"Il metodo del successo consiste in larga misura nel sollevamento della polvere. È come certe ali al gioco del calcio, in serie C, che ai margini del campo, driblano se medesimi sei, sette volte, e mandano in visibilio il pubblico sprovveduto"   

Luciano Bianciardi

Gioacchino Toni

Artemisia Gentileschi, la “pittora”

“Mi ritrovo una figliuola femina con tre altri maschi, e questa femina, come è piaciuto a Dio, havendola drizzata nella professione della pittura, in tre anni si è talmente appraticata, che posso ardir de dire che hoggi non ci sia pare a lei, havendo per sin adesso fatte opere, che forse principali Mastri di questa professione non arrivano al suo sapere”. Così scrive il pittore Orazio Gentileschi parlando della figlia Artemisia.

Caravaggio tra naturalismo e realismo

Alessandra Casati, nel suo recente saggio Caravaggio tra naturalismo e realismo (Mimesis, 2020), prende in esame la fortuna critica del pittore lombardo nella prima metà del Novecento indagando i percorsi critici che hanno portato a stravolgere e superare la lettura secentesca data da Giovan Pietro Bellori.

Ambizione e disincanto: “Acqua nera” di J.C. Oates

Metà anni Novanta. Grayling Island, Maine, Stati Uniti. Una Toyota nera corre veloce nel buio della notte per raggiungere un traghetto ormai in partenza. Alla guida un senatore statunitense che, dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo ad una festa, spinge sull’acceleratore mentre al suo fianco siede, preoccupata per la sua guida spregiudicata, una giovane donna. La velocità è elevata, il buio ci mette del suo, ed ecco che all’improvviso l’auto sbanda nel mezzo di una curva e finisce per inabissarsi in un lago.

Attendendo "Tomaso Binga: Feminist Works 1970-1980"

La mostra antologica Tomaso Binga: Feminist Works 1970-1980, organizzata dalla Galleria Mascherino di Roma, ricostruisce una parte importante della carriera di Tomaso Binga – artista, performer e poetessa visiva – nei suoi rapporti con il pensiero femminista nel periodo compreso tra l’inizio degli anni Settanta e la metà degli Ottanta.

L’arte alla prova del reale e della storia

Nel suo recente saggio Bad New Days. Arte, critica, emergenza (Postmedia Books, 2019), Hal Foster prende in esame alcuni indirizzi artistici degli ultimi decenni che hanno superato quella che indica come la “predilezione per l’immaginifico e per il testuale”, tipica dell’arte postmodernista, “a favore di una messa alla prova del reale e della storia”. Se tale cambio di direzione ha a che fare con ragioni interne all’ambito artistico, non di meno, sostiene lo studioso, ciò si relaziona anche con l’immaginario precario ed emergenziale edificato dal neoliberismo.

Tra feticismo del reale e analfabetismo iconico

Il libro Ignorantocrazia. Perché in Italia non esiste la democrazia culturale (Bompiani, 2019) di Gianni Canova, raccoglie nella prima parete una serie di scritti inediti o rielaborazioni di articoli usciti su riviste, mentre nella seconda ripropone vecchi lavori incentrati su alcune realizzazioni – riguardanti il fumetto, la letteratura, la televisione e il cinema – proposte come modello di diffusione di “democrazia culturale”.

In Grecia con gli dèi

In viaggio con gli dei. Guida mitologica della Grecia (Raffaello Cortina Editore, 2019) di Giulio Guidorizzi e Silvia Romani propone ai lettori “un salto nel blu del mare e del sole abbacinante della Grecia, alla ricerca dei suoi dèi, degli eroi, dei miti e, anche, un po’ di noi: di quel che siamo stati e, talvolta, vorremmo di nuovo essere. Alla ricerca di quel che gli antichi sapevano bene essere l’unica vera forma di eternità concessa ai mortali: quella del racconto e della memoria”.

Alla scoperta della Berlino mediterranea

Berlino è una città che ha dovuto e saputo reinventarsi più volte; ciò è avvenuto con l’ascesa a residenza reale prussiana, con l’unificazione dell’Impero, con l’abdicazione del Kaiser, con la distruzione al termine della Seconda guerra mondiale e, ancora, con la caduta del Muro e la riunificazione. In un suo recente libro, intitolato Berlino città mediterranea. Il richiamo del Sud (Raffaello Cortina Editore, 2019), Horst Bredekampha ricostruito puntualmente come le istituzioni culturali e lo sviluppo architettonico berlinesi abbiano desiderato e saputo attingere dall’arte dei paesi mediterranei.

Per non farla finita con la voce di Artaud

Antonio Caronia, in un suo scritto utilizzato come postfazione all’edizione di Per farla finita con il giudizio di dio di Antonin Artaud, recentemente dato alle stampe da Mimesis, sostiene che la trasmissione radiofonica derivata da tale testo, espressione di quel Teatro della crudeltà teorizzato da Artuad, registrata per essere trasmessa in Francia nel 1948 e immediatamente bloccata dalla censura, la si potrebbe mettere in parallelo con La guerra dei mondi di Orson Welles, trasmessa nel 1938 dalle frequenze radio della CBS che − inscenando un’invasione aliena nel New Jersey spacciata per reale − riesce a suscitare il panico tra il pubblico americano. Le due trasmissioni possono essere associate, sostiene Caronia, in quanto si tratta di opere finalizzate, seppure attraverso strategie differenti, a “tendere una trappola esiziale ai padri e all’intera società e per ritorcere il linguaggio contro se stesso”.

Oltre le letture conformiste di Canova

Se Antonio Canova gode in vita di un notevole prestigio europeo grazie − oltre che all’indiscussa maestria, anche a un’abile strategia di autopromozione (e di realizzazione) delle opere che sembra anticipare modalità proprie del “sistema arte” contemporaneo − la critica tardo ottocentesca e novecentesca si rivela invece abbastanza fredda nei confronti dell’artista veneto, tanto che per una sua piena rivalutazione si devono attendere studi relativamente recenti che però hanno forse il grande limite, salvo rare eccezioni, di non indagare a sufficienza le motivazioni profonde che inducono l’artista al recupero classicista, non cogliendo così in profondità gli elementi più innovativi del suo linguaggio.

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