"Non posso non chiedermi cosa rimarrà di ciò che ho fatto. Probabilmente nulla".

Luca Ronconi

Cinema

Cinema La sala delle immagini

«Nel buio un fascio di pulviscolo bianco si diresse al telo dinnanzi: si generarono immagini. Apparvero donne e uomini in strade mai viste e guglie, ciminiere, ponti, campanili tra case. Apparvero mondi, apparvero storie».

Diverse serie televisive contemporanee hanno riservato il centro della scena ad antieroi problematici che sembrano avere poco a che fare con gli eroi e gli antieroi tradizionali; si pensi a produzioni seriali di successo come The Sopranos (1999-2007, HBO), Boardwalk Empire (2010-2014, HBO), True Detective (2014-in produzione, HBO), Sons of Anarchy (2008-2014, Fox) o Breaking Bad (2008-2013, AMC).
Andrea Bernardelli nel saggio Cattivi seriali. Personaggi atipici nelle produzioni televisive contemporanee (Carocci editore, 2016) ha affrontato tale fenomeno passando in rassegna i principali studi, soprattutto anglosassoni, che hanno indagato tali narrazioni seriali. Dalla panoramica dell'autore emerge come secondo alcuni studiosi la presenza di tanti antieroi problematici sia da mettere in relazione alla volontà di produrre serie complesse anche se esiste una lunga tradizione di antieroi nella letteratura, nel teatro e nel cinema.

Giovedì, 13 Aprile 2017 00:00

La Disney, quella Bella

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Tanti anni fa, quando ero più piccolo, vidi un cartone animato. Un cartone che parlava di un essere reso solitario dal proprio pessimo carattere, mostro tra gli uomini, e che per aver rifiutato di compiere un unico atto di gentilezza aveva condannato se stesso e tutti quelli che aveva intorno a patire la pena dell’estrianamento e dell’indifferenza, della paura e dell’isolamento. E a eterno memento della sua pena, una rosa, il più bello e delicato tra i fiori, che petalo dopo petalo segnava l’avanzare del tempo e il doloroso prolungarsi della sua pena.

È uno dei film di più ampio respiro, intelligenza (artistica, emotiva) degli ultimi anni, Vi presento Toni Erdmann, della giovane regista di Karlsruhe Maren Ade (titolo originale in tedesco, semplicemente, Toni Erdmann), presentato allo scorso Festival del Cinema di Cannes, vincitore di ben cinque European Film Awards e candidato agli Oscar 2017 come migliore film straniero. Non ho (ancora) visto Il cliente, il vincitore iraniano, ma so che mi dispiace e dispiacerà che questo film non abbia vinto la statuetta.

Mercoledì, 22 Marzo 2017 00:00

Iper-semiotizzazione ed abbandono della realtà

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"Il mondo artificiale è il mondo del presente-futuro della civiltà metropolitana, è l’affermazione della contemporaneità come fine della natura e avvento del mondo della totalizzazione dei segni"
.
(Paolo Bertetto)

 

Nello scritto La capacità del film di produrre emozioni, pubblicato recentemente su Il Pickwick, abbiamo analizzato dettagliatamente la prima parte del volume di Paolo Beretto, Il cinema e l’estetica dell’intensità (Mimesis, 2016) ove il docente di Analisi dei film all’Università Sapienza di Roma sviluppa l’idea di intensità come concetto capace di operare tanto nella relazione dell’opera cinematografica con lo spettatore, quanto sotto il profilo della forma e del dinamismo del testo filmico.

“Non si tratta di applicare il pensiero di Derrida al cinema, di calarlo dall’alto come verbo assoluto e ideologia di riferimento del cinema, del suo statuto, del suo immaginario; e non si tratta nemmeno di utilizzare questo pensiero applicandolo schematicamente e in maniera pregiudiziale come metodologia che possa bastare per tutte le stagioni e per tutte le forme filmiche. Si tratta di vedere come il cinema abbia riflettuto sulla decostruzione e sull’opera generale del filosofo francese – attraverso i film e non solo –, e su come abbia anticipato in un certo senso questo pensiero in tutte le sue dinamiche e componenti: codici, fruizioni, identificazioni, fantasmi, ecc.” (p. 48). Per certi versi queste parole di Davide Persico ci introducono alle questioni indagate nel suo ultimo saggio Decostruire lo sguardo. Il pensiero di Jacques Derrida al cinema (2016) edito da Mimesis edizoni.

Lunedì, 27 Febbraio 2017 00:00

La capacità del film di produrre emozioni

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“Contro la lunga stagione che ha privilegiato la freddezza della relazione spettatoriale o analitica verso il cinema, è necessario affermare il carattere caldo, affettivo, psichicamente coinvolto del rapporto che il pubblico e lo studioso stabiliscono con il film. Oltre la freddezza dell’ideologia, della semiotica e degli studi sulla tecnologia è bene affermare la rilevanza della sensazione nell’opera e nella relazione con l’opera. Senza la sensazione non ci sarebbe l’interesse dello spettatore né quello dell’interprete. E non ci sarebbe l’intensità”, Paolo Bertetto (pp. 8-9).

Sabato, 18 Febbraio 2017 00:00

American storytelling

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Il saggio di Federico di Chio − American storytelling. Le forme del racconto nel cinema e nelle serie tv, edito da Carocci − scandaglia la narrazione audiovisiva statunitense analizzandone tanto le caratteristiche formali quanto quelle contenutistiche (tematiche, miti, eroi, valori...) dall'epoca del muto ai giorni nostri.

Martedì, 31 Gennaio 2017 00:00

Tu l'hai visto "Il caso Spotlight"?

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Cronaca di una sera al cineforum e istruzioni per chi ha la memoria corta.
“Questa sera al cineforum danno Il caso Spotlight”. “Ah! Dicono che sia molto bello, andiamo a vederlo. No, aspetta, forse l’ho già visto. Forse, quella sera, a casa, sul pc... ma era proprio quel film? Meglio andare al cinema”.
Inizia così una tranquilla serata al cineforum. Dopo mille elucubrazioni si giunge alla conclusione che un bel film, forse, vale la pena di vederlo anche due volte.

Io, Daniel Blake, di Ken Loach, è il film vincitore dell’ultima edizione, la 69sima, del Festival del Cinema di Cannes. Seconda Palma d’oro per il regista inglese, dopo quella vinta dieci anni prima con Il vento che accarezza l’erba. Questo premio arriva nell’anno dell’ottantesimo compleanno di Loach, uomo proveniente dalla classe operaia che ha sempre usato il cinema per descrivere le difficoltà, le lotte, le ambizioni di giustizia ed eguaglianza dei “proletari”. Il suo cinema è sociale e politico, il suo impegno non ha mai visto esitazioni né corruzioni.

Lunedì, 16 Gennaio 2017 00:00

Riflessioni sul cinema italiano

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Nel nuovo numero dell'Almanacco dello Straniero (dic. 2016 / feb. 2017, Contrasto edizioni) si parla di cinema italiano in un contributo di Paolo Mereghetti dal titolo emblematico: La stessa pappa. L'autore si chiede in apertura di pezzo se esista ancora un cinema italiano dotato di identità, coerenza e coesione. Se si analizzano i dati offerti dal Ministero dello Spettacolo relativi al 2015 il cinema italiano sembrerebbe godere di una discreta vitalità dal punto di vista produttivo, decisamente meno lusinghieri sono i dati relativi agli incassi nelle sale, basti dire che soltanto tre lungometraggi italiani (non certo di qualità) nel corso del 2015 hanno superato il milione di spettatori: Si accettano miracoli di Alessandro Siani ha avuto poco più di due milioni di spettatori mentre Natale col boss di Volfango De Biasi e Vacanze ai Caraibi di Neri Parenti hanno a malapena superato il milione di biglietti staccati.

Sabato, 14 Gennaio 2017 00:00

La scaltra fine del mondo di Xavier Dolan

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Ha un bel talento, Xavier Dolan, il regista canadese ventisettenne che si è rivelato al grande pubblico cinematografico con il lungometraggio Mommy, del 2014, e che è stato insignito del Premio della Giuria a Cannes.
Ha vinto di nuovo il Premio della Giuria a Cannes, questa volta con il film, una produzione franco-canadese, dove gli attori sono guarda caso tutti d’Oltralpe, e quasi tutti ben noti: Vincent Cassel, Marion Cotillard, Léa Seydoux, Nathalie Baye e il protagonista, Gaspard Uillel.
Giovane e ardimentoso, manieristico e sfidante, furbo e talentuoso, in una parola: dandy, in senso contemporaneo, quindi meno estetizzante, ma anche meno realmente intellettuale, più effimero, insomma.

Mercoledì, 11 Gennaio 2017 00:00

Incomunicabilità in dissolvenza

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Louis torna a casa, vi è lontano da molti anni, anni in cui ha seguito il proprio talento di drammaturgo senza mai voltarsi indietro, senza mai rivedere la sua famiglia: sua madre, suo fratello – a cui nel frattempo s’è aggiunta una moglie – sua  sorella, lasciata che era bambina; a ciascuno di loro ha sempre mandato cartoline nelle ricorrenze comandate, ai compleanni, al matrimonio del fratello, alla nascita dei figli di quest’ultimo (uno dei quali si chiama anch’egli Louis, simulacro almeno nominale di un’assenza).

Venerdì, 06 Gennaio 2017 00:00

Immagini del desiderio: "L'Atalante" di Jean Vigo

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Il volume realizzato da Giacomo Ravesi indaga le peculiarità di un'opera cinematografica entrata nella leggenda passando in rassegna le interpretazioni storico-critiche che si sono accumulate nel corso dei decenni. Il saggio sottolinea in apertura come le vicende familiari di Jean Vigo finiscano col riflettersi sulla sua produzione cinematografica. Jean Vigo passa parte della sua adolescenza in collegio dopo essere stato allontanato dalla famiglia quando il padre, Eugène Bonaventure de Vigo, noto con lo pseudonimo di Miguel Almereyda – collaboratore e fondatore di diverse testate anarchiche come Le Libertarie, La Guerre Sociale e Le Bonnet Rouge – muore sucida in carcere, in circostanze mai chiarite, ove finisce nel corso della Grande Guerra con l'accusa di essere un collaborazionista della Germania. La permanenza in collegio e la personalità del padre segnano inevitabilmente la personalità di Jean Vigo.

Mercoledì, 28 Dicembre 2016 00:00

Schermo e realtà in Pier Paolo Pasolini

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Il rapporto tra schermo e realtà è centrale nell’opera cinematografica di Pier Paolo Pasolini ed il saggio di Alessandro Cadoni, Il segno della contaminazione. Il film tra critica e letteratura in Pasolini (Mimesis, 2016), si propone di affrontarlo analizzando lo stile pasoliniano attraverso strumenti derivati dalla critica letteraria. In particolare la questione del realismo nell’opera di Pasolini viene affrontata da Cadoni a partire dalle riflessioni di ambito letterario proposte da Erich Auerbach, sopratutto nel saggio Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale, pubblicato per la prima volta in lingua italiana nel 1953.

Venerdì, 16 Dicembre 2016 00:00

Il cinema non riconciliato di Jean-Marie Straub

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L'editore DeriveApprodi ha realizzato nel 2016 un cofanetto contenete il dvd con il film Kommunisten (2014) di Jean-Marie Straub ed il cortometraggio La Guerre d'Algérie! ed il libro di Giorgio Passerone Sperimentazione Komune. Il film, presentato in anteprima al Festival del cinema di Locarno nel 2015, è stato realizzato da un autore che si cimenta con il linguaggio cinematografico da cinquant'anni in maniera intransigente.

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