"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Letteratura

Letteratura La bottega dei libri

«Narravano che la più misteriosa tra le botteghe fosse la bottega dei libri: da essa pare venisse un diabolico miscuglio di trame e vicende che contagiava i passanti più frettolosi tramutandoli in lettori accaniti».

Venerdì, 02 Febbraio 2018 00:00

Una testimonianza mistica e sofferta della Shoah

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L’editore Einaudi pubblicò nel 1971, riproponendole poi nel 2006, le Poesie di Nelly Sachs (1891-1970), nata a Berlino da una famiglia ebrea colta e benestante, che la crebbe con austera severità, educandola all’arte e alla musica, e proteggendola amorevolmente dalle intemperie storiche e da ogni frequentazione sociale che potesse turbarne la sensibilità e la salute cagionevole.

Mercoledì, 31 Gennaio 2018 00:00

Il sublime modernista in Eliot, Joyce e Woolf

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C’è ancora spazio per il sublime nella letteratura del modernismo? Questo è l’interrogativo che si poneva Ezra Pound nel 1920 e che si pone ai nostri giorni la studiosa Elena Munafò nel suo recente saggio Il sublime e il modernismo. Eliot, Joyce, Woolf, (Carocci editore, 2017). A differenza di Pound che ne decreta la morte, la ricercatrice in Letterature comparate presso la Sapienza di Roma ne individua la presenza in altri autori a lui contemporanei − T.S. Eliot, James Joyce e Virginia Woolf − in una forma nuova che definisce “sublime modernista”.

Venerdì, 26 Gennaio 2018 00:00

Sia lode alla lentezza!

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“Bisogna essere lenti come un vecchio treno di campagna e di contadine vestite di nero, come chi va a piedi e vede aprirsi magicamente il mondo, perché andare a piedi è sfogliare il libro, e invece correre è guardarne solo la copertina. Bisogna essere lenti, amare le soste per guardare il cammino fatto, sentire la stanchezza conquistare come una malinconia le membra, invidiare l'anarchia dolce di chi inventa di momento in momento la strada. Bisogna imparare a star da sé e aspettare in silenzio, ogni tanto essere felici di avere in tasca soltanto le mani. Andare lenti è incontrare cani senza travolgerli, è dare i nomi agli alberi, agli angoli, ai pali della luce, è trovare una panchina, è portarsi dentro i propri pensieri lasciandoli affiorare a seconda della strada, bolle che salgono a galla e che quando son forti scoppiano e vanno a confondersi al cielo. È suscitare un pensiero involontario e non progettante, non il risultato dello scopo e della volontà, ma il pensiero necessario, quello che viene su da solo, da un accordo tra mente e mondo.

Martedì, 23 Gennaio 2018 00:00

Il minimalismo denso di Edina Szvoren

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Accolta favorevolmente dalla critica sin dalla sua prova d'esordio, la raccolta di racconti brevi Pertu (2010), la scrittrice ungherese Edina Szvoren ottiene il Premio Letterario dell'Unione Europea 2015 alla sua seconda prova, Non c’è, e non deve esserci (Nincs, és ne is legyen), uscita nel 2012 e tradotta in italiano da Claudia Tatasciore per Mimesis Edizioni nel 2017. Nel frattempo in Ungheria è uscito nel 2015 il terzo libro della scrittrice, Az ország legjobb hóhéra (The Best Headsman in the Land), non ancora tradotto in italiano.

La poetessa polacca Krystyna Dąbrowska (1979) ha pubblicato diverse raccolte di versi, tradotte in molte lingue e insignite di prestigiosi riconoscimenti. Con questo volume ha vinto il premio Valigie Rosse 2017, ed è appunto l’omonima casa editrice toscana che l’ha pubblicato, con una approfondita introduzione del curatore Leonardo Masi.

Martedì, 16 Gennaio 2018 00:00

L'arte di raccontare le curve

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In Italia i primi gruppi organizzati di tifo calcistico nascono sul finire degli anni Sessanta coniugando, probabilmente, la passione per il calcio con il desiderio di partecipazione e protagonismo tipici del periodo e, pur mutati i tempi e il contesto, probabilmente questo intreccio di passione sportiva e protagonismo è ancora alla base di quel che resta del mondo ultras. Alla ricostruzione di questo fenomeno, che si avvia al mezzo secolo di storia, Pierluigi Spagnolo dedica il libro I ribelli degli stadi. Una storia del movimento ultras italiano (Odoya, 2017).

Recentemente ho avuto una conversazione con il direttore Alessandro Toppi perché ogni tanto fa bene parlare con lui. L’ho trovato febbricitante ma ugualmente sintonizzato sulla magia del palcoscenico.
− “Sai com’è, ho letto una cosa che ti voglio consigliare. Anche perché tratta da una pièce che magari conosci. Comunque, il libro è: Qualcosa sui Lehman”.
− “Sì... è uno spettacolo che ho visto. Tra l’altro molto bello”.
Esordisco in questo modo, spero conciliante, perché tengo a chiarire subito un aspetto: Qualcosa sui Lehman di Stefano Massini, il corposo romanzo “teatrale”, o “romanzo-ballata” come lo definisce l’autore stesso, segue infatti di un paio di anni Lehman Trilogy, il testo piaciuto al Toppi.

Remo Pagnanelli, poeta e critico letterario, nacque il 6 maggio 1955 a Macerata, dove morì suicida il 22 novembre 1987, trentaduenne. Fondatore nel 1980 della rivista Verso, esordì l’anno successivo come poeta con la plaquette Dopo, cui fecero seguito Musica da Viaggio, Atelier d’inverno e il poemetto L’orto botanico, per il quale ottenne il premio internazionale “Montale 1985”.
Vennero pubblicati postumi l’ultima raccolta di versi Preparativi per la villeggiatura ed Epigrammi dell’inconsistenza. Tra i suoi scritti critici, due studi su Vittorio Sereni e su Franco Fortini.

Venerdì, 05 Gennaio 2018 00:00

Una grande poeta da riscoprire: Fernanda Romagnoli

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Cosa sappiamo, e cosa sanno oggi i giovani lettori di poesia, di Fernanda Romagnoli? Quasi niente, ovvero le poche notizie che ci tramanda Wikipedia. Autrice di un unico libro importante (Il tredicesimo invitato, pubblicato da Garzanti nel 1980, e riedito da Scheiwiller nel 2003), nata a Roma nel 1916 e morta sempre a Roma nel 1986, diplomata in pianoforte e all’istituto magistrale, moglie di un militare che seguì nei frequenti trasferimenti in diverse città italiane, madre di una figlia.

Giovedì, 21 Dicembre 2017 00:00

Scipione, pittore e poeta di una Roma oscura

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Con lo pseudonimo di Scipione, Gino Bonichi (Macerata, 25 febbraio 1904 − Arco, 9 novembre 1933), si fece conoscere come uno dei più importanti pittori della Scuola Romana (detta anche di Via Cavour), movimento espressionista che si opponeva al conservatorismo, al neoclassicismo e alla retorica fascista dominanti tra gli anni ’20 e ’30, rappresentati principalmente dal gruppo Novecento.

Lunedì, 18 Dicembre 2017 00:00

L'istinto di morte di Jacques Mesrine, bandito

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“Mi hanno armato la mano al suono della Marsigliese e questa mano ha preso poi piacere alle armi. Mi hanno insegnato la violenza e la violenza mi è piaciuta”.
 (Jacques Mesrine)

 

Parigi, 2 novembre 1979, nel bel mezzo del caotico traffico cittadino, Jacques Mesrine, di professione bandito, muore crivellato dai colpi esplosi da una brigata speciale a cui l’Eliseo ha dato carta bianca pur di togliersi di mezzo una volta per tutte quel dannato ennemi public n° 1.
Consapevole di prendere parte a una partita in cui gioca le sue carte pur sapendo che l'ultima mano l'avrebbe persa, a partire dagli anni Sessanta rapine, sequestri, assalti a carceri speciali, evasioni, prese per il culo alle istituzioni e ai media, sono il pane quotidiano del giovane Jacques, nato a Clichy nel 1936 da una famiglia della piccola borghesia.

L’ultimo romanzo di Walter Siti, Bruciare tutto, ha suscitato al suo apparire, lo scorso aprile, numerose polemiche prevalentemente per il tema scottante della pedofilia. A sollevarle è stata soprattutto una recensione di Michela Marzano su La Repubblica che poneva l’accento, con toni alquanto moralistici, sulle parti più crude del romanzo dal punto di vista sessuale, nel descrivere le fantasie del ‘prete pedofilo’ protagonista. Marzano si chiedeva se “la letteratura può sopportare questo? È letteratura questa?”. Ricordo bene sui social network i commenti ‘indignati’ che seguivano alla recensione della studiosa, del tipo “che schifo”, “la letteratura è proprio degenerata”, “vergogna”, e molti altri di questo genere.

Grace Paley (1922-2007), newyorkese, ebrea di origine ucraina, ha scritto quarantacinque racconti e un numero non elevato di poesie: in tutto, poco più di trecento pagine, che tuttavia hanno lasciato un segno considerevole nella letteratura americana. Militante pacifista e femminista, molto impegnata sul fronte della difesa dei diritti civili, si distinse per la partecipazione in prima linea alla campagna contro la guerra in Vietnam. Fra le sue raccolte narrative uscite in Italia ricordiamo Piccoli contrattempi del vivere, Enormi cambiamenti all'ultimo momento, Più tardi nel pomeriggio, tutte pubblicate da Einaudi. Parte della sua produzione saggistica è raccolta nel volume L'importanza di non capire tutto.
Il volume edito da Minimum Fax nel 2011 raccoglie versi scritti tra il 2000 e il 2007, di stampo diaristico e quasi domestico, incentrati per lo più sugli affetti familiari e sulla lunga fedeltà sentimentale alle amicizie, alle passioni di una vita intera, alle convinzioni politiche e ideologiche. E soprattutto alla scrittura.

L’Eta, acronimo di Euskadi Ta Askatasuna, è come noto l’organizzazione che ha propugnato la lotta armata per raggiungere l’obiettivo di una nazione basca indipendente. I cui confini equivalgono ai territori dove si parla Euskera, una lingua aspra, difficile per gli stessi baschi, che corrispondono a una regione a cavallo dei Pirenei, gran parte in Spagna ma un pizzico anche in Francia. Poi ci sarebbe la Navarra ma tralascio perché si complicano le cose e qui proviamo a trattare non di geo-politica ma di un romanzo.

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