“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

La fucina delle scritture

Extra La locanda delle chiacchiere

«Il viaggio s’arresta in una locanda: scoppietta la fiamma, una musica dice il suo tono, il bisbiglio di voci vi domina legando i tavoli ai tavoli, gli uomini agli uomini. È qui che i racconti s’incontrano».

Sabato, 18 Ottobre 2014 00:00

Quello che siamo

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Quando me ne accorgo è troppo tardi, il piccolo ciclone d’acqua ha già trasportato via il braccialetto portafortuna che avevo al polso destro. Ormai era lacero, non che si potesse riparare, ma mi avrebbe fatto piacere conservarlo. Sono passati due lunghi anni da quando diedi pochi spiccioli a un ambulante e lui, per riconoscenza, mi regalò uno spago di stoffa con tutti i colori su uno sfondo verde. Grazie a quello, disse, non avrei perso le speranze, ma erano loro che da un pezzo avevano perso di vista me. Mi ero abituato a vedere quel sottile filo di smeraldo al braccio, in un certo senso è vissuto con me più tempo rispetto a molte altre persone, e quando l’ho visto fuggire via in doccia, ho capito che il nostro destino è di perdere prima o poi tutto quello che abbiamo ad un palmo di naso.

Martedì, 14 Ottobre 2014 00:00

Sono dietro di te (parte 3)

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Dunque, vi ho raccontato dei miei film/gioco, tutta una produzione pseudo letteraria che letta a distanza di anni mi è sembrata solo robaccia, fino a quando un giorno non mi è ricapitata tra le mani la storia che vi ho poco fa raccontato (Il mostro che mangiava le bambole). Rileggendola nel lontano 2001 ho cercato disperatamente di rivivere un’esperienza del genere e fortuna ha voluto che pochi mesi dopo incontrassi Martina, una vecchia fiamma delle medie.

Venerdì, 03 Ottobre 2014 00:00

Sono dietro di te (parte 2)

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IL MOSTRO CHE MANGIAVA LE BAMBOLE

Samantha, 26 anni, incontra per caso, dopo circa un decennio, il suo ex compagno di banco delle scuole medie, John, e dopo un caffè insieme decide di iniziare a frequentarlo. John si dimostra gentile ed affettuoso e cosi dopo un mese si convince a viverci insieme. Intanto l’ex di lei, Michael, continua ad infastidirla seguendola ed importunandola a lavoro e per strada fino a quando non decide di parlarne con John che appare calmo e comprensivo rassicurandola che il tempo calmerà la rabbia di Michael perché prima o poi se ne farà una ragione. Quella notte stessa John e Samantha fanno l’amore, come tutte le notti insieme mano nella mano dormono sereni, ma nel buio della stanza, dopo un brutto incubo, Samantha si sveglia di colpo e trova John supino sul letto che la fissa.

1° GIORNO

Ho dormito appena un paio d’ore. Un po’ per l’eccitazione per il viaggio, un po’ per la voglia di iniziare subito il lavoro, un po’ per la Coca sfiatata dell’aereo, alle 6:50 sono già sveglio.
Colazione polacca, sono tentato quasi di prendermi un bel caffè corretto con vodka. Fuori è nevischio. Taxi e Campo di Auschwitz. All’interno c’è una nostra postazione Audio International dove stanno distribuendo i GIT. È la visita guidata ad ore, l’unica, per adesso, con i sistemi obbligatori. Tra pochi giorni il Group In Tour dovrà diventare universale: è un compito per ZuperLuca.

Domenica, 28 Settembre 2014 00:00

Les Voyages de Lubylu – ELEZIONI AD AUSCHWITZ

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“Fabriuzza, ho sta Central Schiums a telefono, la compagnia di sfardella con cui mi hai fatto il biglietto aereo per Cracovia. So tre giorni che mi azzelleano con mail e telefonate, ma che bbonn’? Non si capisce niente! Parlano un po’ inglese e un po’ lacco… tieni, parlaci tu!”.
Hallo! Fabrizia speaking… Yes, Luca del Vaglio… Perfect… of course… thanks a lot… have a good day!”.
“Allora che volevano?”.
“Liuc, niente di che. Dice che l’aereo domani non parte più da Ciampino ma da Fiumicino”.
“Ottimo, molto meglio!”.

Martedì, 23 Settembre 2014 00:00

Stillicidio di una drupa

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L’ampolla, contenente un liquido di un verde torbido, ondeggia di fronte a me; il suo colore cupo sembra pulsare dinnanzi alle fiamme del fuoco che, alle mie spalle, si sta mangiando allegramente un paio di ceppi secchi.

7° GIORNO

Bisogna dirlo, Julia ha un grande pregio, quando siamo soli mi fa sentire intelligente.
Ieri sera dopo il mio meraviglioso giro per la città in assoluta libertà e la cena lievemente piccante a base di curry, sono ritornato in albergo co' tutta 'a vocca appicciata. La dott.ssa Jenadostovic mi aspettava in camera per aggiornarmi sulla riunione con il Museo.

“Sì!”. Il nodo dell’impiccato è anche detto nodo del boia, proprio perché veniva utilizzato durante le impiccagioni. L’efficacia di questo nodo è data dal fatto che la sua forza di chiusura è molto meglio regolabile rispetto a quella del nodo a forca e, dal momento che ha il collo più ampio, si è sempre ritenuto che potesse rompere le vertebre superiori della spina dorsale in maniera più rapida e facile, dunque indolore. Si tratta di un metodo sicuramente più compassionevole della classica forca, perché in quelle esecuzioni le persone assaporavano la morte per un periodo più lungo attraverso la lenta stretta dello strangolamento. Può essere utile ricordare in via preliminare che il nodo dell'impiccato viene usato anche per scopi differenti, come ad esempio assicurare gli ami al filo da pesca.

Venerdì, 12 Settembre 2014 00:00

Sono dietro di te (parte 1)

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Sino a un certo punto lottò e si coperse gli occhi,
ma poi vinto dal desiderio e sbarrati gli occhi,
corse a quei morti e:
“a voi” disse “sciagurati, saziatevi di questa bella vista!”.

(Platone, Repubblica, IV, 440a)

 


Nothing is real

(Strawberry Field Forever, John Lennon)

 

 

INTRODUZIONE


Per raccontare come si deve questa storia bisognerebbe partire dall’infanzia, o addirittura dalla nascita del protagonista: io. Forse sarebbe un’esagerazione, ma del resto come faccio a sapere da che punto partire per raccontare la storia della mia vita?

Mercoledì, 03 Settembre 2014 00:00

L’apparizione. Memoria di una vita irreale

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Era un freddo mattino di gennaio. Le nuvole pallide e gonfie offuscavano il sole, quasi fossero gelose del suo antico splendore.
Alba se ne stava in cucina coi gomiti poggiati sul tavolo e l'aria assorta. Tra le dita affusolate e bianchissime rigirava un ricciolo nero che le pendeva dalla fronte, simile ad un prezioso gioiello orientale.
Una sigaretta fumava silenziosa dal posacenere ed il caffè ormai era freddo, dimenticato.
“A cosa pensi Alba?” le domandò sua madre con un leggero senso di inquietudine.

6° GIORNO

Merry Christmas, Merry Christmas, pure la sveglia stamattina alle 6.45 mi ha detto Merry Christmas... sempre perchè qua Natale non esiste.
Fuori non c’è il sole di ieri, il cielo è di nuovo coperto, si sa che a Pasquetta il tempo è sempre 'na zoza.
Pasqua, Pasquetta o Natale, un fioretto si deve fare: voglio essere buono ancora di più di quanto lo sono stato in questi giorni; ho deciso di non parlarvi della nostra Jenadostovic, ma solo per today, non vi preoccupate.

Lunedì, 01 Settembre 2014 00:00

Il momento

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E quindi la notizia lo ha esaltato, altroché: un fottio di bombardamenti chimici a livello sinaptico ed emissioni di sostanze dai nomi probabilmente impronunciabili e, insomma, il suo povero team di ricettori cerebrali ha avuto un bel daffare a ricreare condizioni stabili perché il povero Antonio Conte non cadesse faccia a terra, fulminato dall’eccezionalità dell’evento. Di qui, il brivido: gli è partito direttamente dall’ipofisi, inscatolata dentro parecchi centimetri di tessuto encefalico e osseo, il tutto rivestito dal parrucchino di risma invidiabile e prezzo vergognosamente elevato. Si è diffuso lungo collo e schiena e braccia, tralasciando la metà inferiore e rendendo cianotiche le dita che stringono il telefono e molli le gambe. Quando riattacca ha in mente un’immagine in cui è solo e circondato allo stesso tempo. Ha cercato a lungo quell’immagine e ora è lì, palpabile come i capelli che prima non c’erano e ora voilà, reali, redivivi, umani. Appoggia pollice e indice di entrambe le mani ai lati della testa e fa pressione all’insù. Plop.

5° GIORNO

Sveglia sempre alle 7.00, come tutte le mattine. Ma ogni mattina mi aumenta il dolore di stomaco, dolore dovuto più che ai piatti prelibati cinesi, ai bocconi amari serbi.
Vasca idromassaggio, colazione, bicchiere di acqua calda, fietaxi.
Oggi è una splendida giornata, più che la vigilia di Natale, sembra Pasqua, in uno di quei ridenti giorni primaverili. Il cielo è azzurro e splende forte il sole e tutti i cinesi vengono al Mant con l'ombrello, giustamente... non sia mai che s'avesser' abbronza' nu poco.

Venerdì, 08 Agosto 2014 00:00

Consuelo!

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Agosto solitario. Nel paesello semivuoto, con l’auto mollata dalla batteria e nessun meccanico possibile all’orizzonte, è più facile che il pensiero vagoli ramingo. Spoletta tra computer e televisore, annoia e non appaga, tra notiziari ascoltati in loop, vecchi film riproposti ad ogni estate e le dita che scorrono sulla tastiera come in automatico a cliccare sempre le stesse pagine, come un riflesso condizionato. Se non altro, il caldo quest’anno non ha infierito. Ma il pensiero vagola ramingo uguale; e, voltolando di ricordo in rimpianto, di schiaffo in scherno, ritorna a lividi e ferite, tutta roba metabolizzata e cicatrizzata, certo, ma che ogni tanto – specie quando la mente è sgombra e non assorbita dall’usuale e dal quotidiano – riemerge a farsi riassaporare come un gusto aspro di medicina subita da bambino.

Fronte, bocca, petto

Saresti gentile se m'ammazzassi
come una madre troppo innamorata
o una vergine che ne ha il dovere.
Se aprissi la bocca e uscissero parole,
di quelle che accadranno presto,
forse potrei volare
come un Icaro malato del suo desiderio
e saltare da un pensiero ad un altro
con la leggerezza di chi al mattino fa colazione.
Ho un segno sulla fronte
uno sulla bocca 
ed uno chiaro e crocifisso sul cuore.
Prego che questo tormento della carne giovane
venga indebolito dai passi lenti 
di chi sogna un posto dove star bene.

 



Scatole della Memoria


Un posto nell'armadio
per le scatole della memoria
piene di parole d'amore
di animali di plastica
e anche qualche colore.

Ben nascoste per fare spazio
alle nuove partenze.
Milioni di meduse migrano
e la pelle brucia dove non speri
nei luoghi umidi delle attese
dove le speranze si piegano:
sono carta anche loro.

Avrò un giardino pieno di scatole
dove i fiori della memoria potranno appassire,
non dovrò nascondere nulla
e sorriderò per il loro disordine
e piangerò sugli steli della memoria.

 

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