”In coscienza, Kàtja, non lo so.“

Anton Pavlovič Čechov

Letteratura

Letteratura La bottega dei libri

«Narravano che la più misteriosa tra le botteghe fosse la bottega dei libri: da essa pare venisse un diabolico miscuglio di trame e vicende che contagiava i passanti più frettolosi tramutandoli in lettori accaniti».

Mercoledì, 13 Novembre 2019 00:00

Fanfolando con Fosco Maraini

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Fosco Maraini fu tutto fuorché fosco. Chiarissimo, limpido e appassionato, vorace di vita e di avventura, viaggiatore instancabile, etnologo, orientalista, alpinista, fotografo, scrittore e poeta. Nato a Firenze nel 1912, figlio di uno scultore ticinese e di una scrittrice anglo-ungherese, crebbe bilingue nello stimolante ambiente artistico e intellettuale fiorentino, laureandosi in Scienze Naturali e Antropologiche.

Lunedì, 04 Novembre 2019 00:00

Chiudiamo le scuole!

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Che ricordo abbiamo, quasi tutti, di Giovanni Papini? Io personalmente, che da ragazza avevo letto con qualche entusiasmo Un uomo finito, mantengo una vaga impressione di lui come severo censore della mollezza letteraria, culturale, civile del popolo italiano: prima classicista, poi futurista, poi convinto interventista, quindi fascista, e infine intransigente cattolico.

Venerdì, 25 Ottobre 2019 00:00

Variazioni naturali nella poesia di Jan Wagner

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Jan Wagner, berlinese di adozione, è nato nel 1971 ad Amburgo. Vincitore del prestigioso premio Büchner nel 2017, in Germania ha pubblicato sette raccolte di poesia.
Variazioni sul barile dell'acqua piovana, del 2014, esce ora nella collana bianca di Einaudi con la puntuale (ma anche coraggiosamente inventiva) traduzione di Federico Italiano.

Lunedì, 14 Ottobre 2019 00:00

Un Dio da cancellare

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Emilio Isgrò (Barcellona Pozzo di Gotto, 1937) esordì giovanissimo nel 1956 con un libro di versi ambientato nella sua Sicilia ma già nel decennio successivo si dedicò alla poesia visiva e all’arte concettuale, realizzando le prime “cancellature” che lo hanno reso famoso a livello mondiale. Dal 1965 vive a Milano, fatta eccezione per alcuni anni trascorsi a Venezia come responsabile delle pagine culturali del Gazzettino. Nel 1966 pubblicò Dichiarazione 1, in cui precisava la sua concezione di poesia come "arte generale del segno": a questa prima definizione della propria attività creativa seguirono numerose altre, come corredo teorico delle sue produzioni.

Mercoledì, 09 Ottobre 2019 00:00

Mare e terra nemici da sempre

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In un originale saggio del 1942, redatto con l’accattivante forma e struttura del racconto, il filosofo e giurista tedesco Carl Schmitt riassunse due millenni di storia mondiale, individuando nell’opposizione tra la terra e il mare il motore dell’evolversi dell’intera vicenda umana. Nella dicotomia tra i due elementi della natura, l’autore ravvisava l’antitesi che ha perennemente contrapposto civiltà e sistemi economici, teorie politiche e filosofiche, miti e religioni rivelate.

Giovedì, 26 Settembre 2019 00:00

Don Chisciotte sogna?

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Alonso Quijano non si riconosceva nel suo corpo, nel suo ambiente e nella sua epoca: si inventò quindi una nuova esistenza e un nome diverso, diventando El Ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, intrepido e valoroso combattente, deciso a riparare torti, violenze e soprusi perpetrati contro donzelle indifese e altre vittime innocenti. Si scelse come scudiero un contadinotto tarchiato, che ribattezzò Sancho Panza. Offrì i suoi servigi a una nobile dama, Dulcinea del Toboso, che assomigliava (ma senz’altro non era!) alla sua umile vicina di casa Aldonza Lorenzo. Salì in groppa al docile Ronzinante, fiero e veloce come il Bucefalo di Alessandro Magno; imbracciò la sua potente lancia spuntata e partì alla ventura, elettosi da sé “cavaliere errante”, sul modello dei romanzi cavallereschi che tanto ammirava.

Nel suo fantastico viaggio (la vida es sueño...) si imbatté in mirabolanti avventure, in eroiche imprese e strenui duelli. Lottò contro giganti dalle braccia rotanti camuffati da mulini a vento, contro eserciti di arabi mascherati da greggi di pecore, contro pericolosi masnadieri che si fingevano innocui mercanti. Le osterie in cui si fermava erano fastosi castelli, umili frati benedettini maghi incantatori, un teatro di burattini celava in realtà pericolosi anfratti animati da demoni. E l’elmo che indossava, chi mai potrebbe sostenere fosse una bacinella da barbiere? Anche il giovane studente di Salamanca che lo aveva sfidato nascondeva proditoriamente la sua effettiva identità di “Cavaliere della Luna Bianca”.
Il nobile Hidalgo scambiava le sue fantasie per verità, l’immaginazione per consistenza. O no?
Cos’è vero e cos’è falso, cosa illusione e cosa oggettività?
Alfred Schütz (Vienna, 1899 − New York, 1959) nel 1955 rilesse filosoficamente il capolavoro di Cervantes in un saggio, Don Chisciotte e il problema della realtà, affrontandovi la questione della costruzione intersoggettiva del reale.
Schütz, nato da famiglia ebraica, è considerato il fondatore della sociologia fenomenologica; le sue teorie sono state influenzate dalle ricerche di Max Weber, Henri Bergson, Edmund Husserl e Max Scheler. Emigrato negli Usa nel 1938 per sfuggire alle persecuzioni naziste, insegnò a New York, dove morì a sessant’anni. L’influenza del pragmatismo americano e del positivismo logico consolidò in lui l’attenzione empirica al mondo concretamente vissuto, nella sfera delle occupazioni quotidiane, minute e abitudinarie, cadenzate dalla routine cui ci si abbandona per comodità, pigrizia o mancanza di alternative, rispondendo in maniera acritica e amorfa ai suggerimenti dell’opinione prevalente.
Il saggio di Schütz, pubblicato a più riprese dall’editore Armando, è introdotto da una concisa e illuminante prefazione di Paolo Jedlowski, che indica al lettore quale fosse l’intento fondamentale dell’autore nel ripercorrere le pagine dell’opera cervantiana: esistono tante diverse realtà, e non è detto che quello che il senso comune dà per scontato sia “vero”.
“Don Chisciotte non partecipa del ‘senso comune’. Per lui, sono plausibili e reali cose che per Sancho Panza (il rappresentante per eccellenza del senso comune) sono solo fantasie”.
Le figure dei due protagonisti del romanzo (il visionario e il concreto, ii sognatore e il disincantato) ci mostrano in quale maniera per ciascuno di noi funzioni “il modo in cui attribuiamo un senso di realtà alle cose in cui ci imbattiamo e alle forme con cui ce le rappresentiamo”.
Schütz derivava dalla fenomenologia il concetto antipositivista e antidogmatico che noi sappiamo della realtà solo ciò che appare, ciò che si manifesta nei contenuti delle percezioni e della coscienza.
E riteniamo reale ciò che gli altri ci confermano come tale, in un rapporto intersoggettivo che quando viene a cadere insinua in noi il dubbio di essere in torto, di sognare o fantasticare. Se manca l’accordo intersoggettivo su quanto esperiamo, ecco che non siamo più sicuri della nostra stessa esperienza. Nella vita quotidiana ci affidiamo infatti al senso comune, che ritiene le cose essere esattamente come appaiono, secondo quanto ci hanno insegnato i genitori, i maestri, le convenzioni collettive, la verifica sensoriale: così pensava, senza farsi eccessivi scrupoli, Sancho Panza.
Tuttavia, non si vive solo nella realtà quotidiana; esistono infatti anche altre realtà in cui ci immergiamo, per esempio quando andiamo a teatro o al cinema, o quando ci lasciamo assorbire da idee-guida religiose, scientifiche, artistiche. Il filosofo William James le catalogava come sotto-universi: sono molteplici, e ciascuno di noi vive nei suoi, non sempre comunicabili e condivisibili.
Don Chisciotte era totalmente immerso nel sotto-universo del suo mondo cavalleresco, e senz’altro non partecipava del senso comune: “Io immagino che tutto ciò che dico, è vero. Niente di più, niente di meno”, affermava perentoriamente.
Secondo Alfred Schütz, la fonte della realtà, dal punto di vista assoluto e pratico, è soggettiva: siamo noi che abbiamo la possibilità di pensare in modo diverso a proposito del medesimo oggetto, e scegliere in seguito a quale modo aderire e quale scartare. Quando il trascendente e lo stra-ordinario si insinuano nella vita quotidiana, la nostra ragione può negarli o dissimularli, preferendo aggrapparsi al tran-tran quotidiano, adeguandosi alle regole comuni. Siamo, così decidendo, saggi o folli, e a quale universo generale o sotto-universo personale aderiamo?
La riflessione del sociologo austriaco si era già soffermata sul concetto di estraneità e conformità nella vita collettiva, in due lavori del 1944-45 che oggi assumono un rilievo particolare, in quanto si occupano delle figure dello straniero e del reduce, cioè di chi non appartenendo a una specifica comunità cerca di avvicinarla e introdurcisi, e di chi essendosene allontanato vuole o deve rientrarci.
Con parole empatiche e di straordinaria sensibilità, che lasciano trapelare quanto lo stesso Schütz avesse sofferto sulla sua pelle l’abbandono dell’Europa e il trasferimento negli Stati Uniti, la figura dello straniero viene indagata nel rapporto vicendevole instaurato con l’ambiente di accoglienza.
Lo straniero trova difficoltà nell’interpretare il modello culturale del gruppo sociale cui si avvicina, teme di non comprenderlo e di non esserne compreso poiché la sua storia personale (lingua, studi, affetti, educazione, gestualità, abitudini) non sono quelli della comunità che deve accoglierlo.
Può forse aspirare a condividere, con grande sforzo e buona volontà, presente e futuro con il gruppo cui si è avvicinato, ma rimarrà escluso dalle esperienze che riguardano il passato suo e degli altri, mai spartibile. Icasticamente Schütz afferma: “Tombe e ricordi non possono venire né trasferiti né conquistati”. Come chi impara una lingua diversa difficilmente riesce ad appropriarsi delle sue implicazioni emotive, della terminologia specifica, di espressioni idiomatiche, degli schemi espressivi e dei vari codici privati, così lo straniero che aspira a inserirsi in una nuova società non riuscirà mai a possederne completamente gli automatismi, le sfumature irrazionali, i segni dell’abitualità. Sarà destinato a rimanere un ibrido culturale, a rivestire un ruolo marginale, soffrendo di un costante disorientamento che lo renderà diffidente e insieme infido, in una distanza che mai potrà sfociare nell’intimità.
La stessa cosa vale per chi, allontanatosi dal suo luogo d’origine (“Home is where one starts from”, scriveva Thomas S. Eliot), tornandovi non la troverà come la ricordava, avendo interrotto una comunanza di spazio e tempo con il gruppo primario cui apparteneva, e avendo sperimentato altre dimensioni sociali, altri posti e valori.
Nella mia piuttosto lunga esperienza di insegnante a Zurigo, ricordo che i nostri connazionali emigrati confessavano di non riuscire più a definirsi orgogliosamente italiani (resi critici dal confronto con una collettività economicamente avanzata) e insieme di non aspirare a identificarsi con la popolazione svizzera. Chi poi rientrava al paese dopo una vita spesa all’estero, viveva una penosa incapacità di riadattamento, un doloroso senso di esclusione e auto-esclusione: cosa che è successa anche a me e alla mia famiglia.
“Da principio non è soltanto la patria a mostrare al reduce un volto insolito. Il reduce appare altrettanto estraneo a coloro che lo attendono, e la nebbia intorno a lui lo farà irriconoscibile”.
Come Don Chisciotte, lo straniero e il reduce rimangono secondo Alfred Schütz, disadattati, incompresi, chiusi in un loro mondo incomunicabile agli altri, in cui spesso il sogno prevarica la realtà, alterandola nel tentativo di addomesticarla e renderla inoffensiva.





Alfred Schütz
Don Chisciotte e il problema della realtà
cura e traduzione Paolo Jedlowski
Armando Editore, Roma, 1995-2008-2012
pp. 62


Lo straniero − Il reduce
traduzione Leo Budinich
Asterios Editore, Trieste, 2013
pp. 60





Bibliografia:
Di Alfred Schütz:
Frammenti di fenomenologia della musica, Guerini e Associati, 2005
Fare musica insieme. Uno studio sulle relazioni sociali, Armando Editore, 2015
La fenomenologia del mondo sociale, Meltemi, 2018

Su Alfred Schütz:
Protti M., Alfred Schütz. Fondamenti di una sociologia fenomenologica, Unicopli, 1995
Muzzetto L., Il soggetto e il sociale. Alfred Schütz e il mondo taken for granted, Franco Angeli, 2006
Sanna G.L., Realizzazione etica del sé in Alfred Schütz. Tra pragmatismo e fenomenologia, Armando 2007
Venturini R., Lineamenti di una teoria della cultura in Alfred Schütz. Modelli culturali e veicoli del senso, Edizioni Arnus, 2010

Mercoledì, 11 Settembre 2019 00:00

Le ultime tre estati di Gustav Mahler

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“Il signor Mahler e Marie non hanno mai potuto conoscersi, perché appartengono a due diverse sfere dell’essere: rispettivamente, la realtà storica e l’invenzione letteraria”, così Paola Capriolo afferma nella nota finale del suo ultimo libro Marie e il Signor Mahler, pubblicato da Bompiani.
Ricostruzione storica e immaginazione si intrecciano nel romanzo, in cui l’autrice ripercorre “con mano lieve e luminosa... la figura immensa e piena di ombre” del musicista boemo (1860-1911).

Giovedì, 05 Settembre 2019 00:00

Poesia come destino in Milo De Angelis

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“Perché ristampare queste mie vecchie pagine? Perché da una parte possiedono qualcosa che mi è rimasto dentro − intatto, quasi intoccabile dal tempo − e dall’altra qualcosa che ho perduto per sempre. Molti temi di Poesia e destino sono quelli che mi scuotono ancora oggi: la tragedia, l’eroismo, l’adolescenza, il mito, il gesto atletico. Ma il tono è un altro. Il tono è furente, perentorio, imperativo, dà sempre l’impressione di un ultimatum che io pongo a me stesso e a chi mi legge. È come se da lì a poco dovesse scaturire una sentenza senza appello, l’ultimo grado di un processo dove si gioca la condanna o la salvezza. E questo tono guerresco circola nel sangue di una sintassi verticale, scoscesa, rapidissima, piena di strappi e impennate. Ora non potrei nemmeno immaginare quella corsa sulle macchine volanti della parola”.

Lunedì, 02 Settembre 2019 00:00

Poema per voce sola

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La voce narrante di questo Poema bianco di Pasquale Panella è femminile (come dichiara in apertura l’autore), e scandisce in tre sezioni di versi liberi una lunga e silenziosa riflessione in cui si confondono rimpianto e ironia, elegia e sarcasmo, logicità e insensatezza: a sottolineare una storia di amore e disamore, fedeltà e stanchezza, nel suo nascere crescere finire. Non assistiamo a una pièce teatrale destinata a un pubblico di spettatori, né a un dialogo che attenda risposte da un interlocutore privilegiato. Piuttosto rileviamo la volontà esplicita di districare, in un soliloquio lucidamente controllato, i fili aggrovigliati della mente, illuminando zone oscure del cuore e della memoria.

Martedì, 27 Agosto 2019 00:00

La vita sotto esame di George Steiner

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Mi sono spesso domandata come mai i libri di George Steiner, e la sua intera vita, suscitino in me un così vivo interesse, e una forte partecipazione emotiva, unita a una vivida corrente di simpatia umana.
Non è solamente perché, a differenza di molti critici letterari, Steiner si esprime sulla pagina con una sapienza non tediosa o saccente e con una buona dose di leggerezza ironica; non è nemmeno per la vastità dei suoi interessi e l’enciclopedismo della sua cultura, per quanto queste doti provochino non solo la mia ammirazione ma anche una certa benevola invidia. Ma è soprattutto la profonda umanità, lontana da ogni accademismo, che trapela dai suoi scritti che mi conquista, perché la si avverte generata e nutrita dal terreno fertile di una passione totale e incontenibile per il sapere, in ogni aspetto − luogo e tempo − esso si manifesti o si sia manifestato.

Sabato, 03 Agosto 2019 00:00

Spagna, vuoto a rendere

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Diceva Montesquieu che la Spagna ha fatto enormi scoperte nel nuovo mondo, ma ci sono intere zone di se stessa che le restano ancora sconosciute. La frase, insieme ad altre citazioni, si trova in esergo a La Spagna vuota (trad.: M. Nicola, Sellerio 2019), il bel libro di Sergio del Molino nel cui concetto di “vuoto” il lettore italiano troverà forse un corrispondente della nostra idea di “profondo”.

Luca Cangianti è uno scrittore dotato di estrema originalità; basti ricordare il suo romanzo d’esordio Sangue e plusvalore (Imprimatur, 2015), opera horror soprannaturale ambientata tra le barricate della Parigi comunarda e le fabbriche della Londra vittoriana che ha come protagonista un giovane Karl Marx – sì, proprio quel Marx – alle prese con creature da incubo.

Martedì, 23 Luglio 2019 00:00

Una vita da “expat” filosofica

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Migranti economici, migranti politici, migranti intellettuali, migranti turistici. O Migranti per caso, secondo l’ammiccante titolo dell’ultimo libro della filosofa Francesca Rigotti, che coniuga − con leggerezza e sapienza − riflessione teorica e autobiografia, definendo sé stessa “expat”, con un neologismo risultante dall’abbreviazione dell’inglese expatriate, derivato dal verbo latino ex-patriare: uscire, allontanarsi dalla patria. Il termine, utilizzato soprattutto nei Paesi anglofoni, significava originariamente persona in esilio; oggi, persona che vive per scelta in un Paese straniero.

Mercoledì, 17 Luglio 2019 00:00

Viaggio nella letteratura noir

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Non è semplice dare una definizione di Noir. “Per molti, non necessariamente poco edotti, il Nero è omologabile a tutti gli effetti al Giallo, solo eventualmente un po’ più violento e movimentato; per altri, meno semplicistici, diventa tout court sinonimo dell’hard-boiled, la “scuola dei duri”, il giallo d’azione all’americana; per altri ancora, i più sofisticati, si riduce a propaggine secolarizzata del Gotico pre-romantico e romantico (si definiscono “romanzi neri” anche le opere della Radcliffe, di Lewis, di Maturin, ecc.), in cui il soprannaturale metafisico viene sostituito dalla patologia sociale, esistenziale e psicologica. Tutte queste affermazioni sono in minima parte vere e nessuna lo è affatto. Il fascino irresistibile del Noir risiede proprio in un’aura che permea ma non determina”. Così scrive Walter Catalano in apertura della Guida alla letteratura noir (Odoya edizioni, 2018), da lui curata, a proposito della difficile e controversa definizione di quella materia magmatica e sfuggente che è il Noir e su ciò, nella prima parte del volume, intervengono Luca Ortino, Giuseppe Panella, Pasquale Pede, Leopoldo Santovincenzo, oltre che lo stesso Walter Catalano.

Lunedì, 15 Luglio 2019 00:00

Sguardi maschili e corpi femminili

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Alberto Mario Banti (Pisa,1957), professore ordinario di Storia Contemporanea all'Università di Pisa, ha pubblicato nel 2017 da Laterza un coinvolgente, polemico e voluminoso saggio sull’industria culturale del ’900 − Wonderland. La cultura di massa da Walt Disney ai Pink Floyd −, che spazia dal cinema e dal fumetto degli anni ’30 (con la loro idea consolatoria e buonista dell'intrattenimento, e l’imperativo del lieto fine) alla controcultura di massa degli anni Sessanta, (attraversata dai nuovi fenomeni del rock, del cinema e del teatro alternativo, dei movimenti per i diritti civili, del femminismo, della protesta afroamericana), fino agli ultimi decenni rifluiti in una produzione più addomesticata, e omogenea agli interessi del capitalismo internazionale.

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