“Noi siamo ciò su cui manteniamo il silenzio”.

Sándor Márai

Letteratura

Letteratura La bottega dei libri

«Narravano che la più misteriosa tra le botteghe fosse la bottega dei libri: da essa pare venisse un diabolico miscuglio di trame e vicende che contagiava i passanti più frettolosi tramutandoli in lettori accaniti».

Sabato, 16 Giugno 2018 00:00

Annie Ernaux e l'autobiografia impersonale

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“Azzardo una spiegazione: scrivere è l’ultima risorsa quando abbiamo tradito”.
A dirlo è Jean Genet scrittore e poeta francese molto discusso del Novecento, la cui opera letteraria era così intimamente connessa alla sua vita privata tanto da rendere complessa la distinzione tra realtà e immaginazione, cose inventate e episodi accaduti realmente.
Qualcosa di simile accade con Annie Ernaux, ma senza polemica né discussione: la scrittrice contemporanea dichiara infatti esplicitamente che gli eventi di cui parla nelle sue opere sono reali e del tutto aderenti alla verità.

Prossimo ormai ai novant’anni, il filosofo francese Michel Serres continua a stupire il mondo con la sua saggistica vivace, piena di entusiasmo e ottimismo, aperta ad ogni rivoluzionaria scoperta scientifica e tecnica, solidale con le giovani generazioni che abitano il virtuale. Decisamente favorevole alla “civiltà dell’accesso”, ama presentarsi come strenuo difensore di Internet e di Wikipedia, e di qualsiasi nuova modalità di espressione nella scrittura, nel linguaggio parlato, nell'arte, per una cultura finalmente accessibile a chiunque, in ogni luogo, senza barriere e pedanteschi paludamenti.

Lunedì, 11 Giugno 2018 00:00

Poetry non deve morire

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Cesare Viviani (Siena, 1947) affianca all’attività letteraria quella di psicanalista. Come poeta, è partito da posizioni dadaiste (L’ostrabismo cara, 1973, e Piumana, 1977), ma in seguito il suo percorso non ha trascurato cadenze dialogiche, narrative e talvolta epigrammatiche (Preghiera del nome, 1990, premio Viareggio; La forma della vita, 2005; Credere nell’invisibile, 2009; Osare dire, 2016). Come saggista, ha esplorato i territori della creazione poetica, dei processi mentali e della convivenza civile (La voce inimitabile. Poesia e poetica del secondo Novecento, 2004; Non date le parole ai porci, 2014).

Martedì, 29 Maggio 2018 00:00

Razzisti si diventa

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Scrivere di Educare all’odio. L’antisemitismo nazista in tre libri per ragazzi significa innanzi tutto parlare di una più che apprezzabile e meritoria scelta editoriale che mette a disposizione del pubblico italiano – studiosi e ricercatori o semplici lettori interessati all’argomento – un volume prezioso, che per la prima volta in Italia traduce e pubblica tre libri illustrati per bambini e ragazzi, stampati in Germania nel 1936, nel ’38 e nel ’40 e destinati ad inculcare nei giovani tedeschi il più becero, esplicito e sguaiato antisemitismo di cui l’apparato propagandistico del nazionalsocialismo fosse capace.

Giovedì, 17 Maggio 2018 00:00

La vedova e il poeta

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Nella primavera del 1875 il ventunenne Arthur Rimbaud visse per quasi un mese a Milano, ospite di un’anziana vedova, in un appartamento affacciato su Piazza del Duomo. Proprio in quei giorni prese la decisione di abbandonare la scrittura, dando inizio a una nuova esistenza, sempre avventurosa e anticonvenzionale, ma non più votata al demone dell’arte.

Lunedì, 07 Maggio 2018 00:00

Chiodi nella memoria di Ágota Kristóf

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L’editore ticinese Casagrande propone, con la traduzione di Fabio Pusterla e Vera Gheno, le poesie che Ágota Kristóf scrisse in ungherese prima del suo forzato esilio a Neuchâtel, andate perdute in quel tragico frangente. Ricostruite successivamente nella memoria, ad esse furono aggiunti nuovi versi, composti sia nella lingua materna sia direttamente in francese durante gli anni trascorsi in Svizzera.

Venerdì, 27 Aprile 2018 00:00

La filosofia come stile di vita: Pierre Hadot

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Pierre Hadot (Parigi, 1922 − Orsay, 2010), cresciuto a Reims in una famiglia di fervente fede cattolica, dopo gli studi di filosofia e teologia, prese i voti nel 1944. Dieci anni dopo lasciò il sacerdozio, si sposò, impiegandosi dapprima come bibliotecario e in seguito come ricercatore al CNRS. Direttore della École pratique des hautes études dal 1964 al 1986, fu poi  nominato professore (per iniziativa di Michel Foucault) al Collège de France nel 1982. I suoi campi di interesse furono rivolti soprattutto alla filosofia antica, all’orfismo e al neoplatonismo, ma si occupò anche di letteratura (Goethe) e di pensatori novecenteschi (Bergson e Wittgenstein).

Venerdì, 20 Aprile 2018 00:00

L'Alba epigrammatica di Beppe Fenoglio

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L’epigramma, di cui Leopardi indicava i tratti fondamentali nell’arguzia e nella brevità, ha una tradizione millenaria nella nostra letteratura. Il termine deriva dal greco ἐπί-γράφω (“scrivere sopra”) e originariamente indicava la breve formula posta sulle lapidi funerarie. In età classica, i pochi versi che lo caratterizzavano si indirizzarono verso composizioni poetiche di vario genere, assumendo toni burleschi, licenziosi, celebrativi o di aspra critica civile e politica.

Confesso di non avere letto Open, l’autobiografia di Agassi, ma in molti me ne hanno parlato come di un bel libro. E confesso di avere mantenuto un atteggiamento snob di fronte al consiglio di cimentarmi con esso. Credo per una sorta di rifiuto nei confronti di chi racconta la sua vicenda di atleta sportivo. Che finisce per essere autoreferenziale.

Lunedì, 09 Aprile 2018 00:00

L'altrove poetico di Federico Hindermann

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L’editore milanese Marcos y Marcos ha pubblicato all’inizio di quest’anno un’antologia dell’opera di Federico Hindermann (Sempre altrove. Poe­sie scel­te 1971-2012), curata da Mat­teo M. Pe­dro­ni e in­tro­dot­ta da Fabio Pu­ster­la.
Hindermann, poeta coltissimo e appartato quanto pochi, nacque in provincia di Biella nel 1921 da padre svizzero-tedesco e madre piemontese, passò la sua prima infanzia a Torino e si trasferì poi a Basilea. Qui e a Zurigo studiò romanistica e letteratura comparata, intraprendendo la carriera giornalistica. Dal 1950 divenne lettore all'università di Oxford e, conseguito il dottorato, ricoprì la carica di professore di filologia romanza all'università di Erlangen. Tornato in Svizzera, si dedicò all’attività di traduttore e di direttore editoriale per la casa editrice Manesse. Morì ad Aarau nel 2012. La sua produzione letteraria iniziò nel 1941 con la pubblicazione di poesie in tedesco, ma dal 1978 proseguì servendosi principalmente della nostra lingua.

Mercoledì, 04 Aprile 2018 00:00

Dalla “Casa” incantata, attraverso il tempo

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 ... proietta ricordi sfiniti di vecchi bambini
                                                                                        
(F. Guccini, Acque)

 



La casa dei bambini
, di Michele Cocchi, è uno stupefacente romanzo che racchiude al suo interno tre veri e propri romanzi diversi legati fra di loro dal tempo e dal ricordo. La “Casa dei bambini” che dà il titolo al libro è un orfanotrofio al quale vengono affidati i piccoli rimasti senza genitori. Siamo infatti in un periodo non definito che prelude ad una guerra, in cui un regime dittatoriale sta combattendo duramente contro i ribelli. La “Casa” è un universo a sé stante, quasi una specie di “montagna incantata” separata dal mondo esterno, del quale i bambini non conoscono nulla.

Mercoledì, 28 Marzo 2018 00:00

Quando i figli presentano il conto

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Nel buio della notte rotto soltanto da qualche lampione dalla luce fioca e traballante, nel desolato parcheggio di palazzoni di periferia di una città emiliana che si ostina per pudore e per miopia a non prendere atto di come le fondamenta su cui si crede e si racconta costruita siano in realtà  sempre meno stabili, si incrociano le tragedie di due uomini di mezz'età che non hanno più notizie dei rispettivi figli.
I due, seppur in epoche diverse, sono approdati in questa cittadina del Nord con la speranza di aver finalmente raggiunto un luogo ove, pur a costo di tanti sacrifici, il lavoro avrebbe potuto garantire loro se non la felicità almeno la tranquillità economica. È nella periferia di questa città che vengono a contatto le vite di Pasquale, un migrante “interno” giunto dal Sud, che ha vissuto la fabbrica a testa alta dandosi da fare nel sindacato, e Mustafà, arrivato più recentemente dal Marocco, che ha dedicato l’esistenza alla sua piccola attività di ristorazione. Due migranti considerabili “integrati” da una comunità locale storicamente tendente a fare del lavoro l’unico orizzonte di vita tanto da rendere non di rado difficilmente distinguibili gli immaginari operai da quelli dei piccoli imprenditori, spesso provenienti dalle fila dei primi.

Gabriella Caramore ci introduce, con sapienza e rigore, alla poesia di Endre Ady situandola storicamente e socialmente nel cuore dell’Ungheria di inizio ‘900, Paese dilaniato e sottomesso, in perpetua lotta contro gli oppressori austriaci e lacerato da contrasti interni.
L’accurata ricostruzione biografica effettuata dalla curatrice (che insieme a Vera Gheno si è occupata anche della traduzione dei testi) viene accompagnata da un commento che ne ricollega gli snodi fondamentali ai nuclei più rilevanti della produzione poetica, a partire dalle origini familiari, e poi attraverso gli studi, i viaggi, gli amori, la malattia: soprattutto esplorando evoluzioni e involuzioni del credo ideologico e spirituale dell’autore.

Martedì, 13 Marzo 2018 00:00

L'ascesa del nazismo nei racconti di Isherwood

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I sei racconti che compongono Addio a Berlino di Christopher Isherwood (1904-1986) sono stati scritti tra il 1930 e il 1933, e pubblicati per la prima volta in un unico volume nel 1939. Lo scrittore inglese dopo la laurea a Cambridge si era trasferito per alcuni anni nella capitale dell’allora Repubblica di Weimar, un po’ per sfuggire alla plumbea e intransigente atmosfera britannica, un po’ per approfondire le sue conoscenze linguistiche, e più probabilmente perché attratto dalla fama di anticonformismo e libertà sessuale della città tedesca. Dagli anni del liceo, Isherwood aveva stretto una relazione con il poeta Wystan Hugh Auden, con cui condivise poi un intenso legame affettivo e intellettuale, viaggi e collaborazioni editoriali, e il definitivo trasferimento in America nel 1939.

L’originalità di questo piccolo volume appena riedito da Abscondita è costituita dal fatto che il più grande poeta francese della seconda metà del ’900, Yves Bonnefoy, rilegge qui un eccezionale protagonista dell’arte americana del secolo scorso, Edward Hopper.
Lo rilegge e ce lo presenta come solo può fare un poeta: poeticamente.

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