“Non c'è niente da insegnare, non si può davvero insegnare altro che se stessi, così come non c'è niente altro da imparare che la singolarità umana, le innumerevoli e sconcertanti possibilità di forma espresse dalla vita"

Emanuele Trevi

Gioacchino Toni

Arte relazionale e dintorni. Nicolas Bourriaud

Il critico e curatore artistico Nicolas Bourriaud, attualmente direttore del MoCo-Montpellier Contemporain, ha fatto parlare di sé sul finire degli anni Novanta sia per la sua intensa e innovativa attività curatoriale – celebre il suo lavoro, insieme a Jérôme Sans, al Palais de Tokyo di Parigi agli inizi del nuovo millennio – che per la sua teoria dell’arte relazionale.

Lo stato dell'arte. Il lavoro reputazionale

Vincenzo Estremo, docente presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano e collaboratore di importanti istituzioni museali europee, si dice convinto che oggi l’arte e il lavoro siano due ambiti che si sovrappongono più di quanto si possa credere: è attorno a tale convincimento che ruota il suo recente volume Teoria del lavoro reputazionale. Saggio sul capitalismo artistico (Milieu Edizioni 2020).

Le storie di Belfast di Sam Millar

Sam Millar è uno scrittore e sceneggiatore di Belfast proveniente da una famiglia della working class di padre protestante e madre cattolica, con un passato di militanza nell’Ira e otto interminabili anni di carcere duro. Quel che basta per sapere quanto gli esseri umani possano essere spietati nei confronti dei loro simili.

Bauhaus, pandemia e derive didattiche contemporanee

A cento anni dalla sua fondazione, l’esperienza del Bauhaus merita di essere nuovamente indagata a partire dal particolare contesto in cui si è data, analizzandone tutte le sue potenzialità e contraddizioni, anche per cogliere i suggerimenti che ancora può riservare a un’attualità sempre meno disposta a ripensare all’esperienza didattica e creativa a partire dai suoi reali operatori (docenti e studenti) che permetta di sottrarsi da quelle figure di “esperti della didattica” che nelle aule, nei laboratori, tra gli studenti e le studentesse in carne, ossa e relativi immaginari, non mettono probabilmente piede da quando hanno terminato la loro istruzione superiore e che da qualche tempo sono occupati, nelle loro remunerate tournée nelle scuole, a dispensare il Verbo di una didattica pianificata presso le agenzie e fondazioni imprenditoriali a cui la politica sembra avere ormai delegato funzioni che le spetterebbero.

“Blow-up”: una riflessione sulla società dell’immagine

Se le immagini rappresentano l’essenza di tutto il cinema, vi sono però film che palesano più di altri una riflessione sul loro statuto teorico e Blow-up (1966) di Michelangelo Antonioni è sicuramente tra questi.

Artemisia Gentileschi, la “pittora”

“Mi ritrovo una figliuola femina con tre altri maschi, e questa femina, come è piaciuto a Dio, havendola drizzata nella professione della pittura, in tre anni si è talmente appraticata, che posso ardir de dire che hoggi non ci sia pare a lei, havendo per sin adesso fatte opere, che forse principali Mastri di questa professione non arrivano al suo sapere”. Così scrive il pittore Orazio Gentileschi parlando della figlia Artemisia.

Caravaggio tra naturalismo e realismo

Alessandra Casati, nel suo recente saggio Caravaggio tra naturalismo e realismo (Mimesis, 2020), prende in esame la fortuna critica del pittore lombardo nella prima metà del Novecento indagando i percorsi critici che hanno portato a stravolgere e superare la lettura secentesca data da Giovan Pietro Bellori.

Ambizione e disincanto: “Acqua nera” di J.C. Oates

Metà anni Novanta. Grayling Island, Maine, Stati Uniti. Una Toyota nera corre veloce nel buio della notte per raggiungere un traghetto ormai in partenza. Alla guida un senatore statunitense che, dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo ad una festa, spinge sull’acceleratore mentre al suo fianco siede, preoccupata per la sua guida spregiudicata, una giovane donna. La velocità è elevata, il buio ci mette del suo, ed ecco che all’improvviso l’auto sbanda nel mezzo di una curva e finisce per inabissarsi in un lago.

Attendendo "Tomaso Binga: Feminist Works 1970-1980"

La mostra antologica Tomaso Binga: Feminist Works 1970-1980, organizzata dalla Galleria Mascherino di Roma, ricostruisce una parte importante della carriera di Tomaso Binga – artista, performer e poetessa visiva – nei suoi rapporti con il pensiero femminista nel periodo compreso tra l’inizio degli anni Settanta e la metà degli Ottanta.

L’arte alla prova del reale e della storia

Nel suo recente saggio Bad New Days. Arte, critica, emergenza (Postmedia Books, 2019), Hal Foster prende in esame alcuni indirizzi artistici degli ultimi decenni che hanno superato quella che indica come la “predilezione per l’immaginifico e per il testuale”, tipica dell’arte postmodernista, “a favore di una messa alla prova del reale e della storia”. Se tale cambio di direzione ha a che fare con ragioni interne all’ambito artistico, non di meno, sostiene lo studioso, ciò si relaziona anche con l’immaginario precario ed emergenziale edificato dal neoliberismo.

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