“La sua vita fu un gomitolo di illuminazioni e di sbagli”

Il'ja Grigor'evič Ėrenburg, su Marina Ivanovna Cvetaeva

Letteratura

Letteratura La bottega dei libri

«Narravano che la più misteriosa tra le botteghe fosse la bottega dei libri: da essa pare venisse un diabolico miscuglio di trame e vicende che contagiava i passanti più frettolosi tramutandoli in lettori accaniti».

Mercoledì, 10 Ottobre 2018 00:00

Natalia Ginzburg, critica letteraria

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Nel 2015 il Corriere della Sera offrì ai suoi lettori un e-book dal titolo Vivere il romanzo, che raccoglieva alcuni interventi critici di Natalia Ginzburg (1916-1991), tratti dal volume La critica letteraria e il Corriere della Sera, 1945-1992, curato da Mauro Bersani e pubblicato due anni prima dalla Fondazione del giornale.

Lunedì, 08 Ottobre 2018 00:00

La storia dello sguardo secondo Mark Cousins

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Grazie all'editore Il Saggiatore è stato pubblicato in lingua italiana, con la traduzione di Alessandro D’Onofrio, il volume Storia dello sguardo (2018) del nord-irlandese Mark Cousins, autore di The Story of Film: An Odyssey (2011): un monumentale documentario sulla storia del cinema in quindici episodi dalla durata di un’ora cadauno trasmesso originariamente dall'emittente televisiva digitale britannica More4, costola di Channel4, presentato al Toronto International Film Festival nel 2011 e passato in Italia su Sky.

Mercoledì, 03 Ottobre 2018 00:00

Padri e figli secondo Andrea De Carlo

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I personaggi di De Carlo avevano come passaggio fondamentale − per prendere il titolo di un suo libro, Due di due − la dualità tra il maschile e il femminile. Per riassumere, De Carlo ha sempre scritto di amori eterosessuali, ha scandagliato i cuori maschili come pochi altri, sicuro che l'amore non è un termine che si declina solo al femminile.

Sabato, 29 Settembre 2018 00:00

Luciano Canfora e il moto violento della storia

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“È stata un gran flagello questa peste; ma è anche stata una scopa; ha spazzato via certi soggetti, che, figliuoli miei, non ce ne liberavamo più”.
Luciano Canfora ha scelto la frase pronunciata da don Abbondio nel XXXVIII capitolo dei Promessi Sposi come epigrafe all’ultimo volume edito da Laterza: La scopa di don Abbondio, composto da undici capitoli e da un’appendice di interventi di Togliatti, Nenni e Thomas Mann.

Giovedì, 20 Settembre 2018 00:00

García Lorca oscuro

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Chi ama la poesia spagnola, e quella di Federico García Lorca in particolare, non dovrebbe lasciarsi sfuggire questo importante volume edito da Garzanti, che raccoglie i sonetti (custoditi segretamente dalla famiglia e pubblicati per la prima volta in Spagna solo nel 1984) ispirati agli amori omosessuali del poeta, e una scelta di Suites risalenti agli anni Venti.

Martedì, 11 Settembre 2018 00:00

Jean Genet: commediante, martire e poeta

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Su Jean Genet si è scritto di tutto. Lui stesso ha scritto di tutto sulla sua vita memorabile, oscena, truffaldina, illegale, blasfema, autodistruttiva, vagabonda, fuori controllo. Nato a Parigi da padre ignoto nel 1910, affidato dapprima all’assistenza pubblica, quindi adottato da una famiglia contadina premurosa e attenta, già dall’infanzia manifestò atteggiamenti antisociali e ribelli, macchiandosi di piccoli furti ed esibendo provocatoriamente la sua attrazione per uomini più adulti, specialmente se violenti o emarginati. I frequenti arresti e la detenzione in diverse prigioni cristallizzarono in lui sia le inclinazioni omosessuali, sia una morbosa fascinazione verso le manifestazioni di brutalità fisica.

Mercoledì, 12 Settembre 2018 00:00

Il genere distopico tra immaginario e realtà

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“La fortuna attuale del genere distopico nell’immaginario collettivo si spiega facilmente: malgrado le meraviglie tecnologiche [...] facciano di tutto per saturare il principio di piacere in quell’eterno presente che ha assunto il nome di epoca postmoderna, tuttavia il sonno del mondo globale è attraversato da incubi e pericolose minacce; e anzi, proprio perché il migliore dei mondi possibili ci dicono che è già qui con noi, l’unica cosa che siamo capaci di immaginare nel futuro è l’allargarsi delle contraddizioni che tuttavia già si affacciano. Risultato è il diffondersi delle storie che raccontano un rovinoso descensus verso il peggio...”.

Martedì, 28 Agosto 2018 00:00

Ricordando Ugo Betti

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Per nostra fortuna, c’è stato chi ha avuto l’intelligente idea di riprodurre su YouTube alcune rappresentazioni teatrali (ormai pressoché introvabili nelle versioni a stampa) di Ugo Betti. Possiamo così fruire non solo di magistrali interpretazioni di attori del calibro di Buazzelli, Randone, Mauri, Salerno, Gassman, ma anche apprezzare testi di elevato spessore etico, e di intenso impegno civile.

Lunedì, 27 Agosto 2018 00:00

Immagini e guerre contemporanee

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Nel un corposo volume curato da Maurizio Guerri Le immagini delle guerre contemporanee (Meltemi 2018)diversi studiosi ragionano a proposito del rapporto immagine/guerra nella contemporaneità. A partire dalle immagini cui gli eventi bellici sono connessi, il volume riflette su alcuni momenti fondamentali di trasformazione dei conflitti bellici della storia contemporanea evidenziando che se storicamente le immagini hanno documentato, pur nella loro parzialità, la guerra, da qualche tempo sembrano essere divenute esse stesse parte della conduzione delle attività belliche; si pensi, ad esempio, al ricorso sempre più frequente allo sguardo offerto dai droni.

Nell’immensa e solitaria opera di analisi critica dei valori di una modernità colta al suo crepuscolo, Walter Benjamin si fa forte di un’arma a lui estremamente congeniale: la citazione.
Strana ambizione la sua di voler comporre in vita un libro esclusivamente costituito di frammenti di citazioni! Infatti, a partire dall’importante saggio critico su Le affinità elettive (1921), la tecnica procedurale delle citazioni e il gusto, tutto personale, verso il “citazionismo”, avranno per Benjamin una funzione centrale in ogni sua opera successiva.

L’Italia si sta dimostrando ormai da qualche tempo un Paese dalla memoria corta e dalla vista selettiva e ciò appare particolarmente evidente se si fa riferimento ai fenomeni migratori che toccano il Paese.
Memoria corta perché se c’è una nazione che ha visto partire la sua gente alla ricerca di lavoro e di condizioni di vita migliori questa è proprio l’Italia. Di ciò non c’è traccia nei mantra ripetuti da piccoli politici nostrani senza scrupoli a caccia di facili consensi. Questa storia di migrazioni è stata raccontata tanto dalla letteratura − a partire da Edmondo De Amicis con i suoi emigranti diretti verso il Nuovo Mondo a fine Ottocento e Giovanni Pascoli con i suoi versi sull’Italia raminga a inizio Novecento − quanto dal cinema − che sin dagli anni Dieci ha affronto le migrazioni italiane transoceaniche con Febo Mari e Umberto Paradisi.

Mercoledì, 25 Luglio 2018 00:00

“Cairn”, tra lutto e rinascita

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Un libro dedicato alla perdita, patita o inferta, questo di Enrico Testa (Genova, 1956), alla sua quinta prova nella collezione bianca di Einaudi. Versi che interrogano la mancanza, il disorientamento, la solitudine seguita a un lutto, in un’atmosfera che ricorda, persino in alcune modulazioni formali oltre che in certe ambientazioni di interni, la Satura montaliana, permeata dalla sottile e penetrante nostalgia di una presenza-fantasma: assente nella concretezza della realtà, incombente nel pensiero e nel sogno.

Venerdì, 20 Luglio 2018 00:00

I racconti urticanti di Tommaso Landolfi

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Dei racconti di A caso, pubblicati da Tommaso Landolfi nel 1975 e vincitori del Premio Strega, Italo Calvino scrisse che avevano lo stesso effetto di “un’unghia che stride contro un vetro, o d’una carezza contropelo”. Si tratta di tredici storie urticanti, percorse da sentimenti aggressivi, irrisori o polemici, animate da personaggi sogghignanti e ostili, com’era nella consuetudine del loro autore, uno dei maggiori della nostra letteratura novecentesca, per quanto poco conosciuto a causa della sua algida riservatezza e della sua scrittura ricercata e di difficile presa sul pubblico.

Giovedì, 12 Luglio 2018 00:00

La Roma distrutta di Aurelio Picca

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“Quando la vidi non sapevo fosse Roma... La luce del mattino timbrava ogni oggetto. Anche l’asfalto era una pista. Ma nessuna macchina o moto la percorreva. Il cielo, molto alto, sono sicuro che aveva abbandonato con gentilezza l’alba e andava a rincorrere il sole di giugno”.
È l’avvio, poeticissimo, dell’ultimo romanzo di Aurelio Picca (Roma, 1957), Arsenale di Roma distrutta, in cui l’autore narra di un bambino treenne che, scendendo da un autobus sulla via Appia insieme alla tata, ha la sua prima fatale e prodigiosa visione della Capitale. Da qui nasce il suo rapporto di passione e dipendenza viscerale con la città, durato l’intera esistenza.

Giovedì, 05 Luglio 2018 00:00

Solo un Dio ci può salvare

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“Entra. Sorprende il suo aspetto. Piccolo, piccolissimo, in costume regionale grigioverde dai risvolti ricamati, indossa dei knickers. Mi sconcerta il suo aspetto di contadino un po’ tarchiato, vestito a festa. Capelli d’argento, l’occhio nero, lo sguardo acuto, appare stanco. Una certa tristezza si legge sul viso dalle guance scavate, qualcosa di tragico... Un provinciale curioso che non si sarebbe mai avventurato fuori dalla sua terra natale”. Con queste parole lo descrisse il suo discepolo Frédéric de Towarnicki (1920-2008), incontrando per la prima volta a venticinque anni nel 1945 Martin Heidegger nella sua casa di Zähringen. Il rapporto tra i due durò circa un trentennio, in maniera discontinua e problematica: originale, anticonformista, vulcanico l’allievo; meditativo, austero, criptico il filosofo. Tornato nel periodo della protesta sessantottesca a visitare il Professore ormai vecchio, deluso, isolato, de Towarnicki osò chiedergli il motivo del suo tragico errore del 1933, contestandogli duramente la collaborazione con il nazismo. “Dummheit”, rispose allora Heidegger: “Stupidità”.

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