“Il desiderio del tuo fragile corpo d'attore è il desiderio di una canzone nuova, di un canto nuovo, spremuto dalle macerie”

Leo de Berardinis, in una lettera indirizzata a Enzo Moscato

Letteratura

Letteratura La bottega dei libri

«Narravano che la più misteriosa tra le botteghe fosse la bottega dei libri: da essa pare venisse un diabolico miscuglio di trame e vicende che contagiava i passanti più frettolosi tramutandoli in lettori accaniti».

Gilles Deleuze e Félix Guattari, a proposito dello stile di Céline (soprattutto in riferimento a Guignol’s Band e a Morte a credito), parlano di "una musica di suoni deterritorializzati, un linguaggio che fila via con la testa in avanti, facendo capriole" (Kafka. Per una letteratura minore,p. 48): un linguaggio che, continuamente, tende a “deterritorializzarsi”, a divenire nomade.

Incipit.

Una sera, alcuni amici si erano riuniti da uno dei nostri scrittori più celebri. Dopo un’abbondante cena, discutevano sul delitto, non so più a proposito di che cosa, di niente, probabilmente. C’erano soltanto uomini; moralisti, poeti, filosofi, medici, tutte persone in grado di parlare liberamente, secondo i loro capricci, le loro manie, i loro paradossi, senza il timore di veder spuntare di colpo lo sgomento e il terrore che la minima idea un po’ audace fa apparire sulle facce sconvolte dei notai. - Dico notai come potrei dire avvocati o portieri, certamente non per disprezzo, ma per indicare un livello medio della mentalità francese.

 

Il giardino dei supplizi di Octave Mirbeau, pubblicato nel 1899 nella Francia scossa dall’affaire Dreyfus, è un romanzo che si pone per stile ed atmosfera tra il naturalismo (Mirbeau è stato vicino al gruppo di Médan) e il decadentismo. L’opera, frutto anche della rielaborazione di articoli giornalistici, consta di tre parti.

Sabato, 01 Giugno 2013 02:00

Sepolti tra i libri

Scritto da

“L’intellettuale si scopre abitante da sempre di un cimitero, quello della letteratura” – scrive Alberto Castoldi in Bibliofollia – “ma è al tempo stesso custode di questo mondo defunto, e quindi in una condizione di liminità, sospeso fra la vita e la morte”: egli si nutre “vampiristicamente” della scrittura defunta e, nel contempo, “la riattiva facendola propria”. Tuttavia – compiendo quest’azione consueta ma innaturale (l’uomo non nasce per leggere, la lettura è un’acquisizione che si apprende, si raffina, ci si impone o si persegue nel tempo) –  egli stesso cede parte della propria vita alla morte perché questa riprenda il respiro: ciò che è scritto è fissato, ciò che è fissato è definitivo, ciò che è definitivo è immodificabile e – come tale – langue trascritto con caratteri immobili eppure ciò che è fissato, definitivo, immodificabile perché trascritto con caratteri immobili riprende fiato, colore, spessore, fa nuova voce fino a sembrare – come uno spettro – di nuovo vitale, presente e tangibile.

Martedì, 28 Maggio 2013 02:00

Piove di nuovo "Malacqua"

Scritto da

Il critico Silvio Perrella, nell’introduzione a Mistero napoletano di Ermanno Rea (Torino, Einaudi, 2002), al cospetto dell’ennesima pioggia narrata, ci pone dinanzi a un’evidenza che non possiamo più ignorare: "Dicono che a Napoli, a dispetto dei luoghi comuni, piova più che altrove. La letteratura ne è testimone. Quanto piove dentro i libri dei napoletani! Da i Tre operai di Carlo Bernari a L’amore molesto di Elena Ferrante, passando per Malacqua di Nicola Pugliese, è un diluvio". Eppure Pugliese, in Malacqua (prima edizione: Torino, Einaudi, 1977; ora Tullio Pironti Editore), dove la pioggia è protagonista assoluta e tiene la scena dalla prima all’ultima pagina, non lo smentisce quel luogo comune:
“La conoscevano bene, loro, la pioggia di Napoli, che non cade mai e quasi mai, ma che quando cade poi non la smette più” (pp. 97-98).

Lunedì, 27 Maggio 2013 02:00

L'orfano e la caffetteria

Scritto da

Sono rari i romanzi che, pur non essendo completamente fiabe, possono essere letti dai tredici agli ottanta anni. Questo succede con l'ultimo romanzo di Nicola Lecca che sa modulare il ritmo su vari registri di scrittura, al punto che capita che ogni tanto va fuori tema e fuori registro.
Imi, il diciottenne che lascia l'orfanotrofio ungherese con i suoi bimbetti e adulti piangenti per andare a vivere e lavorare a Londra, è il personaggio più bello del libro, ma forse un po' inverosimile. Lecca non dà a questo ragazzo pulsioni sessuali, parolacce, droghe, tanto meno perversioni o altre sconcezze tipiche dell'adolescenza: ne fa un santo, uno che arriva a Londra leggendo il manuale del buon impiegato per trovare lavoro in una rete di caffetterie. Il libro spiega i diritti ma anche i tantissimi doveri di chi lavora in un esercizio pubblico: la mani curate, i capelli a posto, non fare mai tardi, il decoro.

Venerdì, 24 Maggio 2013 02:00

Giappone: un'ingenua assimilazione

Scritto da

"L’Europa è un concetto che non ha la propria origine in se stesso, ma nella sua costitutiva opposizione all’Asia […]. Sui monumenti assiri è stata rinvenuta la coppia concettuale: 'ereb' – il paese dell’oscurità o del sole calante – e 'asu' – il paese del sole nascente. Secondo la sua origine, e finché resta fedele a se stessa, l’Europa è dunque una potenza politicamente e spiritualmente antiasiatica".1 Probabilmente non è un caso che questa frase venga scritta da Karl Löwith ad apertura di un testo dal titolo Il nichilismo europeo; forse stupisce ancora meno che questo libro sia ideato e scritto tra il 1939 e il 1940, nel periodo in cui il filosofo monacense si trova in Giappone in veste di sensei.

Mercoledì, 22 Maggio 2013 02:00

I testi segreti di Marguerite Duras

Scritto da

Nel bailamme di cose fatte, filmate o scritte scegliamo della Duras questo piccolo libro, Testi segreti, uscito per la Feltrinelli nel 1987 e composto da tre racconti: L'uomo seduto nel corridoio, L'uomo atlantico, La malattia della morte.
Marguerite Duras (1914-1996) dal 1979 entra in depressione, chiusa in una solitudine muta, orribile, trascorre le sue giornate bevendo o scrivendo lunghissime lettere a un immaginario destinatario. Un escamotage che l’avrebbe forse portata a scrivere un romanzo epistolare? Non voleva più vivere, ecco tutto, aveva già scritto molto e aveva alle spalle diciannove film come regista o sceneggiatrice e trenta libri: non aveva sentimenti per nessuno, soprattutto si detestava, mai paga, mai soddisfatta di niente.

“Se dovete recarvi a Comiso, non dimenticate d’arrivarvi per i tornanti che rigano un fianco degli Iblei, lasciandovi alle spalle gli interminabili muri a secco della campagna ragusana, magari con ancora negli occhi il ricordo d’una Modica molle e signorile. Vi si spalancherà, specie in un giorno di cielo pulito, un panorama largo e commovente. In pochi minuti, assecondando pigramente volte e risvolte, vi troverete nel centro del paese”.

Io ho letto La caduta di Giovanni Cocco perché tutti ne dicono grandi cose – la critica militante pare abbia approvato – e allora sono stato curioso e poi finalmente, in ritardo rispetto gli altri, l’ho letto.
Io dopo aver letto il libro però non sono molto convinto.
Cocco alla prima pagina delle Avvertenze dice che il testo “non ha ambizioni diverse dalla sola per la quale è stato concepito e realizzato: costituire un esempio di postmodern novel in lingua italiana”.
Sulla quarta di copertina Giulio Mozzi cita i nomi di Faulkner, McCarthy e DeLillo anche perché, come accade per la loro opera, “La Caduta altro non è che un romanzo biblico: un romanzo nel quale soffia l’epos che possiamo trovare nella Genesi o nei Profeti” (parole di Mozzi).

Giovedì, 16 Maggio 2013 02:00

Adriano, un cuore greco in un corpo romano

Scritto da

Publio Elio Traiano Adriano fu imperatore di Roma tra il 117 e il 138 d.C. .
Di quest’uomo dotato di grande cultura e saggezza viene data un’immagine a tutto tondo nel capolavoro di Marguerite Yourcenar, non senza un ponderato e studiato fondo di verità storica. Ne sono una prova anche i taccuini di appunti pubblicati in calce al romanzo, che testimoniano il travagliato lavoro di ricerca, abbandono e ripresa del materiale biografico – pure piuttosto esiguo – di questo personaggio storico.

Mercoledì, 15 Maggio 2013 02:00

E voi dove siete adesso?

Scritto da

“Senta, mi faccia un quadro della situazione nazionale dopo la sconfitta.”

“Vorrei, ma qui lunico sconfitto sono io.”

 

Italo Tramontana, protagonista del romanzo Dove eravate tutti di Paolo Di Paolo, ha meno di trent’anni ed è alle prese con la tesi di laurea in Storia Contemporanea. Dopo aver notato che gran parte della sua vita si è svolta sotto l’egida di uno dei tanti governi Berlusconi, decide di farne un oggetto di studio accademico: “Bastava essere nati dieci anni dopo di me […] per essere ostaggio di un’idea di politica che coincideva perfettamente con l’esistenza al mondo di Silvio Berlusconi […]. Se il televisore era acceso, lui c’era. Appariva. Sorrideva. Si imbufaliva. Stringeva le mandibole, mostrando un’espressione nervosa e uno strano colorito terreo. Se il televisore era spento, sarebbe arrivato un istante in cui, senza rimedio, qualcosa o qualcuno avrebbe evocato la sua presenza. Anche solo per una battuta, senza indignazione: una stupidissima battuta stanca e svogliata”.

Sabato, 11 Maggio 2013 11:38

Maschi e mariti in Elena Ferrante

Scritto da
La seconda parte de L'amica geniale, questo meraviglioso fotoromanzo che parla sempre di Lena e Lila, ormai cresciute. Una va al liceo, l'altra si è sposata. Nella vita di Lila entra un maschio, il marito, Stefano che ha la macelleria nel rione. Un maschio alla "Ferrante": fintamente gentile, all'inizio, poi predatorio, padrone, lui comanda le manovre del sesso; in questa esagerazione maschilista forse, o forse no, i maschi della Ferrante "fottono e comandano".

Nel 1961 Alberto Moravia pubblicò su Nuovi Argomenti l’articolo Erotismo in letteratura. Qui egli sottolineava il diverso approccio, rispetto alla tematica, tra letteratura pagana e letteratura moderna, opponendo a questa la brutalità e l’innocenza della prima poiché mancava, ai pagani, il “senso cristiano del peccato”: “l’erotismo della letteratura moderna nasce non già da una situazione di natura, bensì da un processo di liberazione da preesistenti divieti e tabù” (L’uomo come fine, p. 207).
Affermazione interessante ma anche semplicistica. Basti, a limitarla, la pregevole nota di Guido Ceronetti alla traduzione del liber di Catullo.

Sabato, 11 Maggio 2013 02:00

L'amante delle nuvole ovvero lo straniero

Scritto da

“Che senza accorgertene, Teodoro, tu abbia portato non uno straniero [xénon] ma un dio […]? […] Forse […] sei seguito da […] un dio confutatore [elenchtikós]”1.

Queste sono le prime parole che Socrate pronuncia ad apertura del Sofista platonico. In esse è racchiuso già tutto il senso di ciò che lo 'straniero' implica: egli è estraneo, ma anche divino; qualcosa che, in quanto sacro, è separato2 e che, proprio perché santo, è dispensatore di doni e di punizioni.
È proprio questa multiformità ad essere oggetto di analisi in Straniero di Umberto Curi.

Pagina 21 di 21

Sostieni


Facebook