“Perché tu mi dici: poeta? Io non sono un poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”

Sergio Corazzini

Gioacchino Toni

Schermi d’odio

Di come l’odio sembri aver trovato nell’arena digitale uno dei suoi habitat privilegiati, soprattutto nelle sue diramazioni social e videoludiche, si occupano due recenti pubblicazioni di Milena Santerini, La mente ostile. Forme dell’odio contemporaneo (Raffaello Cortina Editore 2021), e Matteo Bittanti (a cura di), Game Over. Critica della ragione videoludica (Mimesis, 2020).

Malessere e potenzialità curative dei luoghi

Le sofferenze imposte dalla pandemia da Covid-19 sembrano aver indotto molti ad una riflessione più generale circa lo stato di malessere diffuso che attraversa il mondo contemporaneo, malessere che si manifesta oltre che sotto forma di dolore fisico anche come ansia, depressione e apatia legate al senso di insoddisfazione, insicurezza e timore per il futuro. La percezione di tutto questo malessere, acuito dalla pandemia ma certo non interamente da essa derivato, ha fatto emergere il  desidero di migliorare le condizioni di esistenza.

Metamorfosi. Un’altra arte, un altro mondo

“L’arte è un buon farmaco per contrastare i mali del presente: disattenzione, superficialità, pregiudizi e sintonizzarsi con l’essenziale, l’arte offre infatti la possibilità di tornare in contatto con contenuti profondi e rimossi divenendo prezioso dispositivo del pensiero critico”. È a partire da tale convinzione che Anna D’Elia, critica d’arte e narratrice, si cimenta, nel suo recente volume Vederscorrere. L’arte che salva (Meltemi, 2021), nella lettura della realtà attuale ricorrendo agli occhi degli artisti per sintonizzarsi con il pensiero della metamorfosi, appropriarsi di una diversa dimensione spazio-temporale, costruire nuovi rapporti con l’ambiente, il corpo, l’altro e l’altrove.

Il Fellini anarchico di Goffredo Fofi

Ragionando sui grandi autori cinematografici italiani che, in un modo o nell’altro possono essere definiti “anarchici”, Goffredo Fofi sostiene si possa indicare anche Federico Fellini. I primi a farlo sono stati i francesi André Bazin e Daniel Pennac: se il primo, dopo aver assistito al film La strada (1954), si limita a parlare genericamente di un “Fellini anarchico”, il secondo insiste invece nell’indicarlo come anarchico cosciente di esserlo.

Carrellata videoludica

Nella recente nuova edizione del fortunato volume di Marco Accordi Rickards, Storia del videogioco. Dagli anni Cinquanta a oggi (Carocci Editore, 2020), uscito la prima volta nel 2014, l’autore definisce il videogioco come “un’opera multimediale interattiva, cioè un prodotto culturale autoriale che si esprime attraverso una specifica forma interattiva utilizzando uno o più mezzi espressivi [...]; l’interazione con il videogioco richiede l’immersione in un mondo simulato e regolato da leggi tecniche (game design) nel quale le azioni del fruitore attivo siano teleologicamente orientate”.

“Unbelievable”. Storie del nostro mondo

Stando ai dati forniti dall’organizzazione no-profit statunitense “RAINN” (Rape, Abuse & Incest National Network) in media ogni anno negli Stati Uniti si hanno oltre quattrocentomila vittime di stupro e violenza sessuale di età pari o superiore a dodici anni: un caso ogni settantatré secondi e su mille episodi – di cui solo il 23% viene denunciato – si giunge ad una condanna in soli cinque casi.

“SanPa”, un laboratorio sociale dell’Italia a venire

È da poco disponibile su Netflix SanPa: luci e tenebre di San Patrignano (2020), serie televisiva documentaristica ideata, realizzata e prodotta da Gianluca Neri, alla cui sceneggiatura ha lavorato insieme a Carlo Gabardini e Paolo Bernardelli, con la regia di Cosima Spender. Sarebbe riduttivo vedere in questo lungo documentario – cinque puntate di circa un’ora cadauna – esclusivamente una ricostruzione della celebre comunità di recupero creata da Vincenzo Muccioli con l’intento di fare luce sugli episodi giudiziari che hanno riguardato la storia dell’esperienza romagnola e del suo  fondatore.

Dante, la “Commedia” e le arti figurative

È nota l’importanza delle immagini nella trasmissione del messaggio politico e religioso in ambito medievale; al di là del loro portato estetico, le rappresentazioni figurative all’epoca accompagnano e indirizzano la preghiera, offrono suggestioni e suggerimenti di ordine concettuale suscitando una gamma di reazioni emotive che vanno dallo sbalordimento al timore.

Il Gotico secondo Wilhelm Worringer

Alois Riegl (1858-1905), figura di spicco della celebre Wiener Schule der Kunstgeschichte, oltre a contribuire alla riabilitazione delle “arti minori”, svincolando il giudizio critico dall’impostazione teorica “antistorica” winckelmanniana, dunque preoccupandosi di riconoscere in ogni epoca una specifica “volontà d’arte” (Kunstwollen), ha di fatto rivalutato epoche storico-artistiche ai suoi tempi considerate “decadenti”, come ad esempio i periodi Tardoantico e Barocco.

Punto di vista e narrazione

In passato Alessandro Cutrona si era occupato, nel saggio L’attualità della mise en abyme nelle opere di Peter Greenaway e Charlie Kaufman (Mimesis, 2017), di quei rapporti di somiglianza tra un’opera e il suo contenuto, tra la realtà mostrata e quella contenuta, che danno vita a un gioco interpretativo senza fine. Se la narrazione è un modo di organizzare la realtà, sostiene Cutrona, allora opere come i romanzi e i film sono da intendersi come delle istruzioni utili per creare un processo immaginativo, mentre il meccanismo narrativo a cui si è fatto ricorso ha a che fare con la percezione della realtà.

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