“La storia è un profeta con lo sguardo rivolto all’indietro: da ciò che fu e contro ciò che fu annuncia ciò che sarà”

Eduardo Galeano

Martedì, 10 Dicembre 2019 00:00

Gillo Pontecorvo: tra politica, giornalismo e cinema

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Senza ombra di dubbio Fabio Francione può essere ritenuto tra i massimi conoscitori dell’opera di Gillo Pontecorvo.

Dopo aver curato nel 2000, per il Lodi Città Film Festival, una grande retrospettiva dedicata al cinema del regista nato nel 1919, le pubblicazioni Il coraggio delle idee. Gillo Pontecorvo intellettuale e cineasta cosmopolita (GS Editrice, 2000) e Gillo Pontecorvo. Brevi scritti veneziani 1992-1996, (Cinemazero, n. 12, 2019), relativa ai pezzi stesi durante la direzione del Festival del Cinema di Venezia, lo studioso presenta ora un nuovo volume – Gillo Pontecorvo. Il sole sorge ancora. Tra politica, giornalismo e cinema (Mimesis, 2019) – che raccoglie la quasi totalità degli articoli, editoriali e interviste pubblicati nell’immediato dopoguerra da Pontecorvo su Pattuglia, settimanale di politica e attualità, con spazi dedicati anche alla cultura, al cinema e persino allo sport ed al tempo libero, legato all’organizzazione della sinistra Alleanza Giovanile. Nel libro sono presenti anche un’interessante sezione fotografica – che testimonia il passaggio di Pontecorvo dal giornalismo al cinema, ampliando così il periodo indagato rispetto a quello della direzione di Pattuglia tra la fine degli anni Trenta e l’inizio dei Quaranta – ed alcune sue interviste a personalità del mondo della cultura come Pablo Picasso, René Clair, Marlene Dietrich ed il fisico Joliot-Curie. Attraverso il materiale raccolto in quest’ultimo volume, l’autore intende ricomporre le relazioni e gli interessi dell’intellettuale in procinto di dedicarsi al cinema.
Quella di Gilberto (detto Gillo) Pontecorvo è una figura particolare nel panorama cinematografico italiano, segnata com’è a livello internazionale dalle stroncature indirizzate al film Kapò (1959) da personalità del calibro di Jacques Rivette e Serge Daney, e da una critica nazionale che, sostiene Francione, non ha saputo cogliere il perfezionismo con cui il regista affrontava le sue centellinate produzioni filmiche. “Su questa incomprensione di fondo, Pontecorvo è stato marginalizzato in zone periferiche e inadeguate alla sua caratura internazionale, sopravanzato peraltro da registi e autori che avevano la medesima formazione intellettuale e provenivano dai ranghi dell’antifascismo militante o derivato”.
A cento anni dalla nascita, sostiene il curatore del volume, qualcosa sembra essere cambiato, tanto che pare ormai possibile dare “una nuova e inedita lettura dell’intera opera che, se ha il suo centro nevralgico di verifica nel suo cinema, riserva ulteriori messe a punto sia di comprensione del suo itinerario intellettuale, proprio nella sua formazione giovanile con le frequentazioni parigine alla vigilia della Seconda guerra mondiale, l’iscrizione al Partito Comunista, la militanza nella Resistenza e l’inizio di un’attività giornalistica che avrà il suo apice con la direzione di Pattuglia, uno dei periodici destinati alla gioventù comunista e socialista europea, che non avrà vita lunga né facile – e dal 1946-47 al 1953, anno in cui cesserà le pubblicazioni, sposterà la sua redazione da Milano a Roma e nella capitale in più sedi – ma che sarà palestra di vita sia per il futuro regista, che vi lavorerà fino al 1950, sia per la nuova classe dirigente e intellettuale del paese”.
È a partire dal 1947 che Pontecorvo, su invito della direzione del Partito Comunista, inizia a collaborare con la pubblicazione Pattuglia sostituendo, l’anno successivo, il poeta Alfonso Gatto alla direzione. Negli articoli scritti da Pontecorvo per la rivista è ravvisabile, sostiene Francione, il ricorso ad una scrittura prevalentemente visiva. L’intellettuale preferisce “far muovere in contesti definiti persone e personaggi di cui si scrive. Non lesina fendenti e giudizi negli editoriali. D’altronde il giornale ha posizioni nette e precise. Alla stessa maniera usa la fotografia non come semplice illustrazione, ma come cornice essenziale del racconto. L’impaginazione del giornale ne è riflesso”. L’avventura di Pontecorvo alla direzione della pubblicazione termina nel marzo del 1950, quando la direzione passa nelle mani Ugo Pecchioli e tale resta sino alla chiusura dell’esperienza editoriale avvenuta nel 1953.
I fatti d’Ungheria sanciscono l’abbandono del Partito Comunista da parte di Pontecorvo che decide di continuare la sua battaglia per la libertà “con altri mezzi e media e a tutte le latitudini del globo. Il suo cinema sarà imprevedibilmente studiato da movimenti politici d’opposizione come il Black Panther Party”.  Pochi, come detto, sono i film realizzati dal regista: Giovanna, episodio del film La rosa dei venti (1956), sull’occupazione della fabbrica da parte delle operaie di un’industria tessile di Prato; La grande strada azzurra (1957); Kapò (1959); La battaglia di Algeri (1966); Queimada (1969); Ogro (1979); Nostalgia di Giovanna, episodio del film I corti italiani (1997). Per quanto riguarda la produzione documentaria: Missione Timiriazev (1953); Porta Portese (1954); Festa a Castelluccio (1955); Uomini del marmo (1955); Pane e zolfo (1956); Cani dietro le sbarre (1958); L'addio a Enrico Berlinguer (1984); Udine, episodio di 12 registi per 12 città (1989); Danza della fata confetto (1996); Un altro mondo è possibile (2001); Firenze, il nostro domani (2003).





Fabio Francione
Gillo Pontecorvo. Il sole sorge ancora. Tra politica, giornalismo e cinema
Mimesis edizioni, Milano-Udine, 2019
pp. 174

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