“Scegliere modi di non agire è sempre stata l'attenzione e lo scrupolo della mia vita”.

Fernando Pessoa

Alessandro Toppi

L'erba è verde. Martinelli e la non-scuola

Marco Martinelli ha una voce piana, come internamente addolcita e – quando ti parla – sembra prenderti sotto braccio, in passeggio. Racconta, Martinelli, come si dice del pane o dell'acqua, usando parole chiare. Quando è a un appuntamento pubblico – come capitato all'Asilo Filangieri di Napoli, dove l'ho ascoltato un paio di mesi fa – tende a inclinare busto e volto verso la platea, come volesse anche fisicamente ridurre la distanza che la frontalità di una lezione o di una presentazione ufficiale prevede. Non solo: guarda Ermanna, di continuo. Poche frasi, poi uno sguardo ad Ermanna, ancora poche frasi, poi di nuovo uno sguardo ad Ermanna. Dev'essere questa sensazione rara e perdurante che chiamiamo “amore”.

Il costoso onomastico del Teatro Eliseo

Alla fine del gennaio 2017 il senatore del Partito Democratico Bruno Astorre, nel pieno della discussione parlamentare in atto, aggiunge un emendamento alla Legge di conversione del Decreto Milleproroghe: vi è scritto che “per l'anno 2017 una quota di risorse” può “essere destinata, nel limite massimo di 4 milioni di euro, in favore del teatro Eliseo, in occasione del centenario della sua fondazione”. Il Fatto Quotidiano nota la “lesta quanto inosservata mossa legislativa” (29 gennaio 2017), sottolinea la bizzarra pratica di favore, provoca uno scandalo momentaneo, costringe a fare marcia indietro: via l'emendamento, neanche un euro per l'Eliseo.

Io e te, tra finzione e beatitudine

Gli attori rientrano per rispondere agli applausi che hanno meritato – Danilo Giuva, Lucia Zotti, Mino Decataldo, Giandomenico Cupaiuolo – e, nel mezzo, Licia Lanera. Io guardo quest'ultima. A rapirmi sono gli occhi, incastonati nel trucco nero sulla pelle chiara e lucidi, pieni come fossero prossimi al pianto. Licia Lanera non guarda il pubblico, il teatro nella sua ampiezza, i compagni di recita che le stanno accanto e che pure tiene per mano, non guarda la postazione in cui sono i tecnici (pubblico, teatro, compagni di recita e tecnici per un attimo sembrano esserle spariti d'intorno): Licia Lanera guarda in un punto solo e, quel punto, coincide con la poltrona centrale dell'ultima fila di Galleria Toledo, lì dove siede Riccardo Spagnulo, cofondatore di Fibre Parallele, l'altra anima prima di questo gruppo-culto della mia generazione e degli ultimi dieci anni di nuovo teatro italiano. Nel suo sguardo dieci anni di vita, dieci anni di teatro.

Primi appunti su "Il nullafacente"

Preferirei di no”
Oblomov, che passa la vita stando a letto – intorno polvere, ragnatele, oggetti fuori posto, libri aperti, giornali dell'anno prima, un calamaio con quattro gocce d'inchiostro seccato – rinviando giorno dopo giorno “il fremito della lotta”, la scelta dell'azione. “Mi sembri un mucchietto di pasta messo lì a riposare” gli dice l'amico, “mi pare che tu abbia perfino la pigrizia di vivere” aggiunge quando – il volto poggiato sulla mano, il gomito inchiodato all'avambraccio di una poltrona – lo scorge “dormire come una talpa nella tana”.

La misera nobiltà di recitare

Peppeniello
Lo spazio sembra una caverna in penombra, il posto semisgombro nel quale tornerà l'eco di una storia – Miseria e nobiltà – recitata la prima volta il 7 gennaio 1887 al Teatro del Fondo. Ecco, un fondo al posto di un fondale o, se preferite, “una camera squallidissima”: come indica la prima didascalia. Aguzzando la vista intravedo una scala da elettricista, del cordame, un baule di legno che sotto ha le rotelle, un bidone (servirà da seduta) e un tavolo scuro, anch'esso di legno. Sulla destra una tubatura arancione: rimanenza dell'interno-casa previsto da Scarpetta, emblema forse di un impianto idrico che non funziona per cui – citiamolo il testo – “iammo a tira' l'acqua a lu palazzo derimpetto”. A centro del palco “un piccolo braciere col fuoco spento”.

Il silenzio degli innocenti

L'entusiasmo
In un'intervista rilasciata a Fabrizio Coscia su Il Mattino Luca De Fusco il 1° marzo (cioè il giorno seguente la nomina di Filippo Patroni Griffi a presidente dello Stabile di Napoli; avvenuta a rischio commissariamento in atto e dopo un durissimo conflitto istituzionale tra Regione e Comune) cita Shakespeare, afferma di essere una persona abituata “a lavorare su programmazioni con largo anticipo” ed espone i risultati della sua direzione.

Appunti su "Il giocatore"

Premessa
Il giocatore è un allestimento complesso, complesso è il passaggio che cerca da un genere (la letteratura) a un altro (il teatro), complesse sono le relazioni tra attore e personaggio, tra attore ed attore, tra personaggio e personaggio che impone. Ne scrivo quando le prime repliche sono quasi terminate, avendo però la sensazione che la messinscena sarà ripresa: forse al Bellini; probabilmente in tournée la prossima stagione. Allora metto giù un insieme di appunti, a futura memoria, rispetto a uno spettacolo sul quale sarà necessario ritornare ancora.

Ahia, la vita!

Uffa!

Il guappo di Eduardo, il boss di Martone

La scena
Martone colloca Il sindaco del Rione Sanità su una pedana trasparente, quadrata (concretizzazione di quel mondo “meno tondo e più quadrato” cui aspira Barracano) e contraddistinta da tratti che ne fanno un labirinto: base domestica volutamente simbolica, rappresenta uno spazio nel quale chi lo abita ritorna sui suoi passi, sulle stesse dinamiche, su traiettorie quotidiane, ripetute e che non prevedono uscita definitiva (fisica e mentale). Questo è l'orizzonte prospettico, il contesto d'azione e – nella logica dell'autoreclusione da clan – il bunker in cui il boss ed il suo gruppo si riuniscono, tramano, ricevono o sequestrano, ascoltano o interrogano, operano, regolano conti, minacciano e  schiaffeggiano.

La Vocazione di Manfredini

“Caro Patron,
vi scrivo una lettera dopo una prova in cui ho detto delle vostre parole. Le ho dette a me stesso, le ho dette a Giulia che era Claudia, le ho dette ai ragazzi, le ho dette a un pubblico ancora immaginario: domani non lo sarà più. Sarà il pubblico vero, l'unico, eterno, uguale pubblico di sempre. Il vostro, il mio e quello di coloro che verranno dopo di me come è stato quello di coloro che sono venuti prima di noi. Ci siamo nutriti con grande commozione dei vostri pensieri ed io non so dirvi molto”.

Pagina 1 di 31

Sostieni


Facebook