"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Letteratura

Letteratura La bottega dei libri

«Narravano che la più misteriosa tra le botteghe fosse la bottega dei libri: da essa pare venisse un diabolico miscuglio di trame e vicende che contagiava i passanti più frettolosi tramutandoli in lettori accaniti».

Andrea Bajani (Roma, 1975), pluripremiato scrittore nonché traduttore, giornalista, critico letterario, si cimenta per la prima volta in una pubblicazione poetica con Promemoria, smilzo libriccino uscito nella collana bianca di Einaudi. Lo fa proponendo poesie limitate a pochi versi, da un numero di quattro fino alla dozzina, prosastici o cantilenanti, ironici o angosciati, a scandire il susseguirsi giornaliero delle attività domestiche e lavorative, o l’alternarsi delle emozioni e dei sentimenti: dai più scontati agli imprevedibili.

Lunedì, 06 Novembre 2017 00:00

François Mauriac e il processo a una donna

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A Thérèse Desqueyroux, figura di donna esecrabile, ambigua e umanissima, François Mauriac (1885-1970, Premio Nobel nel 1952) dedicò non solo l’opera omonima del 1927, ma anche un secondo romanzo nel 1935, e due novelle successive, ossessionato dalla vicenda esistenziale e giuridica di lei, ispirata a un reale fatto di cronaca.

Venerdì, 20 Ottobre 2017 00:00

L'imperfezione delle cose finite

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Sarà capitato a tutti, sfido chiunque a dire il contrario, di essersi imbattuti in una poesia che guarda caso sembrava perfetta per quel momento. Ognuno di noi attraversa periodi di forte tristezza e periodi in cui sembra quasi di aver afferrato la felicità, e per ognuno di questi momenti c’è una poesia pronta a parlare al posto nostro, perfetta all’apparenza perché, nonostante non sia stata scritta da noi, ha la stessa intonazione dei nostri pensieri, le virgole graffiano la pelle delle nostre emozioni più silenziose, le parole precipitano come sassi pesanti sull’indicibile mistero del nostro cuore. Quindi, anche se ora vi dirò come la pensa invece Ben Lerner sulle poesie, fatemi un favore: non credetegli fino in fondo o almeno credetegli, ma seguite il consiglio: continuate a leggere poesie e, se ne siete capaci, a scriverne, sarebbe bellissimo per tutti.

Domenica, 22 Ottobre 2017 00:00

Globalizzazione e declino: Chomsky contro il potere

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Scrivere oggi di “padroni”, “odio di classe”, “sfruttati”, “dittatura capitalista” può sembrare obsoleto, retaggio malinconico di un’illusoria eredità sessantottesca, roba da patetico pamphlettista vetero-marxiano. Se lo fa Noam Chomsky (Filadelfia, 1928), linguista-filosofo-storico-teorico della comunicazione, con il suo pervicace e sbandierato anarchismo libertario, risulta un po’ più intrigante, in quanto difficile da liquidare come delirio senescente di un arrabbiato e nostalgico hidalgo delle rivoluzioni che furono.

Sul finire degli anni Settanta, quando ormai inizia a far capolino un nuovo decennio destinato a cambiare le cose più di quel che a lungo molti hanno pensato, praticamente mentre Margaret Thatcher trasloca a Downing Street, nelle librerie inglesi esce Subculture: The Meaning of Style (1979) di Dick Hebdige, un saggio destinato a far parlare di sé a lungo. Il libro, dopo essere stato pubblicato la prima volta in italiano nel 1983 da Costa&Nolan, è da poco tornato sugli scaffali delle librerie grazie all'editore Meltemi − Dick Hebdige, Sottocultura. Il significato dello stile (2017) − con una preziosa introduzione di Massimiliano Guareschi.

Domenica, 15 Ottobre 2017 00:00

Lo scandalo del male, lo sdegno del poeta

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Basterebbe forse evidenziare sei termini contenuti negli undici versi della poesia che apre la Commedia ubriaca di Nicola Vacca (amputare, sangue, massacro, dolore, terrore, uccidere) per individuare il leitmotiv dell’intera raccolta. Che è indubbiamente la violenza: quella patita e quella esercitata dall’uomo, dalla storia, dalla natura, da un dio irascibile e oscuro.

Mercoledì, 11 Ottobre 2017 00:00

La tetralogia di un italiano in "esilio"

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Il web è una miscellanea di giudizi oscillanti. Se tempo fa potevo acriticamente propendere per il professor Eco ora comincio a trovare ragioni per tesserne le lodi. Perché senza le sue alchimie e algoritmi non avrei conosciuto Franco Mimmi. Dopo avere collaborato con importanti testate giornalistiche nazionali, La Stampa su tutte di cui è stato uno storico inviato, da qualche anno Mimmi si è stabilito a Palma di Maiorca. Quindi: o ci vai, in vacanza, per lavoro, per tradire la moglie o per trovarne una, oppure di incontrarlo hai poche chance. Fermo restando che anche trovandosi in loco non è scontato incrociare un italiano in esilio.

Venerdì, 06 Ottobre 2017 00:00

Ernst Jünger e gli abissi dell'anima

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Questo volumetto, pubblicato nella Piccola Biblioteca Adelphi, raccoglie due racconti di Ernst Jūnger: La caccia al cinghiale e Visita a Godenholm.
La novella iniziale, perfetta nella sua classica brevità, narra della prima emozionante esperienza di caccia di due adolescenti, in un bosco innevato e silenzioso, “di uno splendore principesco”.

Martedì, 03 Ottobre 2017 00:00

Scrittori e società. L'America vissuta e narrata

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Il volume Il paese degli spazi e della polvere. Un viaggio negli U.S.A. con 13 scrittori 1920-2000 (Mimesis edizioni, 2017) di Ruggero D’Alessandro e Luca Saltini prende in esame “scrittori che parlano di società e al contempo vivono in società – e non necessariamente la prima coincidente con la seconda” alla ricerca degli effetti prodotti da tale legame. Nell'occuparsi del rapporto scrittori-società gli autori non intendono andare alla ricerca di rimandi sociali nella scrittura o di coordinate politiche programmatiche degli scrittori.

Sabato, 30 Settembre 2017 00:00

Viaggiando, e scrivendo, lungo l'Adriatico

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Lo studioso Dario Di Donfrancesco − nel suo La vela, la ruota, il vapore. Percorsi letterari dell’Adriatico e mezzi di trasporto (Mimesis, 2017) − passa in rassegna la letteratura italiana degli ultimi due secoli che ha in qualche modo a che fare con “quell’affascinante conglomerato storico, sociale e letterario che è il Mar Adriatico” alla ricerca di come in (e su) di essa agiscono i mezzi di trasporto considerati “come vere e proprie 'scatole socioculturali' o come mobili sorgenti visive”.

Avete presente, pickwickiani, una storia, seppur drammatica, triste, cattiva, senza che ci sia una benché minima indulgenza o concessione verso pagine, ma che dico pagine, righe, di enfasi retorica eccessiva? Oramai, per John Williams, possiamo utilizzare la regola aurea dei tre indizi che fanno una prova. Perché dopo aver letto Stoner, dopo aver letto Augustus, dopo essersi... rinselvatichiti con Butcher’s Crossing, non ci sono più dubbi: siamo in presenza di un vero fuoriclasse.

Venerdì, 15 Settembre 2017 00:00

In carrozza fra i vicoli vittoriani

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Sotto il lungo regno della regina Vittoria (durato dal 1838 al 1901) l’Inghilterra conobbe un periodo di espansione grazie all’industrializzazione e alle conquiste coloniali. Vittoria I era infatti “Regina di Gran Bretagna e d’Irlanda, delle Colonie e Dipendenze d’Europa, d’Asia, d’Africa, d’America e dell’Australasia, Imperatrice delle Indie”. È un periodo di intensi scambi e commerci con l’Asia e le navi inglesi fanno la spola fra madrepatria e colonie orientali in viaggi avventurosi sfidando tifoni e tempeste: ce lo racconta Joseph Conrad in molta della sua fitta produzione narrativa dedicata ai viaggi per mare. Le navi di Conrad, dopo aver affrontato tempeste infernali, rientrano sempre nel porto di Londra come se tornassero nella quiete protettiva di un grembo materno e i marinai sopravvissuti possono avviarsi tranquilli a bere alla solita taverna dopo aver salutato parenti e amici.

Martedì, 12 Settembre 2017 00:00

L'innocenza del male

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“Oh, eppure ti strapperò il cuore!”, gridò all’invisibile distesa selvaggia.
 

Ho letto Heart of Darkness di Joseph Conrad una volta, poi un’altra ancora, ma non bastava, allora ho ripreso alcuni passaggi, dialoghi, momenti a mio parere rivelatori, tutto si è amalgamato in un sogno confuso, in una dimensione onirica e lontanissima dai codici attraverso i quali noi tutti tentiamo di interpretare il mondo; qui non c’erano ragione e teorie che resistessero alla purezza della sacralità più primitiva e incontrollata. Cuore di tenebra è un libro sacro nell’accezione più antica del termine, ma sarebbe più corretto definire ‘sacro’ il personaggio intorno al quale ruota tutta la vicenda e che nel libro proferisce pochissime parole e quasi tutte sussurrate, nonostante la narrazione sia pregna del fascino di questo personaggio continuamente annunciato, desiderato, temuto e osannato.

Mercoledì, 30 Agosto 2017 00:00

Aux armes, écrivains!

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“J’ai vu Gary devenir fou”.
 Bernard-Henri Lévy, Nemici pubblici

 

Negli anni Novanta due degli scrittori francesi più interessanti e temuti della loro generazione abitavano allo stesso indirizzo: Michel Houellebecq e Marc-Édouard Nabe. Al civico 103 di rue de la Convention, nel quindicesimo arrondissement, ora diventata rue Oscar Roty, Houellebecq ha scritto i saggi e le poesie di Rester vivant, il suo Lovecraft e i primi romanzi, mentre Nabe si divideva fra il diario, Lucette, i testi sul jazz, Je suis mort, gli interventi polemici e via di seguito, a una media di quasi due titoli l’anno. Nabe era considerato l’enfant terrible della letteratura francese contemporanea, la scoperta più estrema di Philippe Sollers, un antisemita, un lepenista, un folle, un tipo da non frequentare e di cui non scrivere, pena l’ostracismo e la censura; Houellebecq invece era ancora uno sconosciuto, autore di pochi testi e poesie apparsi su riviste letterarie di scarsa diffusione, quali Jacques Prévert è un coglione o il suo Elogio del cinema muto, ora tradotti nel mondo intero.

Sabato, 02 Settembre 2017 00:00

Fenomenologia del graphic novel

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Non tutti i fumetti sono graphic novel; anche se questi ultimi mantengono alcune caratteristiche dei primi (ad esempio vignette, didascalie...) fanno però ricorso a modalità formali, a sequenze e a tematiche proprie della narrazione cinematografica e letteraria. Il graphic novel ha caratteristiche sue peculiari che lo differenziano da altri mezzi verbovisivi fondati sull’interdipendenza tra testo e immagini; pur utilizzando parecchie modalità tratte da altri media, tale tipo di narrazione grafica le utilizza in maniera del tutto particolare.

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