"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Letteratura

Letteratura La bottega dei libri

«Narravano che la più misteriosa tra le botteghe fosse la bottega dei libri: da essa pare venisse un diabolico miscuglio di trame e vicende che contagiava i passanti più frettolosi tramutandoli in lettori accaniti».

Spunti da Le Occasioni di Eugenio Montale.



La tua vita è quaggiù dove rimbombano                 55

le ruote dei carriaggi senza posa

e nulla torna se non forse in questi

disguidi del possibile. Ritorna

là fra i morti balocchi ove è negato

pur morire; e col tempo che ti batte                       60

al polso e all'esistenza ti ridona,

tra le mura pesanti che non s'aprono

al gorgo degli umani affaticato,

torna alla via dove con te intristisco,

quella che additò un piombo raggelato                    65

alle mie, alle tue sere:

torna alle primavere che non fioriscono.1

Mercoledì, 03 Febbraio 2016 00:00

Narratologia al femminile

Scritto da

Lo spunto per stendere queste note con le quali mi propongo di stabilire una base di riflessione su un argomento che, in qualche modo, mi riguarda me l’ha dato Gianni Riotta. Con il suo articolo apparso su La Stampa il 1° settembre 2015 dal titolo Arriva “Purity”, il nuovo libro di Jonathan Franzen contro tutti, il giornalista, dopo aver letto una copia staffetta in lingua originale, anticipa il contenuto del nuovo romanzo del maggior scrittore americano vivente che Einaudi pubblicherà a febbraio. Dice Riotta: ”Franzen ha scritto un libro divertente, critico, sarcastico, pieno di irriverenti verità sulla disfunzionale società americana del presente”. È lecito credere che tale giudizio possa essere in buona parte esteso anche alla società del nostro Paese. Ma non è di questo che intendo parlare. Lo farò dopo aver letto il romanzo.

Di Ammaniti si sono dette molte cose: che ha cannibalizzato la letteratura degli anni Novanta, fagocitandola in una pavida commistione di realismo e fantascienza; che è emerso dalla polpa dei libelli di scarsa qualità di origine americana, proponendo storie dalla lettura agevole, che spesso però raccontavano di scene truculente, in cui copiosi fiotti di sangue dalla consistenza sintetica finivano per imbrattare quelle paginette usa e getta.

Mercoledì, 20 Gennaio 2016 00:37

Anna e Tolstòj

Scritto da

Appena finisci il libro, leggi l’ultima parola, ti fermi sull’ultimo punto e chiudi l’ultima pagina, ti chiedi subito se sia possibile in qualche modo dire qualcosa, parlare e discuterne con amici e conoscenti, interrogare gli apparati critici e formulare un pensiero scrivibile. Magari non lo è, Tolstòj ha scritto tanto e tutto, ma poi dopo un po’ ci si chiede e ci si risponde subito, perché è la rabbia e il dolore che te lo suggeriscono: non è possibile, è necessario. Eppure non puoi farlo subito, la mole del libro e il tempo che ci hai impiegato per leggerlo hanno costruito intorno a te una sorta di seconda pelle, un’altra vita che abiti nel solo gesto di aprire il tomo e isolarti dal mondo.

Con il 2015, vi ho tormentato con ruggini, strade, fiumi dannati e mostri onanisti. Insomma, il mondo letterario nord-americano. Concludendo, alla fine del mio viaggetto, che gli Stati Uniti, criticabili per tanti aspetti, vantano scrittori-anticorpi che il peggio te lo sbattono in faccia senza remore. Alcuni si spingono molto in là, superano la diagnosi e offrono strumenti di auto-terapia.

Sabato, 09 Gennaio 2016 00:00

Quando saremo felici

Scritto da

Quando siete felici, fateci caso, è questo il meraviglioso titolo che svetta sull’abbagliante copertina del libro. Sfido chiunque a non innamorarsene subito, risplende sullo scaffale accanto ai tanti volumi tristi e seri, dai colori cupi.

Venerdì, 08 Gennaio 2016 00:00

Dell'umanesimo nel cosmo

Scritto da

Mi è capitato tra le mani per caso, in questi giorni. Stavo facendo un po’ di ordine nella mia libreria, in ogni angolo accessibile di casa, con mia moglie che mi lanciava sguardi obliqui. “Non c’è dubbio che i tuoi figli" − i nostri − "tutti e due abbiano preso da te i geni del caos” mi dice Laura sospirando.
Ed è stata quella parola “caos” a farmi scattare la curiosità di mettermi alla ricerca di un libro che avevo letto un paio d’anni prima. Una buona mezz’ora, ma poi l’ho trovato. È delle Edizioni Laterza, il titolo Disumane lettere di Carla Benedetti.

Si tratta di un romanzo apprezzabile secondo diversi livelli di significato, i cui fili conduttori si annodano intorno a due punti particolari: il tormento e la letteratura. Così esplicitato, l’argomento del libro ricorda un tòpos di cui si è pressoché abusato, quello del poeta maledetto, o ancora del turbamento dello scrittore romantico. Tuttavia Auster ci introduce in questo sentiero irto di spine in maniera del tutto inaspettata; per questo è opportuno analizzare i tre livelli sovrapposti di significato.

Martedì, 29 Dicembre 2015 00:00

Su quell'intervista a David Foster Wallace

Scritto da

A chi non ne avesse ancora affrontato la lettura potrebbe bastare − per essere indotto a farlo − quanto sostiene D.T. Max (Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi – Vita di David Foster Wallace): l’intervista rilasciata da DFW a Larry McCaffery nell’estate 1993 “è imprescindibile” per poter comprendere questa straordinaria figura dell’universo letterario contemporaneo.

Martedì, 22 Dicembre 2015 00:00

Polifonia bulgara per voci di donna

Scritto da

”Scrivo verità, non ho tempo per le bugie. Non si scrive per soldi in Bulgaria. Si scrive per allontanare lo spettro del dolore". Così si era presentata Zdravka Evtimova all’ultimo Festivaletteratura di Mantova, per parlare di sé e del suo romanzo Sinfonia, vincitore del Premio Balkanika 2014. La scrittrice, considerata una delle voci più alte della letteratura bulgara contemporanea, sceglie le vicende di quattro donne per parlarci del suo Paese negli anni ’90, fuori dalla dittatura comunista e dentro a quella del denaro.

Martedì, 15 Dicembre 2015 00:00

La bellezza, le parole, la storia

Scritto da

Non c’è niente di più bello, forse, di quell’arte che si dichiari da subito libera, indipendente, mal disposta nei confronti del potere che vorrebbe fagocitarla e direzionare il suo corpo nel senso sporco del mero interesse. È un’arte attenta alla sua missione, esiste per se stessa, priva di pesi teleologici, contiene bellezza e quella particolare luce che le deriva dall’immobilità di un’idea. In fondo c’è spazio per una sola intenzione nella composizione di un’opera, ed è quella dell’artista, il suo mondo e le sue suggestioni, i principi e la sua esistenza sono la sola forza che permette il compimento di un’eredità senza testamento, poiché, in questa visione delle cose, è impossibile cercare una religione che abbia ispirato l’esecutore.

Mercoledì, 09 Dicembre 2015 00:00

Stati Uniti e letteratura: gli scrittori-anticorpi

Scritto da

Così, siamo arrivati alla fine di questo viaggio nella letteratura americana. O meglio: voi continuate a viaggiare come e quando volete. Diciamo che per Il Pickwick quest’anno mi ero ripromesso di capire qualcosa di più sul mondo letterario degli Stati Uniti. Prima mi sono buttato sui saggi di David Foster Wallace, poi è venuta la volta di quel mostro al fulmicotone che è Infinite Jest, quindi Suttree di Cormac McCarthy e un girone dannato targato Tennessee.
Non so se gli Stati Uniti si trasformeranno nell’Onan prefigurato da Wallace oppure riscopriranno le loro radici fluviali. Insomma, la nuova frontiera è tutta da prefigurare. Resta il fatto che se le premesse sono il deserto di ruggine che descrive questo libro di esordio di Philipp Meyer, è molto probabile che stiano mettendo i tasselli giusti per arrivare non tanto all’Onan quanto a La strada. Sempre per restare a McCarthy. O a quello e quell’altra.

Lunedì, 30 Novembre 2015 00:00

Ode a "Un uomo solo"

Scritto da

La morte. Questa nemica, gioia e delizia. La morte è un momento, un attimo insignificante, una marea che invade il golfo piccolo in cui pochi scogli hanno fatto da riparo a creature elementari, molluschi, uomini.
La morte, un anno fa, è tutto.

Pazzi, sono pazzi.
Pazzi quelli che si ammalano di buio, il vuoto spento di una stanza con le sigarette, testa e tv accese. Pazzi quelli che si invaghiscono della furia delle slot machine dentro un bar popolato di “sagome”, “uomini vuoti” scelti da una vita a gettoni – che almeno quella, fa soldi e rumore. Pazzi quelli che si ammalano di speranza, paura, disperazione, di invisibilità, futuro, solitudine, e che ingoiandole si avvicinano all’inazione destabilizzante o ad un lavoro umiliante, sottopagato, peggio ancora non retribuito. Pazzi, quelli che si ammalano di depressione fino ai saccheggi psichici della “melancolia”, fin spesso al suicidio, anche, già. Pazzi quelli che “Di nostro non abbiamo quasi più nulla. Di nostro non rimane che il volto, i corpi, la voce. A volte nemmeno quella”. Pazzi quelli che si ammalano di “imbarazzo” perché agosto senza il mare, le vacanze, è il mese più triste dell’anno, e si prende il sole dal balcone come pesci isolati dentro una bolla opaca. Pazzi quelli che “tutto è uguale: i giorni, le stagioni, tutto”, si mastica il niente, si aspetta che accada qualcosa, e intanto si diventa gechicerchiamo la luce. Sono pazzi quelli che “le lacrime si bloccano e ti fanno male alla gola”, ti rendono cattivo, stupido. Pazzi quelli che iniziano a coltivare “la colpa”, perché dopo un po’ il dolore, le privazioni, la vergogna, ti sembra proprio di meritarteli.

Domenica, 15 Novembre 2015 00:00

Nemiche, amiche, amanti...

Scritto da

Non si può uscire dall'atmosfera che un buon libro ti costruisce intorno. A meno che a libro finito uno non decida di riaprire immediatamente un altro libro e il gioco è fatto, via nella corrente impetuosa di altre storie e altre parole. Forse però questo non significa leggere davvero, significa divorare, senza criterio e trasporto, pagine di inchiostro una dopo l'altra per rimediare al dolore di una storia con l'ebrezza di un'altra.

Pagina 10 di 22

Sostieni


Facebook