“Tutti noi riusciamo a vivere solo perché, a un certo punto, ci rifugiamo in una menzogna, una qualsiasi. Lui invece non si è mai rifugiato in un asilo che potesse proteggerlo: è assolutamente incapace di mentire, come è incapace di ubriacarsi. Franz è senza il minimo rifugio, senza un ricovero, perciò è esposto a tutte le cose dalle quali noi siamo al riparo. È un individuo nudo tra individui vestiti”.

Milena su Franz Kafka

Venerdì, 29 Settembre 2017 00:00

Il segno della "Gatta" attraversa i secoli

Scritto da 

È un’opera bollente e sudata, la nuova Gatta Cenerentola “made in Naples” ad opera della Mad Entertainment. Nasce nel cuore del centro storico di Napoli, Piazza del Gesù Nuovo, crocevia – insieme a Piazza San Domenico Maggiore ed alla terza piazza, Bellini − di studenti, turisti, autoctoni, lavoratori fuori sede, artisti, immigrati.

Ventre sornione, mai domo e mai dormiente, da cui è emerso il secondo film d’animazione prodotto da questo “collettivo” di giovani donne e giovani uomini che usa con sapienza la tecnologia digitale per mettere in scena le mille sfumature della contemporaneità, con uno sguardo sempre rivolto alla storia, alle culture ad essa sottostanti, ai complessi rapporti umani. Come il precedente, bellissimo film, L’arte della felicità (del 2013, regia di Alessandro Rak), Gatta Cenerentola è infatti un’opera corale, perché – come ci ha tenuto a specificare Alessandro Rak, co-regista insieme a Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone – ha visto l’impegno costante, per oltre due anni, di almeno quindici persone. È un’opera spessa e cupa, già definita su altre testate “favola gotica”. E in parte, la definizione ci può stare. Accenti noir la attraversano, nelle musiche, nei disegni e colori, nei dialoghi e nelle scene.

Di fatto, Gatta Cenerentola è un’opera che racchiude la poliedrica e contraddittoria essenza della città più caratterizzata, coinvolgente, stupefacente d’Italia (e – ritengo – non solo d’Italia...) e lo fa attraversando i secoli a partire dal primo 1600 di Basile (la fiaba è del 1634), passando per la Nuova Compagnia di Canto Popolare che la mise in scena, grazie a Roberto De Simone, a partire dal 1976, ed arrivando ai nostri giorni in cui sogni ed incubi post-moderni si fondono. A Napoli, sogni e incubi si fondono più intensamente, perché c’è il mare, perché c’è il Vesuvio, perché c’è la creatività più dirompente che si possa immaginare. Una creatività che segna e permea chi a Napoli ci passa un pezzo di vita, una creatività sempre in bilico tra vita e morte, tra risata e tragedia, tra inondazione ed eruzione.
Siamo dinanzi a un cartoon che a tratti diventa musical e che utilizza una tecnologia d’animazione di primissimo livello, degli ottimi artisti che prestano la voce ai personaggi, dei raffinati giochi di parole, una colonna sonora magnifica con dei testi ironici, taglienti, amari, persino iper-realisti, a differenza degli intangibili ologrammi che nutrono il sogno del protagonista troppo prematuramente scomparso. Vittorio Basile (il nome s’ispira a De Sica, il cognome all’autore della raccolta di fiabe ancora molto nota, Lu cunto de li cunti) vive su una nave enorme, la Megaride – che tanto mi ricorda l’Achille Lauro – e lì progetta, attraverso ardite e geniali intuizioni tra cui la riproduzione di immagini tridimensionali, di creare un superbo polo tecnologico che possa portare ricchezza e nuovi fasti alla sua amata Napoli.
Il giorno del suo matrimonio con una bella donna del popolo che, come la matrigna di Cenerentola, ha sei figli (lei però ha cinque femmine e un maschio, gay, quindi assimilato, dalla subcultura popolare a una sesta femmina, proprio come nella fiaba) viene ucciso dall’amante di lei, un ceffo colluso con la criminalità organizzata, Salvatore Lo Giusto (!), detto ‘O Re. Lo scopo è accaparrarsi la di lui fortuna, ma Basile ha un figlia, Mia. Occorre quindi attendere che ella compia diciotto anni e convincerla poi in qualche modo (lecito o, più probabilmente, no...) a lasciare loro la cospicua eredità. Lui pensa allora che gli convenga sposare Mia, e non la sua amante Angelica, divenuta intanto matrigna di Mia. Mia è Cenerentola, schiavizzata dalla matrigna e dai suoi figli. Ritorna in scena per portarla via, dopo averla vista in una prima visita segreta sulla nave − il più fidato tra gli uomini del padre, Primo Gemito (efficace jeu de mots!): la cerca per tutta la nave per salvarla dalle catene e dal matrimonio forzato. Intanto la matrigna, che avrebbe dovuto sposare ‘o Re, compreso che lui intendeva invece sposare la Gatta, si reca nella stiva della nave ed appicca il fuoco ai motori, per dare la morte a tutti. Nel frattempo, si scatena una guerra tra i figli di lei e i boss del Re che cercano disperatamente Mia, i primi per ucciderla, i secondi per consegnarla al Re per il matrimonio. I cattivi si eliminano a vicenda o muoiono a causa del procedere dell’incendio. Gemito infine trova Mia la quale però è riuscita da sola a sfuggire all’intera famiglia e ai suoi scagnozzi che le davano la caccia ed ha già ridotto in fin di vita lo spietato Re. Gatta Cenerentola è un’eroina moderna che riesce a sconfiggere il male in maniera autonoma. Il tempo è poco l’incendio progredisce. Il film termina con Gemito e Cenerentola che si salvano dalla nave in fiamme lanciandosi mano nella mano nel mare.
Una scena semplice, ma significativa. Questo finale dinamico, aperto, è infatti molto cinematografico, ed è anche molto poetico: è una porta che si apre sul mondo e sul futuro. È ciò che del cinema più amo: il suo tessere trame di divenire e vita da venire. Anche per questo meta-messaggio, positivo, vitalistico (a dispetto delle difficoltà), ho trovato questo film una chicca. È in perfetto equilibrio tra sapienza, conoscenza, poeticità, avanguardismo. La gatta ha vinto la sua sfida e può proseguire il suo cammino nei secoli e – mi auguro – oltreoceano.

 

 

 




Gatta Cenerentola

regia Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone
soggetto Ivan Cappiello, Marco Galli
sceneggiatura Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone, Marianna Garofalo, Corrado Morra, Italo Scialdone
montaggio Alessandro Rak, Marino Guarnieri
effetti speciali Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone, Annarita Calligaris, Corrado Piscitelli, Laura Sammati, Ivana Verze
musiche Antonio Fresa, Luigi Scialdone
animatori Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone, Annarita Calligaris, Corrado Piscitelli, Laura Sammati, Ivana Verze, Antonia Emanuela Angrisani, Barbara Ciardo, Danilo Florio

produzione Mad Entertainment, Big Sur, Sky Dancers, Tramp Ltd, O' Groove, Rai Cinema, MiBACT
distribuzione Videa
paese Italia
lingua originale italiano, napoletano
colore a colori
anno 2017
durata 86 min.

Lascia un commento

Sostieni


Facebook