"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Cinema

Cinema La sala delle immagini

«Nel buio un fascio di pulviscolo bianco si diresse al telo dinnanzi: si generarono immagini. Apparvero donne e uomini in strade mai viste e guglie, ciminiere, ponti, campanili tra case. Apparvero mondi, apparvero storie».

“Che cosa è il cinema?”, si chiedeva André Bazin dando vita ai celebri Cahiers du cinéma nella Francia del dopoguerra. Se per certi versi la domanda si confrontava all’epoca, ed ancora per diversi decenni, con un oggetto di studio relativamente stabile, a cavallo del passaggio di millennio la domanda torna a far capolino in un panorama in cui tale oggetto di studio sembra essersi fatto davvero instabile circondato com’è da un proliferare di forme e media audiovisivi in costante mutazione.

Sabato, 30 Giugno 2018 00:00

“The Generi” e Maccio Capatonda

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Questi nostri ultimi anni sono stati caratterizzati da diverse situazioni cinematografiche, dal riaffiorare di una sperimentazione e di una volontà di approfondimento di tematiche di cui si è poco usufruito, di specifiche istanze che complicano e condividono in modo puntuale una molteplicità di prospettive afferenti a quei gruppi ed a quegli individui che hanno ancora poca voce pur essendo parte strettamente integrante dell’identità sociale. Un lavoro più ricercato, nel cinema d’autore come in quello indipendente o nelle produzioni web e televisive, sta interessando già da un po’ anche la nostra Italia. L’offerta torna finalmente ad essere diversificata e, passando in rassegna le varie proposte, non può non balzare agli occhi un fenomeno del genere comico abbastanza nuovo ma già fortemente radicato nella nostra cultura mediatica, curioso fattore di disarmante umorismo: Maccio Capatonda.

“Anche se uno riesce a fuggire da una gabbia, non finirà col ritrovarsi in un’altra, solo più grande?”
(Haruki Murakami)
 


Conoscete la storia, vera, del Canaro della Magliana? Io a guardare il film ci sono andata ignorando completamente i fatti. E forse è stato un bene, perché il cinema è arte, è raccontare storie, è narrare di vite simili ma mai uguali alla realtà. E Garrone nel suo Dogman prende spunto da un fatto vero, conosciuto, che si è inciso nelle coscienze di tanti, riuscendo nello stesso tempo a distaccarsene, a prendere una strada diversa che portasse alla luce le contraddizioni degli uomini.

Mercoledì, 20 Giugno 2018 00:00

Cocteau e il cinema in quanto poesia

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Nonostante Jean Cocteau non abbia mai scritto un trattato teorico sul cinema, secondo Stefania Schibeci, studiosa e docente di Pittura e arti del XX secolo (IULM), può essere collocato a pieno titolo tra i teorici del cinema. È nei suoi film che sono ravvisabili i principi guida della sua riflessione su questo medium e, a dimostrazione di tale convincimento, Schibeci ha recentemente pubblicato il saggio Jean Cocteau teorico del cinema (Mimesis, 2018).

Mercoledì, 13 Giugno 2018 00:00

Cinema narrativo e coinvolgimento emozionale

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Il cinema ha il potere di immergere lo spettatore nelle storie che racconta, riesce per certi versi ad eliminare la distanza fisica tra chi è seduto in poltrona e chi abita lo schermo, è capace di commuovere come se le vicende narrate riguardassero in prima persona lo spettatore che, addirittura, per alcuni intervalli di tempo si annulla dimenticandosi di sé. Insomma il cinema, sin dalle origini, ha un sorprendente potere di coinvolgimento e di questo potere nel corso del tempo si sono interrogati non pochi cineasti e studiosi a partire dalle conoscenze in loro possesso all’epoca circa il funzionamento della mente umana.

Martedì, 12 Giugno 2018 00:00

Una favola hippie

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La televisione – e non solo quella generalista, ormai – offre sempre più di rado possibilità di visione di cinema di qualità; anche i palinsesti delle pay-tv sono sempre più invasi da tritume commerciale e da filmografie di livello sostanzialmente mediocre. Pur senza entrare nel merito di dinamiche produttive e distributive e nelle ragioni specifiche sottese, mi pare un chiaro dato di fatto che oggi maggiore appeal distributivo sul piccolo schermo ce l’abbiano soprattutto le serie tv, prodotte con dovizia di mezzi e molte volte anche di pregevole fattura, pure perché affidate a registi, attori e sceneggiatori anche di alto profilo.

Sabato, 09 Giugno 2018 00:00

Il cinema del reale

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“Quella del cinema del reale è la tendenza che più di ogni altra nel cinema contemporaneo produce nuove immagini del mondo, nuovi sguardi e nuovi interrogativi sul reale e le sue conseguenze”.
(Daniele Dottorini)

 
 

Un longevo quanto ingenuo luogo comune vuole che il cinema si sia trovato sin dalle sue origini a dover scegliere tra un indirizzo volto alla “presa del reale” e uno votato alla sua “reinvenzione fantastica”. Insomma, la solita storia che vuole da una parte i fratelli Lumière e il loro sguardo documentario sulla realtà e dall’altra Méliès con la sua idea di cinema come creazione di mondi fantastici e immaginari. Sappiamo quanto in realtà queste due linee si siano intersecate lungo tutta la storia del cinema e, soprattutto, continuino a farlo ai nostri giorni.

Lunedì, 28 Maggio 2018 00:00

Il cinema sperimentale del Cineguf

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Andrea Mariani, docente di Teoria dei media e dei nuovi media presso l’Università degli Studi di Udine, nel suo Gli anni del Cineguf (Mimesis, 2017) analizza il materiale cinematografico realizzato in Italia dai Gruppi Universitari Fascisti durante il Ventennio, una particolare produzione in cui si intrecciano indistricabilmente cinema sperimentale d’avanguardia e cinema amatoriale.

Mercoledì, 23 Maggio 2018 00:00

L'altro cinema. Il documentario d'autore

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Viste come qualcosa di più vicino al giornalismo o alla saggistica, a lungo le produzioni audiovisive documentarie non sono state considerate vero e proprio cinema. Contro questa convinzione, diffusa ancora oggi fuori dagli ambienti specialistici, Maurizio Fantoni Minnella ha steso il suo imponete volume Film documentario d’autore (Odoya, 2017) palesando sin dal sottotitolo, Una storia parallela, come questo luogo comune sia, una volta per tutte, da sfatare.

Venerdì, 11 Maggio 2018 00:00

Il viaggio di periferia con Agnès Varda

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Visages, villages è un documentario di Agnès Varda, regista e sceneggiatrice belga presto trasferitasi con la famiglia in Francia, e di JR, fotografo e artista visuale dell’Île de France di origine maghrebina. La Varda fa parte dei miti cinematografici del Novecento, avendo stretto rapporti professionali e amicali con diversi esponenti della Nouvelle Vague ed essendo pioniera del genere forse più noto, e certo più mitizzato, dagli  intellettuali, del Novecento.

Sabato, 05 Maggio 2018 00:00

Albert Serra, cinema arte e performance

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Il lavoro di Albert Serra, artista e regista catalano, è al centro di un recente libro curato da Vincenzo Estremo e Francesco Federici in cui ad alcuni saggi scritti, oltre che dai due curatori, da Chus Martínez e Andrea Mariani, si aggiunge una lunga intervista rilasciata da Serra a Udine in occasione dei lavori del Filmforum Festival del 2015.
L’opera di Serra si inserisce in “quelle spinte centrifughe di crescita del cinema contemporaneo verso aree liminali della cultura dell’immagine, sperimentazioni che hanno in molti casi preso il posto di un certo cinema underground del passato e che oggi vivono nell’intersezione e nell’ibridazione con le pratiche dell’arte contemporanea”.

Mercoledì, 02 Maggio 2018 00:00

Il Potere logora chi lo ha

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Una pecora vagante nel giardino di una villa immensa, un traffico di corpi nudi e ingarbugliati tra loro, una donna apparentemente estranea a tutto questo che legge Saramago e che ricorda con nostalgia il passato, un uomo, un mito, ovvero Toni Servillo nei panni di colui che ha ingannato, deriso e umiliato il popolo italiano e prima di tutto se stesso, Silvio Berlusconi.
Loro 1 non è sicuramente il miglior film di Paolo Sorrentino, più vicino a La grande bellezza piuttosto che a L’uomo in più o L’amico di famiglia, ma è comunque una pellicola di serie A, con una grande fotografia, una sceneggiatura essenziale e piena di silenzi, una scenografia di livelli altissimi.

Giovedì, 26 Aprile 2018 00:00

Roma e il cinema dell'immediato dopoguerra

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Un recente volume di Lorenzo Marmo, Roma e il cinema del dopoguerra. Neorealismo, melodramma, noir (Bulzoni Editore, 2018), indaga le modalità con cui il grande schermo ha dato immagine alla città di Roma in un momento in cui, negli anni dell’immediato dopoguerra, il Paese è alle prese con la difficile, quanto necessaria, ridefinizione dello spazio collettivo e dell’identità nazionale dopo essere finalmente uscito dalla dittatura nazifascista.

Giovedì, 12 Aprile 2018 00:00

“Tonya”, alle radici di un dramma feroce

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La vicenda di Tonya Harding è di per sé storia aggressiva, senza sconti, aspra ma genuina, spiattellata ed “eviscerata” senza remore e senza diritto di replica, pur continuando a rimanere un enigma, perché al di là di ogni dichiarazione rilasciata da ciascun personaggio di questo impasto relazionale e professionale, e del giudizio della legge, molte delle oggettive responsabilità resteranno sempre sfuggenti. Ma ciò non costituisce l’unico fondamento della trama esistenziale della ragazza nata a Portland, campionessa in uno sport feroce, il quale in modo più esplicito di altri si compone di danza e di creatività, dentro le acrobazie e le figure impeccabili che una dura ed ininterrotta esercitazione porta a compimento, alla ricerca dell’istante perfetto. Un campo nel quale, come avviene in tante altre discipline, più sofferto e sacrificato è il lavoro alla base dell’attività, più leggiadra e spettacolare appare l’esibizione.

Massimiliano Studer, a proposito del suo recente saggio Alle origini di Quarto potere. Too Much Johnson: il film perduto di Orson Welles (Mimesis, 2018), prospetta un calzante parallelismo “wellesiano”: così come Quarto potere (Citizen Kane, 1941) mette in scena un’indagine sulle motivazioni che conducono il personaggio a pronunciare in punto di morte la parola rosebud, altrettanto la sua ricerca è costruita sull’indagine circa i motivi che hanno obbligato al “silenzio visivo” Too Much Johnson (1938) per oltre settant’anni.

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