“Un dio è l’uomo quando sogna, un mendicante quando riflette”

Friedrich Hölderlin

Letteratura

Letteratura La bottega dei libri

«Narravano che la più misteriosa tra le botteghe fosse la bottega dei libri: da essa pare venisse un diabolico miscuglio di trame e vicende che contagiava i passanti più frettolosi tramutandoli in lettori accaniti».

Sabato, 14 Settembre 2013 02:00

Passaggi di Henri Michaux

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Henri Michaux (1899-1984) è uno scrittore e pittore francese noto ai più per aver sperimentato la mescalina e per averne scritto. Il saggista torinese Elémire Zolla lo cita nella sua antologia Il dio dell’ebbrezza come colui che “con un nuovo estro, esplorò vari tipi di intossicazione da droga” (p. CV), e riporta un brano, Miserabile miracolo (tratto da Brecce, Adelphi, 1984), in cui Michaux dice di aver preso, dell’allucinogeno, una dose sei volte maggiore di quella sufficiente e ne descrive gli effetti come un lungo supplizio:

Giovedì, 12 Settembre 2013 02:00

Il duello di Puškin

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... "Egli era vicino ai trentacinque anni, e noi perciò lo consideravamo un vecchio. L'esperienza gli dava molti vantaggi rispetto a noi; inoltre la sua abituale tetraggine, i modi bruschi e la lingua maligna avevano un forte influsso sulle nostre giovani intelligenze. Una certa misteriosità circondava il suo destino" ...

 

I capelli castano scuro, con tinte di marrone che si fondono al nero, e ricci in una maniera insolita, inadatta tanto a un russo quanto ad un europeo; la carnagione ambrata, colorita dalle discendenze africane, le labbra rosse e larghe, il profilo marcato, le grosse sopracciglia, i denti bianchi come fossero schegge smaltate di marmo, gli occhi d’un grigio sfumato in azzurro, la peluria sul mento, due favoriti ad accentuare il tratto maschile. Unghia lunghissime, volutamente: per qualcuno erano artigli. Braccia grosse, simili a zampe.

Domenica, 08 Settembre 2013 02:00

"Sotto il vulcano" di Lowry

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Sotto il vulcano di Malcolm Lowry, il classico titolo che dà subito una coordinata geografica alla lettura. C’è un cratere e qualcuno vi abita sotto. In realtà i vulcani sono due, e non è affatto casuale come vedremo. E se vogliamo fare i sofisticati, addirittura tre: il terzo è il protagonista, Geoffey Firmin, o meglio il suo animo. Che è un ribollire lavico, profondo, primordiale come il senso di colpa che lo accompagna. Forse è proprio l’incapacità a eruttare che congestiona Firmin in uno stato di perenne patologia emotiva. Cerveza e mezcal fanno il resto.
Dedichiamoci a ciascuno di questi tre coni nervosissimi che spostano gli equilibri terrestri e annichiliscono ogni tentativo di riscatto.

Martedì, 10 Settembre 2013 02:00

Bruno Schulz

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19 novembre 1942. Tardo pomeriggio, una stradina in cui la luce non penetra, d’intorno finestre di case abbandonate, mura sgretolate, una panetteria. Un uomo cammina, affrettando il suo passo. I piedi bucano l’acqua contenuta dai piccoli solchi del terreno, schizzandola sugli orli dei pantaloni sdruciti. Possiamo vedergli le gambe, corte quanto un mozzone di candela, e le dita rotonde, che stringono un passaporto con cui fuggire dal ghetto, palude infelice.

Venerdì, 06 Settembre 2013 02:00

La gatta di Petrarca

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Petrarca non amava soltanto donne eteree e spirituali, come siamo abituati ad immaginarlo, facendo a tempo anche stereotipi raffronti con un Boccaccio che si presume più focoso, meno metafisico. Petrarca amava moltissimo i gatti. Forse perché discreti e silenziosi, elitari e decorosi. Soprattutto quelli dal miaomiao sottile, perché si sa, il poeta aborriva il vocione grosso. Se fosse dipeso da lui, anche la Commedia dantesca sarebbe stata meno sanguigna, più controllata, meno tracimante, meno virulentamente espressionista. E allo stesso modo detestava che i lettori (e declamatori) delle proprie composizioni fossero incolti: non poté mai perdonare a Dante di aver scritto il suo capolavoro nella lingua dei pizzicagnoli e dei bottegai, lasciando loro la possibilità di storpiare e balbettare la teologia. In latino andava scritta la Comoedia!, sicché potesse venire adeguatamente miagolata da chi poteva, e non ruspantemente abbaiata dal vulgus profanum, come usava chiamarla Orazio, un altro cui la folla faceva girare la testa con tutto l’alloro.

Sabato, 07 Settembre 2013 02:00

Le sinestesie di Macondo

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Il romanzo in questione è Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez che, quindici anni dopo la sua pubblicazione, valse all’autore il Premio Nobel per la Letteratura.
Si tratta di una saga familiare: vengono seguite le vicende di sette generazioni della famiglia Buendía, stanziata nella favolistica città di Macondo, fondata dal primo José Arcadio Buendía, capostipite della famiglia.
L’opera viene comunemente fatta rientrare nel filone del realismo magico, la cui caratteristica peculiare è di presentare elementi magici in un contesto altrimenti realistico, tanto che essi vengono sì riconosciuti come tali, ma possono essere soltanto intuiti, mai spiegati.

Sabato, 31 Agosto 2013 02:00

Gadda Manzoni Caravaggio

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A lato del ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, l’acqua prende corso di fiume, poi prende la forma di uno slargo, poi ritorna corso di fiume. S’accostano, non interrotte, catene di monti che ondeggiano a seni e flettono a golfi; s’accostano il San Martino e il Resegone; s’accosta un lento pendio che s’ammorbidisce in poggi, valloncelli, erte e spianate. Un ponte congiunge le rive.
Il resto è “campi e vigne, sparse di terre, ville, casali; in qualche parte di boschi, che si prolungano su per la montagna”. Il resto è borgo, paese, piccolo luogo “che s’incammina a diventare città”.

Nanase fa la domestica, però è telepatica. Cioè fa la domestica perché è telepatica: il mestiere le è necessario per cambiare continuamente luoghi e persone, perché il suo potere, la telepatia, va tenuto segreto. Possedere un potere eccezionale fa paura. Fa paura agli altri, ma anche a se stessi. Nanase lo sa.

Domenica, 01 Settembre 2013 00:00

DFW: istruzioni per l’uso

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Credo che sia caratteristica di ogni grande scrittore quella di lasciare nel lettore un segno del proprio passaggio: magari ci si potrà non ricordare il titolo esatto, magari si potrà storpiare il nome ma un pensiero, un’intuizione, una traccia emotiva di un qualcosa che abbiamo letto dovrebbe restare. Ci sono poi scrittori che vanno ancora oltre, che hanno la capacità di creare subbuglio in tutti gli organi deputati a ricevere, digerire e assimilare letteratura - nel senso di farli dimenare tutti assieme all’unisono come adolescenti ad un rave - fino a lasciare il lettore abbattuto da un’estasi epifanica. Autori capaci di “far palpitare teste come cuori” e in questo caso più che la traccia di un passaggio si verifica la metamorfosi del lettore. Può così accadere che lettori che fino a quel giorno sono stati spietatamente cinici ed hanno affrontato la letteratura come si affronta la vita occidentale, poco tempo a disposizione ma quella fame bulimica tipica di chi vuole assaggiare tutto con una velocità trasversale incompatibile con il concetto stesso di ‘profondità’, lettori dall’atteggiamento che Baricco definirebbe “barbarico”, che individuano lo scrittore da non perdere e puntano spediti quello che è stato ufficialmente riconosciuto il suo prodotto migliore, per fagocitarlo e mettere una bella tacca sul loro curriculum e poi via, passare ad altro; ecco, lettori così, quando si imbattono in qualcuno come David Foster Wallace, potrebbero radicalmente modificare il proprio approccio alla letteratura e non solo, e potrebbero decidere di cominciare a perdere qualche giro.

Martedì, 27 Agosto 2013 02:00

Tre birre con Bohumil Hrabal

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Bohumil passa intere serate in un angolo della birreria “Alla tigre d’oro”, via Husova 17, Praga. Il capo chinato su un grosso boccale di vetro spesso, colmo fino all’orlo di Velké Popovice 12.
Bohumil ha scarpe grosse di camoscio, pantaloni felpati, una camicia bianca sotto un gilet blu o una maglia a righine orizzontali, una borsa troppo piccola, da cui fuoriescono angoli sporchi di libri, piccoli album di foto, cartoline con gatti o paesaggi. Respira quest’aria da bettola, intrisa di odori fortissimi: aceto, canapa, cetrioli. Il suo volto è come “solcato dai segni dello zodiaco” mentre la sua voce è un mugolio poco chiaro, simile a quello di chi ha la lingua arrostita da un cibo bollente. È come se le lettere gli si arrotolassero in bocca.
Con questo tono che incespica Bohumil si racconta le storie.

"Questo io conosco e sento, / Che degli eterni giri, / Che dell’esser mio frale, / Qualche bene o contento / Avrà fors’altri; a me la vita è male".1
È di tal genere il lamento pronunciato dal pecoraio del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia di Giacomo Leopardi. Cosa provochi tanto dispiacere è detto dallo stesso autore poco oltre: "O greggia mia che posi, oh te beata, / Che la miseria tua, credo, non sai! / Quanta invidia ti porto! Non sol perché d’affanno / Quasi libera vai; / Ch’ogni stento, ogni danno, / Ogni estremo timor subito scordi; / Ma più perché giammai tedio non provi".2

Sabato, 10 Agosto 2013 02:00

Roberto Bolaño, al centro di Roma

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Roberto Bolaño scrive benissimo, al limite della perfezione o meglio scriveva, essendo lui già morto.
Una pastoia lucidissima la sua scrittura, che mette in scena umiliazioni, vendita di corpi, povertà, senza nessuna indulgenza, giusto un pochino di compiacimento, ma proprio a voler trovare un difetto che non lo renda grandissimo, ma un uomo.

                                                                                                                      Il sole era annerito dalla neve e la valle si chiuse quieta in quel bisbiglio,
                                                                                                                                                                        quieta come in un’ora di preghiera.
                                                                                                                                                                                           
Breece D’J Pancake

 

vaga presentazione delle edizioni cartacee tradotte

Nella Postfazione, scritta presumibilmente per la seconda edizione italiana di Trilobiti, Percival Everett ci fa sapere che "spesso la strada per l’opera d’arte è lastricata dalla personalità dell’artista" (p. 187). L’artista in questione è Breece D’J Pancake (Milton, WV, 1952 – Charlottesville, WV, 1979; “D’J” è dovuto a un errore di battitura del secondo nome, Dexter, e del nome datosi da Pancake stesso dopo la conversione al cattolicesimo, John, da parte della rivista Atlantic Monthly.

Non trovo più Zosimov. Era mio “vicino”, su anobii, e si è parlato di libri qualche volta. O, meglio, si è scritto di libri su chat. Poi anche lui è svanito, mentre anobii muore nella noia più totale. Anobii, per chi non lo sa, è un social network dedicato ai libri.

Lunedì, 05 Agosto 2013 02:00

Le pagine bianche

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Sergio Solmi: “Un uomo può essere grande in quanto realizza un tipo nuovo, in quanto crea un nuovo rapporto umano. La sua grandezza può stare nella rinuncia, la sua grandezza può stare nel silenzio”.
Jean de La Bruyère: “La gloria o il merito consiste nello scrivere bene; quello di altri consiste nel non aver scritto più”.
Jacques Derrida: “Dunque, perpetuamente ed essenzialmente, i testi corrono il rischio di andare perduti per sempre. Chi mai saprà di simili scomparse?”.
Per Olov Enquist: "Tutte le vite hanno una storia, ma poche vengono scritte".

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