“Tanto per incominciare, i fratelli De Rege erano napoletani di Caserta...”.

Nicola Fano

Gioacchino Toni

Warhol oltre Warhol

In Andy Warhol si può vedere l’artista che, forse più di ogni altro nella sua epoca, si è talmente identificato nelle icone dell’immaginario collettivo statunitense da riprodurle in arte. Quando ancora la scena artistica nordamericana è caratterizzata dal fenomeno dell’abstract expressionism, una poetica incentrata sulla materia, Warhol inizia ad occuparsi degli oggetti prodotti industrialmente rifacendosi ad immagini derivate dalla civiltà di massa – fumetti, prodotti industriali ecc. – ricorrendo a tecniche esse stesse derivate dal mondo dei mass media e della produzione in serie, tanto che le sue proposte artistiche sono state spesso interpretate come mera celebrazione della banalità consumista.

Il nudo maschile nella fotografia e nella moda

La constatazione di una presenza sempre più diffusa del nudo maschile nel panorama visivo contemporaneo ha spronato Leonardo Iuffrida – esperto di arte e di moda, oltre che di fotografia – a realizzare il libro Il nudo maschile nella fotografia e nella moda (Odoya, 2019).

Complottismo all’italiana nel cinema di Francesco Rosi

Nel 2017 il Dipartimento di Culture e Civiltà dell’Università di Verona ha promosso il convengo Francesco Rosi Tra cinema e teatro; gli atti di quelle giornate di studio sono stati da poco pubblicati con il titolo Francesco Rosi. Il cinema e oltre (Mimesis edizioni, 2019) in un volume tripartito in sezioni dedicate rispettivamente alle riflessioni sul cinema del regista, all’analisi di alcuni film ed alle esperienze teatrali che, seppure minoritarie, non sono mancate.

Dell'inutilità dell'arte (e) della contemporaneità

Uscito per la prima volta nel 2002, è stato recentemente ripubblicato il libro Discorso sull’orrore dell’arte (Elèuthera, 2019) in cui l’artista Enrico Baj ed il filosofo-urbanista Paul Virilio discutono delle modalità con cui l’arte e gli spazi che la espongono vengono percepiti a ridosso del cambio di millennio.

Il lavoro al cinema tra alienazione e solitudine

Nel cinema, dai suoi inizi ad oggi, il mondo del lavoro, in tutte le sue sfaccettature, ha fatto più volte capolino. A volte, nei film, la fabbrica, l’ufficio, l’attività domestica si presentano come semplici fondali utili ad ambientare storie, in altri casi il mondo del lavoro e le sue ricadute sugli individui hanno assunto un ruolo importante nelle vicende narrate, tanto che in alcune circostanze il lavoro è persino il vero soggetto dell’opera. D’altra parte, in maniera neutra, edulcorata o infernale, è inevitabile che il lavoro appaia al cinema in quanto occupa una fetta sempre più ampia della vita degli individui, estendendosi sempre più oltre il luogo ed il tempo a cui le buste paga fanno riferimento.

Arte e femminismo in Italia

“Riconosciamo in noi stesse la capacità di fare di questo attimo una modificazione totale della vita. Chi non è nella dialettica servo-padrone diventa cosciente e introduce nel mondo il Soggetto Imprevisto”. Così scrive Carla Lonzi attorno alla metà degli anni Settanta ed il “Soggetto Imprevisto” di cui parla la storica militante femminista fa capolino a Milano al FM Centro per l’Arte Contemporanea, presso lo storico complesso industriale dei Frigoriferi Milanesi, nella mostra curata da Marco Scotini e Raffaella Perna intitolata Il Soggetto Imprevisto. 1978 Arte e Femminismo in Italia.

Residui filmici nel cinema di Antonioni

Quanto la realtà quotidiana vissuta dal fruitore cinematografico risulta influenzata dalla realtà filmica, quella a cui co-partecipa durante la visione di un film? A partire da tale interrogativo, Stefano Usardi, nel suo libro La realtà attraverso lo sguardo di Michelangelo Antonioni. Residui filmici (Mimesis, 2018), indaga “la presenza di una residualità filmica che permane all’interno dello spettatore, e ne condiziona la percezione della realtà circostante, dopo aver assistito alla proiezione di un film all’interno di una sala cinematografica”.

Jung e l'immagine filmica

È noto l’interesse di Carl Gustav Jung per le potenzialità del cinema in termini di creazione di immaginario. “In un’era dominata dal materialismo, ove ancora si presta solo scarsa attenzione alle nostre dinamiche inconsce, alle nostre immagini e ai nostri sogni, il cinema offre uno strumento e uno spazio per essere testimoni della psiche proiettata, quasi letteralmente. Le pellicole cinematografiche diffondono un’esperienza contemporanea collocata altrove rispetto alla ‘vita quotidiana’, collettivamente vissuta con altri in uno spazio buio dedicato a tale obiettivo.

Percezione e costruzione. Le fotografie di Pino Pascali

Il libro Pino Pascali. Fotografie (Postmedia Books, 2018) testimonia l’importanza che la fotografia ha avuto nella vita artistica di Pino Pascali (1935-1968). Il volume, che ha accompagnato l'omonima mostra alla Fondazione Pino Pascali in occasione del cinquantenario dalla morte dell'artista, è curato da Antonio Frugis, curatore della Fondazione intitolata all’artista per cui coordina i progetti espositivi e da Roberto Lacarbonara, Direttore artistico del museo CRAC Puglia e Young curator per la Fondazione Museo Pino Pascali, oltre che docente di Storia dell'Arte all'Accademia di Belle Arti di Lecce.

Il “Diablo” solitario di Mauro Baldrati

“L’inglese camminava veloce, col suo passo regolare. Marcia sostenuta, livello 3, uno-due, uno-due, braccia sincronizzate con gambe e respiro. Mani semichiuse. Zaino bilanciato. Percorreva il vialetto che costeggia il canale tagliando un parco lungo e stretto, immerso nel bosco delimitato da case e da una strada molto trafficata. Quell’itinerario, che partiva dal campo abusivo nella periferia nord di Bologna e arrivava fino alla cittadina di Casalecchio di Reno, era lungo una dozzina di chilometri. L’inglese col suo allenamento lo percorreva in circa 90 minuti. Aveva alle spalle migliaia di chilometri di marcia, su strade di città, lungo fiumi fangosi, su terreni incolti, sulle sabbie roventi di deserti sferzati da venti crudeli”.

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