“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Martedì, 03 Giugno 2014 00:00

La linea sottile tra vita e ricordo

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Il personaggio di Jep Gambardella in La grande bellezza, film di Paolo Sorrentino fresco di Oscar, era già in embrione tra le pagine del libro scritto dallo stesso regista Hanno tutti ragione del 2010. Lo sguardo disincantato e cinico sul mondo circostante è lo stesso di Tony Pagoda messo in scena dalla Compagnia Teatro Nuovo. La storia è complessa, ma trova nella scenografia essenziale gli strumenti che servono per realizzarla. A sinistra del palco si nota subito una lunga sdraio con le estremità di legno che poggiano in due bacinelle (simboleggiano il Brasile dove Pagoda troverà rifugio, in una casa infestata dagli scarafaggi che in questo modo non possono salire sul letto), vari sgabelli variamente componibili, un leggio, un tavolino basso al centro, in fondo e sulla destra, nascosto quasi da un alto ripiano nero, vi è un pianoforte suonato dal Maestro Massimiliano Ferraro.

Sulla scena tre attori e un’attrice che interpretano alcuni dei molti personaggi della complessa vicenda personale di Tony Pagoda. Si inizia, infatti, con lo stesso monologo del libro che recita una lunga lista delle idiosincrasie del protagonista e si procede con vari quadri narrativi che si innestano su questo lungo monologo di un’ora e tre quarti.
Tony racconta la sua misera vicenda umana di un cantante melodico di successo che in America ha perfino conosciuto Frank Sinatra. La vita gli ha dato tutto: talento, soldi, donne perfino l’amore di una di esse, Beatrice, che non sarà poi sua moglie. Una vita piena di avventure e di incontri che il narratore-protagonista racconta con lucido ed ironico disincanto, accompagnato dalla fedele cocaina che non lo abbandonerà mai. Tony Pagoda è avido di conoscere, di capire il senso di quanto gli accade, ma con una vena autodistruttiva che dominerà la sua esistenza. Ha un talento raro nel vedere la vera essenza degli altri come nel suo impresario e nelle donne che “consuma” letteralmente nella frenesia. Quando questa vita obnubilante gli regalerà solo noia, abbandonerà tutto e per diciotto anni andrà a vivere in Brasile dove incontrerà un enigmatico italiano depositario di tutti i segreti politici degli ultimi cinquant’anni. Nulla è come sembra nella vita e quando anche questa esperienza finirà, tornerà in Italia, dove si concluderà la sua parabola, ancora tra cocaina ed il ricordo dell’unico amore della sua vita.
Questa è la sinossi. Sulla messa in scena pesa, però, questo lunghissimo monologo che voleva rendere la complessità della storia e del personaggio, non riuscendoci appieno. Spesso, si immagina volutamente, parte di questi soliloqui erano recitati al buio, poi illuminati, senza comprenderne il senso.
L’operazione di trarre una pièce teatrale da un romanzo, soprattutto da questo, scritto da un regista che racconta cinematograficamente, è sempre ardua e deve procedere per tagli e sintesi con esiti spesso incerti, come in questo caso. Oppure proporne una lettura completamente nuova stravolgendo il punto di vista. L’aggravante è stata anche l’ora di ritardo con cui è iniziato il dramma.
Da sottolineare, invece, lo spessore degli attori, soprattutto del protagonista Raffaele Patti e la bravura dell’attrice Cecilia Scatola dalla dizione limpida e chiara e dalla voce perfetta nel brano Indifferentemente che ha chiuso questa messa in scena.

 

 

 

 

Tra me e il mondo c’è una patina di equivoci
liberamente tratto da Hanno tutti ragione
di
Paolo Sorrentino
regia Luciano Restivo
con Raffaele Petti, Cornelio Piscitelli, Marcello Bruno, Luciano Restivo, Cecilia Scatola
musiche Massimiliano Ferraro
produzione Compagnia Teatro Nuovo
durata 1h 45’
Napoli, Teatro Palcoscenico, 30 maggio 2014
in scena dal 30 maggio al 1 giugno 2014

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