“Scegliere modi di non agire è sempre stata l'attenzione e lo scrupolo della mia vita”.

Fernando Pessoa

Cinema

Cinema La sala delle immagini

«Nel buio un fascio di pulviscolo bianco si diresse al telo dinnanzi: si generarono immagini. Apparvero donne e uomini in strade mai viste e guglie, ciminiere, ponti, campanili tra case. Apparvero mondi, apparvero storie».

Lunedì, 22 Maggio 2017 00:00

L’iperbole di Hannah Baker

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“A che cosa pensano questi umani fragili?”
  (Baustelle – La canzone del parco)


Tredici è una serie tv disponibile su Netflix, il titolo originale è 13 Reasons Why, ed è diventata in pochissimo tempo un vero e proprio caso mediatico. La trama se non originale è comunque molto accattivante, complice anche il finale che ci viene svelato fin dall’inizio. Chi guarda ne sa quanto i personaggi, man mano insieme a loro, lo spettatore arricchisce di dettagli il quadro finale, il quale non è dei migliori, anzi, è una vera tragedia. Ci sentiamo tutti un po’ detective, sulla pelle di Hannah Baker, un’adolescente americana che un bel giorno decide di tagliarsi le vene e farla finita, non prima di aver registrato tredici nastri nei quali spiega i motivi del suo gesto. Ogni nastro una persona, perché saranno queste persone a uccidere Hannah, senza farlo mai per davvero.

È stato da poco dato alle stampe da Mimesis edizioni Divergenze in celluloide (2017), un interessante studio di Ryan Calabretta-Sajder che indaga il cinema di Ferzan Özpetek. Lo studioso, che nel volume intende dimostrare l'abilità del regista nell'affrontare e leggere la società contemporanea, ritiene che la creatività e originalità di Özpetek risiedano nel suo appartenere tanto alla “comunità queer” che a quella migrante.

Mercoledì, 10 Maggio 2017 00:00

Del demone che regalò il paradiso

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10 maggio 1987 – 10 maggio 2017: trent’anni esatti dal Primo Scudetto. Chi non l’ha vissuto non può capire fino in fondo; chi non è napoletano, chi non conosce l’intima essenza di questa città ben difficilmente può penetrarne l’immaginario e comprendere cosa quel momento abbia rappresentato per una città e per un popolo atavicamente portato a mescolare vita e fantasia, sogno e realtà, sacralità fideistica e laicità profana.

Venerdì, 05 Maggio 2017 00:00

Papi per caso. A proposito di Paolo Sorrentino

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C’è un tipo di inquadratura frequente in The Young Pope di Paolo Sorrentino in cui il papa, di spalle o di tre quarti, esibisce un dettaglio non da poco dell’ormai celebre, leccatissima pettinatura: una sfumatura perfetta, fresca fresca di barbiere. Non se ne vede mai uno, di barbiere, nelle lunghe ore di ozio vaticano della serie, ma viene spesso in mente quel pezzo di Roland Barthes intitolato Les Romains au Cinéma, in Mythologies. Parla del Giulio Cesare di Mankiewicz e dice che il vero autore del film è il coiffeur, per via della frangetta da antico romano posta in capo a ciascun personaggio.

Diverse serie televisive contemporanee hanno riservato il centro della scena ad antieroi problematici che sembrano avere poco a che fare con gli eroi e gli antieroi tradizionali; si pensi a produzioni seriali di successo come The Sopranos (1999-2007, HBO), Boardwalk Empire (2010-2014, HBO), True Detective (2014-in produzione, HBO), Sons of Anarchy (2008-2014, Fox) o Breaking Bad (2008-2013, AMC).
Andrea Bernardelli nel saggio Cattivi seriali. Personaggi atipici nelle produzioni televisive contemporanee (Carocci editore, 2016) ha affrontato tale fenomeno passando in rassegna i principali studi, soprattutto anglosassoni, che hanno indagato tali narrazioni seriali. Dalla panoramica dell'autore emerge come secondo alcuni studiosi la presenza di tanti antieroi problematici sia da mettere in relazione alla volontà di produrre serie complesse anche se esiste una lunga tradizione di antieroi nella letteratura, nel teatro e nel cinema.

Giovedì, 13 Aprile 2017 00:00

La Disney, quella Bella

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Tanti anni fa, quando ero più piccolo, vidi un cartone animato. Un cartone che parlava di un essere reso solitario dal proprio pessimo carattere, mostro tra gli uomini, e che per aver rifiutato di compiere un unico atto di gentilezza aveva condannato se stesso e tutti quelli che aveva intorno a patire la pena dell’estrianamento e dell’indifferenza, della paura e dell’isolamento. E a eterno memento della sua pena, una rosa, il più bello e delicato tra i fiori, che petalo dopo petalo segnava l’avanzare del tempo e il doloroso prolungarsi della sua pena.

È uno dei film di più ampio respiro, intelligenza (artistica, emotiva) degli ultimi anni, Vi presento Toni Erdmann, della giovane regista di Karlsruhe Maren Ade (titolo originale in tedesco, semplicemente, Toni Erdmann), presentato allo scorso Festival del Cinema di Cannes, vincitore di ben cinque European Film Awards e candidato agli Oscar 2017 come migliore film straniero. Non ho (ancora) visto Il cliente, il vincitore iraniano, ma so che mi dispiace e dispiacerà che questo film non abbia vinto la statuetta.

Mercoledì, 22 Marzo 2017 00:00

Iper-semiotizzazione ed abbandono della realtà

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"Il mondo artificiale è il mondo del presente-futuro della civiltà metropolitana, è l’affermazione della contemporaneità come fine della natura e avvento del mondo della totalizzazione dei segni"
.
(Paolo Bertetto)

 

Nello scritto La capacità del film di produrre emozioni, pubblicato recentemente su Il Pickwick, abbiamo analizzato dettagliatamente la prima parte del volume di Paolo Beretto, Il cinema e l’estetica dell’intensità (Mimesis, 2016) ove il docente di Analisi dei film all’Università Sapienza di Roma sviluppa l’idea di intensità come concetto capace di operare tanto nella relazione dell’opera cinematografica con lo spettatore, quanto sotto il profilo della forma e del dinamismo del testo filmico.

“Non si tratta di applicare il pensiero di Derrida al cinema, di calarlo dall’alto come verbo assoluto e ideologia di riferimento del cinema, del suo statuto, del suo immaginario; e non si tratta nemmeno di utilizzare questo pensiero applicandolo schematicamente e in maniera pregiudiziale come metodologia che possa bastare per tutte le stagioni e per tutte le forme filmiche. Si tratta di vedere come il cinema abbia riflettuto sulla decostruzione e sull’opera generale del filosofo francese – attraverso i film e non solo –, e su come abbia anticipato in un certo senso questo pensiero in tutte le sue dinamiche e componenti: codici, fruizioni, identificazioni, fantasmi, ecc.” (p. 48). Per certi versi queste parole di Davide Persico ci introducono alle questioni indagate nel suo ultimo saggio Decostruire lo sguardo. Il pensiero di Jacques Derrida al cinema (2016) edito da Mimesis edizoni.

Lunedì, 27 Febbraio 2017 00:00

La capacità del film di produrre emozioni

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“Contro la lunga stagione che ha privilegiato la freddezza della relazione spettatoriale o analitica verso il cinema, è necessario affermare il carattere caldo, affettivo, psichicamente coinvolto del rapporto che il pubblico e lo studioso stabiliscono con il film. Oltre la freddezza dell’ideologia, della semiotica e degli studi sulla tecnologia è bene affermare la rilevanza della sensazione nell’opera e nella relazione con l’opera. Senza la sensazione non ci sarebbe l’interesse dello spettatore né quello dell’interprete. E non ci sarebbe l’intensità”, Paolo Bertetto (pp. 8-9).

Sabato, 18 Febbraio 2017 00:00

American storytelling

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Il saggio di Federico di Chio − American storytelling. Le forme del racconto nel cinema e nelle serie tv, edito da Carocci − scandaglia la narrazione audiovisiva statunitense analizzandone tanto le caratteristiche formali quanto quelle contenutistiche (tematiche, miti, eroi, valori...) dall'epoca del muto ai giorni nostri.

Martedì, 31 Gennaio 2017 00:00

Tu l'hai visto "Il caso Spotlight"?

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Cronaca di una sera al cineforum e istruzioni per chi ha la memoria corta.
“Questa sera al cineforum danno Il caso Spotlight”. “Ah! Dicono che sia molto bello, andiamo a vederlo. No, aspetta, forse l’ho già visto. Forse, quella sera, a casa, sul pc... ma era proprio quel film? Meglio andare al cinema”.
Inizia così una tranquilla serata al cineforum. Dopo mille elucubrazioni si giunge alla conclusione che un bel film, forse, vale la pena di vederlo anche due volte.

Io, Daniel Blake, di Ken Loach, è il film vincitore dell’ultima edizione, la 69sima, del Festival del Cinema di Cannes. Seconda Palma d’oro per il regista inglese, dopo quella vinta dieci anni prima con Il vento che accarezza l’erba. Questo premio arriva nell’anno dell’ottantesimo compleanno di Loach, uomo proveniente dalla classe operaia che ha sempre usato il cinema per descrivere le difficoltà, le lotte, le ambizioni di giustizia ed eguaglianza dei “proletari”. Il suo cinema è sociale e politico, il suo impegno non ha mai visto esitazioni né corruzioni.

Lunedì, 16 Gennaio 2017 00:00

Riflessioni sul cinema italiano

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Nel nuovo numero dell'Almanacco dello Straniero (dic. 2016 / feb. 2017, Contrasto edizioni) si parla di cinema italiano in un contributo di Paolo Mereghetti dal titolo emblematico: La stessa pappa. L'autore si chiede in apertura di pezzo se esista ancora un cinema italiano dotato di identità, coerenza e coesione. Se si analizzano i dati offerti dal Ministero dello Spettacolo relativi al 2015 il cinema italiano sembrerebbe godere di una discreta vitalità dal punto di vista produttivo, decisamente meno lusinghieri sono i dati relativi agli incassi nelle sale, basti dire che soltanto tre lungometraggi italiani (non certo di qualità) nel corso del 2015 hanno superato il milione di spettatori: Si accettano miracoli di Alessandro Siani ha avuto poco più di due milioni di spettatori mentre Natale col boss di Volfango De Biasi e Vacanze ai Caraibi di Neri Parenti hanno a malapena superato il milione di biglietti staccati.

Sabato, 14 Gennaio 2017 00:00

La scaltra fine del mondo di Xavier Dolan

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Ha un bel talento, Xavier Dolan, il regista canadese ventisettenne che si è rivelato al grande pubblico cinematografico con il lungometraggio Mommy, del 2014, e che è stato insignito del Premio della Giuria a Cannes.
Ha vinto di nuovo il Premio della Giuria a Cannes, questa volta con il film, una produzione franco-canadese, dove gli attori sono guarda caso tutti d’Oltralpe, e quasi tutti ben noti: Vincent Cassel, Marion Cotillard, Léa Seydoux, Nathalie Baye e il protagonista, Gaspard Uillel.
Giovane e ardimentoso, manieristico e sfidante, furbo e talentuoso, in una parola: dandy, in senso contemporaneo, quindi meno estetizzante, ma anche meno realmente intellettuale, più effimero, insomma.

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