“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Venerdì, 13 Dicembre 2019 00:00

Nel labirinto... della noia

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Non sono bastati neppure Toni Servillo e Dustin Hoffman a farne un buon film. L’uomo del labirinto, il secondo lavoro alla regia di Donato Carrisi, adattamento cinematografico del romanzo omonimo uscito nel 2017, delude le aspettative del pubblico e in particolare di chi, già appassionato dei suoi libri, aveva apprezzato La ragazza nella nebbia, film di esordio dello scrittore dietro ad una telecamera.

L’uomo del labirinto è un thriller psicologico che avrebbe tutti gli elementi per diventare un film avvincente ma che invece si sgonfia scena dopo scena, rimanendo intrappolato nelle sue stesse suggestioni e in una trama troppo contorta che fatica a dipanarsi.
Samantha Andretti viene rapita all’età di tredici anni mentre torna da scuola. Quindici anni dopo la ritroviamo in un letto d’ospedale, sfuggita al suo carceriere, e messa sotto torchio dal professor Green, un profiler che, indagando nella sua mente e scavando nei suoi ricordi, cerca di ricostruire i quindici anni di prigionia della ragazza per risalire all’identità del suo rapitore e arrestarlo. Lei non ricorda nulla perché – le spiega Green − è stata drogata con una sostanza psicotropa in grado di cancellare la memoria.
Lui è Dustin Hoffman, la cui presenza giustifica il prezzo biglietto. La sua è un’interpretazione impeccabile, senza sbavature e mai fuori dalle righe, come ci si aspetta da cotanto attore. Peccato che rimanga una goccia nell’oceano della brutta recitazione del resto del cast.
Toni Servillo, che paga lo stesso scotto del suo collega americano, è Bruno Genko, un detective ubriacone, esperto di riscossione debiti, a cui anni prima era stato chiesto di indagare sulla scomparsa della ragazza. Rifiutato l’incarico la prima volta, adesso Genko vuole riscattarsi facendo luce sul sequestro e trovando il rapitore. Purtroppo però ha poco tempo perché è gravemente malato di cuore e la sua fine sembra imminente. Servillo, che in questo film appare più consunto che mai, non delude le aspettative dei suoi estimatori, ma anche il suo sforzo attoriale resta fine a se stesso perché non viene supportato da un lavoro corale da parte degli altri interpreti.
Samantha (la sequestrata), è Valentina Bellè, un volto ormai noto del piccolo schermo. Di lei non si può dire che non sappia recitare, ma la sua interpretazione in questo film appare forzata e decisamente esasperata nonché, a tratti, noiosa.
Vinicio Marchioni (il Freddo della serie Romanzo criminale, famoso per gli amanti del genere), che interpreta l’agente di polizia Simon Berish, invece, sembra quasi a disagio e recita come se volesse rimanere un passo indietro ai due comprimari (Servillo e Hoffman). Ma, al netto delle (brutte) interpretazioni, è la sceneggiatura a fare acqua, coronata da un finale che si capisce, ma non troppo.
Il film si sviluppa attraverso i luoghi comuni dell’horror, il già visto (o citazione e omaggio?) del cinema che fa paura: dalle ambientazioni cupe e angoscianti tipiche di Dario Argento, allo spaventoso coniglio di Donnie Darko che Carrisi riprende in toto fino a farlo diventare il leitmotiv di tutto il film. Ma quando il “troppo stroppia” il risultato è un’accozzaglia di immagini, luoghi e simboli che rendono il film banale.
Poco prima dello scadere delle due ore, ecco però che interviene il colpo di scena e tutte le certezze, faticosamente acquisite nel tentativo di decifrare la pellicola, vengono ribaltate. Il finale non è di facile lettura e il sospetto di aver saltato qualche passaggio fondamentale (forse in un momento di sonnolenza?) si fa strada nella mente dello spettatore.
Insomma, il lavoro c’è e si vede, ma la sensazione è che lo stesso Carrisi si sia avventurato in un labirinto di cui non è riuscito a trovare l’uscita.





L’uomo del labirinto
soggetto,
sceneggiatura e regia Donato Carrisi
con Toni Servillo, Dustin Hoffman, Valentina Bellè, Luis Gnecco, Vinicio Marchioni, Stefano Rossi Giordani, Riccardo Cicogna, Caterina Shulha, Orlando Cinque
produttore Donato Carrisi
produzione Gavila, Colorado Film
distribuzione Medusa
fotografia Federico Masiero
montaggio Massimo Quaglia
musiche Vito Lo Re
scenografia Tonino Zera
paese Italia
lingua originale italiano
colore colore
anno 2019
durata 130 min.

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