“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Cinema

Cinema La sala delle immagini

«Nel buio un fascio di pulviscolo bianco si diresse al telo dinnanzi: si generarono immagini. Apparvero donne e uomini in strade mai viste e guglie, ciminiere, ponti, campanili tra case. Apparvero mondi, apparvero storie».

Sabato, 05 Maggio 2018 00:00

Albert Serra, cinema arte e performance

Scritto da

Il lavoro di Albert Serra, artista e regista catalano, è al centro di un recente libro curato da Vincenzo Estremo e Francesco Federici in cui ad alcuni saggi scritti, oltre che dai due curatori, da Chus Martínez e Andrea Mariani, si aggiunge una lunga intervista rilasciata da Serra a Udine in occasione dei lavori del Filmforum Festival del 2015.
L’opera di Serra si inserisce in “quelle spinte centrifughe di crescita del cinema contemporaneo verso aree liminali della cultura dell’immagine, sperimentazioni che hanno in molti casi preso il posto di un certo cinema underground del passato e che oggi vivono nell’intersezione e nell’ibridazione con le pratiche dell’arte contemporanea”.

Mercoledì, 02 Maggio 2018 00:00

Il Potere logora chi lo ha

Scritto da

Una pecora vagante nel giardino di una villa immensa, un traffico di corpi nudi e ingarbugliati tra loro, una donna apparentemente estranea a tutto questo che legge Saramago e che ricorda con nostalgia il passato, un uomo, un mito, ovvero Toni Servillo nei panni di colui che ha ingannato, deriso e umiliato il popolo italiano e prima di tutto se stesso, Silvio Berlusconi.
Loro 1 non è sicuramente il miglior film di Paolo Sorrentino, più vicino a La grande bellezza piuttosto che a L’uomo in più o L’amico di famiglia, ma è comunque una pellicola di serie A, con una grande fotografia, una sceneggiatura essenziale e piena di silenzi, una scenografia di livelli altissimi.

Giovedì, 26 Aprile 2018 00:00

Roma e il cinema dell'immediato dopoguerra

Scritto da

Un recente volume di Lorenzo Marmo, Roma e il cinema del dopoguerra. Neorealismo, melodramma, noir (Bulzoni Editore, 2018), indaga le modalità con cui il grande schermo ha dato immagine alla città di Roma in un momento in cui, negli anni dell’immediato dopoguerra, il Paese è alle prese con la difficile, quanto necessaria, ridefinizione dello spazio collettivo e dell’identità nazionale dopo essere finalmente uscito dalla dittatura nazifascista.

Giovedì, 12 Aprile 2018 00:00

“Tonya”, alle radici di un dramma feroce

Scritto da

La vicenda di Tonya Harding è di per sé storia aggressiva, senza sconti, aspra ma genuina, spiattellata ed “eviscerata” senza remore e senza diritto di replica, pur continuando a rimanere un enigma, perché al di là di ogni dichiarazione rilasciata da ciascun personaggio di questo impasto relazionale e professionale, e del giudizio della legge, molte delle oggettive responsabilità resteranno sempre sfuggenti. Ma ciò non costituisce l’unico fondamento della trama esistenziale della ragazza nata a Portland, campionessa in uno sport feroce, il quale in modo più esplicito di altri si compone di danza e di creatività, dentro le acrobazie e le figure impeccabili che una dura ed ininterrotta esercitazione porta a compimento, alla ricerca dell’istante perfetto. Un campo nel quale, come avviene in tante altre discipline, più sofferto e sacrificato è il lavoro alla base dell’attività, più leggiadra e spettacolare appare l’esibizione.

Massimiliano Studer, a proposito del suo recente saggio Alle origini di Quarto potere. Too Much Johnson: il film perduto di Orson Welles (Mimesis, 2018), prospetta un calzante parallelismo “wellesiano”: così come Quarto potere (Citizen Kane, 1941) mette in scena un’indagine sulle motivazioni che conducono il personaggio a pronunciare in punto di morte la parola rosebud, altrettanto la sua ricerca è costruita sull’indagine circa i motivi che hanno obbligato al “silenzio visivo” Too Much Johnson (1938) per oltre settant’anni.

La forma dell’acqua di Guillermo del Toro è prima di tutto un film romantico ed un omaggio. È un film romantico perché narra di amore e amori, perché i protagonisti sono persone considerate fuori dalla norma (una donna muta, un uomo-anfibio semi-divino, un anziano disegnatore talentuoso ma escluso dal mondo del lavoro, e dal mondo di tutti i giorni, perché omosessuale). I tre personaggi potrebbero costituire tre cliché, invece del Toro unisce ad arte i fili di questa fiaba a metà tra la spy-story, il racconto fantastico, la commedia anni ’30-’40.

Giovedì, 01 Marzo 2018 00:00

La poeticità dell'amore viene dall'Est

Scritto da

Corpo e anima, candidato all’Oscar 2018 come migliore film straniero, dell’ungherese Ildikó Enyedi, è un film dal substrato psicanalitico, ma dallo svolgimento realista (e minimalista). La regista, il cui film è stato premiato a Berlino con l’Orso d’Oro, riesce con delicatezza ed eleganza ad unire i due territori, chiari fin dal titolo: l’esteriorità e l’interiorità, l’aspetto e il comportamento da un lato, l’inconscio e l’emotività dall’altro.

“La valenza politica di un film come La grande bellezza risiede in questa sua capacità di costruire un’identificazione dello spettatore con lo scenario immaginario della fantasia ideologica dominante, e di condurlo così verso un’esperienza destabilizzante della sua inconsistenza e del vuoto su cui si articola tutta la struttura significante del potere”.
Guido Mori

 


Sin dalla sua uscita La grande bellezza (2013) di Paolo Sorrentino ha suscitato giudizi netti oscillanti tra una dichiarata ostilità ed una ricezione entusiastica. Secondo Guido Mori, autore del recente saggio Del desiderio e del godimento. Viaggio al termine dell’ideologia ne La grande bellezza di Paolo Sorrentino (Mimesis, 2018) in molti casi è mancata un’approfondita riflessione sui contenuti e sugli interrogativi proposti dal film.

Venerdì, 16 Febbraio 2018 00:00

I territori reconditi di Ebbing

Scritto da

Tre manifesti a Ebbing, Missouri è un film strano, difficile. Può sembrare un tentativo imitativo del pulp grottesco dei fratelli Cohen, ma non è così. Questo film, frutto del lavoro dell’inglese (di origine irlandese) Martin McDonagh, è un film drammatico, ma anche una dark comedy. Una certa influenza europea, e più precisamente britannica, si vede, nello humour potente che resta sempre sospeso tra possibilità di redenzione, normale accadimento e tragedia.

Sabato, 10 Febbraio 2018 00:00

Half Italie agli Oscar

Scritto da

In questo fiorente inverno cinematografico, avendo la fortuna di vivere nella “città italiana del cinema” (Bologna), mi sono recata a vedere anche il film di Guadagnino, Call Me by Your Name, con cast, sceneggiatura e produzione internazionali. Il regista è italiano (palermitano con madre algerina), così come italiana è l’ambientazione del film: la provincia cremasca, dove egli vive. Per completezza aggiungo che la storia non è originale, bensì tratta dall’omonimo romanzo di un ebreo sefardita nato ad Alessandria d’Egitto, e di adozione statunitense, André Aciman. Costui ambienta il suo romanzo in Liguria e ciò spiega l’altrimenti più misteriosa usanza di parlare francese della famiglia, ovviamente ebrea (ebrea-americana).

Martedì, 06 Febbraio 2018 00:00

“Loveless”: il mondo è senza scampo

Scritto da

Il film Loveless − Premio (meritatissimo) della Giuria a Cannes nel 2017 − è ambientato nella Russia di oggi e racconta una storia in apparenza comune. Non solo in apparenza, in realtà, perché davvero la storia di due persone sposate che non si amano, con un figlio (solo uno) e che condizionano la sua serenità a causa del loro non-amore è molto diffusa. Ma è anche una storia non tipicamente russa, bensì molto occidentale, perché la famiglia in questione è benestante, per quanto, nonostante l’agiatezza, lo stabile in cui vive è un palazzone che riporta immediatamente l’immaginario dello spettatore al recente passato sovietico.

Mercoledì, 17 Gennaio 2018 00:00

Vasame, pe' chesta vota vasame

Scritto da

La tromba delle scale ellittiche di Palazzo Mannajuolo, i gradini e i passamano barocchi, il frastuono silente e i colpi di pistola a sigillo di un amore morboso: la scena iniziale di Napoli velata, sapientemente ripresa da Ferzan Özpetek, è un vortice turbinoso che stordisce lo spettatore e lo introduce sotto il velo di Eros e Thanatos che da secoli attanaglia Partenope.
Vivere a Napoli, parlare di Napoli, sapere che Napoli è la cosa più vicina alla morte e alla vita nello stesso tempo; c’era davvero bisogno di un film così per ricordarci della bellezza sacra e profana di questa città?
Forse sì, forse no. Dipende da quanto si ami Napoli, e da quanto la si odi.

Mercoledì, 10 Gennaio 2018 00:00

Sguardi postcoloniali sul cinema africano e italiano

Scritto da

A riprova di come gli studi filmici e visuali inizino a prendere in considerazione le produzioni africane e afrodiasporiche e, soprattutto, di come sia possibile farlo mettendo in discussione la tradizionale prospettiva occidentale, occorre segnalare il saggio Lo schermo e lo spettro. Sguardi postcoloniali su Africa e afrodiscendenti (Mimesis, 2017) di Leonardo De Franceschi, docente di Teorie e pratiche postcoloniali del cinema e dei media all’Università Roma Tre.

La Coney Island degli anni ’50, attori di grande calibro come Kate Winslet in splendida forma nel ruolo di protagonista tormentata, una fotografia impeccabile, una trama che va dal romantico al drammatico passando per il thriller: questi gli elementi dell’ultima fatica cinematografica del registra Woody Allen.

Sabato, 16 Dicembre 2017 00:00

Il tesoro anarchico dei rom

Scritto da

Il tempo dei gitani è un film sull’itineranza di una famiglia rom. La storia di questa famiglia inizia in un villaggio della Jugoslavia ancora unita, di cui tutti erano membri. Così pareva. Ma anche lì, gli “zingari” ne hanno poi fatto realmente parte? A guardare il film, si ha l’impressione di una nomade autosufficienza della comunità rom, di un suo vivere ai margini, e non soltanto per scelta “ideologica” o lirica.

Pagina 2 di 13

Sostieni


Facebook