“Tanto per incominciare, i fratelli De Rege erano napoletani di Caserta...”.

Nicola Fano

Mercoledì, 04 Dicembre 2013 01:00

Erotismo in letteratura 05: Masoch

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“Un uomo come Sacher-Masoch non può essere valutato secondo il metro comune” aveva detto la signora Frischauer… A questo pensavo allora, e vi avrei ripensato molte altre volte ancora.
(Wanda von Sacher-Masoch, Le mie confessioni, p. 50)

Wanda è Aurora Rümelin, dal 1873 e per una decina d’anni moglie di Leopold von Sacher-Masoch, scrittore austriaco figlio di un capo della polizia e di una nobildonna polacca. Le sue confessioni, pubblicate nel 1905, sono un ritratto ambiguo, pieno di reticenze, del rapporto tra i due. Leopold ebbe tante donne, poi morì male, nel manicomio di Mannheim dove fu internato nel 1895: si credeva trasformato in gatto, e non a caso, come vedremo.

Wanda è anche il nome della principessa protagonista di Venere in pelliccia, romanzo in cui è trasposta l’avventura in Italia di Leopold con Fanny Pistor, padrona di lui per contratto firmato l’8 dicembre 1869:

Sulla sua parola d’onore il signor Leopold von Sacher-Masoch si impegna a essere lo schiavo della signora von Pistor e a obbedire incondizionatamente a tutti i suoi desideri e a tutti i suoi ordini, e questo per sei mesi.
(cito da Gilles Deleuze, Il freddo e il crudele, appendice seconda, p. 155)

Anche con Aurora Rümelin, in arte Wanda von Dunaiew, lo scrittore ha firmato un contratto simile. Il contratto è una costante nella vita di lui (come scrive Deleuze, con Sacher Masoch “siamo di fronte a una vittima che cerca un carnefice, che ha bisogno di formarlo, di persuaderlo, di stabilire con lui un patto per la realizzazione della più strana delle imprese”, p. 24), e secondo il contratto alla donna è permessa qualsiasi crudeltà:

Mi è concesso l’esercizio della crudeltà, e se anche subirete mutilazioni, dovrete accettarle senza un lamento.
(p. 156)

Ma il contratto, sottolinea giustamente Deleuze, ha anche un intento di rovesciamento parodistico. In una società paternalistica e androcentrica − sotto il perpetuo “dominio maschile”, per dirla con Pierre Bourdieau −, porsi in una relazione capovolta con la donna (vittima lui, carnefice lei) demistifica lo stesso contratto cui i contraenti solennemente si legano.
Wanda von Dunaiew, non quella reale che si chiama Aurora Rümelin bensì la protagonista di Venere in pelliccia, è la giovane ricca vedova idolatrata da Severin, alter ego di Leopold. Le idee di lei si sposano perfettamente con quelle di lui, e l’impostazione di un rapporto in termini di vittima e carnefice è un passo naturale:

“Credo” disse “che se si vuol legare a sé un uomo per sempre, per prima cosa non gli si debba rimanere fedeli. Quale donna onesta è stata mai adorata come un’etera?”
“In effetti, nell’infedeltà di una donna amata v’è un fascino doloroso, la voluttà più alta”.
(Leopold von Sacher-Masoch, Venere in pelliccia, p. 38)

Severin confessa di poter amare solo colei che lo domina. Per lui c’è un elemento irrinunciabile, necessario a coronare e rafforzare la superiorità della donna, la pelliccia:

“Ma prima mi dica, da dove nasce questa sua predilezione per la pelliccia?”.
“È un sentimento innato” le risposi. “E poi su tutte le nature nervose la pelliccia esercita un effetto eccitante. È uno stimolo elettrico, solleticante e strano; da qui nasce quell’influsso magicamente benefico che i
gatti esercitano su individui spirituali ed eccitabili […]”
“Una donna che indossa una pelliccia” disse Wanda “non è dunque altro che un enorme gatto?”.
“Ma certo,” le risposi “e questo effetto fisico della pelliccia spiega a mio avviso anche il significato simbolico che essa ha assunto come attributo della potenza e della bellezza”.
(pp. 45-6)

Severin, dunque, associa la pelliccia alla tirannia, alla crudeltà, all’infedeltà di una bella donna. La carnefice perfetta è bella come una Venere e indossa la pelliccia.
La passione di Leopold von Sacher-Masoch per la pelliccia torna anche nelle confessioni di Wanda, quella vera, che scrive:

L’inverno era arrivato, e anche il freddo, ma io uscivo ancora con la mia giacca leggera, e gelavo. Ciò doveva apparire strano da parte di quella donna ‘elegante, abituata al lusso’, che io avrei dovuto essere. Non appena ci fummo conosciuti di persona, Sacher-Masoch mi aveva pregata di permettergli di fornirmi di pellicce. Conoscevo la sua passione per le pellicce, e siccome, quando stavo in casa sua, dovevo comunque indossare quelle giacche da camera - quelle kazabaikas che tanto amava -, non avevo fatto obiezione. Ora poi che faceva freddo, mi infilavo anche con piacere nell’una o nell’altra di queste giacche, che lui aveva in diversi colori.
(Wanda von Sacher-Masoch, Le mie confessioni, p. 50)

I due protagonisti del romanzo decidono di partire per l’Italia; a Firenze lui firma il contratto col quale si fa servo di lei, in un rapporto di subordinazione senza limiti, spinto fino al punto da costringerlo ad accettare le frustate di un terzo, il Greco, dinanzi allo sguardo divertito della donna. Si giunge qui all’apice dell’insana passione di Severin, e anche di quella dell’autore. Sacher-Masoch rimarrà infatti sempre legato alle dinamiche descritte in Venere in pelliccia, riproponendole in vita con pertinacia:

Da anni Leopold corrispondeva con G…, e questi aveva fatto intendere di possedere il temperamento del Greco della Venere in pelliccia; avrei dovuto dunque prenderlo per amante. E siccome avevo persistito nel mio rifiuto, perfino quando mi minacciava di scrivere quella lettera a nome mio, Leopold mi punì smettendo di lavorare. E se non fosse capitato quel viaggio a Vienna, egli sarebbe rimasto senza lavorare finché il bisogno non avesse spezzato la mia resistenza costringendomi ad arrendermi alla sua volontà. Sì, lui possedeva un mezzo infallibile per piegarmi, e aveva l’‘energia’ necessaria per servirsene.
[…]
“E con la tua passione per la
Venere in pelliccia ci rovinerai tutti”.
“In che modo?”
“Perché quando si tratta di questo argomento tu perdi completamente il senso della misura e non sai più quello che mi chiedi, senza sospettare neppure dove ci porterà la tua passione”.
(p. 241)

Il resto, à propos de Sacher-Masoch, è storia nota.
Dal nome dello scrittore austriaco deriva il termine, coniato dallo psichiatra Richard von Krafft-Ebing, masochismo, che nella Psychopathia sexualis (1886) è “l’indirizzo dell’istinto sessuale verso la sfera della rappresentazione che dà all’individuo il senso della sottomissione ad altra persona ed il piacere dei maltrattamenti che quest’ultima gli procura” (Masochismo, p. 17).


 

 

 

 

 

 

Erotismo in Letteratura
Leopold von Sacher-Masoch
Venere in pelliccia
(1878)
traduzione di Giulio De Angelis e Maria Teresa Ferrari
con uno scritto di Gilles Deleuze
ES, Milano, 2004
pp. 172

Wanda von Sacher-Masoch
Le mie confessioni
(1906-‘07)
traduzione di Gisèle Bartoli con la collaborazione di Claudio Beltramo Ceppi
Bompiani, Milano, 1983
pp. 410

Gilles Deleuze
Il freddo e il crudele
(1967)
traduzione di Giuseppe De Col
ES, Milano, 1996
pp. 170

Richard Freiherr von Krafft-Ebing
Psychopathia sexualis/2: Masochismo
(1886)
a cura di Enrico de Boccard e Rolando Jotti
Edizioni Homerus, Roma, 1971
pp. 160

Pierre Bourdieu
Il dominio maschile
(1998)
traduzione di Alessandro Serra
Feltrinelli, Milano, 2009
pp. 151


NB: le foto sono di Helmut Newton.

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