“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Gioacchino Toni

"Star Wars". Immaginari postmoderni e cinema di effetti

Secondo Giorgio E. S. Ghisolfi − regista e docente di discipline attinenti all’audiovisivo, al cinema e al cinema d’animazione − alla sua uscita nel 1977 Star Wars si propone come particolare risposta agli interrogativi identitari che attraversano la società americana post-sessantotto in un mondo nettamente diviso in blocchi. Si tratta di un'opera che, grazie alla sua stratificazione, risulta capace di dare a ciascun pubblico ciò di cui ha bisogno.

Storia della serialità televisiva

Abbiamo già avuto modo di affrontare il volume di Giorgio Grignaffini ed Andrea Bernardelli, Che cos'è una serie televisiva, (Carocci, 2017) ricavandone una mappatura di forme e modelli delle produzioni seriali televisive, in questo nuovo scritto torniamo sul lavoro dei due studiosi per  tracciare le tappe principali che hanno scandito la storia delle produzioni americane e italiane.

Warhol's Tv: registrazione e derealizzazione

Il volume Andy Warhol's Tv. Dall’arte alla televisione (2017), scritto da Anna Luigia De Simone per l'editore Mimesis, non è da intendere semplicemente come un libro sui lavori televisivi dell'icona internazionale della pop art, cosa che sarebbe già di per sé meritoria in quanto si tratta di un ambito scarsamente indagato. La studiosa mira più in alto, intendendo, piuttosto, evidenziare come l'intera opera warholiana si possa mettere in relazione con le sue produzioni televisive; la tv, per certi versi, è sempre stata parte, e non poteva che risultare l'inevitabile punto di approdo, del lavoro dell'artista.
Tutta l'opera di Warhol sembra rimarcare l'inesistenza del reale o, almeno, come esso divenga indistinguibile dalle immagini che nel duplicarlo finiscono per decretarne la scomparsa.

Forme e modelli della serialità televisiva

Le serie televisive, oltre a divertire il pubblico, sono prodotti narrativi che consentono di comprendere meglio la società e la cultura dei nostri tempi. A partire da tale convinzione Giorgio Grignaffini ed Andrea Bernardelli hanno recentemente pubblicato per Carocci editore Che cos'è una serie televisiva, un piccolo manuale utile a comprendere questa particolare forma di narrazione audiovisiva. Il volume è articolato in quattro sezioni principali: nella prima si passano in rassegna le modalità di classificazione della serialità televisiva definendone formati e generi narrativi, nella seconda si traccia una storia delle produzioni americane ed italiane, mentre le ultime due sezioni forniscono rispettivamente una descrizione dei processi ideativi e produttivi ed un tentativo di delineare lo sviluppo futuro della serialità televisiva.

“Red Riding Quartet” is back!

Nel corso del 2017 Il Saggiatore ha dato alle stampe Red Riding Quartet, un immenso volume di quasi millecinquecento pagine in brossura cucita, in cui sono raccolti i quattro romanzi di David Peace che compongono la celebre tetralogia: Nineteen Seventy-Four, Nineteen Seventy-Seven, Nineteen Eighty e Nineteen Eighty-Three, usciti originariamente in lingua inglese in successione tra il 1999 ed il 2002 e giunti in Italia per la prima volta grazie a Meridiano Zero i primi due (1974 e 1977) ed a Tropea gli ultimi (Millenovecento80 e Millenovecento83).
La celebre tetralogia del romanziere inglese è incentrata su Peter William Sutcliffe, lo "Squartatore dello Yorkshire", che tra il 1974 ed il 1983 ha insanguinato lo Yorkshire, nel nord dell'Inghilterra, seviziando ed uccidendo almeno, ma pare siano di più, tredici donne.

Cosa sta capitando agli abitanti di Phoenicia?

“Ormai ci siamo ritirati sulla montagna, in piccoli gruppi, e tutto quello che avevamo costruito nella pianura, l'intera nostra società, è stato distrutto l'anno scorso. Ci siamo arrivati per gradi, non abbiamo saputo intendere per tempo i segni del cambiamento? Forse. Ma che cosa avremmo potuto fare?”.
Così si apre Dopo la città (2016), l'ultima opera narrativa di Guglielmo Forni Rosa, autore con un passato di docenza di Filosofia morale e Antropologia filosofica presso l'Università di Bologna che ha esordito in ambito narrativo nel 2007 con il romanzo Perduto (edito da Mobydick) a cui sono seguiti La fine dell'avventura (2014) e la raccolta di racconti L'appartamento segreto (2015), entrambi editi da Manni.

Colore, migrazione e identità nel cinema di Özpetek

È stato da poco dato alle stampe da Mimesis edizioni Divergenze in celluloide (2017), un interessante studio di Ryan Calabretta-Sajder che indaga il cinema di Ferzan Özpetek. Lo studioso, che nel volume intende dimostrare l'abilità del regista nell'affrontare e leggere la società contemporanea, ritiene che la creatività e originalità di Özpetek risiedano nel suo appartenere tanto alla “comunità queer” che a quella migrante.

Antieroi e “rough heroes” nelle serie televisive italiane

Diverse serie televisive contemporanee hanno riservato il centro della scena ad antieroi problematici che sembrano avere poco a che fare con gli eroi e gli antieroi tradizionali; si pensi a produzioni seriali di successo come The Sopranos (1999-2007, HBO), Boardwalk Empire (2010-2014, HBO), True Detective (2014-in produzione, HBO), Sons of Anarchy (2008-2014, Fox) o Breaking Bad (2008-2013, AMC).
Andrea Bernardelli nel saggio Cattivi seriali. Personaggi atipici nelle produzioni televisive contemporanee (Carocci editore, 2016) ha affrontato tale fenomeno passando in rassegna i principali studi, soprattutto anglosassoni, che hanno indagato tali narrazioni seriali. Dalla panoramica dell'autore emerge come secondo alcuni studiosi la presenza di tanti antieroi problematici sia da mettere in relazione alla volontà di produrre serie complesse anche se esiste una lunga tradizione di antieroi nella letteratura, nel teatro e nel cinema.

Fiabe, leggende... e propaganda

“La fiaba politica non risponde ad alcuna classificazione ed è piegata all’unico scopo di renderla funzionale alla propaganda: o prendendo strumentalmente a prestito luoghi, situazioni e figure del racconto fantastico; o inventando leggende attorno a personaggi e situazioni reali facendo loro assumere contorni fiabeschi”.
(Stefano Pivato)

 

 

Il libro di Stefano Pivato analizza alcuni esempi di come la politica ami ricorrere a strutture narrative proprie della tradizione favolistica mescolando a fini propagandistici dati reali, satira, leggende, miracoli, fisiognomica... Se nelle favole tradizionali l’ammonimento è solitamente implicito, nelle favole di carattere politico esso è invece esplicitato con tanto di riferimenti precisi ai personaggi ed alle vicende reali. In tal modo le narrazioni abbandonano la metafora e la fascinazione originaria per divenire strumenti di comunicazione immediata e semplificata.

Iper-semiotizzazione ed abbandono della realtà


"Il mondo artificiale è il mondo del presente-futuro della civiltà metropolitana, è l’affermazione della contemporaneità come fine della natura e avvento del mondo della totalizzazione dei segni"
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(Paolo Bertetto)

 

Nello scritto La capacità del film di produrre emozioni, pubblicato recentemente su Il Pickwick, abbiamo analizzato dettagliatamente la prima parte del volume di Paolo Beretto, Il cinema e l’estetica dell’intensità (Mimesis, 2016) ove il docente di Analisi dei film all’Università Sapienza di Roma sviluppa l’idea di intensità come concetto capace di operare tanto nella relazione dell’opera cinematografica con lo spettatore, quanto sotto il profilo della forma e del dinamismo del testo filmico.

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