“Il desiderio del tuo fragile corpo d'attore è il desiderio di una canzone nuova, di un canto nuovo, spremuto dalle macerie”

Leo de Berardinis, in una lettera indirizzata a Enzo Moscato

La fucina delle scritture

Extra La locanda delle chiacchiere

«Il viaggio s’arresta in una locanda: scoppietta la fiamma, una musica dice il suo tono, il bisbiglio di voci vi domina legando i tavoli ai tavoli, gli uomini agli uomini. È qui che i racconti s’incontrano».

Venerdì, 14 Novembre 2014 00:00

Un eroe (vero)

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Non fu figlio di Venere né di Marte l'eroe che salvò la Grecia ai tempi di Aristotele.
CDOBOS, la cui storia fu poi ingiustamente dimenticata, fu tra i più forti ed i più valorosi guerrieri di tutta la storia dell'umanità. Umano troppo umano, nessuna divinità gli offerse mai un qualche potere né tanto meno tradì i cieli per difenderne le tragiche sventure. Cdobos non nacque eroe, lo divenne.

3° GIORNO

La vodka è ancora lì pronta per la colazione, ma anche questa mattina non la prendo. Ho tutto il giorno per assaggiarla, magari giusto un goccio.
Oggi il cielo è azzurro, una splendida giornata di primavera. Taxi senza Lory e senza Canny e arrivo ad Auschwitz. Devo dire lo staff è sempre molto gentile; mi fanno grandi sorrisi. Tutti. Eh sì! Anche la ragazza scheletro sorride. Non chiedetemi come, c’è un gruppo di scienziati che sta studiando il fenomeno.

Sabato, 08 Novembre 2014 00:00

Esami e verifiche

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Al centro della mia attività cogitativa, un fastidioso ronzio circonda echi e rimbombi di confusione. Magari nelle nostre vene al posto del sangue scorresse alcool, almeno potremmo staccare la spina dai ricordi in qualunque momento.

Lunedì, 03 Novembre 2014 00:00

Trittico

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I tuoi sogni non hanno residenza, sono disegni onirici della fragilità.
Puro gusto di cantare un’assenza, forse è che hai mani portate per il buio.
Devote a ciò che è smarrito, smarribile. Scostanti con quanto potrebbe restare.
Come quando prendi la terra e vorresti fosse pioggia però, poi, osservi a fondo l’acqua domandandoti perché debba evaporare.
Come quando ti costringi all’apnea dell’ennesima scommessa tramutandoti in una risata sommessa e, all’improvviso, scomposta. In un pianto. Tornando in te, alla fine. Ammettendo che non va bene, non va bene per nulla.

Mercoledì, 29 Ottobre 2014 00:00

Sono dietro di te (parte 4)

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Ho iniziato questo processo di interpretazione dei miei raccontini adolescenziali qualche anno fa quando mi decisi, dopo diverse riflessioni, a incontrare una psicologa. Era una dottoressa di circa una quarantina d’anni, belle gambe, acconciatura e vestiario sempre curati e un viso accademico, con quegli occhialini classici che ti permettono di guardare l’oggetto d’indagine (in questo caso io) in modo asettico ed austero. Com’è ovvio che sia non le raccontai mai nulla delle mie reali azioni, mi limitai a farle presente alcune mie fantasie innocue e qualche sogno ricorrente.

Mercoledì, 22 Ottobre 2014 00:00

Les Voyages de Lubylu – Elezioni ad Auschwitz (2)

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2° GIORNO

Today
faccio un bel servizio fotografico, così domani che arriva il mio English boss, Poulettone un po’ chiattone, gli faccio vedere che sto faticando.

Sabato, 18 Ottobre 2014 00:00

Quello che siamo

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Quando me ne accorgo è troppo tardi, il piccolo ciclone d’acqua ha già trasportato via il braccialetto portafortuna che avevo al polso destro. Ormai era lacero, non che si potesse riparare, ma mi avrebbe fatto piacere conservarlo. Sono passati due lunghi anni da quando diedi pochi spiccioli a un ambulante e lui, per riconoscenza, mi regalò uno spago di stoffa con tutti i colori su uno sfondo verde. Grazie a quello, disse, non avrei perso le speranze, ma erano loro che da un pezzo avevano perso di vista me. Mi ero abituato a vedere quel sottile filo di smeraldo al braccio, in un certo senso è vissuto con me più tempo rispetto a molte altre persone, e quando l’ho visto fuggire via in doccia, ho capito che il nostro destino è di perdere prima o poi tutto quello che abbiamo ad un palmo di naso.

Martedì, 14 Ottobre 2014 00:00

Sono dietro di te (parte 3)

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Dunque, vi ho raccontato dei miei film/gioco, tutta una produzione pseudo letteraria che letta a distanza di anni mi è sembrata solo robaccia, fino a quando un giorno non mi è ricapitata tra le mani la storia che vi ho poco fa raccontato (Il mostro che mangiava le bambole). Rileggendola nel lontano 2001 ho cercato disperatamente di rivivere un’esperienza del genere e fortuna ha voluto che pochi mesi dopo incontrassi Martina, una vecchia fiamma delle medie.

Venerdì, 03 Ottobre 2014 00:00

Sono dietro di te (parte 2)

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IL MOSTRO CHE MANGIAVA LE BAMBOLE

Samantha, 26 anni, incontra per caso, dopo circa un decennio, il suo ex compagno di banco delle scuole medie, John, e dopo un caffè insieme decide di iniziare a frequentarlo. John si dimostra gentile ed affettuoso e cosi dopo un mese si convince a viverci insieme. Intanto l’ex di lei, Michael, continua ad infastidirla seguendola ed importunandola a lavoro e per strada fino a quando non decide di parlarne con John che appare calmo e comprensivo rassicurandola che il tempo calmerà la rabbia di Michael perché prima o poi se ne farà una ragione. Quella notte stessa John e Samantha fanno l’amore, come tutte le notti insieme mano nella mano dormono sereni, ma nel buio della stanza, dopo un brutto incubo, Samantha si sveglia di colpo e trova John supino sul letto che la fissa.

1° GIORNO

Ho dormito appena un paio d’ore. Un po’ per l’eccitazione per il viaggio, un po’ per la voglia di iniziare subito il lavoro, un po’ per la Coca sfiatata dell’aereo, alle 6:50 sono già sveglio.
Colazione polacca, sono tentato quasi di prendermi un bel caffè corretto con vodka. Fuori è nevischio. Taxi e Campo di Auschwitz. All’interno c’è una nostra postazione Audio International dove stanno distribuendo i GIT. È la visita guidata ad ore, l’unica, per adesso, con i sistemi obbligatori. Tra pochi giorni il Group In Tour dovrà diventare universale: è un compito per ZuperLuca.

Domenica, 28 Settembre 2014 00:00

Les Voyages de Lubylu – ELEZIONI AD AUSCHWITZ

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“Fabriuzza, ho sta Central Schiums a telefono, la compagnia di sfardella con cui mi hai fatto il biglietto aereo per Cracovia. So tre giorni che mi azzelleano con mail e telefonate, ma che bbonn’? Non si capisce niente! Parlano un po’ inglese e un po’ lacco… tieni, parlaci tu!”.
Hallo! Fabrizia speaking… Yes, Luca del Vaglio… Perfect… of course… thanks a lot… have a good day!”.
“Allora che volevano?”.
“Liuc, niente di che. Dice che l’aereo domani non parte più da Ciampino ma da Fiumicino”.
“Ottimo, molto meglio!”.

Martedì, 23 Settembre 2014 00:00

Stillicidio di una drupa

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L’ampolla, contenente un liquido di un verde torbido, ondeggia di fronte a me; il suo colore cupo sembra pulsare dinnanzi alle fiamme del fuoco che, alle mie spalle, si sta mangiando allegramente un paio di ceppi secchi.

7° GIORNO

Bisogna dirlo, Julia ha un grande pregio, quando siamo soli mi fa sentire intelligente.
Ieri sera dopo il mio meraviglioso giro per la città in assoluta libertà e la cena lievemente piccante a base di curry, sono ritornato in albergo co' tutta 'a vocca appicciata. La dott.ssa Jenadostovic mi aspettava in camera per aggiornarmi sulla riunione con il Museo.

“Sì!”. Il nodo dell’impiccato è anche detto nodo del boia, proprio perché veniva utilizzato durante le impiccagioni. L’efficacia di questo nodo è data dal fatto che la sua forza di chiusura è molto meglio regolabile rispetto a quella del nodo a forca e, dal momento che ha il collo più ampio, si è sempre ritenuto che potesse rompere le vertebre superiori della spina dorsale in maniera più rapida e facile, dunque indolore. Si tratta di un metodo sicuramente più compassionevole della classica forca, perché in quelle esecuzioni le persone assaporavano la morte per un periodo più lungo attraverso la lenta stretta dello strangolamento. Può essere utile ricordare in via preliminare che il nodo dell'impiccato viene usato anche per scopi differenti, come ad esempio assicurare gli ami al filo da pesca.

Venerdì, 12 Settembre 2014 00:00

Sono dietro di te (parte 1)

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Sino a un certo punto lottò e si coperse gli occhi,
ma poi vinto dal desiderio e sbarrati gli occhi,
corse a quei morti e:
“a voi” disse “sciagurati, saziatevi di questa bella vista!”.

(Platone, Repubblica, IV, 440a)

 


Nothing is real

(Strawberry Field Forever, John Lennon)

 

 

INTRODUZIONE


Per raccontare come si deve questa storia bisognerebbe partire dall’infanzia, o addirittura dalla nascita del protagonista: io. Forse sarebbe un’esagerazione, ma del resto come faccio a sapere da che punto partire per raccontare la storia della mia vita?

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