"Pupi siamo, caro signor Fifì! Lo spirito divino entra in noi e si fa pupo. Pupo io, pupo lei, pupi tutti".

Luigi Pirandello

Caterina Serena Martucci

Puri e cresciuti

Facile dire teatro per bambini. Come se i bambini fossero delle creature facilmente accontentabili, per i quali è sufficiente imbastire una storiella, mettere qualche costume scenografico, due musichette accattivanti e il gioco è fatto. No. Fare teatro per i bambini è una operazione estremamente complessa, impegnativa, molto più impegnativa, per certi versi, del teatro destinato al pubblico adulto, soprattutto se colto. Gli adulti, generalmente, vedono con le orecchie e apprezzano ciò che ritengono socialmente utile apprezzare, motivo della fortuna di tanta sedicente sperimentazione fine a se stessa.

Illusioni ottiche

In un raffinato gioco di specchi e rimandi Mirko Di Martino propone tre brevi atti unici, della durata di circa venti minuti ciascuno in cui due attori, un uomo e una donna, danno vita alle illusioni e alle nevrosi di sei personaggi in altrettante situazioni narrative minimali, in cui si viene immessi in medias res, in cui ciò che si vede non corrisponde a ciò che è, proprio come le illusioni cognitivo-geometriche, in cui l’occhio vede qualcosa che non c’è o lo percepisce in maniera differente da com’è in realtà a seconda della prospettiva da cui si guarda.

Se ne va. Tutto come sempre

Delicate e malinconiche note di pianoforte echeggiano nella sala ancora buia, mentre la luce filtra sotto l’orlo del sipario che si apre su un interno elegante, col pavimento di legno. Le pareti sono celeste polvere, con modanature di legno e delicate decorazioni geometriche bianche. Quel quadrato di parquet individua lo spazio scenico, lo delimita, rappresenta la traccia delle pareti invisibili che racchiudono la scatola, il microcosmo del dramma.

Il fascino perverso dell'onestà

Correva l’anno 1917 quando fu scritto e rappresentato per la prima volta Il piacere dell’onestà.La versione proposta da Antonio Calenda è la stessa di cento anni fa, anche se i tre atti sono condensati di un due, di lunghezza disuguale, scanditi da cambi di luce e dal risuonare di languide note di tango contemporaneo. Le tematiche sono quelle canoniche dell’autore: il decoro vuoto, già allora, della società borghese, regolamentata dalle ipocrisie e dalle forme convenzionali; la differenza tra l’essere e l’apparire; tra la maschera e ciò che si è veramente; il contrasto tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere; la maternità come valore e condizione assoluta della donna, che fagocita qualsiasi altro ruolo o aspettativa della donna.

La magia eterna del Natale e della parola

Festoni e luminarie natalizie decorano l’ingresso e le sale de Il Pozzo e il Pendolo. Nell’aria echeggiano discrete e festose le note di Christmas Carols e un lungo tavolo ospita dolci natalizi, mandaranci, noci, bricchi di cioccolata calda e vin brulé, predisponendo benignamente lo spettatore al godimento di una antica favola che parla di un vecchio avaro, ma forse in realtà di ciascuno di noi, se riflettiamo sulla metanoia del protagonista e sul fatto che ciascuno può riscoprire la vertigine di riavvicinarsi alla sorgente della propria essenza, a ciò che si era, sepolto magari sotto gli strati di ciò che le circostanze della vita hanno condotto a diventare.

Mirandolina vintage

Si prenda un classico del teatro, in questo caso Goldoni, si scelga la più classica delle sue commedie, in questo caso La locandiera, e si spennelli il tutto di un’atmosfera vintage, con vestitini a pois e sotto il ginocchio, sottovesti, scarpe bicolori, cappelli, biancheria maschile rigorosamente bianca.

Tutto per il popolo, niente attraverso il popolo

La scena è punteggiata di bassi tegami di rame che contengono polveri colorate. Al centro c’è un grande calderone, di alluminio ramato, una sorta di tinozza. Altri recipienti da cucina sono sparsi qua e là, alcuni contengono delle candele, apparentemente l’unica fonte di illuminazione. Mentre si prende posto, una donna è già in scena sulla sinistra, seduta di spalle su un calderone di rame rovesciato e armeggia silenziosa con delle fascine. Quando si fa buio in sala si copre la testa con uno scialle nero e prega, mormora parole incomprensibili con gesti e sguardo ieratici, con la fissità immobile ed eterna della tradizione.

La pecora ha mangiato o non ha mangiato il fiore?

Nella Giornata Mondiale per i Diritti dell’Infanzia va in scena al Teatro dei Piccoli di Napoli Il piccolo principe, il più moderno dei classici della letteratura per l’infanzia, che si rivolge ai bambini, strizzando l’occhio ai loro genitori, con il racconto magico di una favola atemporale, pur se collocata nello spazio e nel tempo.

Futuro presente

In principio esisteva sulla pagina scritta, il papiro di Luciano di Samosata, poi i romanzi del XVIII e XIX secolo, presto passati sugli schermi del cinematografo, accompagnando e sviluppando l’evoluzione degli effetti scenici. Con Marco Paolini la fantascienza approda alle tavole del teatro. Dopo aver tanto interrogato il passato, offrendo sempre fecondi spunti di riflessione per il presente, si rivolge al futuro, un futuro più o meno vicino, per indagare temi etici ed esistenziali che riguarderanno il domani, ma hanno i loro semi già nel presente e informano la nostra umanità.

25 anni dopo

A sipario chiuso si sente un coro di voci che scandiscono lo slogan: “Vogliamo l’Italia! Vogliamo l’Italia! Vogliamo l’Italia!”, poi la tela si apre su un gruppo di cinque improbabili gladiatori, con tanto di corazza anatomica, tunica, mantello e schinieri dorati: “Buonasera e massimo rispetto!”.

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