"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

La fucina delle scritture

Extra La locanda delle chiacchiere

«Il viaggio s’arresta in una locanda: scoppietta la fiamma, una musica dice il suo tono, il bisbiglio di voci vi domina legando i tavoli ai tavoli, gli uomini agli uomini. È qui che i racconti s’incontrano».

Giovedì, 22 Gennaio 2015 00:00

Forse

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Eccomi qui, di fronte a una tazza di caffè.       
Roba da non crederci. Non mi è mai piaciuto il caffè.
Ricordo ancora le espressioni incredule di chi per la prima volta veniva a conoscenza di questa mia repulsione, come se fosse un reato, un peccato mortale, una mancanza di cui vergognarsi. In quarant’anni mi avranno offerto milioni di caffè, alcuni addirittura con insistenza. La gente si smarrisce, si disorienta, cerca sempre risposte plausibili quando la metti di fronte a qualcosa che non riesce a contemplare, che minimamente si allontana da un ordine di idee collettivo: "Ma come non bevi caffè? Eppure sei un fumatore!". Come se la Philip Morris monitorasse il consumo di caffè per paura di non vendere più un pacchetto. Forse avrei dovuto fare l’avvocato.

Domenica, 25 Gennaio 2015 00:00

Sono dietro di te (parte 9)

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CAPITOLO 8

 

Nonostante ne sia l’autore, io per primo non so dirmi come sia finita questa storia. È ovvio che Susy di li a poco sarebbe diventata cadavere, ma non è questo quel che conta. Insomma, alla fine Vlad soddisferà il suo bisogno di sesso (o amore) oppure si limiterà a dissanguarla? Certo, ho lasciato degli indizi per strada e tutto sommato il finale può dare una risposta, ma rimane comunque opinabile, credo. Ad ogni modo, per adesso tutto questo non è importante, mi soffermerei per un attimo invece sull’altra questione sollevata dal mio breve racconto ed è per questo motivo infatti che mi ritornò in mente proprio in quel momento, nel bagno di Margherita, ossia: il bisogno di uccidere. In parole povere, già da bambino paragonavo l’assassinio seriale ad un atto di sopravvivenza. Johnny Vlad uccide per vivere. Tutto sommato non prova nemmeno godimento nel farlo, è dissetarsi, anzi pare quasi se ne dispiaccia, tanto che confessa la sua condizione con amarezza. Dunque? “Adesso basta” mi dissi, “non affliggerti oltre, Giovanni!”.

5° GIORNO

La giornata inizia con i complimenti di Poul, mi dice che professionalmente sono molto cresciuto da Taipei ad Auschwitz fino ad oggi. Anche tu Poul, sei molto cresciuto. Di peso.
Oggi è il giorno in cui dobbiamo incontrare il Cliente, e su di noi incombe la famosa e-mail di Alicia. Poulone ci riunisce tutti dicendo: “Mi raccomando dobbiamo essere smart, smiling and professional, me per primo. Non diamo confidenza: we don’t joke with Client”.

Mercoledì, 07 Gennaio 2015 00:00

Amarillide

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Amarillide aveva vissuto per quarant'anni a Montequadrato senza troppi impedimenti. Era difficile per lei spiegare cosa volesse dire, né sapeva se e cosa fosse effettivamente cambiato nella sua vita. Le rimaneva solo una precisa sensazione di quello che era passato e di quello che adesso restava. Viveva in un appartamento in Via degli Ulivi n. 4, in una palazzina color pesco appena costruita sul limitare del paese circondato dalle campagne. Era sposata da quindici anni con Antheo e, tra momenti di crisi e di gioia, il loro rapporto di complicità e sostegno reciproco non era mai cambiato. Si erano conosciuti alla scuola media di Montequadrato e da allora non si erano più separati. Erano stati grandi amici e compagni di bighellonate fino alla quarta liceo, quando si erano irrimediabilmente innamorati. Se prima giocavano a schiacciarsi il naso con le dita, da quel momento avevano cominciato a passarsi le stesse fra ciocche di capelli con sguardo imbambolato e perso. Antheo era bello, Amarillide lo ricordava ai tempi della scuola, con il fisico magro e il viso elegante.

Domenica, 04 Gennaio 2015 00:00

Sono dietro di te (parte 8)

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CAPITOLO 7

Era passata una settimana dalle dimissioni di Margherita, pochino per andarla a trovare, ma pensai che era buona cosa farle almeno una telefonata. Fu molto contenta, mi disse che si sentiva un po’ sola. Era sempre sola. Il figlio passava a trovarla un paio di volte alla settimana 15 minuti per portarle cose varie, tipo alimenti, medicine e altro. “Ma non sta mai un po’ con lei a farle compagnia?” le chiesi io, mi rispose che la domenica passava a prenderla per pranzo per portarla dalla sua famiglia e lì, con il figlio, i nipotini e il cagnolino, si sentiva finalmente felice. Mi invitò a prendere un caffè, mi chiese di Barbara ovviamente. Le dissi che era in turno (era vero) e che se le faceva piacere sarei passato volentieri a farle un saluto da vicino. Cosi mi feci dare l’indirizzo e mi misi in cammino.

Lunedì, 12 Gennaio 2015 00:00

Lulu e il sottile fascino dell'ambizione

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A ripensarci, la diresti una storia da manuale.
L’appuntamento è per mezzogiorno in punto. Dall’avvocato. Marco, mio marito, verrà direttamente dall’ufficio. Per nessuna ragione al mondo perderebbe anche un solo attimo di lavoro. Il suo non è semplice attaccamento professionale, ma si tratta piuttosto di una sindrome di sfrenato carrierismo che nei momenti di maggior competizione con i colleghi della società dove ricopre la carica di manager gli provoca incontenibili attacchi di panico.

4° GIORNO 


Colazione con Monique e Jin Ciò Ciò, che mi fissa. I taiwanesi sono così, sono molto attenti. Inizia una scena che purtroppo avrà molte repliche: l’Inquisizione Cinese. Con una voce non umana, proveniente da un mondo irreale, parte l’interrogatorio del compagno Ciò: “Luca-what-is-your-salary-in-Italy?”.

Fu soltanto quando mi disse, avvicinandosi al mio orecchio e protendendo due umidicce labbra pallide, che visto che non siamo stati in grado di fare il socialismo allora è giusto che si compia la barbarie, che riconobbi che quello strano e goffo Babbo Natale era proprio il pallido (a causa del cerone) signor D. Io risi di gusto, lui guardò altrove maledicendo con gli occhi un bambino rubicondo e grassottello che assomigliava proprio a un roseo porcellino lattante. Se vuoi venire con me ti mostro alcune cose e capirai quello che dico, non si tratta di arrendersi ma di seguire e facilitare il flusso delle cose.

3° GIORNO

Ieri un paio di volte ero arrivato agli appuntamenti con cinque, dieci minuti di ritardo. Poul gentilmente mi aveva chiesto di “non fare l’italiano”.
Lasciatemi arrivare, con un ritardo umano; lasciatemi arrivare, sono un italiano.
Stamattina colazione alle 8 ish. E allora in spregio al Cutugno Nazionale, alle 8 ‘o clock, precise, che spaccano il secondo, sono seduto in sala. Da solo. Nessun compagno d’avventura all’orizzonte.

Giovedì, 18 Dicembre 2014 00:00

Sono dietro di te (parte 7)

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CAPITOLO 6

Era passato dunque un mese circa dal mio primo appuntamento con la collega. Ripensandoci, le preoccupazioni che avevo avuto quando arrivò il primo giorno in ospedale mi facevano sorridere, avevo subito un periodo di paranoia che fortunatamente era stato brillantemente superato. Margherita intanto era stata dimessa. Il giorno delle sue dimissioni Barbara non era in turno, si dovette accontentare di salutarla la sera precedente, io invece ero li e ne approfittai per scambiare con lei un affettuoso abbraccio, nel mentre del quale la vecchietta mi sussurrò: “Stalle vicino, è una ragazza che ha sofferto tanto”, ed io prontamente: “Grazie di tutto Margherita. Se le farà piacere verremo a trovarla presto a casa” – “Questo è il mio numero”, prese un fogliettino ed una penna dalla sua vecchia borsetta ed iniziò a scrivere, “chiamatemi e preparerò un bel the”. La accompagnai all’uscita del reparto dove c’erano i parenti ad aspettarla.

Lunedì, 15 Dicembre 2014 00:00

Spirali di triadi

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Uno, due, tre.
Tre, tre, tre.
Tre sono le dimensioni dello spazio in cui mi trovo, tre gli stati della materia, tre i mesi in una stagione, tre le forme temporali che vanno a braccetto con i tempi della vita di un uomo: passato, presente e futuro; gioventù, maturità, vecchiaia. Il corpo umano stesso è formato da triadi funzionali: tre strati di meningi che proteggono questo mio cervello pensante, tre le parti della vertebra, tre le divisioni degli acidi grassi demoliti dalle cellule. Galeno, medico greco, pensava che l’anima risiedesse nel cervello, nel cuore e nel fegato. È un numero che segna il limite di sopravvivenza del corpo umano, nella misura di tre minuti senza ossigeno, tre giorni senz’acqua e tre settimane senza cibo.

2° GIORNO

Alle 5:30 siamo già alla biglietteria dei templi di Angkor. Con una webcam ci fanno una foto tessera che va sul biglietto, il modo più sicuro per rendere il titolo strettamente personale.
Io sto con un occhio chiuso e l’altro a mezz’asta.
Ma lo spettacolo dell’alba ad Angkor Vat giustifica due notti insonni. Ne giustificherebbe mille.

Giovedì, 04 Dicembre 2014 00:00

Il figlio

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I.

Ci hanno rovesciato come calzini, esami di ogni natura e genere, decisamente poco simpatici, e non è risultato niente, niente che potesse impedirci di procreare. Mi sono munto lo sperma come si fa con le mammelle delle mucche, anche se in questo caso avrei dovuto essere il toro. Mia moglie si è gonfiata di ormoni per mesi, lievitava mentre si incazzava e si incazzava mentre lievitava. Ogni mattina termometro per controllo ovulazione, se fertilità a picco, semaforo verde, e vai, procedere all’accoppiamento, come fosse una medicina. Ma l'Inseminator che è in me non ha mai portato a termine la sua missione, ogni tentativo è fallito, sembra che il destino si sia accanito contro di noi.
Siamo una bella coppia, così almeno ci hanno sempre detto, stabile, affiatata, solida, con tanti interessi comuni, una bella intesa sessuale, ma come diceva Erminia, una famiglia a metà.

1° GIORNO

Capodimonte, San Martino, Pozzuoli, Reggia di Caserta, Sorrento, Capri, Procida, Roma, addirittura una volta sono andato a Firenze, ma una Pasquetta in Cambogia no, sinceramente, mai organizzata. Papà non lo sa che tra poco partirò per i templi di Angkor, dove anche lì sta per sbarcare il Group In Tour. Vista l’età avanzata, si preoccuperebbe troppo. Mi direbbe: “Incosciente, sei un incosciente…” come se l’aereo ‘o guidassi io.

Sabato, 29 Novembre 2014 00:00

Sono dietro di te (parte 6)

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CAPITOLO 5

Quella sera ci incontrammo in centro. Nordavalle è un piccolo paesino che conta solo 15 mila abitanti, ma c’è un po’ di tutto, e soprattutto degli ottimi bar che, dato il freddo invernale, elargiscono con generosità bevande super alcooliche a pochi spiccioli. Barbara esordì immediata: “Voglio bere”. Andammo a “La caverna del mastro birraio” e, sedutici su queste vistose panche di legno massiccio, ordinammo un paio di birre. “E così vieni dal sud” le dissi, “Sì. Da Pescatratta. Sai com’è, lì non c’è molto per programmarsi il futuro e poi dovevo andar via per quella brutta storia. Ma stasera non voglio parlare di cose tristi. Raccontami un po’ di te” e spalancò di nuovo il suo sorriso. “Io sono sempre vissuto qui nella noia più completa e quindi non c’è molto da dire. Dopo il diploma ho fatto qualche lavoretto saltuario per poi specializzarmi come infermiere ed eccomi qua ad aspettare la svolta.” – “Mmm, mi interessa particolarmente la svolta, potresti averla trovata” fece lei ammiccante, “diciamo che ci sto lavorando” le risposi sorridente.

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