“Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”

Haruki Murakami

Paolo Lago

Ricordare Palermo. La geopoetica di Viviana Fiorentino

Il recente romanzo di Viviana Fiorentino, Tra mostri ci si ama, uscito per i tipi di Transeuropa, si presenta come un interessante esperimento di geopoetica. Rientrano all’interno di questa categoria quelle opere letterarie che compiono una riscrittura creativa dello spazio e del territorio: quelle, cioè, che rappresentano uno spazio reale e ben determinato rendendolo, per certi aspetti, ‘fantastico’ e letterario. I personaggi di tali opere si muovono perciò sullo sfondo di uno spazio ben riconoscibile e quest’ultimo assume una tale importanza nel testo da diventare quasi un protagonista.

Per lei, figlia di pirati

Racconto liberamente ispirato alla canzone Rimini (1978) di Fabrizio De André 

Quell’Adriatico azzurro e quella sabbia bianca e accecante preferivo guardarmeli in solitudine, su strisce di terre che si allontanavano dalle spiagge affollate di una specie di nuovo carnevale estivo, in mezzo alle dune orientali e ai canali creati dalla risacca, battuti dal vento, mentre il vento incessante raccontava che proprio quei luoghi che amavo erano fatti apposta per gli addii, ma solo per gli addii silenziosi, in cui le carezze del vento si dipanano in sorrisi lontani, in strade perdute, in vite non vissute e occasioni mancate. Amavo le occasioni mancate e amavo anche il vento che mi portava l’assenza. Del resto io ero straniero in quel luogo, figlio di un’altra epoca e di un altro universo, non sapevo fare altro che scrivere piccole parole dedicate a quel mare e a quel vento.

Il Conte incubo del nostro immaginario

Come scrive Franco Pezzini in un suo articolo inserito in Immaginari alterati (un interessante volume, uscito lo scorso anno per Mimesis, che raccoglie alcuni saggi dei redattori di Carmilla online), Dracula (1897) di Bram Stoker si presenta come “un’autentica opera mondo pop” (e qui l’autore riprende il concetto di “opera mondo” fornito da Franco Moretti): un romanzo apparso “sul parapetto ultimo di un’età vittoriana che ha rappresentato davvero le prove generali del nostro mondo globalizzato, e vede un precipitato prodigiosamente fitto di suggestioni”.

Alle muse del tempo e del ricordo

L’ultima diva dice addio di Vito di Battista è un romanzo sulla memoria e sul ricordo ma anche sull’impossibilità dell’esercizio della stessa memoria. Fra le dense pagine scritte in prima persona dall’io narrante, un giovane che, negli anni Settanta, diviene biografo di una vecchia diva del cinema, si sentono pulsare il tempo e le inestricabili volute con le quali esso si avvinghia alle persone, alle passioni, alle emozioni. Ed è così che nove capitoli su dieci iniziano tutti nello stesso modo: “Dimentico sempre tutto quello che avevo deciso di ricordare a perfezione”.

Ripartire da Scott e Zelda

Come scrive Antonio Merola in conclusione del suo interessante saggio Francis Scott Fitzgerald e l’Italia, uscito recentemente per i tipi di Ladolfi, per inquadrare da una nuova prospettiva la ricezione critica dello scrittore americano in Italia, è fondamentale ripartire dai suoi rapporti con la moglie Zelda: “Considerare cioè la storia creativa dello scrittore come una intima riflessione sopra la storia amorosa con Zelda Sayre”.

La forza tragica e misteriosa di “mamma Africa”

Orestea africana (Deg Nga Wolof), rappresentata al Teatro Romano di Volterra lo scorso 9 luglio, è uno spettacolo di grande suggestione. Si tratta di una rilettura dell’Orestea di Eschilo in chiave africana, connotata da musica, canti e balli, messa in scena dal regista Andrea Mancini insieme a un gruppo di richiedenti asilo provenienti da vari Paesi dell’Africa subsahariana e presenti a Collegalli, nel comune di Montaione, in provincia di Firenze.

Il barbiere di Dantès

(racconto liberamente ispirato al Conte di Montecristo di Alexandre Dumas)

 

   

 

“Io sono un principe libero e ho altrettanta autorità di fare guerra al mondo intero quanto colui che ha cento navi in mare”.
 (Samuel Bellamy, Pirata alle Antille nel XVIII secolo)

 

 

a Gérard Genette

 

Edmond Dantès, dopo essere sbarcato a Livorno, imboccò la via San Ferdinando: qui, vicino al porto, si trovava il barbiere dove era stato diverse volte, ormai tanti anni prima. Era un tiepido pomeriggio di maggio e un dolce venticello spirava dal mare incanalandosi nella strada. Edmond camminava e, voltandosi, poteva vedere in fondo alla via gli alberi delle navi, con le vele ammainate, solcati da argentei gabbiani avvolti dalla luce del sole. Riconobbe subito la bottega, nulla sembrava essere cambiato. Dopo una breve attesa, si sottopose alla paziente opera del barbiere e, finalmente, rivide se stesso nel volto che, adesso, si rifletteva nell’ampio specchio di fronte a lui.

Dalla “Casa” incantata, attraverso il tempo

 ... proietta ricordi sfiniti di vecchi bambini
                                                                                        
(F. Guccini, Acque)

 



La casa dei bambini
, di Michele Cocchi, è uno stupefacente romanzo che racchiude al suo interno tre veri e propri romanzi diversi legati fra di loro dal tempo e dal ricordo. La “Casa dei bambini” che dà il titolo al libro è un orfanotrofio al quale vengono affidati i piccoli rimasti senza genitori. Siamo infatti in un periodo non definito che prelude ad una guerra, in cui un regime dittatoriale sta combattendo duramente contro i ribelli. La “Casa” è un universo a sé stante, quasi una specie di “montagna incantata” separata dal mondo esterno, del quale i bambini non conoscono nulla.

Cronaca dall’inferno. Su “Bruciare tutto” di Walter Siti

L’ultimo romanzo di Walter Siti, Bruciare tutto, ha suscitato al suo apparire, lo scorso aprile, numerose polemiche prevalentemente per il tema scottante della pedofilia. A sollevarle è stata soprattutto una recensione di Michela Marzano su La Repubblica che poneva l’accento, con toni alquanto moralistici, sulle parti più crude del romanzo dal punto di vista sessuale, nel descrivere le fantasie del ‘prete pedofilo’ protagonista. Marzano si chiedeva se “la letteratura può sopportare questo? È letteratura questa?”. Ricordo bene sui social network i commenti ‘indignati’ che seguivano alla recensione della studiosa, del tipo “che schifo”, “la letteratura è proprio degenerata”, “vergogna”, e molti altri di questo genere.

In carrozza fra i vicoli vittoriani

Sotto il lungo regno della regina Vittoria (durato dal 1838 al 1901) l’Inghilterra conobbe un periodo di espansione grazie all’industrializzazione e alle conquiste coloniali. Vittoria I era infatti “Regina di Gran Bretagna e d’Irlanda, delle Colonie e Dipendenze d’Europa, d’Asia, d’Africa, d’America e dell’Australasia, Imperatrice delle Indie”. È un periodo di intensi scambi e commerci con l’Asia e le navi inglesi fanno la spola fra madrepatria e colonie orientali in viaggi avventurosi sfidando tifoni e tempeste: ce lo racconta Joseph Conrad in molta della sua fitta produzione narrativa dedicata ai viaggi per mare. Le navi di Conrad, dopo aver affrontato tempeste infernali, rientrano sempre nel porto di Londra come se tornassero nella quiete protettiva di un grembo materno e i marinai sopravvissuti possono avviarsi tranquilli a bere alla solita taverna dopo aver salutato parenti e amici.

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