“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Paolo Lago

Ciao, scrittore corsaro e menippeo

Alberto Arbasino, scomparso domenica scorsa all’età di novant’anni, non è stato soltanto un lucido e disincantato testimone delle più svariate vicende sociali, culturali e di costume che hanno interessato l’Italia contemporanea, da ben più di cinquant’anni a questa parte, ma anche un indiscusso sperimentatore e innovatore di diversi stili e generi.

Beatrice Hastings, in full revolt

Se solo sapessi che crimini commettere
 per trasformarmi per sempre in una rosa!
 Beatrice Hastings

 


Beatrice Hastings è stata una grande scrittrice e intellettuale ingiustamente dimenticata e relegata nell’ombra per anni. Ha attraversato la temperie culturale di inizio Novecento e, a Parigi, è entrata in contatto con svariati poeti e artisti nel momento in cui la capitale francese era il più importante centro culturale d’Europa. Fra di essi possiamo ricordare Picasso, Apollinaire, Max Jacob, Cocteau, Matisse e, soprattutto, Amedeo Modigliani, con il quale ebbe una tempestosa relazione fra il 1914 e il 1916.

Il campanile sdoppiato

Mi piaceva quando nevicava, là, in Curlandia. La città di S. si ammantava di neve e mi piaceva soprattutto guardarla dalla finestra del mio modesto appartamento, posto a un piano alto di un edificio del centro storico. Il vento soffiava incessante dal Baltico e i fiocchi di neve danzavano in mille giravolte disordinate, in un vortice impazzito che diventava più chiaro e luminoso sotto la luce dei lampioni.

“La ragazza d’autunno”: il ‘sottosuolo’ di Balagov

La Leningrado del 1945, in cui si svolge La ragazza d’autunno (Dylda, 2019) di Kantemir Balagov non è troppo diversa dalla Pietroburgo di molti romanzi di Dostoevskij.

Ricordare Palermo. La geopoetica di Viviana Fiorentino

Il recente romanzo di Viviana Fiorentino, Tra mostri ci si ama, uscito per i tipi di Transeuropa, si presenta come un interessante esperimento di geopoetica. Rientrano all’interno di questa categoria quelle opere letterarie che compiono una riscrittura creativa dello spazio e del territorio: quelle, cioè, che rappresentano uno spazio reale e ben determinato rendendolo, per certi aspetti, ‘fantastico’ e letterario. I personaggi di tali opere si muovono perciò sullo sfondo di uno spazio ben riconoscibile e quest’ultimo assume una tale importanza nel testo da diventare quasi un protagonista.

Per lei, figlia di pirati

Racconto liberamente ispirato alla canzone Rimini (1978) di Fabrizio De André 

Quell’Adriatico azzurro e quella sabbia bianca e accecante preferivo guardarmeli in solitudine, su strisce di terre che si allontanavano dalle spiagge affollate di una specie di nuovo carnevale estivo, in mezzo alle dune orientali e ai canali creati dalla risacca, battuti dal vento, mentre il vento incessante raccontava che proprio quei luoghi che amavo erano fatti apposta per gli addii, ma solo per gli addii silenziosi, in cui le carezze del vento si dipanano in sorrisi lontani, in strade perdute, in vite non vissute e occasioni mancate. Amavo le occasioni mancate e amavo anche il vento che mi portava l’assenza. Del resto io ero straniero in quel luogo, figlio di un’altra epoca e di un altro universo, non sapevo fare altro che scrivere piccole parole dedicate a quel mare e a quel vento.

Il Conte incubo del nostro immaginario

Come scrive Franco Pezzini in un suo articolo inserito in Immaginari alterati (un interessante volume, uscito lo scorso anno per Mimesis, che raccoglie alcuni saggi dei redattori di Carmilla online), Dracula (1897) di Bram Stoker si presenta come “un’autentica opera mondo pop” (e qui l’autore riprende il concetto di “opera mondo” fornito da Franco Moretti): un romanzo apparso “sul parapetto ultimo di un’età vittoriana che ha rappresentato davvero le prove generali del nostro mondo globalizzato, e vede un precipitato prodigiosamente fitto di suggestioni”.

Alle muse del tempo e del ricordo

L’ultima diva dice addio di Vito di Battista è un romanzo sulla memoria e sul ricordo ma anche sull’impossibilità dell’esercizio della stessa memoria. Fra le dense pagine scritte in prima persona dall’io narrante, un giovane che, negli anni Settanta, diviene biografo di una vecchia diva del cinema, si sentono pulsare il tempo e le inestricabili volute con le quali esso si avvinghia alle persone, alle passioni, alle emozioni. Ed è così che nove capitoli su dieci iniziano tutti nello stesso modo: “Dimentico sempre tutto quello che avevo deciso di ricordare a perfezione”.

Ripartire da Scott e Zelda

Come scrive Antonio Merola in conclusione del suo interessante saggio Francis Scott Fitzgerald e l’Italia, uscito recentemente per i tipi di Ladolfi, per inquadrare da una nuova prospettiva la ricezione critica dello scrittore americano in Italia, è fondamentale ripartire dai suoi rapporti con la moglie Zelda: “Considerare cioè la storia creativa dello scrittore come una intima riflessione sopra la storia amorosa con Zelda Sayre”.

La forza tragica e misteriosa di “mamma Africa”

Orestea africana (Deg Nga Wolof), rappresentata al Teatro Romano di Volterra lo scorso 9 luglio, è uno spettacolo di grande suggestione. Si tratta di una rilettura dell’Orestea di Eschilo in chiave africana, connotata da musica, canti e balli, messa in scena dal regista Andrea Mancini insieme a un gruppo di richiedenti asilo provenienti da vari Paesi dell’Africa subsahariana e presenti a Collegalli, nel comune di Montaione, in provincia di Firenze.

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