“Tanto per incominciare, i fratelli De Rege erano napoletani di Caserta...”.

Nicola Fano

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Il Teatro Stabile di Napoli, in occasione della programmazione del Napoli Teatro Festival Italia 2013, ha inserito la presentazione di uno spettacolo in prima assoluta italiana. Lo spettacolo dal titolo, La réunification des deux Corées, rientra in un progetto sostenuto dalla Commissione Europea ed è prodotto da molti teatri tra Francia, Belgio, Germania, Canada e Romania. La creazione e la regia sono di Joël Pommerat per nove attori in lingua originale (francese) con sottotitoli in italiano.

Lunedì, 10 Giugno 2013 06:09

L'insidia truffaldina della Parola

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In un tempo in cui “crisi” è parola che entra nelle case dalla televisione per non più uscirne, è plausibile che essa entri anche in teatro (in cui forse era presente già da prima di estendersi in modo generalizzato e profondo agli altri comparti della società) per farsi oggetto di scena, e che lo faccia proprio insieme alla televisione medesima. Di più: la parola crisi si fa oggetto di lavoro teatrale. TRICHER 4_selodicelaTValloraèvero è un lavoro sulla crisi. È un mea culpa recitato per interposta persona da un segmento sociale – quello del nostro tempo – che è formalmente inconsapevole (ma fino a che punto?) della ciarla menzognera a cui è sottoposto.

Lunedì, 10 Giugno 2013 02:00

Sono andata lontano

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Il nastro di corso S. Giovanni a Teduccio ci porta via dalla città, ci conduce ad una strada senza uscita, ai binari morti della prima stazione ferroviaria d’Italia, oggi il museo di Pietrarsa. Questi binari si illuminano per condurci al mare, di cui inaliamo a pieni polmoni l’odore. A mani rigorosamente libere e non perché è una rapina. O forse sì. Rapina nel senso di ratto, siamo rapiti in un’altra dimensione, passando attraverso alcune delle cento (o più porte) che si potrebbero aprire in una esperienza sensoriale.

Domenica, 09 Giugno 2013 02:00

Teatro e consuetudine teatrale

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Attendersi buie pareti di legname o di mattoni, con una finestra sola e per di più tappezzata come una galera, un grosso portone sulla destra o la sinistra ad indicare che l’uscita non è un’uscita e che la condizione è da reclusa sembra la consuetudine scenica per Yerma, sembra la consuetudine scenica per le opere che García Lorca ambienta in un interno. Prigione e prigionia, carcere e carcerazione, vita tumulata in una casa che somiglia a un tumulo: il rischio della consuetudine poteva reiterarsi.

Venerdì, 07 Giugno 2013 05:35

L'antico ritmo del tempo

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Come spiega Enzo Avitabile nel film Passione di John Turturro, la danza e la musica dei Bottari costituiscono un ritmo antico che nasce verso il 1300 d. C., in quella che era una volta la mitica Campania Felix, verde e lussureggiante, adorata da greci e latini.

Martedì, 04 Giugno 2013 02:00

Tre personaggi in cerca d'un pretesto

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La Compagnia “Teatro del Fo” è andata in scena al Teatro Instabile con lo spettacolo Sempre un cantiere, un divertito esperimento ‘under construction’ che ha intrattenuto il pubblico per un’ora. Ironia, sarcasmo, leggerezza, spirito d’iniziativa sono alcune delle qualità che hanno animato la storia di tre personaggi in cerca d’un pretesto.
Un cantiere delimitato da un perimetro lineare che fa dello spazio scenico un ring da combattimento; una battaglia sociale contro tutti coloro che vogliono obbligare il teatro a diventare una prodotto massificato e commerciale. Lo spirito positivo dei tre attori mira a far centro con autenticità al loro reale bisogno di esistere in quanto artisti. “È necessario avere progetti” perché sia viva l’urgenza di comunicare un messaggio aldilà di ogni destinatario.

Lunedì, 03 Giugno 2013 02:00

Mamù

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Canzoni e poesie 
pugnali e parole 
i tuoi ricordi 
sono vecchi ormai 
e i sogni di notte 
che chiedono amore 
cadono al mattino 
senza te 
cammina da solo 
   urlando ai lampioni 
non resta che cantare ancora 

Scivola vai via (Vinicio Capossela) 



La scena iniziale è quella di una modesta cucina in cui una madre vigorosa (Ida Anastasio) e il figlio disabile Filippo (Giovanni Allocca) conducono una vita frugale ma ricchissima di sentimenti.

Lunedì, 27 Maggio 2013 02:00

PROGRAMMA NTFI E FRINGE

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VI EDIZIONE – NAPOLI TEATRO FESTIVAL ITALIA

PROGRAMMA 4 giugno – 23 giugno 2013

 

 

Domenica, 02 Giugno 2013 02:00

In silenzio e in punta di piedi

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Sarbadori Loi. Questo è il mio nome. Il nome che mi è stato dato. Questo è il nome che ho trovato in fondo alla tasca dei miei calzoni. I calzoni che mi sono stati dati. Alessandra Asuni è l’accabbadora. Ci accoglie tutti insieme, consegnandoci un pezzo di carta da musica (il pane azzimo sardo), il corpo di Cristo.

Giovedì, 30 Maggio 2013 02:00

La legge e la misura. Oggi

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Al centro della media cavea del teatro greco di Siracusa. Il sole del tardo pomeriggio accarezza dolcemente le gradinate di calcarenite. Qualcuno si ripara con ombrelli colorati, saranno lì da ore forse. La folla affluisce lentamente, cuneo dopo cuneo le gradinate, protette da tavolati di legno, si riempiono. La gente prende posto, oggi come duemilacinquecento anni fa. Oggi come allora un popolo di cittadini, ma forse oggi solo di spettatori, si riunisce a celebrare il rito della catarsi.
Lo spazio circolare dell’orchestra è coperto di sabbia chiara, al centro un’apertura circolare, un buco. La scena rappresenta Tebe e le sue mura, grigio scuro, monolitiche, cupe e opprimenti.

Mercoledì, 29 Maggio 2013 05:59

PompeiLab, racconto di un'atmosfera

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In un versante di Pompei discosto ed eccentrico rispetto alle mete consuete del turismo archeologico e del devozionismo mariano, l’aria della domenica a mezza sera è pregna degli odori acri che pungono l’olfatto esalando dal Sarno; lì, nei pressi del fiume, insiste lo spazio del PompeiLab, varcato il cui cancello d’ingresso s’avverte la gradevole sensazione che le narici di colpo non siano più punzecchiate dal lezzo che suppura l’aria; eppure siamo all’aperto, eppure il Sarno è ancora li accanto; eppure, il luogo che ci accoglie reca impressa sul cancello una dicitura che lo qualifica come sede dell’apparato fognario… Avvertiamo netta la percezione di un contrasto.

Napoli, 25 maggio 2013. Sessanta persone divise in tre gruppi. Il tempo è incerto, quando nell’atrio del complesso ospedaliero Incurabili di Napoli, proprio lì dove i medici illuministi lavoravano instancabili per la cura della città, la sintesi di Krònos e Kairòs appare in carne ed ossa nel corpo di Federica Altamura. Tic tac tic tac se “le vostre orecchie riescono ad ascoltare solo ciò che i vostri occhi riescono a vedere” che la visita teatralizzata, proposta dall’ Associazione Culturale NarteA, abbia inizio.

Martedì, 28 Maggio 2013 02:00

Sulla pittura del Teatro

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Il Teatro, arte delle arti nella misura in cui le contempla tutte per formare la propria, usufruisce del contributo pittorico per rifinire suoi molteplici aspetti: la luce, ad esempio, perché una scena, uno spazio, un’intera vicenda drammatizzata si svolga tra decisi equilibri di chiaro e di scuro; lo spazio, perché la tridimensionalità di una tela possa accrescere la tridimensionalità di un palco suggerendo il posizionamento opportuno di oggetti e di arredi; il rapporto tra le figure, perché vi sia una correlazione studiata non solo tra l'espressione singola ed il singolo atto ma tra gli atti degli interpreti in relazione tra loro, la posizione assunta in assito, la distanza tra i corpi.

Lunedì, 27 Maggio 2013 02:00

La magica semplicità del talento

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Mentre da un’oscurità che s’immagina lontana sciabordar d’acque annuncia equorea visione proiettata sul fondale, lentamente il buio degrada e lascia veder sorgere dai docili flutti, come ninfa dei mari, figura di donna avvolta in un manto. Scarna la scena, accessorio inessenziale al compiersi di un racconto per voce sola e polimorfa: Lucia Zotti “veste” la scena della sua presenza, dopo averla spogliata del velo bianco, unico drappeggio in ribalta che avvolge una sedia; tirato via il velo della realtà, comincia l’incanto della favola.

Giovedì, 16 Maggio 2013 23:31

"Noi siamo le mani di Dio"

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Attendiamo la rappresentazione nel piacevole fresco del vico del Fico al Purgatorio ad Arco, cullati dalle note ipnotiche di un valzer. Il TIN, Teatro Instabile di Napoli, è decisamente sotto il segno di Pulcinella. Alle finestre del palazzo di fronte un bambolotto pende tristemente, appeso a testa in giù. Doveva essere stato un bel palazzetto quello di fronte, o forse l’ingresso laterale del palazzo su via dei Tribunali, prima di essere chiuso da brutte superfetazioni che lo hanno trasformato in un cortile cieco. Vico del Fico al Purgatorio ad Arco. Un vicolo. Con i panni stesi, sugli stendini per strada, con le piante, per strada, con delle vuote fioriere, sembra appena collocate, ancora mezze avvolte nel cellophane, speriamo presto riempite di belle piante prima che di immondizia... Doveva esserci una cappelluccia poco più avanti del teatro, lo immaginiamo dal cuore di Gesù al centro di ciò che resta di un frontone in stucco che sormonta una porticina di legno chiusa, si direbbe, da tempo immemore.

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