“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Gioacchino Toni

Sul guardare e sulla fotografia

All’interno della raccolta di scritti Sul guardare (Il Saggiatore, 2017) di John Berger, in un pezzo intitolato Usi della fotografia, scritto nel 1978, l’autore riprende e sviluppa alcune riflessioni espresse da Susan Sontag nel suo Sulla fotografia. Realtà e immagini nella nostra società (Einaudi, 1978), testo imprescindibile, quest'ultimo, per chiunque voglia approfondire il rapporto tra fotografia e società.
Sebbene gli scritti dei due siano stati stesi sul finire degli anni Settanta, alcune riflessioni in essi contenute risultano ancora utili per ragionare sulla società ipertrofica contemporanea nonostante nel frattempo siano subentrati importanti cambiamenti sia sociali che nella pratica fotografica e non tanto per il passaggio dall'analogico al digitale, quanto piuttosto per la condivisibilità delle immagini resa possibile dalle apparecchiature e dal web.

Scrittori e società. L'America vissuta e narrata

Il volume Il paese degli spazi e della polvere. Un viaggio negli U.S.A. con 13 scrittori 1920-2000 (Mimesis edizioni, 2017) di Ruggero D’Alessandro e Luca Saltini prende in esame “scrittori che parlano di società e al contempo vivono in società – e non necessariamente la prima coincidente con la seconda” alla ricerca degli effetti prodotti da tale legame. Nell'occuparsi del rapporto scrittori-società gli autori non intendono andare alla ricerca di rimandi sociali nella scrittura o di coordinate politiche programmatiche degli scrittori.

Viaggiando, e scrivendo, lungo l'Adriatico

Lo studioso Dario Di Donfrancesco − nel suo La vela, la ruota, il vapore. Percorsi letterari dell’Adriatico e mezzi di trasporto (Mimesis, 2017) − passa in rassegna la letteratura italiana degli ultimi due secoli che ha in qualche modo a che fare con “quell’affascinante conglomerato storico, sociale e letterario che è il Mar Adriatico” alla ricerca di come in (e su) di essa agiscono i mezzi di trasporto considerati “come vere e proprie 'scatole socioculturali' o come mobili sorgenti visive”.

Roberto Longhi e l'Officina cinematografica

Le molteplici modalità dei rapporti che nel corso del tempo si sono intessuti nel contesto italiano tra letteratura, letterati e cinema sono al centro dell'ultimo e corposo volume di Gian Piero Brunetta, Attrazione fatale (Mimesis, 2017). Lo studioso, passando in rassegna la storia del cinema nazionale, individua e indaga problematiche e personalità costituenti casi esemplari delle interazioni tra letteratura e cinema. "La letteratura è iscritta nel DNA del cinema italiano, ne costituisce una struttura portante e gli scrittori e letterati ne sono i vettori privilegiati, coloro che aiutano a creare i ponti tra le due realtà" (p. 8).

Viaggio alle origini della videoarte

L'editore Meltemi ha dato alle stampe nel corso del 2017 a una nuova edizione del libro Definizione zero. Origini della videoarte fra politica e comunicazione  di Simonetta Fadda, pubblicato per la prima volta nel 1999. Il saggio propone una dettagliata ricostruzione delle origini del video nei suoi utilizzi artistici e politici, soprattutto nell'ambito della controinformazione, dunque, come sottolinea Bruno Di Marino nella Prefazione stesa per questa nuova uscita, nei suoi usi "fuori dal sistema".

Riflessioni sulla mise en abyme

Il saggio di Alessandro Cutrona, L’attualità della mise en abyme nelle opere di Peter Greenaway e Charlie Kaufman (Mimesis edizioni, 2017), indaga quei rapporti di somiglianza tra un’opera ed il suo contenuto, tra la realtà mostrata e quella contenuta, capaci di creare un gioco interpretativo senza fine; in altre parole affronta quella situazione indicata da Andrè Gide con l’espressione mise en abyme.

Fenomenologia del graphic novel

Non tutti i fumetti sono graphic novel; anche se questi ultimi mantengono alcune caratteristiche dei primi (ad esempio vignette, didascalie...) fanno però ricorso a modalità formali, a sequenze e a tematiche proprie della narrazione cinematografica e letteraria. Il graphic novel ha caratteristiche sue peculiari che lo differenziano da altri mezzi verbovisivi fondati sull’interdipendenza tra testo e immagini; pur utilizzando parecchie modalità tratte da altri media, tale tipo di narrazione grafica le utilizza in maniera del tutto particolare.

"Naufragi": storie dell'Italia a picco

Nell'Introduzione al volume Naufragi. Storie d'Italia sul fondo del mare (Il Saggiatore, 2017) scrive Marco Cuzzi, docente di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano, che per raccontare una tragedia accaduta in mare vi sono sostanzialmente due modi. Il primo è quello del racconto da bar di qualche marinaio che narra ai presenti “di morti, di disgrazie, di naufragi. E di maledizioni. Di maledizioni e avvenimenti mai ascoltati. Perché per lui, ogni tragedia accaduta in mare ha un'origine soprannaturale” (p. 9). Il secondo si basa invece sui resoconti, sulle inchieste e sulle memorie.

Biopoetica. Storytelling e scienze della vita

Michele Cometa, docente di Storia comparata delle culture e Cultura visuale presso l’Università degli Studi di Palermo, già autore del volume La scrittura delle immagini (Raffaello Cortina Editore, 2012), ha da poco pubblicato il suo ultimo saggio intitolato Perché le storie ci aiutano a vivere. La letteratura necessaria (Raffaello Cortina Editore, 2017). In questo ultimo e corposo lavoro lo studioso si propone di analizzare la narrazione nel contesto della teoria dell’evoluzione e delle scienze cognitive a partire dal legame esistente tra la produzione di utensili e lo sviluppo di capacità narrative dell'essere umano così come sono state spiegate recentemente dall’archeologia cognitiva. La proposta di Cometa si colloca pertanto all'interno della più generale, ed eterogenea, teoria biopoetica della narrazione e di un’antropologia filosofica volta ad assegnare al bios un'importanza non inferiore a quella concessa allo spirito.

Cinema e neuroscienze

Le neuroscienze hanno da tempo evidenziato quanto l'intelligenza umana sia legata alla corporeità degli individui e come quest'ultima si realizzi pienamente attraverso l'esperienza. Il corpo riveste un ruolo centrale nelle pratiche di simulazione che gli individui mettono in campo tanto nella vita quotidiana, quanto nelle esperienze estetiche e mediate. Nel saggio Lo schermo empatico. Cinema e neuroscienze (Raffaello Cortina Editore, 2015), gli autori, Vittorio Gallese e Michele Guerra, un neuroscienziato ed un teorico del cinema, indagano la relazione che lega lo spettatore alle immagini cinematografiche, il tipo di rapporto intersoggettivo che si instaura tra gli spettatori ed i mondi possibili della finzione prodotti dal cinema.

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