“se ne restò a guardare, che stupido, Dio mio, che stupido”

Nicola Pugliese

Enrico Pastore

Neoliberismo e Teatro: le insidie dell'azienda culturale

Iniziamo con una domanda: c’è un fattore, un elemento che plasma le strutture e gli ordinamenti e nello stesso tempo ostacola lo sviluppo e le riforme in ambito artistico e culturale? Non è facile rispondere. Innumerevoli sono le cause e le circostanze di cui bisognerebbe tener conto. Per rispondere alla domanda occorrerebbe innanzitutto compiere un paziente lavoro di scavo per liberare il campo dalla retorica e dai pregiudizi, ossia da quelle concrezioni che impediscono una visione chiara del problema.

Ulisse in carcere: "Odissea" di Teatro dei Venti

Lo scorso 27 luglio ha debuttato Odissea del Teatro dei Venti, un evento teatrale diretto da Stefano Tè che ha attraversato le carceri di Castelfranco Emilia e Modena, all'interno di Trasparenze Festival, giunto alla sua IX edizione, che ha per titolo Abitare Utopie. Prima di parlare della difficile genesi di questo dramma itinerante è giusto fare una piccola premessa.

Elegia delle cose trovate e delle cose perdute

Mejerchol’d diceva: “Prima il suolo”. Lo afferma anche il mito vedico della creazione, quando racconta di come Prajāpati, prima di accingersi a creare, decise, prima di tutto, dovesse esserci un supporto su cui poggiare.

Giano Bifronte nel Giardino delle Esperidi

Sul Colle Brianza, che da un lato guarda e fronteggia il manzoniano Resegone e osserva dall’alto quel ramo del Lago di Como e dall’altro punta gli occhi sui grattacieli di Milano, si trova Campsirago Residenza, luogo d’arte e di pensiero dove si svolge ogni anno il festival Il Giardino delle Esperidi, giunto alla sua XVII edizione.

Visioni ad Armunia: la semplicità del corpo danzante

Di questa edizione di Armunia mi porterò il ricordo di due spettacoli che ribadiscono l’insostituibile presenza del corpo in scena, non solo come valore espressivo, estetico, formale, ma anche come valore sociale e politico. Forse c’era bisogno di questo tipo di incontri, per lo meno chi scrive lo sentiva necessario, visto l’improvviso innamoramento del mondo performativo per il digitale e le sue potenzialità di visualizzazione.

“Era meglio Cassius Clay”: l’arte di colpire d’incontro

In pugilato quando si dice “colpire di incontro” significa affondare un colpo d’attacco mentre si ha un atteggiamento difensivo. Rita Frongia con Era meglio Cassius Clay, in prima assoluta ad Armunia al Teatri Nardini di Rosignano Marittimo, colpisce il pubblico proprio simulando un’atmosfera, pur con qualche imbarazzo, leggera e divertente, per poi affondare il colpo da KO all’ultima ripresa.

“Festen”: verità e comunità, ricerca e politica

Da quando i teatri hanno riaperto ho voluto cercare l’occasione giusta per ritornare in sala. Volevo uno spettacolo che mi risvegliasse il desiderio del teatro e riportasse a galla gli alti valori di quest’arte millenaria sopiti nel lungo intermezzo d’assenza e che nessuno streaming o Zoom poteva in alcun modo impersonare se non nella mancanza e nell’inadeguatezza.

Le sale vuote del palazzo della memoria

“Abbiamo perso la memoria del Quindicesimo Secolo” cantavano gli Area nel 1976 in una canzone dal titolo profetico: Evaporazione. Infatti se guardiamo alle nostre spalle, ma anche ai film e alla letteratura fantascientifica di questi ultimi anni, la memoria nella civiltà occidentale sembra si sia persa ben più del Quindicesimo secolo. La memoria del nostro passato recente, delle lotte e delle rivoluzioni culturali, pare evaporata.

Eterno presente: “Embers” e “I giorni bianchi”

“Bisogna avere uomini con un senso morale, e che allo stesso tempo siano capaci di utilizzare i loro primordiali istinti di uccidere senza emozioni, senza passione, senza discernimento, senza discernimento. Perché è il voler giudicare che ci sconfigge”
(Colonnello Kurtz, Apocalypse Now)


“Muore tutto, l’unica cosa sei tu,
muore tutto, vivi solo tu, solo tu, solo tu”
(Allarme, CCCP – Fedeli alla linea)

 

    

Nel purgatorio dantesco le anime vivono un tempo dilatato, sommerso, solo vagamente imparentato con il presente dei vivi. I giorni scorrono, le costellazioni dello zodiaco e i pianeti segnano, sull’immenso orologio cosmico dei cieli, il passare delle ore, ma tutto si ripete identico in un medesimo tempo atmosferico.

Nessun amico al tramonto

“Viviamo un mondo crepuscolare”. Nella guerra tutt’altro che fredda tra passato e futuro ritratta da Christopher Nolan in Tenet la frase di Walt Whitman torna e ritorna come un preghiera sussurrata nel momento del bisogno. A queste parole si risponde: “Nessun amico al tramonto”. Due frasi, due parentesi a racchiudere il nostro presente compresso tra uno sciagurato passato e un futuro quanto mai incerto eppur pronto a reclamare a gran voce il diritto di esistere. Due aforismi difficili da ignorare, e pronti a rimbalzare molesti come le palline di Blumfeld.

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