“Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”

Haruki Murakami

Cinema

Cinema La sala delle immagini

«Nel buio un fascio di pulviscolo bianco si diresse al telo dinnanzi: si generarono immagini. Apparvero donne e uomini in strade mai viste e guglie, ciminiere, ponti, campanili tra case. Apparvero mondi, apparvero storie».

Secondo Giorgio E. S. Ghisolfi − regista e docente di discipline attinenti all’audiovisivo, al cinema e al cinema d’animazione − alla sua uscita nel 1977 Star Wars si propone come particolare risposta agli interrogativi identitari che attraversano la società americana post-sessantotto in un mondo nettamente diviso in blocchi. Si tratta di un'opera che, grazie alla sua stratificazione, risulta capace di dare a ciascun pubblico ciò di cui ha bisogno.

Giovedì, 15 Giugno 2017 00:00

Storia della serialità televisiva

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Abbiamo già avuto modo di affrontare il volume di Giorgio Grignaffini ed Andrea Bernardelli, Che cos'è una serie televisiva, (Carocci, 2017) ricavandone una mappatura di forme e modelli delle produzioni seriali televisive, in questo nuovo scritto torniamo sul lavoro dei due studiosi per  tracciare le tappe principali che hanno scandito la storia delle produzioni americane e italiane.

Giovedì, 08 Giugno 2017 00:00

"Pastorale americana": la morte del sogno americano

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“Io, il famoso scrittore, l’ultimo a conoscere questa storia. Ma adesso voglio sapere tutto, voglio sapere cosa ne è stato dell’uomo da cui ci saremmo aspettati solo successi, il nostro eroe, il nostro Kennedy”

 

Seymour Levon, “lo svedese”, conduce quella che potrebbe definirsi un’esistenza perfetta: vive in una bella tenuta in campagna del New Jersey con la sua bella moglie, un tempo reginetta di bellezza, e la loro unica figlia Merry, il cui balbettio appare l’unica motivazione di preoccupazione per l’uomo.
Per anni alla guida delle squadre di football, baseball e basket della sua scuola, e dipinto da chiunque come un eroe per le sue doti atletiche ed il suo aspetto molto gradevole, gestisce ora la Newark Maid, una piccola fabbrica di guanti in espansione, lasciatagli dal padre al momento del suo pensionamento.

Venerdì, 02 Giugno 2017 00:00

Forme e modelli della serialità televisiva

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Le serie televisive, oltre a divertire il pubblico, sono prodotti narrativi che consentono di comprendere meglio la società e la cultura dei nostri tempi. A partire da tale convinzione Giorgio Grignaffini ed Andrea Bernardelli hanno recentemente pubblicato per Carocci editore Che cos'è una serie televisiva, un piccolo manuale utile a comprendere questa particolare forma di narrazione audiovisiva. Il volume è articolato in quattro sezioni principali: nella prima si passano in rassegna le modalità di classificazione della serialità televisiva definendone formati e generi narrativi, nella seconda si traccia una storia delle produzioni americane ed italiane, mentre le ultime due sezioni forniscono rispettivamente una descrizione dei processi ideativi e produttivi ed un tentativo di delineare lo sviluppo futuro della serialità televisiva.

Venerdì, 26 Maggio 2017 00:00

"Wald der Echos": realtà o incipit di un sogno?

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Christina ha perso il suo gruppo di amici durante una gita nel bosco. Sola e alla ricerca dei suoi compagni, s’imbatte sulle sponde di un lago nei corpi di tre bambine annegate. Un giorno d’estate, giocando nel bosco, Jasmin, Calista e Katharina scoprono sulle sponde di un lago il corpo di una ragazzina annegata. Le tre cuginette sono pronte a nascondere il cadavere ma gli occhi di quest’ultimo si aprono improvvisamente.
Realtà o incipit di un sogno?

Lunedì, 22 Maggio 2017 00:00

L’iperbole di Hannah Baker

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“A che cosa pensano questi umani fragili?”
  (Baustelle – La canzone del parco)


Tredici è una serie tv disponibile su Netflix, il titolo originale è 13 Reasons Why, ed è diventata in pochissimo tempo un vero e proprio caso mediatico. La trama se non originale è comunque molto accattivante, complice anche il finale che ci viene svelato fin dall’inizio. Chi guarda ne sa quanto i personaggi, man mano insieme a loro, lo spettatore arricchisce di dettagli il quadro finale, il quale non è dei migliori, anzi, è una vera tragedia. Ci sentiamo tutti un po’ detective, sulla pelle di Hannah Baker, un’adolescente americana che un bel giorno decide di tagliarsi le vene e farla finita, non prima di aver registrato tredici nastri nei quali spiega i motivi del suo gesto. Ogni nastro una persona, perché saranno queste persone a uccidere Hannah, senza farlo mai per davvero.

È stato da poco dato alle stampe da Mimesis edizioni Divergenze in celluloide (2017), un interessante studio di Ryan Calabretta-Sajder che indaga il cinema di Ferzan Özpetek. Lo studioso, che nel volume intende dimostrare l'abilità del regista nell'affrontare e leggere la società contemporanea, ritiene che la creatività e originalità di Özpetek risiedano nel suo appartenere tanto alla “comunità queer” che a quella migrante.

Mercoledì, 10 Maggio 2017 00:00

Del demone che regalò il paradiso

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10 maggio 1987 – 10 maggio 2017: trent’anni esatti dal Primo Scudetto. Chi non l’ha vissuto non può capire fino in fondo; chi non è napoletano, chi non conosce l’intima essenza di questa città ben difficilmente può penetrarne l’immaginario e comprendere cosa quel momento abbia rappresentato per una città e per un popolo atavicamente portato a mescolare vita e fantasia, sogno e realtà, sacralità fideistica e laicità profana.

Venerdì, 05 Maggio 2017 00:00

Papi per caso. A proposito di Paolo Sorrentino

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C’è un tipo di inquadratura frequente in The Young Pope di Paolo Sorrentino in cui il papa, di spalle o di tre quarti, esibisce un dettaglio non da poco dell’ormai celebre, leccatissima pettinatura: una sfumatura perfetta, fresca fresca di barbiere. Non se ne vede mai uno, di barbiere, nelle lunghe ore di ozio vaticano della serie, ma viene spesso in mente quel pezzo di Roland Barthes intitolato Les Romains au Cinéma, in Mythologies. Parla del Giulio Cesare di Mankiewicz e dice che il vero autore del film è il coiffeur, per via della frangetta da antico romano posta in capo a ciascun personaggio.

Diverse serie televisive contemporanee hanno riservato il centro della scena ad antieroi problematici che sembrano avere poco a che fare con gli eroi e gli antieroi tradizionali; si pensi a produzioni seriali di successo come The Sopranos (1999-2007, HBO), Boardwalk Empire (2010-2014, HBO), True Detective (2014-in produzione, HBO), Sons of Anarchy (2008-2014, Fox) o Breaking Bad (2008-2013, AMC).
Andrea Bernardelli nel saggio Cattivi seriali. Personaggi atipici nelle produzioni televisive contemporanee (Carocci editore, 2016) ha affrontato tale fenomeno passando in rassegna i principali studi, soprattutto anglosassoni, che hanno indagato tali narrazioni seriali. Dalla panoramica dell'autore emerge come secondo alcuni studiosi la presenza di tanti antieroi problematici sia da mettere in relazione alla volontà di produrre serie complesse anche se esiste una lunga tradizione di antieroi nella letteratura, nel teatro e nel cinema.

Giovedì, 13 Aprile 2017 00:00

La Disney, quella Bella

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Tanti anni fa, quando ero più piccolo, vidi un cartone animato. Un cartone che parlava di un essere reso solitario dal proprio pessimo carattere, mostro tra gli uomini, e che per aver rifiutato di compiere un unico atto di gentilezza aveva condannato se stesso e tutti quelli che aveva intorno a patire la pena dell’estrianamento e dell’indifferenza, della paura e dell’isolamento. E a eterno memento della sua pena, una rosa, il più bello e delicato tra i fiori, che petalo dopo petalo segnava l’avanzare del tempo e il doloroso prolungarsi della sua pena.

È uno dei film di più ampio respiro, intelligenza (artistica, emotiva) degli ultimi anni, Vi presento Toni Erdmann, della giovane regista di Karlsruhe Maren Ade (titolo originale in tedesco, semplicemente, Toni Erdmann), presentato allo scorso Festival del Cinema di Cannes, vincitore di ben cinque European Film Awards e candidato agli Oscar 2017 come migliore film straniero. Non ho (ancora) visto Il cliente, il vincitore iraniano, ma so che mi dispiace e dispiacerà che questo film non abbia vinto la statuetta.

Mercoledì, 22 Marzo 2017 00:00

Iper-semiotizzazione ed abbandono della realtà

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"Il mondo artificiale è il mondo del presente-futuro della civiltà metropolitana, è l’affermazione della contemporaneità come fine della natura e avvento del mondo della totalizzazione dei segni"
.
(Paolo Bertetto)

 

Nello scritto La capacità del film di produrre emozioni, pubblicato recentemente su Il Pickwick, abbiamo analizzato dettagliatamente la prima parte del volume di Paolo Beretto, Il cinema e l’estetica dell’intensità (Mimesis, 2016) ove il docente di Analisi dei film all’Università Sapienza di Roma sviluppa l’idea di intensità come concetto capace di operare tanto nella relazione dell’opera cinematografica con lo spettatore, quanto sotto il profilo della forma e del dinamismo del testo filmico.

“Non si tratta di applicare il pensiero di Derrida al cinema, di calarlo dall’alto come verbo assoluto e ideologia di riferimento del cinema, del suo statuto, del suo immaginario; e non si tratta nemmeno di utilizzare questo pensiero applicandolo schematicamente e in maniera pregiudiziale come metodologia che possa bastare per tutte le stagioni e per tutte le forme filmiche. Si tratta di vedere come il cinema abbia riflettuto sulla decostruzione e sull’opera generale del filosofo francese – attraverso i film e non solo –, e su come abbia anticipato in un certo senso questo pensiero in tutte le sue dinamiche e componenti: codici, fruizioni, identificazioni, fantasmi, ecc.” (p. 48). Per certi versi queste parole di Davide Persico ci introducono alle questioni indagate nel suo ultimo saggio Decostruire lo sguardo. Il pensiero di Jacques Derrida al cinema (2016) edito da Mimesis edizoni.

Lunedì, 27 Febbraio 2017 00:00

La capacità del film di produrre emozioni

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“Contro la lunga stagione che ha privilegiato la freddezza della relazione spettatoriale o analitica verso il cinema, è necessario affermare il carattere caldo, affettivo, psichicamente coinvolto del rapporto che il pubblico e lo studioso stabiliscono con il film. Oltre la freddezza dell’ideologia, della semiotica e degli studi sulla tecnologia è bene affermare la rilevanza della sensazione nell’opera e nella relazione con l’opera. Senza la sensazione non ci sarebbe l’interesse dello spettatore né quello dell’interprete. E non ci sarebbe l’intensità”, Paolo Bertetto (pp. 8-9).

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