“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Domenica, 20 Ottobre 2013 02:00

Alice disorientata davanti allo specchio

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Che succederebbe ad Alice se, invece di vedere il mondo alla rovescia attraverso lo specchio, si fermasse a guardare la sua immagine riflessa? Le verrebbe un attacco di stomaco? Il racconto di Eugenia in Un paio di occhiali, tratto da Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese si conclude tragicomicamente così e mi è piaciuto vedere in Eugenia un’Alice “retroversa”, un’Alice all’inverso, ovvero un’Alice che davanti allo specchio della realtà inorridisce.

Sabato, 19 Ottobre 2013 05:05

Che sarà mai quest'amor...

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A Corte si parla d’amore. No, non si tratta d’un ballo di gala con dame ammiccanti e acchittate e nobiluomini ritti e imposimati. Né di amori cortesi di cavalieri serventi verso angelicate madonne. La Corte, in questo caso, vede come sovrana la Formica, minuscolo emblema di laboriosità; e, nel suo piccolo regno, circoscritto in una ribalta destinata ad essere brevemente occupata, prendono forma teatrale piccole storie più o meno d’amore. Diciamo più o meno d’amore perché l’amore, questo vago concetto a cui è dichiaratamente ispirata la presente edizione de La Corte della Formica, viene declinato sulla scena (o almeno ci si tenta) nelle sue variazioni non necessariamente convenzionali.

Venerdì, 18 Ottobre 2013 02:00

Funziona?

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“La vita nel teatro è più leggibile e intensa perché è più concentrata. L’atto di ridurre lo spazio e di comprimere il tempo crea un concentrato. La compressione consiste nel rimuovere tutto quello che non è strettamente necessario e nell’intensificare ciò che rimane, come mettendo un aggettivo forte al posto di uno più blando, pur conservando l’impressione della spontaneità. Se questa impressione viene mantenuta, raggiungiamo il punto in cui – se nella vita due persone ci mettono tre ore per dirsi qualcosa – sulla scena impiegano tre minuti”.

Giovedì, 17 Ottobre 2013 02:00

Il Mediterraneo, padre e madre

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Il teatro della Sala Dumas dell’Istituto di Cultura Francese Grenoble è già pieno un quarto d’ora prima dell’inizio del reading del nuovo libro dell’autore napoletano: Irene. Nel foyer Erri De Luca si concede volentieri alle foto di rito con un folto numero di fans. Quasi puntuale inizia la lettura teatralizzata. Sul palco, illuminati da tre fasci di luce, vi sono Isa Danieli sulla sinistra, Erri De Luca sulla destra, al centro Luca Urciuolo con la fisarmonica. La sua musica lenta e struggente accompagnerà tutta la lettura a due voci alternando canzoni della tradizione napoletana a brani dei testi dell’autore.

Sarà il profumo degli alberi, il sole che riscalda tutti, la voce allegra degli attori che ci accompagnano o i loro costumi fantasiosi ma partecipare ad uno spettacolo de "I Teatrini" all’Orto Botanico è sempre una gioia. Anche Matteo è allegro questa domenica mattina e non vede l’ora che lo spettacolo abbia inizio. Pagato il biglietto e salutata la mamma, perché a "I Teatrini" i bambini stanno davanti con gli attori e i genitori dietro, si prepara a viaggiare verso la Città di Smeraldo insieme a Dorothy, lo spaventapasseri, l’uomo di latta e il leone codardo.

Mercoledì, 16 Ottobre 2013 02:00

La tragedia del saltimbanco

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“Proprio una bella serata”. “Indimenticabile”. “E non è finita”. “Sembra di no”. “È appena cominciata”. “È terribile”. “Sembra di essere a teatro”. “Al circo”. “Al varietà”. “Al varietà”. “Al circo”.
Il dialogo di Estragone e Vladimiro – Aspettando Godot, Samuel Beckett – contiene tutta l’inevitabilità circense del fare teatro e interviene ad aprire questo articolo perché, chi scrive questo articolo, non può non notare come – per la terza volta in pochi mesi – l’arte del tendone diventi messinscena. Se Viviani serve ad Arias soprattutto per rielaborare immagini delicate, infantili e private (Circo Equestre Sgueglia), Luca Saccoia (L’anima buona di Lucignolo) – a conclusione del Fringe Festival – regala a chi assiste una lucida analisi della condizione teatrale presente metaforizzandola attraverso i calcinacci distrutti e impolverati e le maschere mortali e pestifere di un circo in disgrazia, relegato in un angolo, che ha perso valore, funzione e suo pubblico. Adesso in città fa tappa Il meraviglioso circo dei fratelli Boldoni ed il primo pensiero – primo addirittura rispetto allo spettacolo in quanto spettacolo – è cercare di comprendere perché tanto circo in tanto teatro.

Martedì, 15 Ottobre 2013 02:00

La scena come un polittico

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Turpitudini di un mondo arretrato. Retaggi ancestrali di una terra descritta come forse (probabilmente) più non è da tempo. Un contesto sociale, una storia, tre vite esemplate che prendono corpo sulla scena. Così un palco spoglio e semivuoto si trasforma in uno spicchio di Sicilia dipinto come una pala d’altare: un baule sullo sfondo e tre figure in ribalta, tre figure come a formare un polittico, come fossero tre quadri da vedere prima uno alla volta, poi tutti insieme, quadri parlanti, a tratti all’unisono fra più voci.

Lunedì, 14 Ottobre 2013 02:00

Eterna Nora

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Rischiamo di ripeterci, pertanto non si darà contezza della difficoltà nel trovare il Teatro 99 posti. Teatro pieno per il grande classico di Ibsen. Confortante in tempi di crisi per il teatro. Rassicurante per un teatro che non gode di contributi pubblici, ma va avanti grazie all’affezione del pubblico e alla qualità delle proposte. Ma veniamo subito a noi e alla rappresentazione.

Domenica, 06 Ottobre 2013 02:00

Con le lacrime agli occhi

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Magica e paradossale Napoli. Piena di realtà in fermento e di realtà consolidate, ma spesso sconosciute. A volte ci si può trovare a percorrere una anonima strada, tra il deposito degli autobus e palazzoni senza stile e senza storia, e ci si imbatte in uno slargo, che fa da ingresso ad un bel palazzo, che alla sua epoca doveva godere dell’aria pura delle prime colline della città.
Il prologo non è recitato da Spazzola, soprannome col quale è conosciuto il servo di Menecmo, ma da una flessuosa fanciulla (che nel resto della commedia reciterà la parte di Fisicle, un’ancella della cortigiana Erozia), con voce un po’ artefatta a dire il vero, non si sa se per eccesso di dizione o per scelta registica. Non è l’unico stravolgimento rispetto al testo originario, ma non mette conto qui farne l’elenco.

Sabato, 05 Ottobre 2013 06:31

Mine vaganti

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“Vi scongiuro, o fratelli, siate fedeli alla terra”. La terra è quella su cui poggiano i piedi i due attori in scena, che denunciano il vuoto lasciato dalla “morte di Dio”, per cui ora “tutto è permesso”. Non esiste più alcun punto assoluto ed eterno cui fare riferimento, si dànno solo una serie di punti in cui si concentra il senso di una vita dominata dall’astratta ragione hegeliana, che rapidamente cede alla tentazione luciferina di stabilire per sé una legge diversa da quella degli altri e di rendere disponibile quel  fondamento oscuro di cui si era kantianamente predicata l’inconoscibilità.

Venerdì, 04 Ottobre 2013 02:00

Come eravamo. Napoli, settembre 1943

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Dal buio della sala emergono lentamente, illuminati dai riflettori, i personaggi sulla scena. Alcuni sono in piedi, altri sono variamente seduti, altri ancora a terra. Le luci di Cesare Accetta non scoprono e non rivelano, piuttosto tagliano, illuminano i personaggi parzialmente, sempre comunque immersi nel buio che li circonda, nel nero della scenografia, in quel buio dove la Storia ha volutamente relegato Napoli e la sua coraggiosa rivolta antitedesca durata quattro giorni, dal 27 al 30 settembre 1943.

Martedì, 01 Ottobre 2013 02:00

Parola allo sconfitto

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Tra il foyer e la sala teatrale di Officina Teatro c’è una serranda da magazzino. “Buona visione” ci augurano prima di sollevarla e noi entriamo come se entrassimo in un negozio appena aperto, guardandoci intorno in cerca di qualcosa di sorprendente che catturi la nostra immaginazione. La mia l’ha già catturata il titolo dello spettacolo. Luci della città. Chaplin/Cucchi. Stefano Cucchi potrebbe essere uno dei personaggi ai margini dei film di Chaplin, mi convinco, ma perché l’unica interprete dello spettacolo è una donna? Me lo domando più di una volta, provo ad immaginare una simbologia, un racconto della vicenda con occhi femminili, forse con lo sguardo di Ilaria. Non vedo l’ora che cominci e lei è già lì in scena mentre prendiamo posto, ci dà le spalle. Pochi minuti e dimentico che si tratta di una donna.

Lunedì, 30 Settembre 2013 02:00

"Tutto ciò che è reale è razionale"

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È una piacevole serata d’autunno al centro storico della pulsante città di Napoli, tra studenti dell’università che godono del loro happy hour e bambini che giocano a calcio nella piazza di San Domenico Maggiore. Il concerto di presenze umane è uno spettacolo già di per sé; e tra i colori variopinti del cielo che si prepara alla sera uno strano personaggio in cerca di un tram chiede: “Qualcuno saprebbe dirmi se il 57 passa da qui?”; sapendo che al centro storico è di norma tutto ZTL chiaramente la risposta è che nessuno ne sapeva nulla.

Domenica, 29 Settembre 2013 02:00

(R)Esistere, in memoria di Lenuccia

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Ouverture resistente, tra Le nuove resistenze della stagione d’esordio, per il Nuovo Teatro Sanità. Il sipario si alza e nuove luci tornano a restituire a Napoli la memoria di una sua figlia-coraggio. In scena, la storia di Lenuccia (Maddalena Cerasuolo), giovane partigiana della Resistenza napoletana, medaglia di bronzo al valore militare.
Lenuccia e Napoli, l’una figlia, sopravvissuta (tra centinaia di figli martiri); l’altra madre di una libertà conquistata tra le mine senza pietà dell’ennesimo dominio. Quattro giornate, scivolate nel sangue per dire − per prima − ‘no’ all’orda nazista. Nel sangue e nel sole.

Domenica, 29 Settembre 2013 06:18

Teatro da vedere e storie da immaginare

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Raggiungere un teatro con quel più che congruo anticipo che si conviene agli ansiosi cronici comporta sovente l‘inconveniente di dover riempire il vuoto di un’attesa inventandosi punti immaginari in cui far convergere la distrazione del proprio sguardo, oppure appuntando i propri pensieri sull’inseguimento di fantasie più o meno peregrine.
Talvolta però quel congruo anticipo di cui sopra può rivelarsi favorevolmente complice dell’inaspettato, offrendo immagini pregnanti a quello sguardo altrimenti ramingo.

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