"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

La fucina delle scritture

Extra La locanda delle chiacchiere

«Il viaggio s’arresta in una locanda: scoppietta la fiamma, una musica dice il suo tono, il bisbiglio di voci vi domina legando i tavoli ai tavoli, gli uomini agli uomini. È qui che i racconti s’incontrano».

Domenica, 08 Ottobre 2017 00:00

Gioiosa inquietudine

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Io sono sempre stato aperto agli altri. Mai distaccato, mai pregiudizialmente diffidente. Pronto ad affrontare con il dovuto equilibrio il divenire. Ed è stato così anche con la più sorprendente esperienza della mia vita. Fin qui.
Era l’estate del 2015 quando l’ho conosciuto. Luca Aldovrandi, ottant’anni appena compiuti. Non c’eravamo mai incontrati prima. Quella sera, assieme a un buon gruppo di uomini attempati e di un certo prestigio, quasi tutti, tranne noi, accompagnati dalle mogli sciccose, eravamo stati invitati a cena da un comune amico dell’alta imprenditoria. Al termine della cena ci siamo disseminati sui vari divani del living lussuosamente arredato, e ciascuno di noi intratteneva un amorevole rapporto con una varietà di bicchieri incessantemente tenuti in vita, si fa per dire, da diversi tipi di liquori.

Domenica, 01 Ottobre 2017 00:00

Una storia di donne

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Colpo di teatro. Si trovano, come da tre anni a questa parte ogni primo lunedì del mese, sul balcone-giardino al 22° piano del grattacielo Bosco Verticale ideato e realizzato da Stefano Boeri nel Centro Direzionale di Milano. L’appartamento è di Mirella Baldini, la fondatrice del gruppo. Le tre ragazze, tra venti ai trent’anni, sono comodamente abbandonate su poltrone da favola. Il bicchiere di Campari in mano, sorseggiano. Eccola che appare da dietro un albero. Di scatto tutte in piedi, ed è Loretta che parla: − Mirella, la nostra avventura si conclude qui. D’ora in poi ciascuna di noi andrà per la sua strada. Grazie per tutto quello che ci hai insegnato.

Domenica, 24 Settembre 2017 00:00

La notte e la recensione

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Prologo. Il recensore è un essere notturno, solitario, che vaga addormentato per gallerie e teatri, annuendo meraviglia, annotando su carta la commozione della sua anima. Spesso è guidato, raramente è spinto dalla sua volontà. Perché sa, sa in quale zozzo cesso andrà a ingoiare la propria rassegnazione. E che non siano molte le belle occasioni, non aiuta. Ma riempiono bene il vuoto. Poi, davanti lo spazzoleranno, dietro gli sputeranno. Di cosa vive colui che vive di recensioni di vite altrui?

Domenica, 10 Settembre 2017 00:00

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La tensione alla creazione
Si allenta nella ricreazione

Domenica, 03 Settembre 2017 00:00

Hotel California

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Ora so perché li ho persi di vista. Lo so perché di recente ho letto su un giornale, non ricordo quale, che il mitico Hotel reso famosissimo in gran parte del mondo dagli Eagles sarebbe stato abbattuto. Non ne conosco la ragione. E neppure m’interessa saperlo. Ma loro, gli uomini e le donne che la mia mente teneva legati alla canzone del gruppo musicale statunitense non sono più rintracciabili dalla mia immaginazione. Sì, quelle persone di cui parlerò non sono persone che io ho conosciuto nella mia vita: sono state semplicemente (c’è da crederci?) il frutto del mio pensiero creativo. E il collante che le teneva insieme si materializzava ogni volta che mi accingevo ad ascoltare la canzone. La forza del dare vita a realtà inesistenti, ma tali da farmi sentire coinvolto. Paradosso.

Domenica, 27 Agosto 2017 00:00

Gli ultimi fuochi

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Milano, sul finire degli anni Novanta. Sono trascorsi quasi cinque anni da quando ho deciso di dimettermi dal mio prestigioso ruolo di Project Manager nonché Product Manager della rappresentanza italiana del più grande gruppo assicurativo del mondo con casamadre a New York.
Poco più che ventenne ero già all’apice del successo, perché allora sui cinquantacinque anni mi sono sentito spinto a lasciare una tale invidiabile posizione e allontanarmene per sempre con idee forse velleitarie su ciò che avrei fatto dopo? Cercherò di spiegarmi, ma, attenzione, questo è un racconto. Con tutto quello che può significare. Mi piace qui citare il grande Julio Cortázar, secondo il quale “La genesi del racconto e della poesia è la stessa, nasce da un repentino straniamento, da uno spostamento che altera il regime ‘normale’ della coscienza” (da: Del racconto e dintorni).

Sabato, 05 Agosto 2017 00:00

Sopra il ponte la luna

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Cosa facevo in quei momenti? Non me ne andavo a vagare per la città appena svegliatasi con l’alba. Non avrebbe avuto senso. Un amico al quale fare una telefonata rasserenante l’avevo, ma non mi andava di buttarlo giù dal letto. Finivo allora per sedermi puntualmente sui gradini del ponte del Naviglio Grande poco distante da casa mia. Dove vivevo ormai solo, da quando lei se n’era andata. Almeno un paio d’ore osservando la conca – che mi appariva somigliante alla mia vita – fumando una sigaretta via l’altra. L’insonnia mi attanagliava. Le notti bianche.

Domenica, 30 Luglio 2017 00:00

Bagliori di versi

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Danzai

Danzai nelle viscere di un sentimento
            all’ombra de’ tuoi occhi. 

Poi l’amore s’irradiò in rivoli di tempo.

“Che sia la vita!”, urlava il nostro dio
                            (o soltanto noi).

Domenica, 23 Luglio 2017 00:00

La stravaganza della normalità

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Avanza zoppicando, un susseguirsi di smorfie gli altera l’improbabile sorriso nel vedermi apparire. Si tocca le costole, ce ne sarà forse qualcuna incrinata? Non gliene frega un cazzo di farsi vedere dal medico. Ne sono sicuro. Lui è fatto così.
– Ma che ti è successo, Lorenzo? – dico.
– Sono caduto in bagno. Scivolato su del sapone. A te Enrico... mai? Eh sì, il tuo autocontrollo non ammette distrazioni, e ‘ste cose non ti possono capitare.
– Ma davvero?
Sapevo già tutto, mi aveva telefonato sua moglie Vanda subito dopo la caduta per chiedermi di andarlo a trovare e convincerlo a rinunciare, in tali condizioni, a quel suo progetto a dir poco estroso. Se non in qualche maniera rischioso.

Domenica, 09 Luglio 2017 00:00

Silenzi e mancanze, fra ombre e luci

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La fuga mancata

La voce trasuda parole d’accento piagato
ma è tiepido il grido del tuo respiro,
le piaghe troppo soffocanti
perché tu abbia il fiato d’urlare.

Morire da te

Domenica, 02 Luglio 2017 00:00

Olga e il turbinio dell'est

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Sprigionava intensi feromoni, vorticosi da fare invidia a un contatore Geiger, percepibili da un sia pur fugace contatto fisico o stimolo olfattivo. Olga Balan, moldava ventiquattrenne, venuta a Milano per cercare lavoro. Capelli biondi tagliati corti gradualmente di traverso, la parte più lunga sulla sinistra. Gli occhi di un blu profondo percorsi da lampi improvvisi. Ragazza slanciata dal fisico perfettamente modellato, morbido allo sguardo.
– Olga, direi che potremmo considerarla una crisi di mezza età. Ora sembra esserne venuta fuori. Sono ormai tre mesi che lei è in analisi da me. Ha collaborato come si deve. Mi faccia sapere più avanti se tutto va bene. Comunque, tenga sempre gli occhi aperti e cerchi di avere più fiducia nella sua forza – chi parla è il dottor Sebastiano Tarenghi, psichiatra.

Giovedì, 29 Giugno 2017 00:00

Il maestro

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Non ricordo più il suo nome, sono passati tanti anni da quei giorni lì. A volte ci ripenso, come è successo oggi, e mi sale al viso una smorfia benigna, un ricordo confuso di quegli anni spesi dentro una scuola orribile e meravigliosa.

Domenica, 25 Giugno 2017 00:00

Tre poesie

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Filosofia

Parole e frasi sono gli intercalari del silenzio
che smette, ogni tanto,
di pronunciare il vuoto.

Allora qualche indizio di materia
deforma l’aria,

Domenica, 11 Giugno 2017 00:00

Sul fluire di un anno sabbatico

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Quella decisione l’abbiamo presa quasi d’istinto la sera in cui noi quattro, della stessa classe, festeggiavamo il diploma appena conseguito con voti sì e no decenti al Liceo Classico Parini della nostra città, Milano.
Avevamo scelto il miglior ristorante in Piazza della Repubblica. Il nostro legame negli anni di studio si era sempre più rafforzato grazie a un insieme di interessi – se così si può dire – che ci accomunava. Voglia di studiare, poca. Consapevolezza (ostentata) della nostra presunta prontezza mentale, intensa attrazione verso le nostre compagne di classe più disposte a divertirsi, con tanto di feste in casa di questo o di quello dove, dopo qualche ballo, si finiva regolarmente a coppie nelle varie stanze, talvolta persino in bagno con la ragazza dal tanga aperto come si deve, poco chiare le idee sugli studi universitari da seguire, ma la simpatica spocchia di chi non ha dubbi che nella futura vita lavorativa lo aspettano successi alla portata di pochi.

Domenica, 04 Giugno 2017 00:00

Più conosco gli uomini, più amo gli animali

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Il Signore Dio “scacciò
 l’uomo e pose ad oriente
 del giardino di Eden
 i cherubini e la fiamma
 della spada folgorante,
 per custodire la via
 all’albero della vita”
(Genesi 3,24)

 

I


I cherubini lavoravano intorno alla spada incandescente: vi gettavano dentro legna e carbone perché non si smorzasse il suo splendore; con le molle sistemavano i pezzi di legno per far attecchire meglio il fuoco.
Si trattava comunque di un lavoro che, molto presto, avrebbe perso ogni utilità: ormai da secoli il mondo era in pace e vi regnava il bene, tanto che gli uomini avevan riconquistato il diritto all’Eden. Quindi, non c’era più bisogno di sbarramenti o di ostacoli divini. Pure, quella spada fiammeggiante non smetteva di ardere.
Sulla Terra tutti i mali erano scomparsi: niente guerre, nessuna prepotenza, droga esaurita, estinte per sempre le grida di dolore (ormai restavano soltanto quelle “commerciali” e insistenti dei fruttaroli al mercato). Dunque, perché il sacro Dio non ordinava ancora di rimuovere la spada e di spegnerla in eterno?
Questo si domandavano i cherubini indaffarati con la legna, mentre una perplessità mista di noia e desolazione angustiava i loro pensieri.

 

II

Miagolava il superno gattino, coccolato a perdigiorno dalle buone mani del Salvatore.
Il sacro Dio non era mai stanco di vezzeggiare: nemmeno i malori gli impedivano di gingillare il suo gattino. E quel giorno le sue eran moine gravate dal mal di testa: perché il suo cervello aveva mandato di traverso nocivi rimasugli di sonno insufficiente e sofferto.
Il sacro Dio continuava sì, anche quel giorno (un umido lunedì celeste) a molcire il bel gattino (“Picci picci, pucci pucci”, gli sussurrava) però si sentiva triste e frastornato.
Intanto guardava la Terra con gli occhi cisposi. E una vertigine di nausea gli percorreva lo stomaco.
Da epoche lontane e persino indistinte nel passato, gli uomini eran diventati saggi e virtuosi. Ma il sacro Dio non riusciva ad essere felice.
Abbandonando i peccati e riavvicinandosi alla fede, gli uomini si erano gagliardamente redenti e trasformati: generosi col prossimo, eran rispettosi del padre e della madre. Inoltre non rubavano mai, s’impegnavano febbrilmente a non dire falsa testimonianza, non erano affatto invidiosi della roba altrui, non desideravano assolutamente la donna d’altri e facevano del tempo un pretesto di vita e preghiera.
Il sacro Dio vedeva e sapeva tutto ciò. E pur approvando fiero i progressi degli uomini, non gioiva, non celebrava; anzi un pensiero lo tormentava acidamente. Un pensiero ossessivo e maniacale che, millennio dopo millennio, aveva riempito d’incubi le sue notti e la sua anima, scatenandogli nel cuore un crescendo ininterrotto d’esasperazione. Già, il suo dolore aumentava, s’irrobustiva!
... E arrivò al culmine proprio quel lunedì.
“Uomo!”, sbottò infatti il sacro Dio, tenendo in braccio il superno gattino. “Uomo!” – ripeté, con un tono di voce allucinato, oscillante fra il magico e l’assorto – “Tu sei migliorato. Sei adesso la mia creatura più grande: la mia opera perfetta. Uomo, tu sei pio nobile puro... solo una cosa ti manca. Oh, perché... perché...” – il sacro Dio cambiò espressione, mutando la voce in un pianto furibondo – “Perché non miagoli? Perché???”.
Gridando di rabbia e delusione, il sacro Dio scagliò contro la sua opera non il martello di Michelangelo, ma il secondo diluvio universale.
Orrende piogge tropicali caddero ovunque: anche a San Gemini in provincia di Terni.



III

I conti tornavano, ora: due guerre mondiali, due diluvi universali.
Un cherubino se n’accorse, smise di buttare legna nella spada fiammeggiante e contemplando gli uomini che affogavano sulla Terra, disse: “Beh, quelli che sopravvivono li possiamo finire nella vasca da bagno, no?”.

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