"L'immagine semplice scaturisce dalla complicazione del racconto, proprio come la gioia è il frutto dell'infelicità della vita"

Emanuele Trevi

Giovedì, 24 Aprile 2014 00:00

Il richiamo di Abercrombie

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Stanchi del solito fantasy tutto belle presenze e filastrocche magiche? Siete in febbricitante attesa del nuovo capitolo della saga firmata R. R. Martin e non sapete dove andare a estinguere la vostra sete di libri? Allora Il Richiamo delle Spade è quello che fa per voi.
Logen Novedita è rimasto solo: ha perso i suoi compagni e fugge dagli Shanka, fino a quando non incontra Malacus Quai, l'apprendista del Primo Mago Bayaz, che lo ha convocato per intraprendere una nuova avventura. Da un'altra parte invece Mastino e gli altri compagni di Logen cercano di accettare l'idea della morte del loro capo e di sopravvivere.

Nel frattempo ad Adua, capitale dell'Unione, Sand dan Glokta, Inquisitore del Re, indaga sulla Gilda dei Merciai, e ogni risposta trovata apre la strada a molte nuove domande. Intanto il Capitano Jezal dan Luthar si prepara al Torneo di scherma, il cui vincitore otterrà fama e privilegi, mentre il Maggiore Collem West cerca di mantenere a galla se stesso e la propria turbolenta sorella in un mondo che non vede di buon occhio le sue umili origini. Nel lontano Sud, invece, Ferro Maljinn scappa dalla schiavitù dell'Impero, aiutata dal misterioso Yulwei, che sembra avere in mente per lei un ignoto destino...
Non uno, ma ben cinque i punti di vista che guidano il lettore tra questi e tra tanti altri luoghi, attraverso i quali si snoda il nuovo modo tratteggiato dalle parole dell'abile Joe Abercrombie, proclamato da Vanity Fair 'il giovane erede' del padre della serie delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.
Un titolo forse non del tutto immeritato, dato che questo è uno di quei romanzi fantasy di nuova generazione che non si nascondono dietro un dito, ma giocano con la realtà per tutto il tempo. Con uno stile un po' duro e schietto Abercrombie lima via quei vocaboli un po' arcaici propri di un mondo medievale, che vengono relegati ai dialoghi nelle sale del potere o davanti al popolino, come a voler sottolineare che tutto quel parlare è solo un momento, un attimo di pausa dalla schiettezza e dalla violenza di cui è fatto il mondo di tutti i giorni. I personaggi, poi, sono uno più complesso dell'altro: ognuno può essere l'eroe, ma allo stesso tempo ognuno potrebbe tranquillamente diventare il cattivo.
Logen Novedita è un Uomo del Nord conosciuto come il Sanguinario, e un nome del genere non lo guadagni per sentito dire: le sue mani sono sporche di più sangue di quanto lui stesso sia disposto ad ammettere, e di sicuro non è dotato della spavalderia tipica di un protagonista vecchio stile. La sua amica più fidata è proprio la paura, e il suo unico pensiero non è quello di ottenere gloria o onore, ma di restare vivo il più a lungo possibile.
Mastino è anch'egli un Uomo del Nord: lui e gli altri sono i compagni di viaggio di Logen Novedita, tutte persone che sono state sconfitte da lui in duello e che da allora sono ai suoi ordini. Mastino è un personaggio un po' diverso dal solito: come gli altri è un assassino esperto, possiede un fiuto eccezionale e ha una particolare attenzione per i consigli ricevuti dal suo capo. È la voce della coscienza del gruppo, e alla scomparsa di Logen si carica sulle spalle la responsabilità di mantenerlo unito.
L'Inquisitore Sand dan Glokta è un uomo spezzato, in tutti i sensi: è un ex eroe di guerra, fatto prigioniero dal nemico e reso storpio, privato di buona parte dei denti e rigettato al mittente con un corpo che gli impedisce anche i movimenti più semplici. Giorno dopo giorno viene inseguito dal ricordo dei fasti del passato, quando lui e la sua spada erano i più noti dell'Unione, mentre ora gli unici "amici" che gli sono rimasti sono i suoi Pratici – i subordinati – e i suoi strumenti di tortura.
Jezal dan Luthar: un uomo piccolo, un giovane nobile arrogante, che teme l'opinione altrui come il fuoco teme l'acqua. Il suo unico scopo è essere accettato e benvoluto, avere fama e onore, essere il più desiderato e il migliore, ma nonostante un talento innato e la sua posizione sociale potrebbero mettere tutto questo a portata di mano, la sua arroganza e indolenza sono il suo ostacolo più grande. A fianco del Capitano Jezal troviamo il Maggiore Collem West, per il quale ciascun gradino comporta lacrime e sudore, date le sue umili origini e l'abisso sociale che lo divide dalla maggior parte degli altri ufficiali. West è un uomo che ha sudato ogni gallone sulla propria divisa e sogna, tra le inevitabili difficoltà, di ottenere una vita "come si deve" per sé e per la turbolenta sorella Ardee.
E ultima in ordine di apparizione, la selvaggia, indomabile, spietata, Ferro Maljinn, una assassina provetta animata solo dai più cupi dei sentimenti: la vendetta, la sete di sangue, con i quali spera di riempire il vuoto che ha dentro, incolmabile come il pozzo più profondo.
Abercrombie ci regala un mondo intricato e ricco di sfaccettature. La città di Adua, il cuore dell'Unione, è il luogo eletto a pantano di inganni: la sua patina di civiltà viene tolta pezzo dopo pezzo dai continui colpi inflitti dallo stesso autore, che non lesina intrighi e complotti e negli stessi dialoghi dei personaggi cela frequenti riflessioni sull'ingiustizia sociale che regna all'interno dell'Unione, sul potere del denaro e degli interessi. Una Unione di nome, quindi, ma non di fatto. Il regno è privo di Re, che non è nulla più di una figura simbolica e grassa che mangia, beve e sbava mentre i suoi burocrati guidano il Paese e prendono tutte le decisioni per il bene, il più delle volte, di loro stessi. Inquisizione e Inquisitori sono un mezzo di pressione, minaccia, il più delle volte non di indagine: un modo relativamente semplice e pulito per eliminare pesi morti o ostacoli. I giochi del potere si svologono in stanze chiuse, nascosti, nell'ombra, e sono giochi pericolosi dove chiunque sieda al tavolo spesso paga un prezzo molto più alto del previsto: il prezzo del sangue.
Abercrombie dipinge senza perdersi in troppi fronzoli un universo in cui la civiltà è il terreno ideale per il fiorire dei tradimenti, degli assassinii, dove il forte spreme il debole, il debole quello più debole e così via, fino a che non rimane più nessuno da spolpare. Mentre nell'"incivile" Nord ci si guadagna il proprio Nome, la propria posizione secondo una rigida scala di merito – anche se legata principalmente alle proprie capacità di combattimento – l'Unione è divisa in caste fisse, blocchi sociali nei quali è impossibile entrare o uscire, dove il solo denaro non basta per renderti una persona diversa agli occhi di quel mondo: se nasci pezzente, muori pezzente, anche se circondato d'oro.
Come ogni romanzo fantastico non manca di certo la magia. Un aspetto però che non viene sfoggiato a ogni piè sospinto: la Nobile Arte, cioè una forma controllata della Magia Pura, che viene direttamente dall'Aldilà, è sì potente, ma anche un potere agli sgoccioli. La magia sta infatti abbandonando il mondo, e i maghi come Bayaz sembrano avere le ore contate, anche se non si direbbe. Abercrombie non approfondisce però bene l'argomento: specifica infatti suolo due leggi magiche. La Prima, non entrare in contatto con l'Aldilà, e la Seconda, non mangiare la carne degli uomini. La saggezza del personaggio-mago non è però in discussione: sebbene l'apprendista Malacus Quai sembri essere un'eccezione alla regola, il suo maestro invece sa sempre cosa sta facendo e, soprattutto, perché. Ogni situazione pare essere sotto il suo completo controllo, e anche le sorprese più inaspettate non disturbano molto i suoi piani. Ma anche un saggio come lui in passato ha commesso errori, che come echi nel tempo risuonano ancora nel suo presente e tornano a coprire con la loro ombra l'avventura dei personaggi.
Infine, la guerra: uno spettro che con il suo freddo alito respira sul collo dell'Unione e dei suoi abitanti: il Re del Nord Bethod è pronto a scendere dalle sue montagne, dopo aver conquistato con la forza l'obbedienza dei clan e aver radunato un esercito degno di questo nome. Dal Sud, invece, l'Impero si è silenziosamente risvegliato, e prepara un assalto alle spalle di un Paese già impegnato in un altro conflitto la cui vittoria non è certa.
Il primo capitolo della saga de La Prima Legge è quindi una lettura molto avvincente: ogni pagina ci porta tra le diverse anime di ciascun protagonista, a sguazzare insieme a loro nel fango o a festeggiare per le poche vittorie. Sebbene gli afiçionados dei libri di R.R. Martin troveranno di certo molte somiglianze nella trama con la loro saga preferita, richiamate i vostri pregiudizi: Il Richiamo delle Spade è uno di quei libri che, una volta presi tra le mani, non vorrete più smettere di leggere.

 

 

 

 

 

 

Joe Abercrombie
Il Richiamo delle Spade (The Blade Itself)
traduzione B. Tavani
Gargoyle, 2013
pp. 679

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