"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Gioacchino Toni

Il sublime modernista in Eliot, Joyce e Woolf

C’è ancora spazio per il sublime nella letteratura del modernismo? Questo è l’interrogativo che si poneva Ezra Pound nel 1920 e che si pone ai nostri giorni la studiosa Elena Munafò nel suo recente saggio Il sublime e il modernismo. Eliot, Joyce, Woolf, (Carocci editore, 2017). A differenza di Pound che ne decreta la morte, la ricercatrice in Letterature comparate presso la Sapienza di Roma ne individua la presenza in altri autori a lui contemporanei − T.S. Eliot, James Joyce e Virginia Woolf − in una forma nuova che definisce “sublime modernista”.

Il minimalismo denso di Edina Szvoren

Accolta favorevolmente dalla critica sin dalla sua prova d'esordio, la raccolta di racconti brevi Pertu (2010), la scrittrice ungherese Edina Szvoren ottiene il Premio Letterario dell'Unione Europea 2015 alla sua seconda prova, Non c’è, e non deve esserci (Nincs, és ne is legyen), uscita nel 2012 e tradotta in italiano da Claudia Tatasciore per Mimesis Edizioni nel 2017. Nel frattempo in Ungheria è uscito nel 2015 il terzo libro della scrittrice, Az ország legjobb hóhéra (The Best Headsman in the Land), non ancora tradotto in italiano.

L'arte di raccontare le curve

In Italia i primi gruppi organizzati di tifo calcistico nascono sul finire degli anni Sessanta coniugando, probabilmente, la passione per il calcio con il desiderio di partecipazione e protagonismo tipici del periodo e, pur mutati i tempi e il contesto, probabilmente questo intreccio di passione sportiva e protagonismo è ancora alla base di quel che resta del mondo ultras. Alla ricostruzione di questo fenomeno, che si avvia al mezzo secolo di storia, Pierluigi Spagnolo dedica il libro I ribelli degli stadi. Una storia del movimento ultras italiano (Odoya, 2017).

Sguardi postcoloniali sul cinema africano e italiano

A riprova di come gli studi filmici e visuali inizino a prendere in considerazione le produzioni africane e afrodiasporiche e, soprattutto, di come sia possibile farlo mettendo in discussione la tradizionale prospettiva occidentale, occorre segnalare il saggio Lo schermo e lo spettro. Sguardi postcoloniali su Africa e afrodiscendenti (Mimesis, 2017) di Leonardo De Franceschi, docente di Teorie e pratiche postcoloniali del cinema e dei media all’Università Roma Tre.

La storia dell'arte giapponese comparata di Tanaka

Grazie a Mimesis edizioni è stata recentemente pubblicata la traduzione in italiano di un importante saggio di Hidemichi Tanaka, uscito in Giappone nel 1995 e tradotto in lingua inglese nel 2008: Storia dell'arte giapponese. Genealogia dei capolavori in una prospettiva comparata.
La peculiarità di questa storia dell'arte giapponese ha sicuramente a che fare col fatto che Hidemichi Tanaka figuri tra i massimi esperti giapponesi di Storia dell’arte occidentale. A differenza di diversi suoi conterranei  che tendenzialmente affrontano l'arte nipponica con l'esplicita intenzione di palesare ad ogni passo le prerogative che la rendono irrimediabilmente altro rispetto all'arte occidentale, Tanaka esplora le principali tappe che hanno caratterizzato lo sviluppo dell’arte giapponese ricorrendo alle categorie storico-artistiche  occidentali elaborate negli ultimi secoli, con particolare riguardo alla classificazione dei principi pittorici che influenzarono lo sviluppo dell'analisi formale nella storia dell'arte occidentale elaborata da Heinrich Wölfflin a cavallo tra Otto e Novecento.

La Grande crisi nella letteratura e nel cinema

Le ricadute sulla popolazione dei grandi botti finanziari che hanno caratterizzato la storia del capitalismo fino ai nostri giorni, così come sono state raccontate nella letteratura e nel cinema, sono al centro dell'interessante saggio di Alessandro Casiccia, Narrare la Grande crisi. Tempeste finanziarie, paura e rovine sociali nella letteratura e nel cinema (Mimeis, 2015).

L'istinto di morte di Jacques Mesrine, bandito

“Mi hanno armato la mano al suono della Marsigliese e questa mano ha preso poi piacere alle armi. Mi hanno insegnato la violenza e la violenza mi è piaciuta”.
 (Jacques Mesrine)

 

Parigi, 2 novembre 1979, nel bel mezzo del caotico traffico cittadino, Jacques Mesrine, di professione bandito, muore crivellato dai colpi esplosi da una brigata speciale a cui l’Eliseo ha dato carta bianca pur di togliersi di mezzo una volta per tutte quel dannato ennemi public n° 1.
Consapevole di prendere parte a una partita in cui gioca le sue carte pur sapendo che l'ultima mano l'avrebbe persa, a partire dagli anni Sessanta rapine, sequestri, assalti a carceri speciali, evasioni, prese per il culo alle istituzioni e ai media, sono il pane quotidiano del giovane Jacques, nato a Clichy nel 1936 da una famiglia della piccola borghesia.

Il cinema come esperienza audiotattile

Alle teorie filmiche che hanno storicamente privilegiato un approccio di tipo oculocentrico, Antonio Iannotta, docente presso la University of San Diego e alla San Diego State University, considerando, invece, il cinema come esperienza audiotattile, risponde con il suo ultimo saggio: Il cinema audiotattile. Suono e immagine nell’esperienza filmica (Mimesis, 2017). “I suoni sono macchie: anche se non li percepiamo immediatamente, ci toccano, ci sporcano, attecchiscono su di noi e lasciano una traccia che continua ad agire nel nostro inconscio di spettatori audiovisivi [...]. È a partire dalla relazione tra la macchina cinematografica e lo spettatore, sempre più centrata sui sensi, che il cinema sviluppa una formidabile qualità audiotattile”.

Fenomenologia del divismo dal cinema ai social media

Il culto della personalità è vecchio come il mondo ma questo non coincide con il divismo: i divi fanno parte delle società capitalistiche e democratiche e, non potendo imporre il culto, sono costretti a stabilire una sintonia con la cultura sociale del tempo di cui fanno parte. Vanni Codeluppi nel suo libro Il divismo. Cinema, televisione, web (Carocci, 2017) ricostruisce l'evoluzione storica del divismo a partire dall'era del cinema, per poi passare a quella della televisione fino a giungere all'età del web contraddistinta dall'arrivo di molti outsiders capaci di conquistare visibilità attraverso la rete.

Bernini multimediale e montaggio ejzenštejniano

Scultore, architetto, pittore, scenografo e drammaturgo, Gian Lorenzo Bernini ha orientato la ricerca espressiva verso l'unificazione delle diverse arti in nome di un unico grande programma retorico. L’opera berniniana palesa l'ambizione a espandere gli aspetti naturali in portati immaginari ed è soprattutto nell’intervento architettonico che, avvalendosi di una prospettiva sviluppata in chiave illusionistica, intersecandosi con le altre arti, riesce a collegare lo spazio fisico a quello fantastico, prolungando la fruizione nella compartecipazione, il vero nel verosimile, il reale nel vagheggiato, giocando sull’espansione e la dilatazione formale, su di una dialettica di pieni e di vuoti condotta sotto il segno dell’apertura atmosferica e luminosa.

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