“Sai che significa esser bruciati / e senza un filo, un'ombra di sorriso? / Sai che significa implorare la gioia, / perché ritorni come un tempo sul tuo viso? / Un mare di fiori gettato su un guitto / non può colmare il suo vuoto orrendo. / Un attore senza voce è un lazzaro / e rotea come una girella nel vento. / Ma egli si ostina a non voler morire / e con desiderio aspetta l'alba / sterminata, gelida, ventosa, / perché è bella la vita, e misteriosa, / e così labile”

Angelo Maria Ripellino

Cinema

Cinema La sala delle immagini

«Nel buio un fascio di pulviscolo bianco si diresse al telo dinnanzi: si generarono immagini. Apparvero donne e uomini in strade mai viste e guglie, ciminiere, ponti, campanili tra case. Apparvero mondi, apparvero storie».

“Io considero Vittorio De Sica il più grande regista e il più grande uomo di cinema non soltanto che abbiamo avuto noi italiani, ma in assoluto: è il più grande è il più sensibile. [...]. Non ho mai trovato una persona di cinema veramente così completa come lo era De Sica”. Quasi una dichiarazione d’amore, questo commento di Rodolfo Sonego, uno dei più grandi soggettisti e sceneggiatori del cinema italiano, su Vittorio De Sica, uno dei  migliori (se non il migliore in assoluto) dei cineasti italiani di tutti i tempi.

Giovedì, 25 Giugno 2020 00:00

“Doom Patrol”: Review Patrol

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Non sono un grande fan della DC.
Tra tutti i suoi supereroi, preferisco i cattivi, il caro vecchio Joker in particolare.
Non so perché, forse perché il modo greve con cui vengono trattati di tanto in tanto mi annoia, forse nei fumetti cerco solo divertimento (derivato di divertire, allontanare la mente), e adoro troppo Deadpool per piangere sulle vicende di Bruce Wayne e dell’uomo d’acciaio.

Sabato, 20 Giugno 2020 00:00

“Anima persa”: angoscia in laguna

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Anima persa è un film importante nella produzione di Dino Risi, forse il suo film più complesso e maturo”: così scriveva Mauro Manciotti, per Il Secolo XIX , il 4 febbraio del 1977. Giudizio altamente lusinghiero che però, strano a dirsi, è rimasto isolato: del resto questo magnifico film ha ricevuto scarso apprezzamento anche da parte del pubblico, tanto da finire quasi nel dimenticatoio. Infatti tra i film del grande Dino Risi è certamente uno dei meno conosciuti.

Ha rappresentato gli italiani nei loro momenti migliori e peggiori: stiamo parlando di lui, sì, di Alberto Sordi. Durante i suoi quarant’anni e più di carriera, l’attore romano ha messo insieme un’ineguagliabile galleria di ritratti dell’italiano medio, ma anche nobile e proletario, senza saltare nessuno dei gradini della scala sociale. L’Albertone nazionale è stato, di volta in volta, impiegato, vigile, industriale, medico, soldato, imboscato, playboy, marchese, scapolo, marito e seduttore.

È davvero sconveniente per una donna di fede ultra-ortodossa chassidica cantare a voce alta, studiare musica o la Torah.
Esty si sente diversa, canta con la nonna paterna e con lei condivide il segreto delle lezioni di piano.
Esty ha magnifici capelli ramati e un corpo minuto, quasi infantile, rigido e teso come il suo bel viso mai rilassato.

“Il rovescio fisico e morale della voce dei camorristi”: così Erri De Luca definisce il modo di parlare di Massimo Troisi. Sì, perché il suo eloquio, puntellato com’è di balbettii, infarcito com’è di pause e ripetizioni, sembra più vicino al regno del silenzio che a quello della parola. Unico, inimitabile e impareggiabile lo stile di Massimo.

“Di persona, impacciato e servile con i superiori. Anche, di accadimento, penoso e ridicolo”: così si legge, sul dizionario italiano Treccani, alla voce fantozziano. Sì perché − forse non tutti lo sanno − da un po’ di tempo nel vocabolario nostrano è entrato a pieno titolo questo aggettivo.

Sabato, 23 Maggio 2020 00:00

“Non ti pago!”. Un omaggio a Eduardo

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Per omaggiare Eduardo De Filippo, alla vigilia del giorno in cui ricorrono centoventi anni esatti dalla sua nascita (avvenuta il 24 maggio 1900) vi propongo una riflessione su uno dei suoi film più riusciti, se non il migliore in assoluto. Sto parlando di Non ti pago!, diretto da Carlo Ludovico Bragaglia e uscito nelle sale nell’autunno del 1942.

Sabato, 16 Maggio 2020 00:00

Un comico-giallo in una Napoli tetra e piovosa

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Uno degli ultimissimi film che rientrano nel genere della commedia all’italiana è Giallo Napoletano, girato negli ultimi mesi del 1979 e approdato nelle sale l’anno successivo. Una pellicola divertente, grottesca, dai risvolti drammatici, che rispecchia perfettamente la crisi politico-sociale in cui l’Italia, e soprattutto il Meridione, erano precipitati.

Sabato, 09 Maggio 2020 00:00

“Il mostro”: il Dorelli che non ti aspetti

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Uno dei registi italiani che si è dimostrato sempre al passo coi tempi o addirittura in anticipo è Luigi Zampa. Amato poco dalla critica ma molto dal pubblico, negli anni Settanta Zampa dirada la sua attività, producendo però lungometraggi di tutto rispetto. Prima di congedarsi definitivamente con un film di scarso successo come Letti selvaggi (1979), dirige tre pellicole che rappresentano perfettamente l’affresco della società italiana durante gli anni di piombo.

Dopo alcuni anni di gavetta al fianco di Luigi Zampa, Mauro Bolognini esordisce come regista nel 1953 con Ci troviamo in galleria. Nel giro di pochi anni girerà altri film, tra cui Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo e Gli innamorati, tipico esempio del neorealismo rosa. La svolta arriva con Giovani mariti, del 1958, al quale seguiranno Arrangiatevi, La notte brava e Il bell’Antonio.

A differenza di Dino Risi e Mario Monicelli, i cui nomi, legati a doppio filo, riconducono sempre alla “commedia all’italiana”, Luigi Comencini, coetaneo di Risi e più giovane di un anno rispetto a Monicelli, non può essere identificato con un genere cinematografico specifico. Probabilmente la circostanza si deve al fatto che negli anni Cinquanta il regista nativo di Salò ottiene uno strepitoso successo con il filone di Pane, amore e fantasia e che alcuni successi come Incompreso (1966), Le avventure di Pinocchio (serie per la TV andata in onda il 1972) e Cuore (1984) non rientrano nella commedia all’italiana.

Stagliata contro il panorama delle storie di supereroi, mutanti e paladini della giustizia, la serie The Boys, tratta dall’omonimo fumetto, rappresenta un concetto diverso del sovrumano, o meglio della versione modificata dell’umano. L’idea attinge alla dimensione conosciuta e già storicizzata della serie a fumetti afferente al genere, e girovaga tra quei familiari elementi, fatti di versatili disgrazie e funzionali cliché, di un’ironia che tende la mano alla comicità e al demenziale e di un’evoluzione dei personaggi investita di obblighi morali e positività.

“Casa mia, / stammo purtanno ‘o lutto tutte ‘e duie”: questi brevi versi fanno parte di una triste e toccante canzone scritta da Totò e cantata a squarciagola da Giacomo Rondinella (nei panni di un detenuto) mentre il principe De Curtis gli fa la barba. Il film in questione, Dov’è la libertà...? – il lettore lo avrà capito – è tutt’altro che comico.

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