“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Federica Pessot

“First Man”: un piccolo passo... verso la noia

Era il 21 luglio del 1969 quando Neil Armstrong metteva piede sul suolo lunare. Una data storica, un momento epico seguito in diretta tv in tutto il mondo. Un punto segnato dagli Americani nella corsa allo spazio intrapresa con la Russia negli anni della Guerra Fredda.
31 ottobre 2018: esce al cinema First Man, quarto film da regista per Damien Chazelle (Whiplash, La La Land) che sente il bisogno raccontare ancora una volta l’impresa. E lo fa rinnovando il sodalizio, stretto con il grande successo di La La Land, con Ryan Gosling che veste i panni di Neil Armstrong.

“Euforia”: ritrovarsi, a un passo dall’addio

Euforia è il secondo film da regista per Valeria Golino, che torna dietro alla telecamera per parlare del confine sottilissimo che separa la vita dalla morte. Lo aveva già fatto in Miele, dove la protagonista Irene (Jasmine Trinca) si occupava di suicidi assistiti, di nascosto da tutti. In Euforia Valeria Golino affronta il tema della malattia e della sua ineluttabilità. Ma il male, in questo caso, è solo il pretesto per indurre i suoi personaggi a scavare nel profondo della loro anima e capire che hanno vissuto fino a quel momento protetti da sovrastrutture, interpretando personaggi da offrire allo sguardo di chi li circonda, amici, colleghi, mogli, amanti.

Le storie dell'orto – La carota

L’estate era appena iniziata e nell’orto gli odori stavano cambiando. Le piante da fiore e le verdure assecondavano la stagione e le colture si susseguivano secondo le leggi della natura. Mino il contadino si trovava sulla porta di casa, assorto in questi pensieri e nella contemplazione del suo piccolo appezzamento, quando un rumore piuttosto sgradevole lo costrinse a tornare con i piedi per terra. “Zio Mino! Zio Mino! Dove sei? Siamo arrivate!”. Le sue orribili nipoti, le gemelle figlie di sua sorella Amilda erano venute a trascorrere qualche giorno in campagna. E sua figlia Claretta aveva deciso di non farsi trovare, dal momento che non sopportava le cugine. Era andata nella piccola casa al mare con i figli.

Le storie dell'orto – Il carciofo

Era giugno e il primo sole estivo cominciava a farsi sentire. Le verdure nell’orto se ne stavano pigramente sdraiate a godersi qualche momento di ozio quando Rino il peperoncino, al quale non piaceva stare senza far niente, propose una partita a pallone. “Ragazzi mi annoio, giochiamo un po’! I nipotini di Mino non ci sono e noi possiamo usare il loro pallone”. “Ma fa troppo caldo per giocare a quest’ora!”, Nello il cavolo era spossato da quel cambio di temperatura, ma vedendo che la proposta aveva suscitato l’entusiasmo dei suoi compagni decise di unirsi a loro.

Le storie dell'orto – La patata

Quella mattina nell’orto di Mino c’era una certa agitazione. Aristide il gallo, dalla sua postazione di cantante mattutino sulla staccionata che delimitava il terreno, vedeva un via vai di verdure e sentiva voci concitate. Decise di scendere e di andare a vedere cosa stava succedendo. Andò verso l’appezzamento di terreno dove erano coltivati i suoi amici per saperne di più. “Ehi Rino” – disse al peperoncino una volta arrivato – “ma che succede? Perché c’è tutta questa agitazione?”. “Ho sentito che questa mattina è nata una nuova verdura. Stanno andando tutti a darle il benvenuto. Raggiungiamo gli altri”.

Racconti omicidi (nel Bel Paese)

Cronache di giornate qualsiasi con finale a sorpresa. O meglio, tutto quello che un individuo farebbe se ascoltasse soltanto il suo istinto, ma che la ragione gli impedisce di fare. Sono i Delitti esemplari nel Bel Paese, l’opera prima di Antonio Fresa.

Le storie dell'orto – La cipolla

Sabato mattina di primavera. Mino e sua moglie avevano deciso di prendersi una giornata di libertà. La figlia, il genero e i nipotini erano andati in città a trovare gli altri nonni e loro due non avevano voglia di dedicarsi alle faccende di casa. “Sai che ti dico Annina?” – disse quella mattina Mino alla moglie, mentre ancora si stava stiracchiando nel letto – “oggi ti porto fuori. Ci facciamo una bella gita al lago e mangiamo al ristorante, serviti e riveriti come due signori”. Detto, fatto. Dopo un paio d’ore Mino e Annina uscirono di casa, ben vestiti e lucidati per la loro giornata di libertà. “Niente acqua alle piante oggi Mino?”, Annina si ricordò dell’orto. “Per un giorno non succederà niente, ci penseremo domani”, rispose il contadino.

Tu l'hai visto "Il caso Spotlight"?

Cronaca di una sera al cineforum e istruzioni per chi ha la memoria corta.
“Questa sera al cineforum danno Il caso Spotlight”. “Ah! Dicono che sia molto bello, andiamo a vederlo. No, aspetta, forse l’ho già visto. Forse, quella sera, a casa, sul pc... ma era proprio quel film? Meglio andare al cinema”.
Inizia così una tranquilla serata al cineforum. Dopo mille elucubrazioni si giunge alla conclusione che un bel film, forse, vale la pena di vederlo anche due volte.

Le storie dell'orto – Il peperoncino

Era una mattina d’estate come tante altre e nel piccolo orto la vita scorreva tranquilla. Fin troppo tranquilla, praticamente monotona. I suoi abitanti giacevano nella terra e nessuno aveva voglia di parlare, forse anche per colpa del caldo. “Ci vorrebbe un’altra bella annaffiata” – disse pigramente Adele la zucca – “con questo caldo una volta al giorno non basta”. Nessuno rispose. Adele si guardò intorno in cerca almeno di uno sguardo di approvazione. Nello il cavolo stava dormendo e Rino il peperoncino guardava in aria sospirando.

Le storie dell'orto

Un giorno nell'orto...

Albeggiava e nell’orto di Mino si stavano formando le prime gocce di rugiada. La casa era ancora immersa nel silenzio e tutti i suoi abitanti dormivano profondamente. Anche il gallo taceva. D’altra parte Aristide, questo il suo nome, non cantava mai all’alba, ma lo faceva ad orari improbabili come le 12 o le 13. Lui era un nottambulo e la mattina faceva fatica a svegliarsi e, di conseguenza, a svolgere il suo lavoro di gallo. Erano inutili i rimbrotti di Mino: “Ma che gallo sei se non canti all’alba? Domani ti metto la sveglia e vediamo se impari a comportarti!”. Niente da fare. Aristide era un sognatore, un gallo davvero poco pratico. Trascorreva le sue serate guardando le stelle e interrogandosi sui misteri della natura (perché il giorno e la notte si susseguono sempre nello stesso modo? Perché ho questa cresta rossa se non posso metterci la gelatina?... e via dicendo). Insomma, pensa e ripensa, finiva per addormentarsi sempre verso le quattro della mattina e va da sé che non ce la faceva a svegliarsi alle cinque per cantare.

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