“La vita costringe l’uomo a molte azioni spontanee”

Stanisław Jerzy Lec

Paolo Lago

L’eterotopia dell’incubo di “The Lighthouse”

Al centro di The Lighthouse (2019) di Robert Eggers c’è una vera e propria eterotopia dell’incubo, un’isola solitaria e sperduta. Il termine “eterotopia” è stato coniato da Michel Foucault per indicare degli spazi separati dal normale contesto quotidiano, che ci immettono all’interno di una spazialità e di una temporalità altra.

Una onnivora e metamorfica “Imitazion del vero”

Non è facile incontrare nella narrativa italiana contemporanea un romanzo come L’imitazion del vero di Ezio Sinigaglia, uscito recentemente per Terrarossa. La sua intelaiatura formale nasconde un raffinato meccanismo affabulatorio che, nella sua apparente semplicità, attua una fitta serie di rimandi e allusioni. Non a caso, infatti, sul risvolto di copertina leggiamo che il “lettore ideale” di questo libro è “chi è stufo di leggere romanzi scritti tutti allo stesso modo e pensa che l’editoria italiana sia poco coraggiosa; chi ama il ritmo della scrittura non meno di quello della narrazione”.

Uno sguardo umano con gli occhi di Omero

Nel recente film di Luca Papini, Con gli occhi di Omero (2019), frutto di una autoproduzione italo-francese e proiettato per la prima volta in Italia al caffè letterario Le Cicale Operose di Livorno lo scorso 7 agosto, la dimensione del racconto si fonde col viaggio. Il racconto si trasforma in viaggio e quest’ultimo, potentemente animato dal mito, dal mythos che, etimologicamente, significa proprio “racconto”, “storia”, avvolge l’intera narrazione.

Ciao, scrittore corsaro e menippeo

Alberto Arbasino, scomparso domenica scorsa all’età di novant’anni, non è stato soltanto un lucido e disincantato testimone delle più svariate vicende sociali, culturali e di costume che hanno interessato l’Italia contemporanea, da ben più di cinquant’anni a questa parte, ma anche un indiscusso sperimentatore e innovatore di diversi stili e generi.

Beatrice Hastings, in full revolt

Se solo sapessi che crimini commettere
 per trasformarmi per sempre in una rosa!
 Beatrice Hastings

 


Beatrice Hastings è stata una grande scrittrice e intellettuale ingiustamente dimenticata e relegata nell’ombra per anni. Ha attraversato la temperie culturale di inizio Novecento e, a Parigi, è entrata in contatto con svariati poeti e artisti nel momento in cui la capitale francese era il più importante centro culturale d’Europa. Fra di essi possiamo ricordare Picasso, Apollinaire, Max Jacob, Cocteau, Matisse e, soprattutto, Amedeo Modigliani, con il quale ebbe una tempestosa relazione fra il 1914 e il 1916.

Il campanile sdoppiato

Mi piaceva quando nevicava, là, in Curlandia. La città di S. si ammantava di neve e mi piaceva soprattutto guardarla dalla finestra del mio modesto appartamento, posto a un piano alto di un edificio del centro storico. Il vento soffiava incessante dal Baltico e i fiocchi di neve danzavano in mille giravolte disordinate, in un vortice impazzito che diventava più chiaro e luminoso sotto la luce dei lampioni.

“La ragazza d’autunno”: il ‘sottosuolo’ di Balagov

La Leningrado del 1945, in cui si svolge La ragazza d’autunno (Dylda, 2019) di Kantemir Balagov non è troppo diversa dalla Pietroburgo di molti romanzi di Dostoevskij.

Ricordare Palermo. La geopoetica di Viviana Fiorentino

Il recente romanzo di Viviana Fiorentino, Tra mostri ci si ama, uscito per i tipi di Transeuropa, si presenta come un interessante esperimento di geopoetica. Rientrano all’interno di questa categoria quelle opere letterarie che compiono una riscrittura creativa dello spazio e del territorio: quelle, cioè, che rappresentano uno spazio reale e ben determinato rendendolo, per certi aspetti, ‘fantastico’ e letterario. I personaggi di tali opere si muovono perciò sullo sfondo di uno spazio ben riconoscibile e quest’ultimo assume una tale importanza nel testo da diventare quasi un protagonista.

Per lei, figlia di pirati

Racconto liberamente ispirato alla canzone Rimini (1978) di Fabrizio De André 

Quell’Adriatico azzurro e quella sabbia bianca e accecante preferivo guardarmeli in solitudine, su strisce di terre che si allontanavano dalle spiagge affollate di una specie di nuovo carnevale estivo, in mezzo alle dune orientali e ai canali creati dalla risacca, battuti dal vento, mentre il vento incessante raccontava che proprio quei luoghi che amavo erano fatti apposta per gli addii, ma solo per gli addii silenziosi, in cui le carezze del vento si dipanano in sorrisi lontani, in strade perdute, in vite non vissute e occasioni mancate. Amavo le occasioni mancate e amavo anche il vento che mi portava l’assenza. Del resto io ero straniero in quel luogo, figlio di un’altra epoca e di un altro universo, non sapevo fare altro che scrivere piccole parole dedicate a quel mare e a quel vento.

Il Conte incubo del nostro immaginario

Come scrive Franco Pezzini in un suo articolo inserito in Immaginari alterati (un interessante volume, uscito lo scorso anno per Mimesis, che raccoglie alcuni saggi dei redattori di Carmilla online), Dracula (1897) di Bram Stoker si presenta come “un’autentica opera mondo pop” (e qui l’autore riprende il concetto di “opera mondo” fornito da Franco Moretti): un romanzo apparso “sul parapetto ultimo di un’età vittoriana che ha rappresentato davvero le prove generali del nostro mondo globalizzato, e vede un precipitato prodigiosamente fitto di suggestioni”.

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