“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Letteratura

Letteratura La bottega dei libri

«Narravano che la più misteriosa tra le botteghe fosse la bottega dei libri: da essa pare venisse un diabolico miscuglio di trame e vicende che contagiava i passanti più frettolosi tramutandoli in lettori accaniti».

Martedì, 16 Febbraio 2016 00:00

Una scrittura geopoetica testimone di guerra

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 "Ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione".
                                             (Cesare Pavese, La casa in collina)

  
"Bella la vita dentro un catino,
bersaglio mobile di ogni cecchino,
bella la vita a Sarajevo città,
questa è la favola della viltà".
(CSI, Cupe vampe)


Come nota Bertrand Westphal, il principale esponente della geocritica – una branca della critica letteraria che presta particolare attenzione ai luoghi – negli ultimi anni la nozione di spazio (soprattutto paesaggio e spazio urbano) ha assunto un'importanza sempre maggiore in letteratura. Infatti, nella contemporaneità – scrive ancora Westphal – assistiamo ad una “spazializzazione del tempo”: la stessa scrittura è creatrice di spazio, inanella nel suo incedere luoghi anche estremamente diversi tra loro. Si può così parlare di “geopoetica”, “ossia un’esperienza discorsiva che si fa creatrice di mondi”.

Lunedì, 15 Febbraio 2016 00:00

Il servitore della bellezza

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“La convinzione, nonostante tutte le prove del contrario, che una qualche tremenda, accecante bellezza stia per discendere e, come l’ira di Dio, risucchiare tutto, rendendoci orfani, liberandoci, lasciandoci lì a domandarci come faremo a ricominciare da capo”.

 

Ogni volta che inizio un libro di Cunningham è come se venissi risucchiata in un vortice in cui si mischiano carni umane e odori spiacevoli, sapori e ferite represse, dal gusto acre, forte; bellezze e orrori di tutti i giorni, in fondo a tutto una profondissima rivelazione della mente umana, capace ancora di sentire alla fine di ogni pensiero difficile il più piccolo languore della pelle. È pura commistione la sua scrittura, uno squarcio che rivela tutte le volte la familiarità che esiste tra il corpo e la mente. Il superamento presunto o immaginario di queste due dimensioni terrestri, dell’intelligenza e dello scuotimento dei sensi, viene risolto nell’arte, ma alla condizione che colui che si interroga sia capace di vivere pienamente e con gratitudine la vita.

Sabato, 13 Febbraio 2016 00:00

Uniti dal diritto a essere felici

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Prima di tutto, mi piace ricordare che Giuseppe Catozzella è Goodwill Ambassador Onu. Un “ambasciatore di buona volontà” delle Nazioni Unite. Questo titolo onorifico lo ha ottenuto grazie alla parola. In particolare alla parola scritta, quella del suo precedente lavoro: Non dirmi che hai paura. Per dire, o meglio per ricordare, che la parola non solo è in principio come scrisse l’evangelista, ma è anche, oggi, sempre, uno strumento di potenza ineguagliabile.

Spunti da Le Occasioni di Eugenio Montale.



La tua vita è quaggiù dove rimbombano                 55

le ruote dei carriaggi senza posa

e nulla torna se non forse in questi

disguidi del possibile. Ritorna

là fra i morti balocchi ove è negato

pur morire; e col tempo che ti batte                       60

al polso e all'esistenza ti ridona,

tra le mura pesanti che non s'aprono

al gorgo degli umani affaticato,

torna alla via dove con te intristisco,

quella che additò un piombo raggelato                    65

alle mie, alle tue sere:

torna alle primavere che non fioriscono.1

Mercoledì, 03 Febbraio 2016 00:00

Narratologia al femminile

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Lo spunto per stendere queste note con le quali mi propongo di stabilire una base di riflessione su un argomento che, in qualche modo, mi riguarda me l’ha dato Gianni Riotta. Con il suo articolo apparso su La Stampa il 1° settembre 2015 dal titolo Arriva “Purity”, il nuovo libro di Jonathan Franzen contro tutti, il giornalista, dopo aver letto una copia staffetta in lingua originale, anticipa il contenuto del nuovo romanzo del maggior scrittore americano vivente che Einaudi pubblicherà a febbraio. Dice Riotta: ”Franzen ha scritto un libro divertente, critico, sarcastico, pieno di irriverenti verità sulla disfunzionale società americana del presente”. È lecito credere che tale giudizio possa essere in buona parte esteso anche alla società del nostro Paese. Ma non è di questo che intendo parlare. Lo farò dopo aver letto il romanzo.

Di Ammaniti si sono dette molte cose: che ha cannibalizzato la letteratura degli anni Novanta, fagocitandola in una pavida commistione di realismo e fantascienza; che è emerso dalla polpa dei libelli di scarsa qualità di origine americana, proponendo storie dalla lettura agevole, che spesso però raccontavano di scene truculente, in cui copiosi fiotti di sangue dalla consistenza sintetica finivano per imbrattare quelle paginette usa e getta.

Mercoledì, 20 Gennaio 2016 00:37

Anna e Tolstòj

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Appena finisci il libro, leggi l’ultima parola, ti fermi sull’ultimo punto e chiudi l’ultima pagina, ti chiedi subito se sia possibile in qualche modo dire qualcosa, parlare e discuterne con amici e conoscenti, interrogare gli apparati critici e formulare un pensiero scrivibile. Magari non lo è, Tolstòj ha scritto tanto e tutto, ma poi dopo un po’ ci si chiede e ci si risponde subito, perché è la rabbia e il dolore che te lo suggeriscono: non è possibile, è necessario. Eppure non puoi farlo subito, la mole del libro e il tempo che ci hai impiegato per leggerlo hanno costruito intorno a te una sorta di seconda pelle, un’altra vita che abiti nel solo gesto di aprire il tomo e isolarti dal mondo.

Con il 2015, vi ho tormentato con ruggini, strade, fiumi dannati e mostri onanisti. Insomma, il mondo letterario nord-americano. Concludendo, alla fine del mio viaggetto, che gli Stati Uniti, criticabili per tanti aspetti, vantano scrittori-anticorpi che il peggio te lo sbattono in faccia senza remore. Alcuni si spingono molto in là, superano la diagnosi e offrono strumenti di auto-terapia.

Sabato, 09 Gennaio 2016 00:00

Quando saremo felici

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Quando siete felici, fateci caso, è questo il meraviglioso titolo che svetta sull’abbagliante copertina del libro. Sfido chiunque a non innamorarsene subito, risplende sullo scaffale accanto ai tanti volumi tristi e seri, dai colori cupi.

Venerdì, 08 Gennaio 2016 00:00

Dell'umanesimo nel cosmo

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Mi è capitato tra le mani per caso, in questi giorni. Stavo facendo un po’ di ordine nella mia libreria, in ogni angolo accessibile di casa, con mia moglie che mi lanciava sguardi obliqui. “Non c’è dubbio che i tuoi figli" − i nostri − "tutti e due abbiano preso da te i geni del caos” mi dice Laura sospirando.
Ed è stata quella parola “caos” a farmi scattare la curiosità di mettermi alla ricerca di un libro che avevo letto un paio d’anni prima. Una buona mezz’ora, ma poi l’ho trovato. È delle Edizioni Laterza, il titolo Disumane lettere di Carla Benedetti.

Si tratta di un romanzo apprezzabile secondo diversi livelli di significato, i cui fili conduttori si annodano intorno a due punti particolari: il tormento e la letteratura. Così esplicitato, l’argomento del libro ricorda un tòpos di cui si è pressoché abusato, quello del poeta maledetto, o ancora del turbamento dello scrittore romantico. Tuttavia Auster ci introduce in questo sentiero irto di spine in maniera del tutto inaspettata; per questo è opportuno analizzare i tre livelli sovrapposti di significato.

Martedì, 29 Dicembre 2015 00:00

Su quell'intervista a David Foster Wallace

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A chi non ne avesse ancora affrontato la lettura potrebbe bastare − per essere indotto a farlo − quanto sostiene D.T. Max (Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi – Vita di David Foster Wallace): l’intervista rilasciata da DFW a Larry McCaffery nell’estate 1993 “è imprescindibile” per poter comprendere questa straordinaria figura dell’universo letterario contemporaneo.

Martedì, 22 Dicembre 2015 00:00

Polifonia bulgara per voci di donna

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”Scrivo verità, non ho tempo per le bugie. Non si scrive per soldi in Bulgaria. Si scrive per allontanare lo spettro del dolore". Così si era presentata Zdravka Evtimova all’ultimo Festivaletteratura di Mantova, per parlare di sé e del suo romanzo Sinfonia, vincitore del Premio Balkanika 2014. La scrittrice, considerata una delle voci più alte della letteratura bulgara contemporanea, sceglie le vicende di quattro donne per parlarci del suo Paese negli anni ’90, fuori dalla dittatura comunista e dentro a quella del denaro.

Martedì, 15 Dicembre 2015 00:00

La bellezza, le parole, la storia

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Non c’è niente di più bello, forse, di quell’arte che si dichiari da subito libera, indipendente, mal disposta nei confronti del potere che vorrebbe fagocitarla e direzionare il suo corpo nel senso sporco del mero interesse. È un’arte attenta alla sua missione, esiste per se stessa, priva di pesi teleologici, contiene bellezza e quella particolare luce che le deriva dall’immobilità di un’idea. In fondo c’è spazio per una sola intenzione nella composizione di un’opera, ed è quella dell’artista, il suo mondo e le sue suggestioni, i principi e la sua esistenza sono la sola forza che permette il compimento di un’eredità senza testamento, poiché, in questa visione delle cose, è impossibile cercare una religione che abbia ispirato l’esecutore.

Mercoledì, 09 Dicembre 2015 00:00

Stati Uniti e letteratura: gli scrittori-anticorpi

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Così, siamo arrivati alla fine di questo viaggio nella letteratura americana. O meglio: voi continuate a viaggiare come e quando volete. Diciamo che per Il Pickwick quest’anno mi ero ripromesso di capire qualcosa di più sul mondo letterario degli Stati Uniti. Prima mi sono buttato sui saggi di David Foster Wallace, poi è venuta la volta di quel mostro al fulmicotone che è Infinite Jest, quindi Suttree di Cormac McCarthy e un girone dannato targato Tennessee.
Non so se gli Stati Uniti si trasformeranno nell’Onan prefigurato da Wallace oppure riscopriranno le loro radici fluviali. Insomma, la nuova frontiera è tutta da prefigurare. Resta il fatto che se le premesse sono il deserto di ruggine che descrive questo libro di esordio di Philipp Meyer, è molto probabile che stiano mettendo i tasselli giusti per arrivare non tanto all’Onan quanto a La strada. Sempre per restare a McCarthy. O a quello e quell’altra.

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