“Il tentativo del poeta di rendersi invisibile; seduto in mezzo agli altri, d’un tratto vola via”

Ernesto Tatafiore

Letteratura

Letteratura La bottega dei libri

«Narravano che la più misteriosa tra le botteghe fosse la bottega dei libri: da essa pare venisse un diabolico miscuglio di trame e vicende che contagiava i passanti più frettolosi tramutandoli in lettori accaniti».

Domenica, 22 Settembre 2013 02:00

L'avversario

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Vi siete mai sentiti avversari? Sento già le risposte: io ho avversari politici, io calcistici… queste però implicano un altro con il quale confrontarsi. Dico, avversari di voi stessi. Proviamo a riformulare la domanda utilizzando un supporto letterario, da non regalare a chi deve affrontare alcuni delicati giorni di degenza ospedaliera (significherebbe assestargli il colpo di grazia). Ecco qui: avete mai vissuto un solo giorno come Jean-Claude Romand, il personaggio di Emmanuel Carrère? Personaggio mica tanto, visto che la storia è cronaca francese a 360 gradi di cui i transalpini parlano, o tentano la rimozione, quanto da noi è stato, che ne so, per la banda della Magliana. Leggete il romanzo o recuperate il film con Daniel Auteuil. Anzi, leggete il romanzo, il film è mediocre. Per l’appunto: L’avversario. In Italia uscì per Einaudi e oggi lo ha ripubblicato Adelphi.

Lunedì, 23 Settembre 2013 02:00

Cataloghi impossibili e singolari biblioteche

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Ognuno di noi, al di là della sua specifica occupazione e della sua disposizione esistenziale, è più o meno funestato da dubbi e incertezze circa il proprio mondo, chiunque, in un modo o nell’altro, è temporaneamente afflitto da domande che all’apparenza possono sembrare anche innocue, talvolta addirittura scherzose. Domande che tuttavia portano con sé tutto il peso grave delle cose in quanto tali.

Venerdì, 20 Settembre 2013 02:24

EROTISMO IN LETTERATURA 04: Sade

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“Amanti del piacere d’ogni età e d’ogni sesso, è a voi soli che dedico la mia opera: nutritevi dei suoi princìpi, essi favoriscono le vostre passioni, e queste passioni, che i freddi e piatti moralisti vi dipingono come spaventose, altro non sono che i mezzi di cui la natura si serve per condurre l’uomo a realizzare i disegni che essa stessa ha su di lui; non ascoltate dunque che queste passioni deliziose; esse sono il solo strumento che deve portarvi alla felicità”.
(La filosofia nel boudoir, 1795, in Justine e altri scritti, p. 24)

Mercoledì, 18 Settembre 2013 02:00

Io so che questa tristezza infastidisce mio marito

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La convivenza con una donna che mi è spiritualmente
estranea,  cioè con lei, è terribilmente disgustosa.
(Lev Tolstoj, Diari)

 

Che cosa mi ha dato il matrimonio? Un bel niente. In
compenso ho avuto un’infinità di sofferenze.
(Lev Tolstoj, Quaderno di appunti n.5)

 

(Astapovo, 7 novembre 1910)
Si è dichiarato, parlando ai miei genitori apertamente. La voce, come un uccellino di bosco, pigolava le formule consuete d’amore, rispetto, di devozione. Seduto come uno scolaro, teneva le mani intrecciate alle gambe, come fosse in preghiera. Lo sguardo, imbarazzato, fissava stupidi dipinti senza valore. Ha bevuto attendendo che il fumo del samovar si diradasse, pizzicando con le labbra la tazza per poi accorgersi ch’era bollente e che avrebbe dovuto attendere ancora qualche secondo. Indosso aveva: pantaloni verde scuro di fustagno, stivali di pelle rigida, una grossa cintura nera, nero il gilet su di una camicia verde acqua, meglio: verde come certe foglioline primaverili. Un cappello, alla maniera cittadina. Un cappotto, alla maniera cittadina. Un sigaro, alla maniera cittadina. Io non ho preso parola, come se non mi riguardasse ma – sotto il vestito di lana sottile – sentivo il battito farsi un rimbombo.

Si può partire da una nota al testo per un libro che ha perfino vinto uno “Strega”? Il libro di Walter Siti Resistere non serve a niente.
Lo faccio in maniera pretestuosa, d’accordo, eppure una parola che vi si legge sta agendo con cinico accanimento sulla mia riflessione: “verosimile”. Una categoria messa a repentaglio dal vero, o il realistico allo stato puro, e il totalmente inventato. Una categoria insana, selvatica, che però fa la differenza: un grande scrittore è colui che sa gestire, plasmare il “verosimile”, ovvero rendere ancora più credibile e accettabile del vero ciò che racconta.

Mercoledì, 11 Settembre 2013 02:00

Cargo di Matteo Galiazzo: storia di un romanzo esploso

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Come sia arrivata ad impossessarmi di Cargo nella sua irreperibile versione cartacea è una cosa che non posso nemmeno cominciare a raccontare, servirebbe un articolo a sé che intitolerei Come sono riuscita ad accaparrarmi Cargo in cartaceo e avrebbe il sapore di un fantasy talmente fantasy da risultare troppo poco credibile. Quindi non funzionerebbe.
Comunque niente paura, a voi non toccherà, se vorrete leggere questo libro, trattare con un pusher un po’ nerd che spaccia libri introvabili (peccato per voi però), dato che da poco è stato ristampato in ebook al prezzo di un caffè, tra l’altro.

Sabato, 14 Settembre 2013 02:00

Passaggi di Henri Michaux

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Henri Michaux (1899-1984) è uno scrittore e pittore francese noto ai più per aver sperimentato la mescalina e per averne scritto. Il saggista torinese Elémire Zolla lo cita nella sua antologia Il dio dell’ebbrezza come colui che “con un nuovo estro, esplorò vari tipi di intossicazione da droga” (p. CV), e riporta un brano, Miserabile miracolo (tratto da Brecce, Adelphi, 1984), in cui Michaux dice di aver preso, dell’allucinogeno, una dose sei volte maggiore di quella sufficiente e ne descrive gli effetti come un lungo supplizio:

Giovedì, 12 Settembre 2013 02:00

Il duello di Puškin

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... "Egli era vicino ai trentacinque anni, e noi perciò lo consideravamo un vecchio. L'esperienza gli dava molti vantaggi rispetto a noi; inoltre la sua abituale tetraggine, i modi bruschi e la lingua maligna avevano un forte influsso sulle nostre giovani intelligenze. Una certa misteriosità circondava il suo destino" ...

 

I capelli castano scuro, con tinte di marrone che si fondono al nero, e ricci in una maniera insolita, inadatta tanto a un russo quanto ad un europeo; la carnagione ambrata, colorita dalle discendenze africane, le labbra rosse e larghe, il profilo marcato, le grosse sopracciglia, i denti bianchi come fossero schegge smaltate di marmo, gli occhi d’un grigio sfumato in azzurro, la peluria sul mento, due favoriti ad accentuare il tratto maschile. Unghia lunghissime, volutamente: per qualcuno erano artigli. Braccia grosse, simili a zampe.

Domenica, 08 Settembre 2013 02:00

"Sotto il vulcano" di Lowry

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Sotto il vulcano di Malcolm Lowry, il classico titolo che dà subito una coordinata geografica alla lettura. C’è un cratere e qualcuno vi abita sotto. In realtà i vulcani sono due, e non è affatto casuale come vedremo. E se vogliamo fare i sofisticati, addirittura tre: il terzo è il protagonista, Geoffey Firmin, o meglio il suo animo. Che è un ribollire lavico, profondo, primordiale come il senso di colpa che lo accompagna. Forse è proprio l’incapacità a eruttare che congestiona Firmin in uno stato di perenne patologia emotiva. Cerveza e mezcal fanno il resto.
Dedichiamoci a ciascuno di questi tre coni nervosissimi che spostano gli equilibri terrestri e annichiliscono ogni tentativo di riscatto.

Martedì, 10 Settembre 2013 02:00

Bruno Schulz

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19 novembre 1942. Tardo pomeriggio, una stradina in cui la luce non penetra, d’intorno finestre di case abbandonate, mura sgretolate, una panetteria. Un uomo cammina, affrettando il suo passo. I piedi bucano l’acqua contenuta dai piccoli solchi del terreno, schizzandola sugli orli dei pantaloni sdruciti. Possiamo vedergli le gambe, corte quanto un mozzone di candela, e le dita rotonde, che stringono un passaporto con cui fuggire dal ghetto, palude infelice.

Venerdì, 06 Settembre 2013 02:00

La gatta di Petrarca

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Petrarca non amava soltanto donne eteree e spirituali, come siamo abituati ad immaginarlo, facendo a tempo anche stereotipi raffronti con un Boccaccio che si presume più focoso, meno metafisico. Petrarca amava moltissimo i gatti. Forse perché discreti e silenziosi, elitari e decorosi. Soprattutto quelli dal miaomiao sottile, perché si sa, il poeta aborriva il vocione grosso. Se fosse dipeso da lui, anche la Commedia dantesca sarebbe stata meno sanguigna, più controllata, meno tracimante, meno virulentamente espressionista. E allo stesso modo detestava che i lettori (e declamatori) delle proprie composizioni fossero incolti: non poté mai perdonare a Dante di aver scritto il suo capolavoro nella lingua dei pizzicagnoli e dei bottegai, lasciando loro la possibilità di storpiare e balbettare la teologia. In latino andava scritta la Comoedia!, sicché potesse venire adeguatamente miagolata da chi poteva, e non ruspantemente abbaiata dal vulgus profanum, come usava chiamarla Orazio, un altro cui la folla faceva girare la testa con tutto l’alloro.

Sabato, 07 Settembre 2013 02:00

Le sinestesie di Macondo

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Il romanzo in questione è Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez che, quindici anni dopo la sua pubblicazione, valse all’autore il Premio Nobel per la Letteratura.
Si tratta di una saga familiare: vengono seguite le vicende di sette generazioni della famiglia Buendía, stanziata nella favolistica città di Macondo, fondata dal primo José Arcadio Buendía, capostipite della famiglia.
L’opera viene comunemente fatta rientrare nel filone del realismo magico, la cui caratteristica peculiare è di presentare elementi magici in un contesto altrimenti realistico, tanto che essi vengono sì riconosciuti come tali, ma possono essere soltanto intuiti, mai spiegati.

Sabato, 31 Agosto 2013 02:00

Gadda Manzoni Caravaggio

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A lato del ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, l’acqua prende corso di fiume, poi prende la forma di uno slargo, poi ritorna corso di fiume. S’accostano, non interrotte, catene di monti che ondeggiano a seni e flettono a golfi; s’accostano il San Martino e il Resegone; s’accosta un lento pendio che s’ammorbidisce in poggi, valloncelli, erte e spianate. Un ponte congiunge le rive.
Il resto è “campi e vigne, sparse di terre, ville, casali; in qualche parte di boschi, che si prolungano su per la montagna”. Il resto è borgo, paese, piccolo luogo “che s’incammina a diventare città”.

Nanase fa la domestica, però è telepatica. Cioè fa la domestica perché è telepatica: il mestiere le è necessario per cambiare continuamente luoghi e persone, perché il suo potere, la telepatia, va tenuto segreto. Possedere un potere eccezionale fa paura. Fa paura agli altri, ma anche a se stessi. Nanase lo sa.

Domenica, 01 Settembre 2013 00:00

DFW: istruzioni per l’uso

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Credo che sia caratteristica di ogni grande scrittore quella di lasciare nel lettore un segno del proprio passaggio: magari ci si potrà non ricordare il titolo esatto, magari si potrà storpiare il nome ma un pensiero, un’intuizione, una traccia emotiva di un qualcosa che abbiamo letto dovrebbe restare. Ci sono poi scrittori che vanno ancora oltre, che hanno la capacità di creare subbuglio in tutti gli organi deputati a ricevere, digerire e assimilare letteratura - nel senso di farli dimenare tutti assieme all’unisono come adolescenti ad un rave - fino a lasciare il lettore abbattuto da un’estasi epifanica. Autori capaci di “far palpitare teste come cuori” e in questo caso più che la traccia di un passaggio si verifica la metamorfosi del lettore. Può così accadere che lettori che fino a quel giorno sono stati spietatamente cinici ed hanno affrontato la letteratura come si affronta la vita occidentale, poco tempo a disposizione ma quella fame bulimica tipica di chi vuole assaggiare tutto con una velocità trasversale incompatibile con il concetto stesso di ‘profondità’, lettori dall’atteggiamento che Baricco definirebbe “barbarico”, che individuano lo scrittore da non perdere e puntano spediti quello che è stato ufficialmente riconosciuto il suo prodotto migliore, per fagocitarlo e mettere una bella tacca sul loro curriculum e poi via, passare ad altro; ecco, lettori così, quando si imbattono in qualcuno come David Foster Wallace, potrebbero radicalmente modificare il proprio approccio alla letteratura e non solo, e potrebbero decidere di cominciare a perdere qualche giro.

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