“Il desiderio del tuo fragile corpo d'attore è il desiderio di una canzone nuova, di un canto nuovo, spremuto dalle macerie”

Leo de Berardinis, in una lettera indirizzata a Enzo Moscato

Letteratura

Letteratura La bottega dei libri

«Narravano che la più misteriosa tra le botteghe fosse la bottega dei libri: da essa pare venisse un diabolico miscuglio di trame e vicende che contagiava i passanti più frettolosi tramutandoli in lettori accaniti».

Venerdì, 08 Gennaio 2016 00:00

Dell'umanesimo nel cosmo

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Mi è capitato tra le mani per caso, in questi giorni. Stavo facendo un po’ di ordine nella mia libreria, in ogni angolo accessibile di casa, con mia moglie che mi lanciava sguardi obliqui. “Non c’è dubbio che i tuoi figli" − i nostri − "tutti e due abbiano preso da te i geni del caos” mi dice Laura sospirando.
Ed è stata quella parola “caos” a farmi scattare la curiosità di mettermi alla ricerca di un libro che avevo letto un paio d’anni prima. Una buona mezz’ora, ma poi l’ho trovato. È delle Edizioni Laterza, il titolo Disumane lettere di Carla Benedetti.

Si tratta di un romanzo apprezzabile secondo diversi livelli di significato, i cui fili conduttori si annodano intorno a due punti particolari: il tormento e la letteratura. Così esplicitato, l’argomento del libro ricorda un tòpos di cui si è pressoché abusato, quello del poeta maledetto, o ancora del turbamento dello scrittore romantico. Tuttavia Auster ci introduce in questo sentiero irto di spine in maniera del tutto inaspettata; per questo è opportuno analizzare i tre livelli sovrapposti di significato.

Martedì, 29 Dicembre 2015 00:00

Su quell'intervista a David Foster Wallace

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A chi non ne avesse ancora affrontato la lettura potrebbe bastare − per essere indotto a farlo − quanto sostiene D.T. Max (Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi – Vita di David Foster Wallace): l’intervista rilasciata da DFW a Larry McCaffery nell’estate 1993 “è imprescindibile” per poter comprendere questa straordinaria figura dell’universo letterario contemporaneo.

Martedì, 22 Dicembre 2015 00:00

Polifonia bulgara per voci di donna

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”Scrivo verità, non ho tempo per le bugie. Non si scrive per soldi in Bulgaria. Si scrive per allontanare lo spettro del dolore". Così si era presentata Zdravka Evtimova all’ultimo Festivaletteratura di Mantova, per parlare di sé e del suo romanzo Sinfonia, vincitore del Premio Balkanika 2014. La scrittrice, considerata una delle voci più alte della letteratura bulgara contemporanea, sceglie le vicende di quattro donne per parlarci del suo Paese negli anni ’90, fuori dalla dittatura comunista e dentro a quella del denaro.

Martedì, 15 Dicembre 2015 00:00

La bellezza, le parole, la storia

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Non c’è niente di più bello, forse, di quell’arte che si dichiari da subito libera, indipendente, mal disposta nei confronti del potere che vorrebbe fagocitarla e direzionare il suo corpo nel senso sporco del mero interesse. È un’arte attenta alla sua missione, esiste per se stessa, priva di pesi teleologici, contiene bellezza e quella particolare luce che le deriva dall’immobilità di un’idea. In fondo c’è spazio per una sola intenzione nella composizione di un’opera, ed è quella dell’artista, il suo mondo e le sue suggestioni, i principi e la sua esistenza sono la sola forza che permette il compimento di un’eredità senza testamento, poiché, in questa visione delle cose, è impossibile cercare una religione che abbia ispirato l’esecutore.

Mercoledì, 09 Dicembre 2015 00:00

Stati Uniti e letteratura: gli scrittori-anticorpi

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Così, siamo arrivati alla fine di questo viaggio nella letteratura americana. O meglio: voi continuate a viaggiare come e quando volete. Diciamo che per Il Pickwick quest’anno mi ero ripromesso di capire qualcosa di più sul mondo letterario degli Stati Uniti. Prima mi sono buttato sui saggi di David Foster Wallace, poi è venuta la volta di quel mostro al fulmicotone che è Infinite Jest, quindi Suttree di Cormac McCarthy e un girone dannato targato Tennessee.
Non so se gli Stati Uniti si trasformeranno nell’Onan prefigurato da Wallace oppure riscopriranno le loro radici fluviali. Insomma, la nuova frontiera è tutta da prefigurare. Resta il fatto che se le premesse sono il deserto di ruggine che descrive questo libro di esordio di Philipp Meyer, è molto probabile che stiano mettendo i tasselli giusti per arrivare non tanto all’Onan quanto a La strada. Sempre per restare a McCarthy. O a quello e quell’altra.

Lunedì, 30 Novembre 2015 00:00

Ode a "Un uomo solo"

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La morte. Questa nemica, gioia e delizia. La morte è un momento, un attimo insignificante, una marea che invade il golfo piccolo in cui pochi scogli hanno fatto da riparo a creature elementari, molluschi, uomini.
La morte, un anno fa, è tutto.

Pazzi, sono pazzi.
Pazzi quelli che si ammalano di buio, il vuoto spento di una stanza con le sigarette, testa e tv accese. Pazzi quelli che si invaghiscono della furia delle slot machine dentro un bar popolato di “sagome”, “uomini vuoti” scelti da una vita a gettoni – che almeno quella, fa soldi e rumore. Pazzi quelli che si ammalano di speranza, paura, disperazione, di invisibilità, futuro, solitudine, e che ingoiandole si avvicinano all’inazione destabilizzante o ad un lavoro umiliante, sottopagato, peggio ancora non retribuito. Pazzi, quelli che si ammalano di depressione fino ai saccheggi psichici della “melancolia”, fin spesso al suicidio, anche, già. Pazzi quelli che “Di nostro non abbiamo quasi più nulla. Di nostro non rimane che il volto, i corpi, la voce. A volte nemmeno quella”. Pazzi quelli che si ammalano di “imbarazzo” perché agosto senza il mare, le vacanze, è il mese più triste dell’anno, e si prende il sole dal balcone come pesci isolati dentro una bolla opaca. Pazzi quelli che “tutto è uguale: i giorni, le stagioni, tutto”, si mastica il niente, si aspetta che accada qualcosa, e intanto si diventa gechicerchiamo la luce. Sono pazzi quelli che “le lacrime si bloccano e ti fanno male alla gola”, ti rendono cattivo, stupido. Pazzi quelli che iniziano a coltivare “la colpa”, perché dopo un po’ il dolore, le privazioni, la vergogna, ti sembra proprio di meritarteli.

Domenica, 15 Novembre 2015 00:00

Nemiche, amiche, amanti...

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Non si può uscire dall'atmosfera che un buon libro ti costruisce intorno. A meno che a libro finito uno non decida di riaprire immediatamente un altro libro e il gioco è fatto, via nella corrente impetuosa di altre storie e altre parole. Forse però questo non significa leggere davvero, significa divorare, senza criterio e trasporto, pagine di inchiostro una dopo l'altra per rimediare al dolore di una storia con l'ebrezza di un'altra.

Venerdì, 13 Novembre 2015 00:00

Lanterna nel buio

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È successo stanotte si! Un terribile raffreddore m’impediva di respirare, e se non c’è respiro non c’è neanche sonno ed eccomi, allora, con il mio lumino da comò, navigare, non senza sofferenza, in una dimensione “altra”, nello "Spazio Esterno", direbbe Anna Maria Ortese, nello spazio dell’osservazione, dove ti osservi dal di fuori. Capita raramente, non è una condizione facile da toccare, difficile da rimanerci, ma se capita, ti tocca, è una sorta di chiamata.
Il mio spirito, dunque, ha cercato quiete nelle pagine di Corpo Celeste di Anna Maria Ortese, che mio padre mi aveva segnalato dopo avergli raccontato di star “fabbricando un nuovo spettacolo” con probabile titolo Corpo ©orale.

I fiumi. Quanta letteratura è sorta intorno a essi. E prima ancora mitologia, religione. Civiltà. Ur dei Caldei, il Nilo. Dal Manzanarre al Reno, scrisse un romanziere. E un poeta, secoli prima, intra Tevere et Arno. Se vogliamo vedere i fiumi come viscere di afflizione non abbiamo che l’imbarazzo della scelta: i viaggi infernali, che siano greci o virgiliani o danteschi si articolano o originano da corsi d’acqua. Credo poi sia inutile insistere sul Giordano, dove venne battezzato il Nazareno, semmai ricordare che di fiumi sono tempestate le leggende scaldiche o precolombiane perché dobbiamo finirla di pensare che abbiamo inventato tutto dalle nostre parti.

Martedì, 20 Ottobre 2015 00:00

Viaggio immaginario nel postmoderno

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CAPITOLO 1: FICTION, REALTÀ
Premessa: tutto ciò che scrivo qui di seguito riguardo al viaggio è pura finzione. La critica letteraria è reale, è mia (de moi, come direbbe Hal Incandenza, protagonista di Infinite Jest di David Foster Wallace).
Perché ho scelto l’insolita forma di lettura simil-viaggio? Semplice, vorrei così stimolare quanto più possibile la partecipazione immaginativa del lettore che avrà la pazienza di seguirmi. A lui chiedo solo di stare al gioco. Se gli va.

Giovedì, 15 Ottobre 2015 00:00

Questo ucciderà quello

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Notre-Dame de Paris è uno di quei libri che appena inizi a leggere vorresti non finisse più. Chiudere l’ultima pagina di un tale libro è come sbattere ferocemente in faccia la porta all’umanità e alla sua storia, come far terminare il mondo con il gesto innocuo di una mano sulla carta. Un vuoto come un buco nero si apre alla tue spalle, un vuoto che fino a poco tempo fa era pieno di voci e di sentimenti, strabordante di emozioni e sofferenze, colmo fino all’orlo dei nomi a cui non vuoi dire addio.

Giovedì, 08 Ottobre 2015 00:00

Esiste un narrativa dell’orrore ispanoamericana?

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L’ultima pubblicazione della casa editrice salernitana Arcoiris è Racconti ispanoamericani del terrore del XIX secolo, un’antologia eccentrica, giustamente inserita nella collana omonima. Gli autori proposti rappresentano aree culturali e nazioni latinoamericane molto diverse fra loro. Per ragioni economiche e demografiche, sono ovviamente maggiori in numero gli scrittori messicani (Alejandro Cuevas e Casimiro del Collado) e argentini (Juana Manuela Gorriti, Leopoldo Lugones, Carlos Octavio Bunge).

Venerdì, 02 Ottobre 2015 00:00

Come delicate farfalle

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Una ragazza coraggiosa, la passione per le lettere e la poesia, un'amicizia travolgente e, sullo sfondo, l'antico Giappone. Le illustrazioni di Benjamin Lacombe, dalle prospettive originali e dai vibranti colori, restituiscono tutta l'emozione di una storia di amore e libertà.
Quest'opera è una preziosa testimonianza di come arte e scrittura possano incontrarsi e dar vita ad un matrimonio assai felice.

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