“Perché tu mi dici: poeta? Io non sono un poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”

Sergio Corazzini

Cinema

Cinema La sala delle immagini

«Nel buio un fascio di pulviscolo bianco si diresse al telo dinnanzi: si generarono immagini. Apparvero donne e uomini in strade mai viste e guglie, ciminiere, ponti, campanili tra case. Apparvero mondi, apparvero storie».

Dal 18 marzo è finalmente disponibile in streaming in Italia (su Sky Cinema Uno e Now Tv) un film che è entrato di diritto nella storia e nella mitologia di quella grande saga che è il Cinema: The Snyder Cut, la director’s cut di Justice League, o meglio Zack Snyder’s Justice League.
Prima però, è doverosa una premessa, quasi una “origin story”.

Giovedì, 11 Marzo 2021 00:00

La trilogia panica di Fernando Arrabal

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Quando Fernando Arrabal realizza il suo primo film Viva la muerte (1971) è già una delle personalità più note del panorama artistico europeo: fondatore nel 1962 con Alejandro Jodorowsky e Roland Topor del Movimento Panico (nome che compare per la prima volta nella sua opera Cinque racconti panici) e autore di pièces surreali e crudelissime, Arrabal è il drammaturgo più eccentrico della nuova avanguardia teatrale.

Martedì, 02 Marzo 2021 00:00

Kōhei Oguri e il cinema come oscillazione

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Gli anni Ottanta hanno rappresentato per la cinematografia giapponese la fine di ogni stimolo sperimentale e linguistico e la totale amnesia per quel movimento composito che è stato il Nuovo Cinema; pur tuttavia sono apparsi alcuni autori interessanti che hanno coltivato con rigore quel principio di differenza che presiede il cinema come arte dialettica. Al di là dell’underground, che in quegli anni ricompare in una sua feconda stagione nel nichilismo della forma impura del cyborg, tra i nuovi cineasti non è possibile trascurare i nomi di Shinji Sōmai, Mitsuo Yanagimachi e Kōhei Oguri.

Sabato, 27 Febbraio 2021 00:00

Il Fellini anarchico di Goffredo Fofi

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Ragionando sui grandi autori cinematografici italiani che, in un modo o nell’altro possono essere definiti “anarchici”, Goffredo Fofi sostiene si possa indicare anche Federico Fellini. I primi a farlo sono stati i francesi André Bazin e Daniel Pennac: se il primo, dopo aver assistito al film La strada (1954), si limita a parlare genericamente di un “Fellini anarchico”, il secondo insiste invece nell’indicarlo come anarchico cosciente di esserlo.

Giovedì, 18 Febbraio 2021 00:00

“Wonder Woman 1984”: recensione con spoiler

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Ci sono film che dividono, che fanno parlare di sé oltre il limite consentito dal buonsenso, oltre il confine immaginario tra la percezione di ciò che si è visto e la coscienza individuale sempre pronta a scalpitare ad ogni emozione lasciata nuda all’occhio dello spettatore.
Wonder Woman 1984 in questo è una gigantesca matrioska.

A Jed Johnson si deve quello che è considerato, a tutti gli effetti, l’ultimo film di Andy Warhol. Il male di Andy Warhol (1976) − questo il titolo civettuolo della pellicola − assume nella logica del cinema narrativo i temi tradizionali dell’underground, soprattutto per quanto riguarda il rifiuto della psicologia e l’irrisione per la verosimiglianza.

Mercoledì, 20 Gennaio 2021 00:00

Alain Fleischer e il cinema come rito seriale

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Alain Fleischer è un caso di artista totale. Fotografo, scrittore, regista e direttore de Le Fresnoy, singolare laboratorio delle arti che si è posto in lungo confronto col cinema, Fleischer ha saputo contemplare le ragioni della specificità delle discipline artistiche in un processo olistico di contaminazione: nel suo percorso, lo spirito euristico del documentario non ha abdicato al fascino dell’elegia, né lo sperimentalismo ha assunto le sembianze di un rito della forma pura; in ciò, la complicità della scrittura ha costituito l’eco generativo delle cose nel dominio consapevole dei dispositivi della finzione.

Giovedì, 14 Gennaio 2021 00:00

“Unbelievable”. Storie del nostro mondo

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Stando ai dati forniti dall’organizzazione no-profit statunitense “RAINN” (Rape, Abuse & Incest National Network) in media ogni anno negli Stati Uniti si hanno oltre quattrocentomila vittime di stupro e violenza sessuale di età pari o superiore a dodici anni: un caso ogni settantatré secondi e su mille episodi – di cui solo il 23% viene denunciato – si giunge ad una condanna in soli cinque casi.

È da poco disponibile su Netflix SanPa: luci e tenebre di San Patrignano (2020), serie televisiva documentaristica ideata, realizzata e prodotta da Gianluca Neri, alla cui sceneggiatura ha lavorato insieme a Carlo Gabardini e Paolo Bernardelli, con la regia di Cosima Spender. Sarebbe riduttivo vedere in questo lungo documentario – cinque puntate di circa un’ora cadauna – esclusivamente una ricostruzione della celebre comunità di recupero creata da Vincenzo Muccioli con l’intento di fare luce sugli episodi giudiziari che hanno riguardato la storia dell’esperienza romagnola e del suo  fondatore.

Sabato, 19 Dicembre 2020 00:00

“Self-made” e il riscatto della donna

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Lo dico subito: Self-made: la vita di Madam C. J. Walker non è un prodotto qualitativamente alto, non ne ha la pretesa, ma ha il pregio di raccontare una storia, vera, di un personaggio che ha costruito da sé la sua fortuna e che ha speso il suo tempo a combattere anche per gli altri. E lo ha fatto da donna.

Dal 28 novembre sulla piattaforma Netflix è disponibile il nuovo film di Ron Howard, Elegia americana (titolo originale: Hillbilly Elegy), che vede protagoniste due grandi attrici, Glenn Close e Amy Adams, nel film rispettivamente madre e figlia, probabili candidate ai prossimi Oscar.

Lunedì, 30 Novembre 2020 00:00

Sguardi digitali al 38° Torino Film Festival

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Sabato 28 novembre si è chiuso il 38° Torino Film Festival, il primo sotto la nuova direzione di Stefano Francia di Celle ma anche il primo in versione interamente digitale. Se da una parte un’edizione interamente online riesce a ovviare le limitazioni imposte dalla pandemia, dall’altra rende complesso inquadrare il festival di quest’anno. Difficile individuare una linea in un programma necessariamente ridotto, né tanto meno percepire il gradimento e il polso del pubblico. Nonostante gli impedimenti e le frustrazioni di vivere un festival tra le mura domestiche proviamo a fare alcune considerazioni.

Beth, la Elizabeth Harmon interpretata da Anya Taylor Joy, è la ragione d’essere di questa trama e del suo svolgimento. La figura della giovane protagonista è essa stessa grumo pulsante di forma simbolica e di calzanti espedienti narrativi. Questa racchiude in sé, in modo esatto e ininterrotto, ogni possibile antefatto o motivazione del suo presente e futuro avvicendamento, come un universo conchiuso e predestinato, dentro e intorno al quale l’esistenza emerge con armoniosa chiarezza dagli oscuri recessi di un pesante cammino.

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