba primitiva

Candida Nieri, vincitrice del premio Ubu, è già sul palco all’ingresso in platea degli spettatori.

Shakespeare Forever

Il palco è diviso in due aree sceniche: a destra un ampio paravento con tendaggio bianco (che nasconde un trono) e, accanto, un tavolino con della frutta e una sedia savonarola, mentre a sinistra campeggia una scrivania messa di sbieco, coperta da un telo rosso su cui sono affastellati dei libri, delle carte, un piccolo specchio.

Fiori, note musicali e piccole tragedie contadine

Fiori, fiori ovunque. Stampati sugli abiti delle donne che compaiono quasi al limite del boccascena, sedute mimando il gesto dello schiacciar le mandorle, fiori dritti impertinenti che coprono un tappeto d’erba sul palco leggermente inclinato verso la platea ad evocare una campagna rigogliosa e incombente. Fiori sul cappello a tuba del contadino Nino Schillaci, detto Liolà.

Se l'esperimento fallisce

Sulla scena del Teatro Piccolo Bellini si trovano una batteria sulla sinistra e una gabbia all’estrema destra, dove un uomo vestito di pellicce suona un contrabbasso. Al centro una scenografia mobile, che ricorda i libri dei bambini tridimensionali, suggerisce gli interni dove si svolge la storia. 

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