“I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui prati di Caprara sono stati indubbiamente i più belli della mia vita”

Pier Paolo Pasolini

Gioacchino Toni

Tucholsky, Heartfield e la potenza del montaggio

Con un’introduzione di Maurizio Guerri e con un saggio di Ursula Bavaj, è da poco giunto nelle librerie, edito da Meltemi, il volume illustrato Deutschland, Deutschland über alles, uscito originariamente nel 1929 grazie alla collaborazione tra lo scrittore, poeta e giornalista Kurt Tucholsky e l’artista John Heartfield, autore dei celebri fotomontaggi realizzati tra il 1921 e il 1933 per la rivista della sinistra radicale tedesca AIZArbeiter Illustrierte Zeitung.

“Walking the Line”, quel confine che non c’è

L’alzata in volo dell’aviazione militare israeliana, con l’obiettivo di annientare quella egiziana, alle 7.45 di quel lontano 5 giugno 1967, segna l’avvio di un conflitto destinato a riscrivere l’intera regione: nel giro di pochi giorni le truppe israeliane occupano la Cisgiordania, la parte orientale di Gerusalemme, la Striscia di Gaza, le alture del Golan e la penisola del Sinai. “Da quel momento, l’occupazione militare e le sue infinite violazioni diventeranno, nella narrazione dominante, una conseguenza accidentale e necessaria nella lotta di Israele per la sua sopravvivenza”.

La storia dello sguardo secondo Mark Cousins

Grazie all'editore Il Saggiatore è stato pubblicato in lingua italiana, con la traduzione di Alessandro D’Onofrio, il volume Storia dello sguardo (2018) del nord-irlandese Mark Cousins, autore di The Story of Film: An Odyssey (2011): un monumentale documentario sulla storia del cinema in quindici episodi dalla durata di un’ora cadauno trasmesso originariamente dall'emittente televisiva digitale britannica More4, costola di Channel4, presentato al Toronto International Film Festival nel 2011 e passato in Italia su Sky.

L’equilibrio precario del graphic novel

La raccolta Storie di uomini intraprendenti e di situazioni critiche (Eris Edizioni − Progetto Stigma, 2018) di Luca Negri, in arte Regular Size Monster, presenta otto brevi racconti in cui, attraverso il linguaggio del graphic novel, si strizza l’occhio alle narrazioni cinematografiche non-lineari.

Il genere distopico tra immaginario e realtà

“La fortuna attuale del genere distopico nell’immaginario collettivo si spiega facilmente: malgrado le meraviglie tecnologiche [...] facciano di tutto per saturare il principio di piacere in quell’eterno presente che ha assunto il nome di epoca postmoderna, tuttavia il sonno del mondo globale è attraversato da incubi e pericolose minacce; e anzi, proprio perché il migliore dei mondi possibili ci dicono che è già qui con noi, l’unica cosa che siamo capaci di immaginare nel futuro è l’allargarsi delle contraddizioni che tuttavia già si affacciano. Risultato è il diffondersi delle storie che raccontano un rovinoso descensus verso il peggio...”.

Cultura visuale. Cinema, teatro e new media

Il volume curato da Andrea Rabbito La cultura visuale del Ventunesimo secolo. Cinema, teatro e new media (Meltemi 2018), primo di una serie che si aggiornerà con cadenza annuale, si propone come contributo all’ambito di ricerca della cultura visuale di studiosi e artisti. In questa prima uscita vengono pubblicati scritti di Vito Zagarrio, Ruggero Eugeni, Roberto Tessari, Carla Bino, Salvatore Tedesco, Elio Ugenti, Denis Brotto, Michele Guerra, Andrea Rabbito, Simone Arcagni, Stefania Rimini, Dario Tomasello, Giulia Raciti, Francesco Parisi e Rino Schembri a cui si aggiungono diverse riproduzioni di opere dell’artista Giovanni Zoda.

Ariella Azoulay. La fotografia tra estetica e politica

Ariella Azoulay, nativa di Tel Aviv e docente di Comparative Literature e di Modern Culture and Media presso la Brown University di Providence, Rhode Island e di Visual Culture presso la Bar-Ilan University di Tel Aviv, è una documentarista e teorica della fotografia e della cultura visiva, autrice del libro recentemente tradotto e pubblicato in italiano con il titolo Civil Imagination. Ontologia politica della fotografia (Postmedia books, 2018).

Immagini e guerre contemporanee

Nel un corposo volume curato da Maurizio Guerri Le immagini delle guerre contemporanee (Meltemi 2018)diversi studiosi ragionano a proposito del rapporto immagine/guerra nella contemporaneità. A partire dalle immagini cui gli eventi bellici sono connessi, il volume riflette su alcuni momenti fondamentali di trasformazione dei conflitti bellici della storia contemporanea evidenziando che se storicamente le immagini hanno documentato, pur nella loro parzialità, la guerra, da qualche tempo sembrano essere divenute esse stesse parte della conduzione delle attività belliche; si pensi, ad esempio, al ricorso sempre più frequente allo sguardo offerto dai droni.

“108 metri”. L’importanza di non tradire le regole

L’Italia si sta dimostrando ormai da qualche tempo un Paese dalla memoria corta e dalla vista selettiva e ciò appare particolarmente evidente se si fa riferimento ai fenomeni migratori che toccano il Paese.
Memoria corta perché se c’è una nazione che ha visto partire la sua gente alla ricerca di lavoro e di condizioni di vita migliori questa è proprio l’Italia. Di ciò non c’è traccia nei mantra ripetuti da piccoli politici nostrani senza scrupoli a caccia di facili consensi. Questa storia di migrazioni è stata raccontata tanto dalla letteratura − a partire da Edmondo De Amicis con i suoi emigranti diretti verso il Nuovo Mondo a fine Ottocento e Giovanni Pascoli con i suoi versi sull’Italia raminga a inizio Novecento − quanto dal cinema − che sin dagli anni Dieci ha affronto le migrazioni italiane transoceaniche con Febo Mari e Umberto Paradisi.

“Frankenstein” tra potenza e mito

“A duecento anni dalla pubblicazione del romanzo nato dall’ingegno e dalla creatività di una giovane donna inglese non ancora ventenne, Mary Shelley, uno storico della scienza e uno studioso della cultura di massa ricostruiscono lo sfondo culturale di questo capolavoro, con particolare attenzione alle teorie scientifiche dell’epoca, e narrano la genesi e lo sviluppo del mito di Frankenstein fra teatro, cinema, televisione e fumetti”.

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