“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Letteratura

Letteratura La bottega dei libri

«Narravano che la più misteriosa tra le botteghe fosse la bottega dei libri: da essa pare venisse un diabolico miscuglio di trame e vicende che contagiava i passanti più frettolosi tramutandoli in lettori accaniti».

Lunedì, 21 Marzo 2016 00:00

Oltre la segreta reticenza del mondo

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ricostituire, attraverso il concatenamento delle parole e la loro
disposizione nello spazio, l’ordine stesso del mondo.

(Michel Foucault, Le parole e le cose)

 

Era un piccolo porto, era una porta
aperta ai sogni.

(Umberto Saba, In fondo all’Adriatico selvaggio)

 

 

Per accostarci ad una lettura di Eclissi, di Ezio Sinigaglia, possiamo partire da quanto lo stesso autore scrive in una nota a una sua recente traduzione di un racconto di Julien Green, Leviatano o L’inutile traversata, del 1928: "ʽReticenzaʼ è la parola chiave di questo racconto: reticenza del protagonista, dei cui sentimenti ci viene detto che “ce qui en paraissait, paraissait malgré ses efforts” (“quel che ne traspariva traspariva a dispetto dei suoi sforzi”), ma reticenza anche e soprattutto del racconto stesso, che non si piega neppure a svelare al lettore il segreto che il passeggero si decide infine a confessare al capitano (per poi subito, è pur vero, ritrattarlo)".

Venerdì, 18 Marzo 2016 00:00

Tutto, e di più

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Il titolo di questa nota non è solo un personale omaggio a David Foster Wallace per il suo coraggioso impegno di romanziere di vasta fama nell’aver dato alle stampe l’omonimo saggio grazie al quale si confronta con le astratte scoperte della matematica affrontando l’arduo tema dell’infinito, obiettivo reso ancora più difficoltoso per il taglio del libro che vuole essere divulgativo.
“Il vostro autore è un critico con interesse amatoriale di livello medio-alto per la matematica e i sistemi formali...”, così si autodefinisce DFW immergendosi nelle formule, per lo più astruse, tali da mandare in tilt il cervello di quei lettori, come me, che non siano matematici professionali.

Mercoledì, 16 Marzo 2016 00:00

"Chirù", dietro la porta chiusa dell'innocenza

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“Quelli che si amano mantengono segreto il potere di farsi paura a vicenda”
 

Chiunque abbia letto o anche sentito nominare Sidonie-Gabrielle Colette e il suo romanzo più famoso, Chéri, non può non aver collegato immediatamente a questo modello il nuovo lavoro letterario di Michela Murgia Chirù. Differiscono le ambientazioni e il tempo, le intenzioni finali, ma impossibile negare che a partire dal vezzeggiativo con il quale la protagonista si rivolge al ragazzo gli echi del romanzo francese si facciano sentire vividamente.

“E nisciun po’ mettere vocca pure si pe’ sti doje fessarie c’aggio scritt’ aggio cercato n’aiut’ accussi’ tuost’ cumm’e ‘o vuost”. A parlare, in questa invocazione, è Dario Iacobelli, poeta e autore di testi per cinema, teatro e musica, da Peppe Barra a Bisca e 99 Posse, anima e immaginario inquieti cui la città ha dovuto troppo presto dire addio. La musa cui si rivolge è, addirittura, Shakespeare: da questo dialogo impossibile è uscito fuori il volume 30 sonetti di Shakespeare tradotti e traditi in napoletano da Dario Iacobelli, edito da Ad Est dell’Equatore e curato dal figlio Filippo e la moglie Paola Migliore.

Venerdì, 11 Marzo 2016 00:00

'900, il secolo delle "Benevole"

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Durante l'assedio di Leningrado, Dmitrij Šostakovič compose la Sinfonia n. 7, definendola una "Blitzsymphonie di risposta al Blitzkrieg nazista".
Anche il Dottor Maximilien Aue avrebbe voluto diventare un grande pianista e compositore, ma in certi cupi frattali della storia, quando ci si ritrova nel bel mezzo di un mattatoio, non c'è possibilità di scelta, e l'unica sinfonia possibile è quella della propria vita.
Diviso in sette parti che prendono nome dai movimenti di una suite di danze, Le Benevole di Jonathan Littell è una sinfonia narrativa suonata da un unico musicista condannato ad eseguire, per l'intera vita, il tempo e gli accordi delle Eumenidi (Le Benevole, le furie greche della vendetta), implacabili e invisibili direttori d'orchestra. Imbarcarsi in questa lettura significa seguire il protagonista nell'esecuzione di uno spartito di quasi mille fittissime pagine, condividendo i malesseri fisici e mentali delle derive dell'orrore, dove gli incubi peggiori rappresentano una fuga consolatoria da una realtà decisamente più sinistra.

Bella figura retorica la sinestesia. Secondo me, insieme all’ossimoro, è una delle più poetiche. Ma, a proposito di sinestesia, avete mai visto una voce? Probabilmente qualcuno si chiederà se sia effettivamente possibile vederle e se si, come. Beh si, le voci si possono vedere eccome. Io per esempio le ho viste e, credetemi, sono bellissime.

Domenica, 28 Febbraio 2016 22:05

Cesure e spirali

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L’invenzione della madre di Marco Peano è uno di quei romanzi che ti lasciano l’amaro in bocca, quel retrogusto di fiele  che si sposa, stranamente bene, con un colpevole sollievo.

Domenica, 21 Febbraio 2016 00:00

Vecchi ruggiti

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Quali sono le cose realmente importanti della vita? Io non credo, sinceramente, che la gente si ponga domande del genere. Forse qualcuno si, certo, ma solo una piccola parte. È che ognuno crede di sapere cosa sia veramente importante. E forse lo sa. Ognuno sa cosa è importante per sé, quali valori sono nella pole position della propria vita, non servono mica domande. E di domande non se ne pone neanche il protagonista di Un calcio in bocca fa miracoli di Marco Presta, un vecchio falegname ladro di penne, cinico quanto basta da risultare simpatico, disincantato e con la risposta sempre pronta.

Martedì, 16 Febbraio 2016 00:00

Una scrittura geopoetica testimone di guerra

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 "Ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione".
                                             (Cesare Pavese, La casa in collina)

  
"Bella la vita dentro un catino,
bersaglio mobile di ogni cecchino,
bella la vita a Sarajevo città,
questa è la favola della viltà".
(CSI, Cupe vampe)


Come nota Bertrand Westphal, il principale esponente della geocritica – una branca della critica letteraria che presta particolare attenzione ai luoghi – negli ultimi anni la nozione di spazio (soprattutto paesaggio e spazio urbano) ha assunto un'importanza sempre maggiore in letteratura. Infatti, nella contemporaneità – scrive ancora Westphal – assistiamo ad una “spazializzazione del tempo”: la stessa scrittura è creatrice di spazio, inanella nel suo incedere luoghi anche estremamente diversi tra loro. Si può così parlare di “geopoetica”, “ossia un’esperienza discorsiva che si fa creatrice di mondi”.

Lunedì, 15 Febbraio 2016 00:00

Il servitore della bellezza

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“La convinzione, nonostante tutte le prove del contrario, che una qualche tremenda, accecante bellezza stia per discendere e, come l’ira di Dio, risucchiare tutto, rendendoci orfani, liberandoci, lasciandoci lì a domandarci come faremo a ricominciare da capo”.

 

Ogni volta che inizio un libro di Cunningham è come se venissi risucchiata in un vortice in cui si mischiano carni umane e odori spiacevoli, sapori e ferite represse, dal gusto acre, forte; bellezze e orrori di tutti i giorni, in fondo a tutto una profondissima rivelazione della mente umana, capace ancora di sentire alla fine di ogni pensiero difficile il più piccolo languore della pelle. È pura commistione la sua scrittura, uno squarcio che rivela tutte le volte la familiarità che esiste tra il corpo e la mente. Il superamento presunto o immaginario di queste due dimensioni terrestri, dell’intelligenza e dello scuotimento dei sensi, viene risolto nell’arte, ma alla condizione che colui che si interroga sia capace di vivere pienamente e con gratitudine la vita.

Sabato, 13 Febbraio 2016 00:00

Uniti dal diritto a essere felici

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Prima di tutto, mi piace ricordare che Giuseppe Catozzella è Goodwill Ambassador Onu. Un “ambasciatore di buona volontà” delle Nazioni Unite. Questo titolo onorifico lo ha ottenuto grazie alla parola. In particolare alla parola scritta, quella del suo precedente lavoro: Non dirmi che hai paura. Per dire, o meglio per ricordare, che la parola non solo è in principio come scrisse l’evangelista, ma è anche, oggi, sempre, uno strumento di potenza ineguagliabile.

Spunti da Le Occasioni di Eugenio Montale.



La tua vita è quaggiù dove rimbombano                 55

le ruote dei carriaggi senza posa

e nulla torna se non forse in questi

disguidi del possibile. Ritorna

là fra i morti balocchi ove è negato

pur morire; e col tempo che ti batte                       60

al polso e all'esistenza ti ridona,

tra le mura pesanti che non s'aprono

al gorgo degli umani affaticato,

torna alla via dove con te intristisco,

quella che additò un piombo raggelato                    65

alle mie, alle tue sere:

torna alle primavere che non fioriscono.1

Mercoledì, 03 Febbraio 2016 00:00

Narratologia al femminile

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Lo spunto per stendere queste note con le quali mi propongo di stabilire una base di riflessione su un argomento che, in qualche modo, mi riguarda me l’ha dato Gianni Riotta. Con il suo articolo apparso su La Stampa il 1° settembre 2015 dal titolo Arriva “Purity”, il nuovo libro di Jonathan Franzen contro tutti, il giornalista, dopo aver letto una copia staffetta in lingua originale, anticipa il contenuto del nuovo romanzo del maggior scrittore americano vivente che Einaudi pubblicherà a febbraio. Dice Riotta: ”Franzen ha scritto un libro divertente, critico, sarcastico, pieno di irriverenti verità sulla disfunzionale società americana del presente”. È lecito credere che tale giudizio possa essere in buona parte esteso anche alla società del nostro Paese. Ma non è di questo che intendo parlare. Lo farò dopo aver letto il romanzo.

Di Ammaniti si sono dette molte cose: che ha cannibalizzato la letteratura degli anni Novanta, fagocitandola in una pavida commistione di realismo e fantascienza; che è emerso dalla polpa dei libelli di scarsa qualità di origine americana, proponendo storie dalla lettura agevole, che spesso però raccontavano di scene truculente, in cui copiosi fiotti di sangue dalla consistenza sintetica finivano per imbrattare quelle paginette usa e getta.

Mercoledì, 20 Gennaio 2016 00:37

Anna e Tolstòj

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Appena finisci il libro, leggi l’ultima parola, ti fermi sull’ultimo punto e chiudi l’ultima pagina, ti chiedi subito se sia possibile in qualche modo dire qualcosa, parlare e discuterne con amici e conoscenti, interrogare gli apparati critici e formulare un pensiero scrivibile. Magari non lo è, Tolstòj ha scritto tanto e tutto, ma poi dopo un po’ ci si chiede e ci si risponde subito, perché è la rabbia e il dolore che te lo suggeriscono: non è possibile, è necessario. Eppure non puoi farlo subito, la mole del libro e il tempo che ci hai impiegato per leggerlo hanno costruito intorno a te una sorta di seconda pelle, un’altra vita che abiti nel solo gesto di aprire il tomo e isolarti dal mondo.

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