“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Martedì, 10 Dicembre 2013 01:00

Anticommedia sulla noia

Scritto da

Una coppia come tante, talmente comune da essere rappresentativa di un genere, all'interno del suo appartamento porta avanti l'equivalente colloquiale di un interminabile duello con le armi della banalità e dei luoghi comuni, imparaticci in macramè da appendere nel salotto buono. Fuori il mondo, ma con loro la presenza di un nume familiare che assorbe tutte le energie e le convoglia in inutili e quotidiane scaramucce che assurgono a gesti di un rituale ancestrale, pratiche sacrificali al demone del focolaio: "la noia".

C’è Beckett, c’è Giorni felici, c’è la regia di Andrea Renzi, c’è Nicoletta Braschi. C’è folla e c’è attesa in platea; un’attesa che si protrae, ben oltre il consueto quarto d’ora di cortesia, rendendoci per un po’ come epigoni ad orologeria di Vladimiro ed Estragone. Ma il nostro Godot è solo appena appena in ritardo, ad un’apertura di sipario poco più in là.

Domenica, 08 Dicembre 2013 01:00

"O si è felici o si è complici"

Scritto da

Due leggii, due sedie, un tavolino sulla sinistra e nient’altro. Buio pesto, il teatro è pieno e una voce premurosa alle spalle invita: “Fermate gli orologi e fate tacere i cellulari”. L’uomo nero vuole che il tempo si fermi e che tutto venga assorbito dallo spettro oscuro della scatola noir. Poi fu luce e lo strano caso dei Pantaloni Rosa stava per avere inizio; presto Garofano Verde lo avrebbe raggiunto.

Lunedì, 09 Dicembre 2013 01:00

Guappi di cartone

Scritto da

La scenografia è già in scena mentre si prende posto nella navata/platea del Nuovo Teatro Sanità. Un grande quadrato bianco con al centro un quadrato più piccolo, nel quale campeggiano le lettere HS, che stanno evidentemente per Hotel Splendid. Il quadrato bianco è inghiottito dal buio che precede l’inizio dello spettacolo. Resta solo il quadrato più piccolo e le lettere HS. Luce. Il quadrato si apre e si rivela una geniale macchina scenica, che suggerisce le bianche pareti dell’hotel, le porte delle stanze, le finestre.

Sabato, 07 Dicembre 2013 01:00

Una rilettura superficiale

Scritto da

Quasi come un dispetto, come un cruccio che si è preso e che non si vuole confessare, come uno sbaglio che non si desidera ammettere e che viene permesso o di cui ci si prende ancora l’arbitrio. Ferito a morte di Claudio Di Palma – qualunque sia la sua forma (lettura-preludio in un bellissimo scorcio posillipino, vera e propria messinscena da teatro, di nuovo lettura-preludio ma fatta sul palco) – torna riproponendo gli stessi limiti, le stesse cadenze, la stessa superficiale versione dell’opera.

Venerdì, 06 Dicembre 2013 01:00

La Grande Madre Russia di Gogol'

Scritto da

L’eccellenza della letteratura russa approda allo Stabile partenopeo. Vittorio Franceschi, nella doppia veste di autore e protagonista, porta in scena Il cappotto, ispirato all’omonimo racconto di Gogol', per la regia di Alessandro D’Alatri. La vicenda è improntata sulla parabola ascendente della vita grigia del copista Akakij Akakievič, che sogna un po’ di colore almeno nei capoversi che minuziosamente riscrive.

Giovedì, 05 Dicembre 2013 01:00

Coro a due voci nel dramma di Ibsen

Scritto da

Scena prima, interno di casa Tesman. Hedda appare di spalle, indossa una lunga camicia da camera azzurra, ha in mano una lampada ad olio, fissa per un attimo la platea, poi venera il grande quadro che domina la scena, in cui è ritratto suo padre, il defunto generale Gabler, si reca al pianoforte, dove accenna un romantico e caldo motivo musicale, infine esce.
Tutto si tiene, tutto lascia presagire uno sviluppo avvincente della messa in scena, fatta di silenzi e luci ad hoc. Così non sarà. Il piano luci resta d’effetto, ma non il resto.

Lunedì, 02 Dicembre 2013 01:00

La grande Odissea del piacere

Scritto da

"Vivere è un abuso, mai un diritto”: il Don Giovanni di e con Filippo Timi vuole convincerci di questo, e decide di farlo al teatro Bellini di Napoli il 29 novembre. Fin dalle prime battute è un gran successo di pubblico che, divertito, non teme di rompere l’atmosfera con risate incontenibili: uno show, un cabaret, uno spettacolo d’intrattenimento. Gli elementi parodistici non mancano e la satira, condotta in modo sottile ed elegante, perturba le coscienze e le fa ridere di gran stomaco.

Martedì, 03 Dicembre 2013 01:00

Falstaff o del Novecento, secondo Ronconi

Scritto da

Un sipario bianco sporco. La quarta parete chiude alla nostra vista lo spettacolo che sarà; al di là − lo scopriamo nel momento stesso in cui il muro virtuale di alza, alle prime note dell'orchestra − le rimanenti tre pareti che delimitano la stanza del teatro, anch'esse lenzuoli bianchi macchiati dall'umidità, dalle muffe, dal tempo. In alto un altro telo funge da soffitto.

Lunedì, 02 Dicembre 2013 01:00

Homo homini lupus

Scritto da

Dimensione domestica quella del teatro Palcoscenico. La sala è gremita. Gente di tutte le età e di tutti i tipi. Ci sono anche dei bambini. All’apertura, manuale, della tenda del sipario appare un quadro, che farà da sfondo e riferimento topografico di tutta la narrazione. È in bianco e nero. C’è una luna piena e un mare in tempesta, che ricorda, chissà se consapevolmente, la grande onda di Hokusai. Buio. Resta in scena il bianco della spuma delle onde. Luce. Tre donne vestite di rosso e nero in pose plastiche di disperazione. S’odono rumori confusi, come di vento e tempesta.

Domenica, 01 Dicembre 2013 01:00

Tante parole dal sapore di poco

Scritto da

Formule matematiche complicate affastellate su una lavagna che sormonta la scena e una radio che gracchia cercando (e trovando) la frequenza sono i primi segnali che si offrono alla decodifica. Ai quattro angoli della scena, quattro donne incorniciano il perimetro d’una camera d’albergo spandendo in terra rossi petali di rosa; emerge dalla penombra, di spalle, l’uomo che sarà epicentro nevralgico di Some Girl(s), commediola incentrata sul tema delle dinamiche sentimentali.

Domenica, 01 Dicembre 2013 01:00

Amleto, il tuo vero nome è Ofelia

Scritto da

Le esequie di Ofelia avvengono quando manca un’ora alla fine dell’opera. Quinto atto, scena prima. Un rito, “monco”, si trascina in ribalta. Dobbiamo immaginare la grande pedana a semicerchio, le lampade fioche, il silenzio battuto dai passi lenti e tre attori (Re, Regina, Laerte) che portano in dote un cadavere. Di un quarto (Amleto) intuiremo la presenza: la punta dei capelli, forse gli occhi, il capo intero magari: egli s’affaccia, spiando la recita e aspettando il momento in cui toccherà prendervi parte. Un quinto interprete (il prete), fisso dritto a sinistra, attende di dire la sua battuta: “Le esequie sono state celebrate nei limiti consentiti”. Dobbiamo immaginare il pubblico, a ridosso del palco del Globe, afferrato alla gola dalla commozione, fisso nello sguardo, immobili i muscoli, ferma ogni espressione mentre segue gli eventi: gli uomini trattengono il fiato e disperano di non essere donne per potersi dare liberamente alle lacrime; le donne s’indignano come s’indignano di solito gli uomini e, zitte, tormentano le labbra e stringono i pugni, desiderando la vendetta.

Sabato, 30 Novembre 2013 01:00

Tous les gens sont des artistes

Scritto da

Raggiungere il teatro sembrava un’impresa non facile ma è come se una famosa canzone di Eduardo Bennato ci avesse indicato la strada per arrivare a destinazione: “seconda stella a destra questo è il cammino e poi dritto fino al mattino, poi la strada la trovi da te”.
Il percorso ci ha condotto in un isola che c’è, esiste proprio nei pressi del quartiere Scampia: quest’isola è il Teatro Area Nord, dove Antonello Tudisco ha presentato il suo nuovo lavoro coreografico Nefes\respiro.

Giovedì, 28 Novembre 2013 01:00

L'incanto del bosco

Scritto da

Risuona poetica la parola. Tangibile ed eterea ad un tempo, trovando asilo e ricetto in un tòpos poetico quale il bosco, la parola – e l’ossimoro, che la parola alla parola accosta per antinomia – s’evoca diafana. Sullo sfondo d’un buio fitto che pian piano si dissipa, un letto di foglie ai piedi di quattro alberi s’incornicia a radura; scorre un tempo scandito dai ritmi della natura: il cinguettio degli uccelli segnala ch’è giorno, il frinire dei grilli che la sera è calata.

Giovedì, 28 Novembre 2013 01:00

Calcio, canzoni e Zamberletti

Scritto da

Trentatré anni fa. Una vita. Il terremoto segnerà per sempre un momento di rottura, sarà la cesura tra il prima e il dopo nelle narrazioni delle storie personali e delle comunità che lo hanno vissuto, per chissà quanto tempo ancora. Come commemorare un evento di tale portata? Come tradurre la forza terribile dell’evento, i cambiamenti che ne sono scaturiti sul piano letterario e teatrale?

Sostieni


Facebook