“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Cinema

Cinema La sala delle immagini

«Nel buio un fascio di pulviscolo bianco si diresse al telo dinnanzi: si generarono immagini. Apparvero donne e uomini in strade mai viste e guglie, ciminiere, ponti, campanili tra case. Apparvero mondi, apparvero storie».

Venerdì, 05 Giugno 2015 00:00

What a day, what a lovely day!

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Un sole abbagliante si staglia nella buia sala del cinema, e una voce roca racconta le tristi gesta del guerriero della strada: Mad Max ritorna sul grande schermo con un nuovo adattamento, Fury Road, che prima si distacca e poi si riunisce ai tre precedenti capitoli che vedevano un giovanissimo Mel Gibson alla prese con un mondo post-apocalittico.

Venerdì, 29 Maggio 2015 16:11

I racconti di zio Matteo

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La suggestiva e riuscita scena della carrozza con cui si apriva Reality (prima che la macchina da presa svelasse la “realtà” della situazione narrata, quel matrimonio in un noto complesso alberghiero che sicuramente ha destato in Campania il riso del pubblico medio-alto, destinatario naturale del film) potrebbe aver indirizzato il regista romano a concentrare gli sforzi nell’illustrazione di un’epopea fiabesca a tutti gli effetti.

Mommy è un miracolo cinematografico. Il regista canadese Xavier Dolan, così giovane e così acuto riesce a gestire magnificamente l'intreccio narrativo e visivo. È intuitivo e versatile, fa convergere la storia con l'immagine. In una dialettica perfetta tra tecnica e racconto, le vicende coinvolgono anche se in effetti accade ben poco. La grande metafora dei rapporti difficili e irrequieti si dipana da sé in questo film che è tante cose tranne un film semplice.

Venerdì, 01 Maggio 2015 00:00

Il maestro e Margherita

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Non ricordo bene se l’arredamento della casa di Michele Apicella in Io sono un autarchico sia lo stesso di quello usato come scenografia della casa di famiglia nell’ultima fatica di Moretti Mia madre (pare che l’appartamento non sia lo stesso, ma i libri, e forse anche alcuni arredi sì), ma allo spettatore più attento non sarà sfuggita la forte somiglianza tra questi ambienti ricostruiti per l’occasione e la casa del protagonista in Ecce bombo.

Giovedì, 30 Aprile 2015 00:00

Il figlio Moretti

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Dove c’è un figlio c’è una madre e dove c’è una madre, c’è un figlio, imprescindibilmente.
L’ultimo film di Nanni Moretti, Mia madre, nonostante le pretese del titolo, non è solo il racconto del senso di inadeguatezza che un individuo prova quando muore un genitore, quel sentimento di eterna impreparazione a quel giorno in cui si smette di essere figli per essere solo padre o madre, ma è anche il racconto di come ci si senta poi sempre inadeguati verso qualcosa di più grande rispetto a noi: la morte.

Manoel de Oliveira ci aveva visto giusto: Un film parlato (Um filme falado, 2003) bene racconta e rappresenta il drammatico “doppio oscuro” che si cela sotto l’apparente ordine e stabilità della società occidentale contemporanea. Tutto il film si srotola sotto forma di un viaggio: quello compiuto nel Mediterraneo e oltre, fino a Oriente, da una nave da crociera sulla quale sono imbarcate Rosa Maria, una giovane professoressa di storia dell’Università di Lisbona e la sua bambina. Diverse tappe scandiscono l’incedere della navigazione: da Marsiglia a Napoli, da Atene a Istanbul e Il Cairo fino a Aden, nello Yemen. La parola è dominatrice indiscussa delle immagini che vediamo avvicendarsi: una parola segnata dal logos e dalla razionalità, una parola – quella della madre – potentemente didattica e socratica, una parola che offre spiegazioni razionali e che racconta la Storia per mezzo di termini semplici e immediati.

Domenica, 29 Marzo 2015 00:00

Effetto Alba

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Per La Voce dell’Autore – la visione del film accompagnata dal suo autore – lo Zia Lidia Social Club ha ospitato la regista e sceneggiatrice casertana Barbara Rossi Prudente che ha presenziato alla proiezione e al dibattito del suo Esterno sera.
Alba corre nella notte contro le macchine su una strada di periferia. Con una cuffia da piscina e occhiali da sole, sfida la sorte e gli ignari automobilisti: se ce la farà, saranno soldi guadagnati. Eppure un lavoro ce l’ha, a venticinque anni, figlia di famiglia media di un piccolo centro tra Napoli e Caserta.

Lei e Lui.
LEI: ... mi sento... sempre frenata. Per esempio, […] quando cammino ho l’impressione che devo scegliere tra il piede sinistro e il destro. Poi ci sono i numeri, ma forse non è importante eh... No perché il due per me è solitudine. Scissione. Perciò anche l’undici non va bene perché è uno più uno che fa due. Il tre invece è l’amore, è un buon numero. Ventisei è Dio, ventisette Dio e amore, cioè l’amore perfetto. Ci sono i numeri, ci sono i colori, ed io li devo ascoltare.
LUI: Cosa c’entrano i colori con i numeri?
LEI: C’entrano. Nero è... non va! Perciò bisogna passarli a destra. Bianco invece... ci si può permettere di passarli a sinistra. Il problema è il rosa... a volte bisogna passarli a destra, a volte a sinistra.
LUI: Come mai?

Domenica, 22 Marzo 2015 00:00

C'erano una volta le favole

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C’era una volta… una bella favola. Si infrange, così, di fronte ad uno schermo cinematografico, un sogno lungo un numero imprecisato di anni (quelli di chi scrive per l’esattezza). Spinta da un’irrefrenabile desiderio di tornare bambina e di recuperare quella leggerezza e quella positività tipica dell’infanzia o, forse, semplicemente di vedere un film senza dover faticare troppo per capirne la trama, ho preso l’insana decisione di andare a vedere Cenerentola, l’ultimo lavoro di Kenneth Branagh che ripropone in una versione “in carne ed ossa” il grande successo di animazione della Disney, che compie oggi sessantacinque anni.

Domenica, 15 Marzo 2015 00:00

La donna con la macchina da presa

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Continuano le proposte dello Zia Lidia Social Club ad Avellino, presso la Sala Prove dell’Orchestra del Teatro Carlo Gesualdo: in occasione dell’otto marzo si omaggia una grande donna di cinema.
Les Plages d’Agnès è l’ultimo lungometraggio di Agnes Varda, uscito nel 2008 a celebrare gli ottant’anni della regista. Celebrazione insolita: è la stessa Varda a prendere la parola e a narrare in prima persona i ricordi lungo la linea diretta del tempo, donna con la macchina da presa e al contempo argomento d’indagine, attrice di una parte che conosce bene ma esente da qualsiasi tentazione di autocelebrazione.

Venerdì, 13 Marzo 2015 00:00

Sperma e pittura

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Piscio e sperma.
Lenzuola sporche.
Dita nei bicchieri altrui.
Mani che lavano umori dalle coperte dove altri si sono amati.
È una vita da eterna spettatrice, quella di Séraphine de Senlis, persino quando il ruolo da protagonista sarebbe dovuto spettare a lei.

Domenica, 08 Marzo 2015 00:00

I "Seventies" secondo Anderson

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Se potessi scegliere un’epoca del passato nella quale vivere, gli anni ’70 sarebbero sicuramente in pole position: il fervore artistico e musicale, la moda e l’ideologia rivoluzionaria di quegli anni, comunicano ancora oggi un forte senso di libertà e ribellione che non è paragonabile a nessuna epoca successiva.

Cosa potrebbe accadere se uno dei maestri del documentario incontrasse il mondo dell’arte?
Il regista produttore cinematografico e teatrale statunitense Frederick Wiseman, ha risposto a questa domanda realizzando un’opera d’arte nell’opera d’arte, un documentario ambientato in uno dei musei più importanti al mondo per storia e collezione fondato nel 1824: la National Gallery di Londra.

Mercoledì, 25 Febbraio 2015 00:00

"Birdman": essere o avere?

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Cinque lungometraggi. Primo cineasta messicano a ricevere una nomination come miglior regista agli Oscar con Babel nel 2007, film che lo ha reso anche l’unico regista messicano ad aver vinto il premio per la miglior regia al Festival di Cannes. Questi sono solo pochi dei numeri che hanno consacrato Alejandro González Iñárritu a regista di culto e di grande talento. Sfido chiunque a non aver versato qualche lacrima guardando il suo struggente 21 Grammi – eh sì sto donando decisamente i numeri – o a non aver apprezzato la performance di Javier Barden con il più recente Biutiful.

Giovedì, 19 Febbraio 2015 00:00

That was Ireland

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Primo appuntamento per Visioni – Rassegna del Cinema d’Autore, giunta alla XXVI edizione, e anche per quest’anno ospitata nella sala 1 del Cinema Partenio di Avellino.
Irlanda, contea di Leitrim, 1932. James Carlton torna da un esilio di dieci anni a New York, dove si era rifugiato dai suoi avversari durante la guerra civile che vedeva contrapposti i sostenitori del Trattato Anglo-irlandese e i suoi oppositori. James, o meglio, Jimmy, era già stato una prima volta in America, dopo aver disertato dall’esercito di Sua Maestà (poiché si rifiutava di andare in India) e aver praticato vari lavori come scaricatore di porto, operaio nei bacini carboniferi e macchinista di nave (approda a New York nel 1909). Qui si appassiona agli scritti di James Connelly, uno tra i principali indipendentisti irlandesi che dopo la rivolta di Pasqua del 1916 era stato messo a morte dagli Inglesi (sorte toccata, tra gli altri, al poeta e militante Patrick Pearse).

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